Tutto è cominciato sabato mattina.
Alle 9.30 sono andata in stazione a prendere Alberto. Mentre ero lì al
terminal, cercavo di immaginare la giornata e sentivo crescere la mia ansia,
già manifestatasi nei giorni precedenti attraverso piccoli segnali, quali il
non riuscire a prendere sonno, il trovarmi a pensare fortemente a persone
che conosco solo virtualmente e a cercare di dare loro un volto o
addirittura immaginarmi gli incontri, i dialoghi e le emozioni. Mentre
costruivo fiabe nella mia mente, è arrivato il treno e finalmente mi sono
ritrovata con Alberto a condividere questi pensieri e direi anche timori.
Si arriva all’albergo di Giorgia e Robertì. Scendono, ci riconosciamo subito
grazie anche alle foto scambiateci via mail. E tra saluti, abbracci e risate
comincia a scemare la mia tensione. Si fa un piccolo giro tra il Colosseo,
il Campidoglio e il Vittoriale. Si intuisce immediatamente il bellissimo
rapporto tra i due ragazzi, lei simpaticissima e molto carina (sembra una
ragazzina), lui divertente anche col suo prenderla in giro ma con affetto.
Poi si scappa nuovamente in stazione ad incontrare Lacrime di luna. E’ stato
più difficile riconoscere Cristina tra la tantissima gente che scendeva dal
treno proveniente da Torino, anche perché lei è diversa dalla foto che
avevo. Ci siamo passate vicine, guardate più volte, ci siamo superate e,
voltate nuovamente indietro, dopo un ennesimo incontro di sguardi ci siamo
dette “Tu sei…?”. Dal vivo è molto più bella.
Come è strano tutto questo, vero?
Incontrare persone di cui sai tutto, pensieri, emozioni, la voce, le loro
storie…la loro anima ma non il contenitore. Solitamente nella vita reale
avviene il contrario, la prima impressione viene dall’esteriorità e poi
gradualmente si conosce la personalità, la storia dell’altro.
Dopo aver pranzato nella caratteristica Trastevere e accompagnati gli altri
nei loro rispettivi alberghi, Alberto ed io siamo andati a cambiarci. Ma
eravamo in tre punti diversi della città. La presentazione del libro
estemporanea era per le sei, e noi alle cinque siamo ripartiti per andare in
piazza Bologna da Cristina. Ma non avevo considerato l’incontro non con uno
ma con ben due gatti neri che nel giro di due ore mi avevano tagliato la
strada. Il traffico del sabato pomeriggio in una città già caotica per sé,
ci aveva costretti a cambiare strada più volte. E cambiando via e costretti
in percorsi obbligati senza possibilità di fare inversioni di marcia, ecco
che ci perdiamo, ritrovandoci ad un certo punto sulla via Prenestina,
diretti verso la periferia della città. Ormai il mio stato di tensione era
salito, aveva raggiunto Marte che in questo periodo è visibile dalla terra.
Arriviamo all’albergo di Cristina alle sei. La presentazione forse era già
cominciata. A quel punto decido di rassegnarmi e di far sbollire la mia
arrabbiatura. Ormai ho imparato ad assumere questo atteggiamento, per non
complicarmi ulteriormente la vita. Mi trovo un motivo positivo che liberi la
negatività della situazione e accetto la realtà così come mi si presenta. Fa
nulla, l’importante è che comunque arriverò alla libreria e conoscerò gli
altri autori.
Diretti verso via delle Botteghe Oscure e trovato il parcheggio, entriamo in
libreria alle 18.40. La presentazione era cominciata da una mezz’ora e, dei
tre brani già letti, fra i nove in scaletta, chiaramente uno era il mio. E
così mi sono persa l’emozione di sentire recitate,dalla voce di una delle
lettrici, le parole da me scritte e non con tanta facilità visto anche che
parlano di uno strano rapporto con la religione.
Quanta gente nella libreria, tra i fortunati nei 50 posti a sedere, quelli
in piedi e quelli seduti sulle scalette , eravamo sicuramente più di un
centinaio. A fatica riesco a sbirciare nella sala. Individuo alcune persone
che già conosco, la Mercuri, il Gran Capo Cassan, la Maggi. Intuisco altri
come la Fabiano e noto una strana tipa con una parrucca rossa e mentre mi
chiedo dell’identità dello strano personaggio, ecco che ho l’illuminazione
“E’ Matita, Cinzia! Chi altri poteva essere!?”
Nel frattempo, dietro di me una signora mi chiama, mi prende per mano e nel
mio stato di confusione non riesco subito a capire. E’ Vincenza Calenne
venuta a salutarci. Una autrice bravissima e soprattutto una pittrice
famosa, una bella persona con cui ho scambi di mail. Era venuta per
conoscerci; ci saluta e va via. La cosa mi imbarazza e fa colare via tutta
l’ansia accumulata. Cominciano così le vere emozioni della serata .
Intanto fanno i loro interventi la Falconi, la Mercuri e Cassan elogiando il
libro. Il caldo aumenta, siamo in troppi. A chiusura, tutte (siamo quasi la
metà delle 24 autrici) siamo invitate a farci avanti: presentazioni,
fotografie, primo autografo su una copia del libro. Matita chiaramente fa il
suo discorso con molta simpatia e scioltezza. Ma è l’unica in grado di
farlo, noi altre siamo più imbarazzate.
Si esce fuori. Mi viene presentato Sciola; non è come avevo immaginato, è
più umano, anzi molto gentile e discreto e la cosa mi ha sorpreso; mi ha
procurato un immenso piacere scoprirlo così umano (P.P.non ti arrabbiare,
per favore). Canesciolto è proprio sciolto assai, divertentissimo. Durante
la serata dice “Io faccio ridere gli altri, ma a me chi fa ridere?” E questa
frase mi è rimasta dentro con tutta l’amarezza che suscita.
E Anna!…come siamo diversi dal vivo. Anna è dolcissima, rispetto a quanto
può apparire sul sito. Una donna formidabile, mamma attenta di José, bambino
eccezionale che trascorre tutta la serata in mezzo ad adulti senza dare
segni di insofferenza.
Cinzia… oddio parla a ruota libera, è proprio così come si “vede” sul sito.
Molto spigliata, rumorosa anche quando ride. Insomma una simpaticissima
“peste”.
E ancora le dolcissime Silvia Ponti, Claudia Mezzetti, Bside, Lilli. Ho
intravisto la Matera; che sorpresa la sua giovane età! L’avevo immaginata un
po’ più avanti con gli anni.
Franz Nessuno, non l’ho individuato, mannaggia. So che c’era, ma è sparito
subito.
C’erano altri autori, alcuni ben nascosti (Francesco Okamoto c’eri? Ho avuto
due visioni, chissà se ho azzeccato!), di altri ho capito la loro identità
solo dopo, come Vito Parisi. Una serata insieme e senza sapere l’identità di
quella simpatica persona molto affettuoso con la moglie .
C’era anche un principe, ma non ho ben capito chi è, né l’ho mai letto.
Ho rimediato un vasetto ben confezionato di marmellata di castagne da Claudì,
gesto gradito; è stata carinissima con me, eppure la leggo da poche
settimane.
La serata si consuma in una enoteca libreria, dove si mangia e si beve a
volontà. Un ambiente carino, particolare dove si crea subito un’atmosfera
molto soft, si scambiano battute, si crea finalmente un contatto vivo,
spontaneo tra gli autori. Verso la una si saluta tutti e si va via. Al
riguardo ricordo con commozione il saluto di Sciola. Scusate, se mi ripeto,
ma a me è rimasto simpaticissimo, e posso? tenerissimo.
Dopo aver accompagnato Giorgia e Roberto al loro albergo, andiamo a dormire
anche noi.
Domenica si fa tutti e quattro un giro per il mercato di Porta Portese.
Acquistiamo soprattutto libri. Si fa un salto a San Pietro e poi si pranza
in un locale vicino la Stazione. Alle quattro restiamo soli io e Alberto e
ripensando a quanto era appena terminato, ci commoviamo soprattutto quando
poi c’è uno scambio di msg tra noi e Joe e Robertì.
Ora ho dei sorrisi, delle voci, degli sguardi rimasti nel cuore e mi sento
ancora più legata a lds. Nel ritornare a casa, sola, ritrovo il mio
quartiere addobbato a Natale e quella cascata di luci sulla via sembra dirmi
che la vita è bella, le esperienze vanno vissute e le emozioni condivise con
gli altri.
Maria 21 novembre 2005
