Trama -

Il nome, il naso - Tre storie parallele si snodano come percorsi che portano al riconoscimento, attraverso l’odore, della morte. L’olfatto diventa l’alfabeto di un linguaggio complesso e prezioso.

Sotto il sole giaguaro -  Una coppia viaggia attraverso il Messico, il marito sicuramente fragile, la donna più forte. Olivia vedeva e sapeva cogliere e isolare e definire rapidamente molte più cose del marito e perciò il  rapporto dell'uomo col mondo passava essenzialmente attraverso di lei.

Un re in ascolto - Un re che teme d’essere spodestato (o peggio) ascolta i rumori del palazzo che è l’orecchio del re.

 

Il volume raggruppa tre racconti: Il nome, Il naso, Sotto il sole giaguaro e Un re in ascolto. Calvino intendeva scrivere un testo dedicato ai cinque sensi. La morte gli impedì di completare i racconti dedicati alla vista e al tatto.  La parola  qui diventa olfatto, gusto, udito, e gorgoglia e si contorce attraverso mille odori, suoni, piaceri,  per raccontare il mondo, il sentimento senza ipocrisia o mediazione.

...Occorre che la parola nata per spiegare, sia lieve perché i racconti sono intessuti leggermente in un telaio sottile e pieno di senso...


Nel 1988 Einaudi raccoglie nel volumetto Sulla fiaba gli scritti che Calvino aveva dedicato alla fiaba dagli anni ’50 (quando gli veniva affidata l’impresa delle Fiabe italiane) agli anni ’70. Un'indagine di Calvino sull'origine, lo sviluppo e la funzione della fiaba e delle tradizioni popolari di ogni parte del mondo.

...le fiabe sono vere.
Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi d’un destino...

Trama - L'autore, protagonista del suo stesso libro assieme al padre Mario, racconta l'adolescenza che ha vissuto presso la strada di S. Giovanni, che era solito percorrere  per aiutare il padre a trasportare verso casa i frutti del loro orto; Italo era piuttosto scontento di fare la strada, poichè troppo faticosa. A differenza del padre non provava interesse per le piante.
La fine della strada rappresenta il confine tra due mondi; quello di Italo, che inizia dalla strada in giù e non ha un termine, e quello del padre, che parte dalla strada e finisce con il podere, quasi ad indicare che per Mario, il podere e il boschetto rappresentano tutto il suo mondo.  Per Calvino scrivere questo racconto significa tornare indietro con gli anni e ricordare avvenimenti della sua adolescenza, condizionata dal cattivo rapporto col padre e dalle interminabili passeggiate con lui
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Il libro è composto da cinque racconti. Questi  fanno parte della serie di "esercizi di memoria" ai quali Italo Calvino lavorava quando morì. Scritti fra il 1962 e il 1977, sono eterogenei:  descrittivi, poetici, riflessivi, critici, costituendo narrazioni di  eventi e fatti della storia personale. Sono quasi saggi sull'immaginario dell'infanzia e dell'adolescenza dell'autore o su temi banali come la spazzatura domestica.  Calvino, partendo dalle immagini dell'infanzia a San Remo, ha creato un "un luogo geometrico dell'io" e, da questo luogo, si è messo a guardare il mondo.
Per Calvino scrivere soprattutto il racconto, da cui il libro prende il nome, significa tornare indietro con gli anni e ricordare avvenimenti della sua adolescenza, condizionata dal cattivo rapporto col padre e dalle interminabili passeggiate con lui.

...Una spiegazione generale del mondo e della storia deve innanzitutto tener conto di com'era situata casa nostra, nella regione un tempo detta "punta di Francia", a mezza costa sotto la collina di San Pietro, come a frontiera tra due continenti...

Inoltre, è la stessa lettura a formare – talvolta – quel canone, quel metro di misura, con il quale misurarsi con i problemi che ci circondano, giungendo a formare, in ciascun giovane lettore, un vero e proprio approccio personale alle problematiche della vita. In definitiva, si chiama classico un libro che si configura come equivalente dell’universo.

Calvino sostiene che le letture di gioventù risultano spesso poco proficue; le  allegorie, le metafore più astratte vengono colte unicamente con la rilettura in età matura. La lettura, l'educazione alla quale deve avvenire nella scuola, fornisce proprio alla gioventù gli strumenti adatti alla formazione di un proprio gusto classico, attraverso il confronto con altri testi propriamente detti classici e, di conseguenza, con l’acquisizione di una coscienza critica. Ogni rilettura di un classico  è una lettura di scoperta, come fosse la prima lettura, e che la prima lettura d’un classico è in realtà una rilettura. Insomma, si dice classico quel libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. Ogni libro definito classico porta con sé, celato fra le righe, delle reminiscenze di altri classici.

...I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume)...

Sono racconti brevi, diversi tra di loro, ma  sono tutti metafore della vita e delle difficoltà dell'uomo,  della sua solitudine, dell' incapacità di comunicare e di adattarsi alle regole complesse del  vivere in una società sempre più corrotta e discriminante, sempre meno tollerante e dove il singolo viene ingoiato, con tutte le sofferenze interiori, nel buio misterioso della vita.

Il libro è preceduto da un'auto-prefazione dello stesso Calvino, un testo che l'autore ha scritto proprio per illustrare la sua opera. Il volume contiene gli apologhi, i racconti, i dialoghi e gli articoli di Calvino pubblicati su varie testate tra il 1943 e il 1984, alcuni inediti e altri pubblicati su riviste di difficile consultazione. Segue una cronologia dedicata alle opere di Calvino.

... Non so se capiti anche ad altri, o solo a me, ma sto attraversando tempi di perplessità sul mio lavoro. La baldanza con cui pochi anni fa mi sono gettato a capofitto nello scrivere se n'è andata. Più vado avanti più è dura; quello che riesco a fare non mi contenta; intravedo talvolta i libri che occorrerebbe scrivere, ma la difficoltà del lavoro mi spaventa. Da quel poco che ho scritto, altri e io stesso hanno ricavato una definizione di me, sulla base della quale posso lavorare molto ancora, con soddisfazioni probabili e non faticosi progressi: però mi sento i panni stretti addosso, ho fame d'altro...

Calvino  utilizza negli scritti di Parigi due metafore particolarmente significative:
- quella del reticolo delle città, reali o immaginarie, visibili o invisibili;
- quella del discorso enciclopedico o del museo, che fa di Parigi un’opera da consultare e il campo privilegiato del collezionista.

 

Eremita a Parigi riporta gli scritti di Calvino durante il suo lungo soggiorno a Parigi e, per uno strano gioco editoriale, racchiude anche il Diario americano.
Analizzando l’America degli anni 50 attraverso poche pagine, Calvino offre una lettura illuminante dell’editoria americana e del mondo culturale del periodo beat. Punta il dito con distacco e seleziona il buono che c’è, in un mondo che riconosce, con una punta di malinconia, come più avanzato del nostro dal punto di vista dell’industria culturale.

 

...Parigi è una gigantesca opera di consultazione, è una città che si consulta come un'enciclopedia,[…]  pensiamo alle cattedrali gotiche in cui ogni particolare architettonico e ornamentale, ogni luogo ed elemento rimandava a cognizioni di un sapere globale.[…] E nello stesso tempo possiamo leggerla come inconscio collettivo: l'inconscio collettivo è un grande catalogo, un grande bestiario; possiamo interpretare Parigi come un libro dei sogni, come un album del nostro inconscio, come un catalogo di mostri... 

Eremita a Parigi

 

Prima che tu dica pronto

 

Perchè leggere i classici

 

La strada di San Giovanni

 

Sulla fiaba

 

Calvino definisce queste, come le qualità necessarie da proiettare nel nuovo millennio  che non desta in lui particolare apprensione o curiosità. Riportando citazioni da un gran numero di opere (Divina commedia, Zibaldone dei pensieri, Romeo e Giulietta, ecc.), e tirando in ballo grandi autori come Dante, Leopardi, Shakespeare, Calvino spiega cosa intende per leggerezza, per rapidità, ecc. e spiega inoltre come queste cambieranno e troveranno locazione nella lingua del nuovo millennio.

Questo libro raccoglie cinque conferenze tenute da Calvino all'università di Harvard negli Stati Uniti. Queste conferenze svoltesi nel 1985, parlano delle qualità letterarie più importanti del nuovo millennio. Il libro è stato pubblicato postumo nel 1988.

Calvino vaga fra opere di diversi autori, di diverse epoche e di diversa lingua, dimostrando la sua grande conoscenza letteraria. I cinque temi portanti del libro sono: "la leggerezza", "la rapidità", "l'esattezza", "la visibilità" e "la molteplicità".

...Così, a cavallo del nostro secchio, ci affacceremo al nuovo millennio, senza sperare di trovarvi nulla di più di quello che saremo capaci di portarvi...

Lezioni americane

 

Sotto il sole giaguaro

 

Edizioni postume

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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