Renato Guttuso

...La pittura è il mio mestiere ed il mio modo di avere rapporto con il mondo. Vorrei essere appassionato e semplice, audace e non esagerato. Vorrei arrivare alla totale libertà in arte, libertà che, come nella vita, consiste nella verità...

Renato Guttuso nasce a Bagheria, in provincia di Palermo, il 26 dicembre del 1911, anche se viene dichiarato il 2 gennaio 1912 per contrasti tra i genitori e la città per le loro idee liberali. Il padre è un acquarellista per diletto. Il giovane Renato,  influenzato dall'hobby del padre e da alcuni pittori siciliani che frequenta, inizia appena tredicenne a datare e firmare i propri quadri. All'inizio sono per lo più di copie di paesaggi siciliani dell' ottocento.

Sentendo sempre più forte l'inclinazione alla pittura, si trasferisce a Palermo per gli studi liceali e poi all'Università, mentre la sua formazione si modella sulle correnti figurative europee, da Courbet a Van Gogh a Picasso, e lo porta a Milano e a viaggiare per l'Europa. Nel suo espressionismo si fanno via via sempre più forti i motivi siciliani come i rigogliosi limoneti, l'ulivo saraceno, il Palinuro, tra mito e solitudine isolana. Bagheria   gli fornirà per tutta la vita uno straordinario repertorio di immagini e colori.  Nel 1928 partecipa a Palermo alla sua prima mostra collettiva.

Il faro, olio, 1931

A Palermo apre uno studio in Corso Pisani e con la pittrice Lia Pasqualino e gli scultori Barbera e Nino Franchina forma il Gruppo dei Quattro. Nel 1931 partecipa con due quadri alla Quadriennale Nazionale d'Arte Italiana a Roma e ha occasione di vedere dal vivo le opere dei più grandi artisti italiani che lo impressionano profondamente. Una mostra di Guttuso e di altri pittori siciliani, alla Galleria del Milione nel 1932, suscita grande interesse nella società artistica milanese.

Si trasferisce a Roma e per vivere esegue alcuni lavori di restauro alla Pinacoteca di Perugia e alla Galleria Borghese di Roma. In questo periodo ha modo di legarsi ad artisti come Mario Mafai, Francesco Trombadori, Corrado Cagli, Pericle Fazzini, Mirko e Afro. Dal 1929 collabora con giornali e riviste. Il suo primo articolo su Picasso, scritto nel 1933, causa l'intervento della censura fascista e la sospensione della collaborazione con il giornale l'Ora di Palermo.

 

Rifiutato ogni canone accademico, con le figure libere nello spazio o la ricerca del puro senso del colore, Guttuso s'inserisce nel movimento artistico “Corrente”, che con atteggiamenti scapigliati, s'oppone alla cultura ufficiale e denota una forte opposizione antifascista nelle scelte tematiche negli anni della guerra di Spagna e che preparano la seconda guerra mondiale.

Nel 1938 realizza il primo dipinto epico- popolare, La fuga dall'Etna, e tiene una personale alla Galleria della Cometa. Nel 1942 al Premio Bergamo, ottiene il secondo premio con la Crocifissione, aperta denuncia dei disastri provocati dal Regime. Di esso Guttuso ha scritto nel suo Diario che è “il simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee” .

In questi anni nasceranno le amicizie con Alberto Moravia, Antonello Trombadori e Mario Alicata che avranno un ruolo determinante nella sua adesione al partito comunista, nel quale si iscriverà nel 1940.

Sempre in questo periodo conosce Mimise Dotti che sarà sua compagna per tutta la vita.

 

 

 

 

 

Fuga dall'Etna, 1938-39.
Olio su tela, 144x254 cm.
Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma.

 

 

L'artista non cesserà mai di lavorare in anni difficili come quelli della guerra ed alterna temi sociali e di vita quotidiana: picconieri della pietra dell'Aspra, zolfatari, cucitrici, manifestazioni di contadini per l'occupazione delle terre incolte, a squarci di paesaggio del Golfo di Palermo a una collezione di disegni intitolata “Massacri”, che circolano clandestinamente poiché ritraggono le repressioni naziste, come quello dedicato alle Fosse Ardeatine.

Ritratto di Mimise con il cappello rosso, 1940.
Olio su tela, 55x45,5 cm.
Collezione privata.

Cactus sul golfo di Palermo, 1978. Olio su tela, 90x100 cm. Collezione privata

 Occupazione delle terre incolte in Sicilia, 1949/50, olio su tela cm.270x330, Dresdsa, Gëmaldgalerie

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1947 aderisce al Fronte Nuovo delle Arti, un raggruppamento di artisti molto impegnato politicamente con l'obiettivo di recuperare le esperienze artistiche europee che a causa del fascismo sonoo poco conosciute in Italia. Guttuso non tradirà mai la sua personale "campagna di idee", che raggiungerà l’acme con "I funerali di Togliatti", opera manifesto dell’antifascismo.

Già all'indomani della Liberazione un anelito di speranza torna ad alitare nella pittura del maestro come nel quadro “Muratori in riposo”, china e acquerello nel 1945, quasi un simbolo della rinascita di cui Pier Paolo Pasolini ha scritto (1962): "Le figure di dieci operai emergono bianche sui mattoni bianchi il mezzogiorno è d'estate. Ma le carni umiliate fanno ombra: e lo scomposto ordine dei bianchi è fedelmente seguito dai neri. Il mezzogiorno è di pace”.

A Parigi stringe una amicizia che durerà tutta la vita con Pablo Picasso, che sarà testimone delle sue nozze dedicandogli una sentita poesia. Nel '47 Guttuso trasferisce il suo studio a Villa Massimo. Nello stesso anno a Venezia, con le scene e i costumi per Lady Macbeth di Sostakovic, in prima assoluta per l'Italia, prosegue la collaborazione con l'opera e con il coreografo Aurele Millos.

Nel 1950 ottiene a Varsavia il premio del Consiglio Mondiale per la Pace, nello stesso anno tiene la sua prima personale a Londra. A Roma al Teatro dei Satiri curerà le scenografie e i costumi per "Madre Coraggio e i suoi figli" di Bertolt Brecht, in prima assoluta per l'Italia. E' sempre presente alle Biennali di Venezia con grandi quadri, nel '52 con la Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio, nel '54 con Boogie Woogie, nel '56 con la Spiaggia suscitando discussioni e dibattiti.

Boogie Woogie, 1953.
Olio su tela, 169x205 cm.
Collezione privata.

La battaglia di Ponte dell'Ammiraglio, 1951-52.
Olio su tela, 321x521 cm.
Collezione privata.

 

I Funerali di Togliatti, 1972.
Acrilici e collage di carte stampate su carta incollata
su quattro pannelli, 340x440 cm.
Galleria d'Arte Moderna Comune di Bologna.

 

 

 

 

 

 

 

 

Collabora alle più importanti riviste italiane e internazionali con scritti di teoria e critica d'arte, prendendo posizione nel dibattito sul realismo. Dipinge La Discussione che verrà acquistato dalla Tate Gallery di Londra. Affascinato dal modello dantesco, dal '59 al '61, l'artista realizza una serie di disegni colorati che poi verranno pubblicati in volume nel '70, “Il Dante di Guttuso”, in cui i personaggi dell'Inferno vengono rivisitati come esemplari della storia del genere umano, confermando la versatilità dell'ingegno. Elio Vittorini scrive un'importante monografia sul pittore, mentre l'amico Pasolini scriverà un'introduzione per un suo libro di disegni.

Comincia una lunga serie di mostre nelle più prestigiose gallerie europee. Nel '65 elabora il tema del lettore di giornale e quello dell'Edicola che lo porterà a realizzare la sua unica grande scultura. Collabora alla realizzazione delle scene teatrali per il Contratto di Eduardo de Filippo, suo grande amico.

Nel '71 riceve dall'Università di Palermo, la laurea Honoris Causa e gli sono dedicate due importanti antologiche: una a Palermo al Palazzo dei Normanni con testi di Leonardo Sciascia, Franco Grasso e una al Musee d'Art Moderne de la Ville di Parigi. Nel 1972 riceve il premio Lenin e gli viene dedicata una grande mostra all'Accademia delle arti di Mosca. Una grande mostra retrospettiva percorre l'Europa orientale toccando Praga, Bucarest, Bratislava, Budapest.

Dipinge il grande quadro La Vucciria (1974) che affida all'Università di Palermo e nel '76 dipinge il Caffè Greco (ora Collezione Ludwig di Colonia.) Illustra i Malavoglia di Verga nel 1978 e l'Eneide di Virgilio nel 1980. Viene eletto Senatore, nelle liste del PCI, nel collegio di Sciacca.

Nel 1973 Guttuso sceglie un importante nucleo di opere, sue e di altri artisti, che costituiranno la base per istituire a Bagheria la Galleria civica.

E' il periodo – per così dire - intimo dell'artista. Inizia ora infatti una serie di quadri prettamente autobiografici, tra i quali spicca forse uno dei suoi capolavori, "Strega Malinconica", del 1982. Per la terza cappella del sacro Monte di Varese dipingerà nel 1983 La Fuga in Egitto.

Nel 1985 intraprende un'opera monumentale, affrescando l'intera volta ( più di 120 mq. di pittura) del soffitto del teatro lirico Vittorio Emanuele di Messina, rappresentando la leggenda del Cola Pesce. Nel 1986 dipinge un ciclo di opere dedicato al tema del gineceo che culmina nel quadro "Nella stanza le donne vanno e vengono...", ultimo grande sforzo del pittore che resterà incompiuto.

La Vucciria, 1974. Olio su tela, 300x300. Universita' degli Studi di Palermo

Disegno di Guttuso per l'edizione de "I promessi sposi", Einaudi 1960

La fuga in Egitto, affresco di Renato Guttuso sui muri esterni della III cappella del Sacro Monte di Varese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 18 gennaio del 1987 muore lasciando alcune opere, tra le più importanti, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Altre opere e una ricca raccolta documentale le ha già affidate al museo che la sua città natale, Bagheria, gli ha intitolato. Il Museo Guttuso, che ha sede nella settecentesca Villa Cattolica, raccoglie così la più ampia collezione di opere, quadri, disegni e grafica dell'artista. Guttuso non ebbe figli biologici, ma un figlio adottivo, Fabio Carapezza Guttuso, che, dopo la morte del padre, fondò gli Archivi Guttuso, cui destinò lo studio di Piazza del Grillo, e integrò la collezione del museo di Bagheria con numerose opere ereditate.

Renato Guttuso posa davanti ad uno dei suoi dipinti esposti in una galleria romana nel 1979. (foto Gianni Napoli/adnkronos)

 

 

 

...Io imparo solo dall’anima mia se è vero che ne ho una! Imparo a comprendere e a soffrire, combattendo nel mondo ed imparo ad esprimermi. Mi affanno a scoprire una verità che nessuno può indicarmi perché è dentro di me. Ed ogni scuola è vana, vana, vana...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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