...L'occhio del poeta, in una felice ispirazione, spazia dal cielo alla terra, dalla terra al cielo; e mentre l'immaginazione riconosce la figura di cose sconosciute, la penna del poeta le trasforme in forme, e dà alle cose astratte una sistemazione terrena e un nome...

I sonetti di Shakespeare sono 154 e sono formati da tre quartine e un
distico per un totale di 14 versi.
William Shakespeare probabilmente scrisse i suoi sonetti a partire dagli
anni 90 del XVI secolo dopo che un morbo causò la chiusura di tutti i
teatri di Londra ma furono pubblicati solo nel 1609. I primi 126 sono
indirizzati a un giovane uomo (secondo alcuni critici si tratterebbe del
duca di Southampton). Gli altri sono indirizzati a una non identificata
Dark Lady (donna bruna); attraverso la relazione tra il poeta e questa
donna l'autore sviluppa nei suoi sonetti i temi più disparati dalla
morte all'amicizia. Un esempio di questo secondo tipo di sonetto è
quello di "My Mistress' Eyes are nothing like the Sun", nel quale
l'autore sviluppa una polemica verso i poeti del genere petrarchesco, i
quali amano una donna non reale, di cui con falsi paragoni vengono
esagerati gli aspetti positivi. Questo è un esempio di come il poeta usi
il tema dell'amore per sviluppare un tema diverso (quello della
rappresentazione della realtà).
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Sonetti_di_Shakespeare"


Sonetto 1
Di esseri belli esigiamo un erede,
Non morirà mai l’essenza di rosa,
Se, quando al tempo maturando cede,
Un tenero bocciolo al suolo posa;
Ma se tu ti rimiri luminoso,
La tua fiamma s’illumina da sola,
Carestia su terreno rigoglioso,
Tu stesso tuo nemico a te si immola.
Ora tu sei del mondo il fresco gioiello,
Unico araldo della primavera,
Sotterri ciò che dentro te è più bello,
Spreco avaro di ciò che di te è fiera.
Pietà del mondo abbi, che non soccomba
Ciò che devi al mondo nella tua tomba.
Sonetto 2
Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte
e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza,
l'orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato,
sarà a brandelli, tenuto in nessun conto.
Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace,
dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni,
rispondere ch'essi s'adagiano infossati nei tuoi occhi
per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto.
Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza,
se tu potessi replicare: "Questo mio bel bambino
pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni",
dando prova che la sua bellezza da te fu data.
Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio,
mirare il tuo sangue caldo quand'esso nelle tue vene e' freddo.
Sonetto 18
Dovrò paragonarti ad un giorno estivo?
Tu sei più amabile e temperato:
cari bocci scossi da vento eversivo
e il nolo estivo presto è consumato.
L’occhio del cielo è spesso troppo caldo
e la sua faccia sovente s’oscura,
e il Bello al Bello non è sempre saldo,
per caso o per corso della natura.
Ma la tua eterna Estate mai svanirà,
né perderai la Bellezza ch’ora hai,
né la Morte di averti si vanterà
quando in questi versi eterni crescerai.
Finché uomo respira o con occhio vedrà,
fin lì vive Poesia che vita a te dà.
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Sonetto 20
Volto di donna Natura ha dipinto
Al re-regina della mia passione;
Cuore gentile di donna ha respinto
Ciò che false donne incostanti pone;
Occhio più chiaro e meno falsa occhiata
Che muta in oro ciò su cui si posa;
Da forma di uomo ogni cosa è formata,
Ruba occhio d’uomo e a donna anima sposa.
Come donna in origine nascesti,
Natura nel crearti subì emozione,
Io privato da ciò che tu prendesti,
Un’aggiunta che per me è sottrazione.
Se ti eresse al femminile piacere
Sia mio l’amare e per loro il godere.
Sonetto 24
Il mio occhio si è fatto pittore e ha fissato
I tratti della tua bellezza nel quadro del mio cuore.
Il mio corpo è la cornice in cui essa è racchiusa,
e, in prospettiva, è la migliore arte del pittore:
poiché attraverso il pittore devi vedere la sua abilità,
per scoprire dove giace la tua vera immagine dipinta,
che sempre è appesa nella fucina del mio petto,
le cui finestre sono i tuoi occhi.
Ora vedi quali buoni servizi hanno resto gli occhi agli occhi:
i miei occhi hanno disegnato la tua figura, e i tuoi per me
sono finestre sul mio petto, attraverso cui il sole
si diletta a sbirciare per ammirarti.
Ma gli occhi sono privi della capacità di dare grazia
alla loro arte:
essi ritraggono solo ciò che vedono, sono ignari
del cuore.
Sonetto 25
Coloro che hanno le stelle favorevoli
si vantino pure di pubblici onori e di magnifici titoli,
mentre io, cui la fortuna nega un simile trionfo,
gioisco, non visto, di ciò che più onoro.
I favoriti dei grandi principi schiudono i loro bei petali
come la calendula sotto l'occhio del sole,
e in loro stessi il loro orgoglio giace sepolto,
poiché, a un cipiglio, essi nella loro gloria muoiono.
Il provato guerriero, famoso per le sue gesta,
sconfitto che sia una volta pur dopo mille vittorie,
è radiato per sempre dal libro dell'onore,
e dimenticato è tutto ciò per cui si era impegnato.
Allora felice io, che amo e sono riamato
da chi non posso lasciare, né essere lasciato.
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Sonetto 27
Stremato dalla fatica, mi affretto al mio letto,
caro riposo per le membra stanche del cammino;
ma allora inizia nella mia testa un altro viaggio,
a stancar la mia mente quando il lavoro del corpo
è ormai finito.
Allora i miei pensieri, da lontano dove dimoro,
volgono in pio pellegrinaggio a te,
e tengono spalancate le mie palpebre pesanti,
scrutando quelle tenebre che il cieco vede.
Ma la vista immaginaria della mia anima
presenta la tua ombra al mio sguardo spento,
che, simile a un gioiello pendente nella notte oscura,
rende belle la buia notte e nuova la sua vecchia faccia.
Ecco, così di giorno le mie membra e di notte
la mia mente
per colpa tua e mia non trovano mai quiete.
Sonetto 29
Talora, venuto in odio alla Fortuna e agli uomini,
Io piango solitario sul mio triste abbandono,
E turbo il cielo sordo con le mie grida inani,
E contemplo me stesso, e maledico la sorte,
Agognandomi simile a tale più ricco di speranze,
Di più belle fattezze, di numerosi amici,
Invidiando l'ingegno di questi, il potere di un altro,
Di quel che meglio è mio maggiormente scontento;
Ma ecco che in tali pensieri quasi spregiando me stesso,
La tua immagine appare, e allora muto stato,
E quale lodola, al romper del giorno, si innalza
Dalla terra cupa, lancio inni alle soglie del cielo:
Poiché il ricordo del dolce tuo amore porta seco
Tali ricchezze, che non vorrei scambiarle con un regno.
Sonetto 36
Lascia che ti confessi che dobbiamo restar due,
pure se i nostri indivisi amori sono uno:
così quelle macchie che su di me rimangono,
senza il tuo aiuto, sopporterò da solo.
Nei nostri due amori vi è un sol sentire,
anche se nella nostre vite un rancore ci separa,
che, pur non alterando l'unico effetto dell'amore,
sottrae alla sua delizia dolci momenti.
Non potrò più riconoscerti pubblicamente,
nel timore che la mia colpa indegna ti rechi vergogna;
né tu mi onorerai con aperta gentilezza,
se non disonorando il tuo nome.
Ma non farlo: io ti amo così tanto
che, essendo tu mio, mia è la tua buona reputazione.
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Sonetto 37
Come un vecchio padre prova gioia
nel vedere il suo vivace figlio compiere giovani prodezze,
così io, storpiato dal più feroce dispetto della Fortuna,
trovo tutto il mio conforto nel tuo merito e nel tuo onore;
poiché, se bellezza, nascita, o ricchezza o intelligenza,
o una di tutte queste, o tutte, o più,
a buon diritto risiedono in te,
su tale abbondanza io innesto il mio amore.
Allora non sono storpio, povero, né disprezzato,
mentre quest'ombra fornisce tale sostanza
che io nella tua dovizia mi sento appagato
e vivo di una parte di tutta la tua gloria.
Quel che vi è di meglio, quel meglio io desidero in te:
ho questo desiderio; dieci volte allora beato me.
Sonetto 41
Quei graziosi torti che la libertà commette,
quando talvolta sono lontano dal tuo cuore,
alla tua bellezza e ai tuoi anni ben si addicono
perché la tentazione ti segue sempre, ovunque tu sia.
Gentile tu sei, e quindi da conquistare;
bello tu sei, e dunque da assalire;
e quando una donna corteggia, quale figlio di donna
la lascerà amaramente finché non avrà prevalso?
Ahimè! Ma tu potresti lasciare il mio posto,
e trattenere la tua bellezza e la tua sbandata giovinezza,
che ti conducono nella loro intemperanza a tal punto
da essere costretto a infrangere una duplice fedeltà:
quella di lei, attraendola con la tua bellezza,
la tua, con la tua bellezza essendo sleale verso di me.
Sonetto 43
Più socchiudo gli occhi meglio essi vedono,
poiché tutto il giorno osservano cose indegne;
ma quando dormo, nei sogni essi vedono te,
e, oscuramente luminosi, sono luminosamente
diretti nel buio.
E tu, la cui ombra rende lucenti le ombre,
quale felice spettacolo formerebbe la forma
della tua ombra
al chiaro giorno con la tua luce molto più chiara,
se a occhi ciechi la tua ombra splende così tanto!
Come sarebbero beati gli occhi miei, io dico,
guardandoti nel vivo giorno,
se nella morta notte la tua bella vaga ombra
nel sonno profondo appare a occhi spenti!
Tutti i giorni sono notti finché no ti vedo,
e le notti sono giorni splendenti quando i sogni
ti mostrano a me.
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Sonetto 46
Il mio occhio e il mio cuore sono in guerra mortale
Su come dividere la conquista della tua visione:
il mio occhio vorrebbe impedire al cuore la vista
della tua immagine,
il mio cuore, al mio occhio la libertà di quel diritto.
Il mio cuore afferma che tu dimori in lui,
scrigno mai violato da occhi cristallini,
ma l'avversario nega tale asserto
e afferma che in lui dimora il tuo grazioso aspetto.
Per decidere su questo diritto, è insediata
una giuria di pensieri, tutti vassalli del cuore,
e col loro verdetto viene stabilito
quanto spetta al chiaro occhio e la parte del caro cuore:
così spetta all'occhio la tua parte esteriore,
e diritto del mio cuore è il tuo amore profondo.
Sonetto 47
Tra il mio occhio e il mio cuore si è stretta un'alleanza,
e ora ciascuno rende all'altro buoni favori:
se il mio occhio anela a uno sguardo,
o il cuore innamorato soffoca nei sospiri,
allora l'occhio festeggia con l'immagine del mio amore,
e al dipinto banchetto invita il mio cuore;
un'altra volta il mio occhio è ospite del mio cuore
e partecipa ai suoi pensieri d'amore.
Così, o per la tua immagine o per il mio amore,
tu, anche se lontano, sei sempre con me;
poiché non puoi allontanarti oltre i miei pensieri,
e io sono sempre con loro, e loro con te;
oppure, se dormono, la vista della tua immagine
risveglia il mio cuore per la delizia del cuore
e dell'occhio.
Sonetto 54
Oh, quanto più leggiadra sembra la bellezza,
per quel soave ornamento che virtù le dona!
La rosa appare bella, ma ancor più bella la giudichiamo
Per il dolce profumo che in essa vive.
Le rose canine hanno un colore così intenso
Come la profumata tinta delle rose,
pendono da uguali spine e giocano lascive
quando l'alito dell'estate schiude i loro ascosi boccioli:
ma, poiché loro unica virtù è il mostrarsi,
vivono non corteggiate e trascurate appassiscono,
e solitarie muoiono. Non è così per le fragranti rose:
dalla loro dolce morte vengono tratti soavissimi profumi.
E così è per te, giovane grazioso e leggiadro,
quando appassirà la tua virtù, la mia poesia la stillerà.
Sonetto 55
Non il marmo, né i monumenti d’oro
vivranno più della potente rima;
ma tu brillerai ancor più in questo coro
che pietre private dal tempo in stima.
Quando devasterà statue la guerra
e le truppe distruggeranno i marmi,
Marte, fuoco e spada, fallirà in terra
a radere il tuo ricordo dai carmi.
Contro i nemici oblio e pallida morte,
avanzerai e troverai lode e posto
in quelli dei tuoi posteri occhi e corte
pagandone fino al Giudizio il costo.
E finché esso non sarà sentenziato,
tu vivrai qui, e negli occhi dell’amato.
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Sonetto 61
Per tua volontà è che restano aperti
i miei occhi dalla notte appesantiti?
Ami irrompere nei miei sogni certi
me irridendo con tuoi simili miti?
Mandi il tuo spirito da te lontano
per osservare me e tutto ciò che faccio,
per scoprire vergogne e animo vano
della tua gelosia più saldo laccio?
Oh no, il tuo amore non è così vasto;
è il mio amore a tener svegli i miei occhi,
tenuto sveglio dal mio amore casto,
a far sì che io tuo guardiano mi blocchi.
Per te io veglio mentre tu vegli ovunque
via da me, ma accanto ad altri comunque.
Sonetto 78
Ti ho invocato così
spesso Musa
ottenendo tal favore alla mia poesia,
che ogni altra penna ha seguito il mio costume
e diffonde i suoi versi in tuo servigio.
I tuoi occhi che erudiron il muto a spiegare il canto
E alla crassa ignoranza a volar sublime,
hanno aggiunto penne alle ali dei sapienti
e conferito doppia maestà alla grazia.
Però sii maggiormente fiero di quanto io compongo
Perché tua è l'ispirazione e da te è nata:
nei versi altrui tu non migliori che lo stile
e l'arte loro è favorita dalle tue dolci grazie.
Per me tu solo sei tutta la mia arte
Ed elevi a sapienza la mia rude ignoranza
Sonetto 88
Quando vorrai tenermi in poco conto,
Giudicando eccessiva la mia stima,
Con te contro di me sarà lo scontro,
Avrai virtù, la verità ti opprima.
E più conscio delle mie debolezze
Di te, per te posso creare una storia,
Di tutti i miei torti e mie nefandezze,
E, perdendo me, comunque avrai gloria;
Però anche io così sarò vittorioso,
Perché, dedicandomi del tutto a te,
Quello che per me riterrò doloso,
Se è vantaggio per te, è pur doppio per me.
Così forte è l’amore a cui appartengo,
Che per te ogni mia resistenza spengo.
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Sonetto 105
Non si chiami l’amor mio idolatria,
né il mio amato si mostri come un Dio,
pari vergando io lodi e poesie
di questo e a quello, sempre a piacer mio.
Gentile è l’amor mio oggi e domani,
e pur costante in splendida eccellenza:
sì il mio verso – costanza che rimane –
l’uno esprimendo esclude differenza.
‘Bello, gentile e vero’ è il mio argomento,
‘bello, gentile e vero’, altro io cangiando,
e in codesta varianza è ciò che invento,
tre temi in uno, che un prodigio ostende.
‘Bello’, ‘gentile’ e ‘vero’ spesso soli
vissero, mai tre insieme in uno solo.
Sonetto 109
No, non dire mai che il mio cuore è stato falso
Anche se l'assenza sembrò ridurre la mia fiamma;
come non è facil ch'io mi stacchi da me stesso,
così è della mia anima che vive nel tuo petto:
quello è il rifugio mio d'amore; se ho vagato
come chi viaggia, io di nuovo lì ritorno
fedelmente puntuale, non mutato dagli eventi,
tanto ch'io stesso porto acqua alle mie colpe.
Non credere mai, pur se in me regnassero
tutte le debolezze che insidiano la carne,
ch'io mi possa macchiare in modo tanto assurdo
da perdere per niente la somma dei tuoi pregi:
perché niente io chiamo questo immenso universo
tranne te, mia rosa; in esso tu sei il mio tutto.
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Sonetto 116
Non che all’unione di animi costanti
ponga io impedimenti: non è amor vero
quel che ai mutamenti muta i manti
o s’immiserisce se l’altro è misero.
Oh no, no esso è un faro per sempre fisso
sulle tempeste, ma mai ne è turbato;
stella polare è per chi è nell’abisso,
e il suo valore è ignoto anche se stimato.
L’Amore non è del Tempo il buffone,
a dispetto della sua letale falce;
l’amore ai suoi brevi momenti s’oppone
resistendo fin al Giudizio iscritto in calce.
Se questo fosse errore e sia provato,
non ho io mai scritto e nessuno ha mai amato.
Sonetto 122
Il dono tuo, il quaderno, è dentro la mia mente
scritto tutto in memoria imperitura,
che assai più durerà di quelle vuote pagine,
oltre ogni termine, fino all'eternità.
O almeno fino a che la mente e il cuore
avranno da natura la facoltà di esistere,
finché al labile oblio non daran la lor parte
di te, il tuo ricordo non potrà cancellarsi;
quei miseri appunti non potrebbero tanto contenere
né mi occorre un registro per segnare il tuo amore;
per questo ho osato dar via il tuo quaderno,
fidando invece in quello che meglio ti riceve.
Il tenere un qualcosa che serva a ricordarti
equivarrebbe a ammettere ch'io so dimenticarti.
Sonetto 128
Spesso, se tu, mia musica, eseguendo
musica al legno tuo celeste, accordi
le tue dita leggere, se addolcendo
l’unisono inebriante delle corde,
i miei sensi confondi, al tuo strumento
io porto invidia, che agile si tende
a baciar le tue mani, e luce ed onta
a quel suo ardire sul mio labbro infonde.
Così ti disfiorassi, trasmutando
in cembalo danzante, il fuggitivo
gioco delle tue dita dispensando
gioia più a un legno che a due labbra vive.
Felice e impertinente, lui pur s’abbia
a baciar le tue mani, io le tue labbra.
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Sonetto 129
E’ spreco di spirito in triste scempio
la lussuria in atto e fintanto che lo è
di spergiuro, assassinio, sangue è esempio,
selvaggia, infida, brutale ed empia essa è;
appena goduta, subito odiata;
rincorsa senza senso, ma raggiunta
odiata senza senso, esca ingoiata
per rendere la ragione defunta;
folle sia a cacciare che a possedere;
avendo, avendo avuto e volendo avere,
gioia alla prova, ma provata penosa,
prima una festa, poi sognata cosa.
Tutto ciò il mondo lo sa, ma nessuno sa
evitar la via che fra Cielo e Inferno sta.
Sonetto 133
Maledico quel cuore che ferisce
profondamente sia me che il mio amico!
Perché non le basta il mio, ma incattivisce
nel rendere schiavo anche il mio amico?
Ma a me stesso il tuo perfido occhio hai tolto
e l’altro me stesso hai presto catturato;
da lui, da te e me sono ormai distolto:
tre volte tre frustrato e tormentato.
Cattura il mio cuore nella tua cella,
perché possa riscattare il mio amico;
sarò del suo il custode, ma di quella
non avrai potere, è questo che ti dico.
Però ci riuscirai perché io chiuso in te
sono per forza tuo, ed è tuo ciò che è in me.
Sonetto 140
Sii saggia quanto sei crudele, non pressar
la mia muta pazienza col tuo continuo sdegno
affinché il dolore non mi presti verbo e dica
il perché della mia amara pena.
Se potessi insegnarti un po' d'acume, ti converrebbe
amore, dirmi che mi ami, anche se non vero;
come a malati tremanti ormai prossimi alla fine,
vengon dette dai medici sol parole di speranza.
Perché se disperassi, senz'altro impazzirei
e nelle mia follia di te potrei dir male;
questo deviato mondo è oggi così perverso
che i più pazzi maldicenti trovan sempre ascolto.
Perché io non sia creduto, né tu sia calunniata,
ferma il tuo sguardo pur se il tuo cuore assente.
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Sonetto 154
Un dì che il piccol dio d'Amore addormentato
avea deposto accanto la torcia che i cuori infiamma,
parecchie ninfe che a castità s'eran votate
s'accostarono danzando; con virginea mano
la più bella delle caste s'impossessò del fuoco
che tante legioni di puri cuori avea scaldato;
e così il gran sovrano di passioni ardenti
fu mentre dormiva da vergin mano disarmato.
Ella spense la torcia in una vicina fredda fonte
che dal fuoco dell'Amore prese perpetuo ardore,
diventando un bagno e salutar rimedio
per uomini malati; ma io, della mia donna schiavo
là per guarire andai e solo questo posso dire:
fuoco d'Amor acqua riscalda, acqua non raffredda Amore.

