

Romeo e Giulietta (1594-95) tragedia in 5 atti in versi e in prosa. L'antica inimicizia tra la famiglia Montecchi e quella dei Capuleti insanguina Verona. Romeo Montecchi, mascherato, si reca a un ballo dei Capuleti. Lì s'innamora appassionatamente di Giulietta Capuleti; a ballo finito, nascosto sotto il suo balcone, scopre, udendola parlare, di essere ricambiato e ottiene il suo assenso a un matrimonio segreto. Il giorno seguente frate Lorenzo li unisce in matrimonio: poco dopo, Romeo incontra Tebaldo, cugino di Giulietta, ma, anche se viene offeso da lui, rifiuta di battersi, per il nuovo legame di parentela che ormai lo unisce alla famiglia dei Capuleti. Interviene Mercuzio, amico di Romeo, che è ucciso da Tebaldo. Romeo deve vendicare l'amico, e uccide Tebaldo. Il principe lo bandisce. Romeo passa la notte con Giulietta e poi fugge a Mantova. Intanto il padre di Giulietta vuole che la figlia sposi il conte Paride. Frate Lorenzo decide di ricorrere a uno stratagemma disperato: Giulietta fingerà di acconsentire alle nozze e alla vigilia di esse berrà una pozione che le darà una morte apparente. Un piano di fuga è predisposto per il suo risveglio. Romeo, all'oscuro di tutto, apprende soltanto della morte della sua Giulietta. Si procura un potente veleno e corre a Verona; al sepolcro dell'amata si imbatte in Paride, che lo assale. Romeo è costretto a ucciderlo; poi beve il veleno e cade fulminato. Giulietta si sveglia, vede Romeo morto e si pugnala. A Frate Lorenzo, accorso troppo tardi, non resta che svelare l'accaduto al principe: e davanti ai cadaveri dei due giovanissimi sposi, i Montecchi e i Capuleti si riconciliano.

Timone di Atene (1607-08), tragedia in cinque atti. Timone e' circondato dalle adulazioni dei suoi favoriti e dai doni che ricambia in modo stravagante; ma una volta girata la fortuna Timone sperimenta l'ingratitudine degli amici e si ritira a vivere solitario in una caverna, dove sarà raggiunto dai senatori ateniesi perchè aiuti la città minacciata da Alcibiade. Ma il misantropo li schernirà offrendo loro l'albero presso la sua caverna perchè ci si impicchino.
Timone esprime con un linguaggio verbale violento, unita ad una incisiva poeticità la condanna di Shakespare ai suoi contemporanei accusandoli di aver rinunciato alla loro essenza di uomini, ai veri valori per lasciarsi governare dal potere dell’oro, forza di dominio incombente del capitalismo moderno che nasceva proprio in quegli anni.

Tito Andronico (1593-94), tragedia in cinque atti. Il generale romano Tito Andronico, dopo aver vinto i Goti, dispone che il figlio primogenito di Tamora, regina dei Goti, sia sacrificato pubblicamente. Tamora, che ha implorato invano la grazia per suo figlio, giura vendetta. L'occasione per vendicarsi si presenta dopo che il nuovo imperatore romano Saturnino ha scelto Tamora come sua sposa. I due figli superstiti di Tamora, Demetrio e Chirone, durante una battuta di caccia rapiscono la figlia di Tito Andronico, Lavinia, la violentano, le tagliano la lingua e le mani per impedirle di comunicare, uccidono il fidanzato di lei, Bassanio, e la lasciano libera. Dell'assassinio di Bassanio sono incolpati due figli di Tito, che vengono giustiziati; un altro figlio di Tito, Lucio, viene esiliato e si unisce all'esercito dei Goti, assieme ai quali dichiara guerra a Roma. Quando Lavinia riesce, a gesti e pateticamente, ad indicare a suo padre i nomi dei suoi stupratori, la vendetta di Tito Andronico è atroce: con uno stratagemma, cattura Demetrio e Chirone, li sgozza, e ne serve le carni a Tamora e a Saturnino, durante un banchetto allestito da Tito con il pretesto di tentare una mediazione tra Lucio e l'imperatore Saturnino. Alla fine del banchetto, dopo aver ucciso sua figlia Lavinia per liberarla dalle sue sofferenze, e dopo aver rivelato a Tamora di averle fatto mangiare i resti dei suoi figli, Tito pugnala Tamora e viene subito ucciso da Saturnino. Lucio, a sua volta, pugnala Saturnino. Alla fine della tragedia, Lucio è acclamato imperatore.

Troilo e Cressida (1601-02), tragedia in cinque atti. Come spesso accade
nelle opere del drammaturgo inglese, l'opera viaggia su un doppio binario:
da un lato racconta la storia d'amore tra il figlio minore del re di Troia e
la figlia di Calcante (l'indovino che, dopo aver presagito la caduta di
Troia, passa dal campo troiano a quello greco), dall'altro rappresenta
un'analisi lucida e potente della guerra.
Ettore sfida i greci a un combattimento e i principi greci decidono di
mandare Aiace per provocare l'invidia e la rabbia di Achille. Del resto
Ettore e Cassandra insistono per riconsegnare Elena ai greci per far finire
la guerra, ma Paride e Troilo rifiutano, e la guerra dovrà proseguire. A un
certo momento le storie di guerra e d'amore si intrecciano pericolosamente.
Calcante, infatti, ottiene da Agamennone uno scambio: i greci restituiranno
un prigioniero ai troiani che in cambio consegneranno Cressida al padre. Gli
innamorati sono così costretti a piegarsi alla ragion di stato e alle
strategie belliche, giurandosi amore eterno. E mentre il duello tra Aiace e
Ettore viene sospeso perché si scopre che sono lontanamente parenti, Troilo
scopre a sua volta che Cressida ha dimenticato il giuramento e flirta con
Diomede. La battaglia ormai infuria: Ettore uccide Patroclo, l'amante di
Achille, che a sua volta uccide Ettore. E come finisce? Già, come finisce
una guerra? Come può finire una guerra?
Gelidamente, e davvero modernamente, Shakespeare lascia un finale aperto sul
caos di una guerra in corso, di un amore disilluso, di mezzani e traditori
che strisciano nell'ombra: un finale aperto su una Storia che ci ha mostrato
come nessuna guerra possa davvero finire.
Coriolano (1607), tragedia in cinque atti. Il generale romano Caio
Marzio, dopo aver condotto l'esercito romano ad una schiacciante
vittoria contro i Volsci, viene proposto console dal Senato di Roma e
insignito del soprannome di Coriolano. La nomina a console deve essere
ratificata dalle assemblee popolari, e così avviene, nonostante la
ripugnanza di Coriolano a chiedere il voto ai plebei, che egli disprezza
apertamente. Dopo l'elezione, i due tribuni della plebe Sicinio e Bruto
sobillano la plebe di Roma a rivoltarsi contro Coriolano, il quale,
indignato e adirato, esorta il patriziato romano ad esautorare i tribuni
della plebe e a riprendere in mano tutto il potere. Accusato perciò di
alto tradimento da Sicinio e da Bruto, Coriolano è condannato
all'esilio, proprio mentre i Volsci stanno riorganizzando il loro
esercito per muovere contro Roma. Coriolano giura vendetta contro la
città che lo ha esiliato e si rifugia a Corioli, dal generale dei Volsci
Tullo Aufidio (prima suo nemico giurato), il quale gli affida il comando
di metà dell'esercito volsco. Coriolano, dopo aver sbaragliato
l'esercito di Roma, rimane sordo alle suppliche dei suoi concittadini
che lo scongiurano di desistere dai suoi propositi di vendetta e di
rinunciare alla distruzione della città. Ma, quando sua madre Volumnia,
sua moglie Virgilia e il suo figlioletto si recano al campo dei Volsci
per scongiurare Coriolano di risparmiare la sua città, Coriolano cede:
firma con Roma un trattato di pace vantaggioso per i Volsci e fa ritorno
a Corioli, dove Tullo Aufidio lo accusa di tradimento e lo uccide.
Alessandro Gassman interpreta Coriolano al Teatro Argentina, Roma 2004

Lawrence Olivier (Re Lear), doppiato da E. M. Salerno
in Re Lear, regia Michael Eliott 1984

Re Lear
(1605-1606), tragedia in cinque atti. Lear, re stanco e in tarda età, decide di
abdicare e di dividere il suo regno tra le tre figlie Goneril, Regan e
Cordelia, in base all’intensità del loro amore. Cordelia la figlia minore
disgustata dalla sfacciata adulazione delle sorelle, risponde, modesta e
dignitosa, che il suo affetto è quello dovuto da ogni figlia ad ogni padre.
Lear adirato la disereda e divide la sua parte di regno tra Goneril e Regan
dandole rispettivamente in moglie al Duca di Albany e al Duca di Cornovaglia
che diventano governatori ciascuno di metà del suo regno. Il re di Francia
sposa ugualmente Cordelia, anche senza dote, perché forse riconosce e
apprezza il valore della sua onestà. Le altre due figlie non appena avuto in
mano il potere, smascherano il loro animo malvagio, mancando al patto
stipulato dal padre negandogli la scorta dei cavalieri. Lear furioso
inveisce contro di loro lanciandogli improperi. Le due figlie annunciandosi
una bufera, si chiudono nel castello lasciando il vecchio padre
all’addiaccio. Da questo momento in poi, nel bel mezzo della tempesta, la
stabilità mentale del re comincerà a vacillare e sempre più crescerà il
rimorso e la vergogna nei confronti della figlia Cordelia fino al
ricongiungimento finale che avverrà con la morte d’entrambi.

"Giulio Cesare" al teatro di Taormina; Giorgio Albertazzi interpreta tutti i ruoli principali.

Giulio Cesare (1599-1600), tragedia in cinque atti. Giulio Cesare si reca solennemente al Senato romano in occasione della festa dei Lupercali. Qui gli viene offerta la corona di dittatore, che egli cerimoniosamente rifiuta: ma circolano voci insistenti di una sua prossima accettazione. Fra i senatori, non manca chi è preoccupato per il crescente potere di Cesare. In particolare, Cassio decide di ordire una congiura e cerca di persuadere il suo amico Bruto (uomo noto per il suo valore e la sua integrità) a parteciparvi, in nome della libertà di Roma minacciata da Cesare. All'alba, dopo una notte insonne, Bruto incontra a casa propria Cassio e altri cinque cospiratori. Insieme decidono di assassinare Cesare il giorno stesso: uno dei congiurati lo convincerà a recarsi al Senato. Nonostante oscuri presagi di disgrazie, Cesare si lascia persuadere; mentre sta per entrare in Campidoglio, i congiurati lo circondano e lo pugnalano. Giunge il console Marco Antonio (uno dei principali esponenti del partito cesariano), che si dichiara non ostile ai congiurati e chiede loro il permesso di organizzare i funerali di Cesare e di pronunciarne l'elogio funebre. Bruto gli accorda il permesso, a condizione che non parli contro i congiurati. Davanti alla cittadinanza, Bruto e Marco Antonio pronunciano i loro discorsi. Bruto spiega che l'uccisione di Cesare non è stata motivata da odio o interessi personali, ma solo dall'amore per la libertà e dalla volontà di impedire l'instaurarsi di una tirannia. Subito dopo parla Marco Antonio, il quale, con un'abile orazione e con la lettura del testamento di Cesare (che dispone lasciti in denaro ad ogni cittadino romano), infiamma gli animi dei romani contro i congiurati, che sono costretti a lasciare la città per evitare il linciaggio. Giunge a Roma Gaio Ottaviano, pronipote e figlio adottivo di Cesare. Si prepara la resa dei conti fra lui e Antonio, da una parte, e i congiurati dall'altra. Mentre a Roma i primi consolidano il loro potere mediante liste di proscrizione, in Grecia Bruto e Cassio raccolgono le loro truppe per lo scontro finale. Lo spettro di Giulio Cesare appare nottetempo a Bruto, preannunciando vendetta. La battaglia ha luogo a Filippi. Le truppe condotte da Bruto hanno la meglio sugli uomini di Ottaviano, ma Antonio prevale su Cassio, che, visto tutto perduto, si suicida. Poco dopo, anche Bruto si uccide per non cadere prigioniero dei suoi nemici. Sarà Antonio, sopraggiunto poco dopo, a rendergli l'onore delle armi e a pronunciarne l'elogio funebre.
Antonio e Cleopatra (1606-07), tragedia in cinque atti. Ad Alessandria d'Egitto, alla corte della regina Cleopatra, Antonio è preoccupato per le critiche dei suoi compatrioti, che lo accusano di aver trascurato i suoi doveri di condottiero e di alto magistrato romano e di essersi fatto irretire dalle mollezze orientali. Lo raggiunge la notizia della morte di sua moglie Fulvia. Antonio decide di fare ritorno a Roma, dove incontra Cesare Ottaviano (il futuro imperatore Augusto: insieme ad Antonio e Lepido forma ora il secondo triumvirato) e si accorda con lui per combattere Sesto Pompeo, che con le sue truppe minaccia l'egemonia del triumvirato. Per suggellare l'alleanza con Ottaviano, Antonio sposa la di lui sorella Ottavia (suscitando naturalmente l'allarmata gelosia di Cleopatra, rimasta in Egitto). La guerra fra i triumviri e Pompeo viene momentaneamente evitata grazie a un accordo in extremis fra le parti contendenti (il patto di Miseno). Antonio va ad abitare ad Atene con la sua nuova moglie. Ottaviano approfitta dell'assenza di Antonio per muovere da solo guerra contro Pompeo e per esautorare il debole Lepido. Ottavia si reca allora a Roma per mediare questa nuova controversia fra Ottaviano e Antonio; ma Ottaviano le annuncia che Antonio è tornato ad Alessandria da Cleopatra. La guerra civile fra Marco Antonio e Cesare Ottaviano è ormai inevitabile. La battaglia navale di Azio si conclude con la vittoria di Ottaviano. Antonio non si rassegna alla sconfitta e, nonostante le indecisioni di Cleopatra, sfida ancora Ottaviano (una sfida che Ottaviano rifiuta). La guerra continua ma, alla battaglia vicino Alessandria, la flotta di Cleopatra si arrende. Antonio si adira con lei e Cleopatra, temendo un suo abbandono e per legarlo a sé più strettamente, finge il suicidio. Antonio, ricevuto il falso annuncio della morte di Cleopatra, si getta disperato sulla propria spada. Agonizzante, viene condotto da Cleopatra, dove muore. La regina Cleopatra, per evitare di essere condotta prigioniera a Roma da Ottaviano, si uccide facendosi mordere da un serpente.


Macbeth (1605-06), tragedia in quattro atti.
In Scozia, Macbeth e Banco sono di ritorno da
una vittoriosa battaglia contro i rivoltosi. Incontrano le streghe, che
fanno loro una profezia: Macbeth sarà signore di Cawdor e i figli di Banco
regneranno.
La prima profezia si avvera subito: giunge un messaggero, che porta la
nomina reale. Al castello, si attende la venuta del sovrano. Lady Macbeth
incita il marito a farlo uccidere.
Il re assassinato. Del delitto viene incolpato suo figlio Malcom, che è
costretto a fuggire in Inghilterra. Ora che Macbeth è re di Scozia, la
moglie vuole liquidare Banco e il figlio di costui Flaenzio. Il primo è
infatti assassinato mentre il secondo riesce a fuggire. Durante un
banchetto, l'ombra di Banco viene a terrorizzare Macbeth.
Inquieto Macbeth, torna dalle streghe per interrogarle. Il verdetto è
oscuro: egli resterà signore di Scozia e assolutamente invincibile fino a
quando la foresta di Birnam non gli muoverà contro. Lady Macbeth intanto lo
incita a uccidere la moglie e i figli di Macduff che, con Malcom, sta
preparando, in Inghilterra un esercito con cui muovere contro la Scozia.
L'esercito invasore giunge segretamente al comando di Malcom e Macduff.
Giunti nei pressi della foresta di Birnam, i soldati colgono molti rami
dagli alberi e con questi si mimetizzano. Poi la truppa marcia contro lo
scontro decisivo. Lady Macbeth, nel sonno, è colta da incubi. Macbeth
fronteggia l'invasore ma, in duello è ucciso. Si realizza così l'altra
profezia delle streghe.
Il
monologo di Amleto "essere o non essere" (Atto III, scena I), il
passaggio più famoso del dramma, vanta una immensa gamma di
interpretazioni sui palcoscenici di tutto il mondo.

Amleto (1600-1601), tragedia in cinque atti. Il re di Danimarca muore improvvisamente e suo fratello Claudio sale al trono e sposa Gertrude la moglie del vecchio re. A Amleto, figlio del vecchio re, appare il fantasma di suo padre che gli rivela che a ucciderlo è stato suo fratello e gli chiede di vendicare la sua morte. Amleto si finge pazzo e rigetta l'amore di Ofelia, la figlia del consigliere del re Polonio. Poi chiede a degli autori teatrali di recitare la tragedia The murder of Gonzaga (definita un opera nell'opera) con un simile fratricidio . Claudio, vedendo la scena del fratricidio, lascia la stanza inferocito. Amleto, mentre rimprovera alla madre di aver sposato l'assassino di suo marito, sente un rumore dietro le tende e ammazza l'intruso pensando fosse Claudio, mentre era invece Polonio. Amleto viene mandato in Inghilterra dal re che lo vuole giustiziare lì, ma riesce a scappare e ritorna in Danimarca. Intanto Ofelia si suicida annegando e Laerte, suo fratello, vuole uccidere Amleto per vendicare la morte del padre e della sorella. Claudio gli dà una spada avvelenata e Laerte combatte contro Amleto. Dopo una lotta estenuante entrambi vengono trafitti dalla spada avvelenata e muoiono. Poco prima di morire però Amleto riesce a uccidere Claudio vendicando la morte di suo padre. Intanto Gertrude beve del veleno e muore anche lei.

Otello (1604-05), tragedia in quattro atti. Otello è un generale moro, al servizio della repubblica veneta, al quale è stato affidato il compito di comandare l'esercito veneziano contro i Turchi nell'isola di Cipro. All'inizio del dramma, Otello parte da Venezia in compagnia di Desdemona, la moglie sposata in gran segreto, e del luogotenente Cassio. All'arrivo, scoprono che la flotta turca è stata distrutta dalla tempesta. L'infido alfiere Iago tenta in vari modi di far destituire Cassio, riuscendoci infine con uno stratagemma. Con l'ignara complicità della moglie Emilia, Iago fa arrivare un prezioso fazzoletto di Desdemona tra le mani di Cassio, convincendo Otello (che lo osserva di nascosto su consiglio di Iago) del tradimento di Desdemona. Le false difese di Cassio da parte di Iago e le sue studiate reticenze sono la parte centrale dell'opera di persuasione che sfocia nella furia cieca del Moro. Otello uccide Desdemona nel letto nuziale, travolto dalla gelosia. Nell'immediato epilogo, Emilia rivela che la tresca di Desdemona era soltanto un'invenzione del marito Iago, il quale freddamente la uccide seduta stante. Otello, preso dal rimorso, a sua volta si toglie la vita. Iago infine viene portato via, condannato a subire tortura. Cassio, invece, prende il posto di Otello.











