

Scampolo d'energia
Monica ha disertato la
riunione convocata per il pomeriggio. Stanca di un mondo dove non va mai
bene nulla. Stanca della casa e dei conti da far quadrare. Stanca di
preoccuparsi di tutto e di tutti, si è concessa qualche ora tutta per sé.
Sola con sé. Un piccolo viaggio di andata e ritorno. Scampolo d'energia.
In macchina si è diretta fuori città. Verso il mare.
Una corsa sulla spiaggia a piedi nudi fino a lasciarsi andare, esausta,
sulla fine coperta imbastita dal tempo.
Le sottili spalline del vestito bianco le consentono di farsi accarezzare
dalle caldi mani del sole. Monica si abbandona. Come, dopo aver fatto
l'amore, quando il suo corpo ritorna dalla corsa nelle viscere del suo
ventre caldo. Un rientro graduale. Da bambina sorpresa, da donna appagata.
Dall'amore. Dal meraviglioso coinvolgimento totale dei suoi sensi.
Gli occhi spaziano intorno. Distante miniature di uomini, pescatori in
attesa di quella scossettina eccitante.
Monica si alza in piedi per scorgere meglio l'orizzonte. Chissà oltre quel
decoltè cosa ci sarà. Sicuramente tutti i suoi sogni. Lei è una grande
sognatrice. Forse per sopportare meglio le grandi assenze. Per riempire quel
contenitore vuoto che è la vita.
Qualche gabbiano solitario volteggia falciando l'aria dal forte odore
salmastro.
Monica ora passeggia ricalcando le orme che, per dimensione e forma,
sembrano lasciate sicuramente da un uomo. Gli uomini, chissà perché,
lasciano il segno dappertutto. Nel cuore e nella testa. Sulla pelle e sulla
sabbia. Nei colori dell'alba e del tramonto.
Un ombrellone e una sedia sembrano messi lì a bella posta per lei. Si siede
e con il gomito sul bracciolo, la donna tiene il braccio piegato per reggere
la testa. Un triangolo la cui area accoglie la brezza che s'insinua lieve
nel varco.
Le dita giocano coi capelli. Arrotolano una ciocca, la stendono per
lasciarla cadere sulla spalla nuda. E poi la riprendono.
Movimenti sincronizzati col pensiero.
Monica afferra un pensiero, lo aggroviglia, lo sciorina e lo lancia in volo
libero. Lo segue a distanza, sobbalzando ogni volta che questo si addentra
in una di quelle grigie masse coacerve sparse nell'infinito azzurro.
Archivio di ricordi. Piccoli viaggi sui sentieri della memoria. A volte
dolorosi. Qualche volta felici. Monica riconduce il pensiero sulla spiaggia,
vicino a sé. Non le va di rompere quel momento magico. Vuole bere a piccoli
sorsi quell'onda di serenità che sente dilatarsi dalla testa all'interno
delle cosce, fino ai piedi, per poi risalire. Circola fluida nelle sue vene.
E si sente bene.
Monica si tuffa nei colori stemperati da chissà quale pittore
impressionista. L'azzurro, l'argento, il giallo, l'arancio, il bianco del
suo vestito. E ombre lunghe che riducono la distanza tra sé e l'orizzonte.
Resta ancora un po' a dissetarsi.
Il sole ora bordeggia l'orizzonte. Sta per sparire salutando il mondo con
grandi fazzoletti dai colori cangianti. Sembra tutto così perfetto in quel
momento.
Monica raccoglie i pensieri e le immagini e varca nuovamente la soglia della
quotidianità. Due rughe s'inchinano al sorriso dipinto ora sul suo volto.
Scampolo d'energia.
Dimensione riacquistata in una delle tante scalate nel vuoto, sempre troppo
vuoto, di quel contenitore che è la vita.
Maria 6 giugno 2007
