Anche oggi i telegiornali comunicano un ulteriore anello che va ad
allungare la catena di omicidi a Napoli. Omicidi non solo nella
malavita, ma anche tra ragazzi assolutamente fuori da questa
microsocietà criminale. Un funerale, le grida di una mamma, le lacrime
degli amici. Un ragazzo di 16 anni, ottimo studente, che per un banale
motivo di gelosia, si presenta davanti al suo rivale con un coltello e
uccide. Perché? Cosa succede?
Non mi soffermo sulla camorra, problema antico di una città dove la
debolezza di uomini le ha dato, con le proprie paure e le proprie
velleità sociali ed economiche, la possibilità di allargare sempre più
il proprio potere. La corruzione in nome di privilegi. Condanno il
camorrista, condanno l’uomo debole. Mi preoccupano, invece e
soprattutto, i ragazzi di questa città. Sia i ragazzi di quartieri a
rischio che ragazzi delle famiglie “bene”. Che possibilità hanno i
primi? Che cosa spinge i secondi ad atteggiamenti illegali e criminali?
Cosa c’è dietro? E’ questo il problema. Non approvo che una parte dei
miei soldi vada spesa per inviare un esercito a girare, credo invano,
per le vie di una città spaventata. Credo che sia più utile investire le
nostre tasse in ricerche e conseguente smantellamento delle cause che
determinano quel malessere da cui possono sfociare i “mostri” della
fiaba di questo mondo che non riconosciamo più come nostro. Un mondo,
uno specchio che porta sempre più i segni della sua frantumazione in
pezzetti, impossibili da rimettere insieme.
Non sopporto che Napoli venga additata. Io ho vissuto un gran pezzo
della mia vita a Napoli. Mia figlia è nata a Napoli. E tutto questo mi
fa male. Napoli non è solo criminalità e prepotenza. Napoli è anche
amore per la famiglia, per la cultura, per i valori, per la vita. Napoli
è il sole, il mare, il sorriso. Napoli è poesia. Napoli è una persona
come tante altre.
Maria, 1 novembre 2006

