Roma, Caffé Greco:
Chiacchiere tra poeti

21 dicembre 1974.
Si respira aria di festa in Via Condotti, a due passi da una delle più
famose piazze del mondo, piazza di Spagna. Luci, addobbi natalizi e
gente che s’affatica a scovare nelle vetrine ninnoli da regalare,
inconsapevoli o meglio indifferenti agli avvenimenti che fanno eco da
ogni parte del mondo e dallo stesso stivale, su cui incombe anche
l’ombra del terrorismo. Ma sono fatti che come sempre passano vicino, ma
lontano da noi, e su cui si lanciano un’occhiata e due parole di
indignazione e poi finisce lì.
E il Natale viene comunque festeggiato e respirato per quello che esso
rappresenta per ognuno di noi.
Qualcuno sfugge a quell’aria entrando in uno dei tanti caffé disseminati
lungo la via e nelle stradine adiacenti. Locali dove una cioccolata
calda aumenta di valore perché impreziosita da contorni sfavillanti,
quel surplus che crea disagio o fa sentire stranamente “bene” e
amplifica il tintinnio delle monete nella tasca. Di pochi “eletti”. Per
fortuna o per sfortuna? Il dilemma che trova risposte diverse a seconda
dello scalino su cui si sta adagiati a guardare e giudicare il mondo e
la nostra posizione in esso.
Il più originale tra questi locali è sempre lo stesso da oltre due
secoli: il caffé Greco. In passato luogo d’incontro di artisti, di
intellettuali. Oggi locale che desta la curiosità di molti, oltre che
dei soliti abituè legati ai sapori forti o di un passato che affascina e
che non ritornerà più. Il solito cameriere in frac ti accoglie
all’ingresso e ti accompagna, attraverso un corridoio dai profumi di
altri tempi, in una delle tante salette. Piccole, ma piene di opere
d’arte, foto e oggetti che raccontano il passaggio di personaggi famosi,
poeti, scrittori, re e regine, attori, maraja e uomini comuni che
vogliono farsi passare uno sfizio o curiosare nelle sale che raccontano
storie ed espongono le firme di quanti lo hanno frequentato.
In una delle salette, seduti ad un tavolino, tre uomini dallo sguardo
triste, smarrito, perso in qualche mondo parallelo, sorseggiano un po’
di aroma forte e caldo per la loro malinconia. Tre uomini maturi che
sembrano portare sulle spalle il peso di un mondo poco rispondente alle
loro essenze. Un mondo che non sa dare risposte alle loro domande. Un
mondo che non respira la poesia della vita. Nessuno, a vederli, direbbe
che sono tre famosi poeti. O forse è proprio quell’aria smarrita,
trasandata ad essere tipica dei poeti.
Pier Paolo, poco più giovane rispetto ai compagni e sicuramente il più
affascinante, con una sensualità aspra e delicata allo stesso tempo,
alza lo sguardo prima su Giorgio e poi su Sandro. Vorrebbe prolungarsi
ancora sui temi che ama solitamente discutere con loro. Spremere fino
all’ultima goccia il pensiero dei due compagni sulle questioni della
vita. Forse per capire meglio se stesso. Adagiando la tazzina sul suo
piattino, quasi sussurra evitando quell’idioma rubato al popolo che l’ha
adottato e così vivo :< Questi schizzinosi figli di papà mi fanno
sorridere. Credono d’essè diversi, contestano un mondo impregnato di
ipocrisia, di ingiustizie sociali, di falsa democrazia. Appoggio le loro
idee, ma sono destinati a fallire nelle loro lotte. La loro non è altro
che una rivoluzione interiore, quel tipico stato d’animo che vorrebbe
opporsi alla società di cui fanno parte, ma dalla quale non riusciranno
a staccarsi perché di essa si nutrono. La loro ideologia è giusta, ma si
troveranno a quel famoso bivio, lì dove tutti ci siamo fermati prima di
prendere la solita strada per non finire nella spazzatura della società!
Ma la spazzatura è proprio questa in cui ci muoviamo tutti i giorni!>
Giorgio arriccia lo sguardo e contesta:< Ma se io ho letto nei tuoi
film, in quel documentario su 12 dicembre Lotta continua, il tuo
corteggiamento ai giovani. Vorresti essere amato da loro. Ammiri la loro
forza, la loro spontaneità.>
Pier Paolo:< Sì, è vero, ma ti ripeto, perderanno tutto ciò che li
caratterizza, diventeranno i successori dei loro padri.>
Sandro, il più riservato, il più tormentato, risponde alla
provocazione:< I giovani sono bellissimi. Sono così vivi ed espressivi.
Sognano. E’ vero, si muovono smarriti nei venti. Gli stessi venti che da
sempre soffiano nelle stesse stagioni. In ogni tempo è stato così.
Cambiano forse le ideologie, ma gli atteggiamenti sono sempre gli
stessi. Non mi interessano le lotte politiche e sociali, non portano ad
amare la vita. La vita non è quella volgare, violenta, insignificante
che l’uomo adulto va esercitando, ma quella genuina, radiosa, speranzosa
dei giovani. La vita è amore, è la bellezza della natura, è la bellezza
delle cose per come appaiono realmente. E, purtroppo, quegli stessi
fanciulli diventando adulti perderanno quella radiosità che tanto amo.>
I due compagni lo guardano. Osservano quell’uomo che non ha mai badato
alla sua salute, che ama la solitudine, che vive nella dimensione
sognante della vita. Una vita che percorre il suo binario fino a quando
non sopraggiungerà il buio nero. Quel buio che di lì a poco leverà ai
tre poeti ogni sapore, ogni profumo, ogni sentimento, ogni parola, ogni
battito per ciò che la luce invece illumina, con o senza interferenze.
La vita è quella che ognuno è costretto da se stesso o dagli altri a
costruirsi. Rinascita o morte. Amore. Solitudine. Conformismo.
Diversità. Follia. La poesia può addolcire e liberare. La politica e la
lotta possono inasprire. La solitudine può portare dolore o aiutare. Ma
il buio cancella. Tutto. Il buio fa morire il corpo e l’anima.
E intanto, nell’attesa, l’aroma del caffé, amaro o dolce, ci fa sentire
immersi nella vita, nella storia così ripetitiva, piena di
contraddizioni. La nostra storia. La nostra vita.
Maria, 28 dicembre 2006
Foto di gruppo al Caffé Greco, 1943 Aldo Palazzeschi, Goffredo Petrassi, Mirko, Carlo Levi, Pericle Fazzini, Afro, Renzo Vespignani, Orfeo Tamburi, Libero de Libero, Sandro Penna, Lea Padovani, Orson Welles, Mario Mafai, Ennio Flaiano, Vitaliano Brancati.

Dedicato a: Sandro Penna, Giorgio Caproni, Pier Paolo Pasolini che, nonostante tutto, amavano fortemente la vita, divorandone ogni respiro. Amavano i giovani e quel coraggio, quella forza, quell’incoscienza che li rendono così belli, invidiabili.
