



edito solo in rivista («Officina») e solo vari anni più tardi (1957-1958).
Trama - Un giovane, Nino, dalla riviera ligure si reca a Torino per lavorare in un'industria e partecipare alla lotta di classe. Si innamora di Giovanna e scopre la città e il Po. Nonostante l'amore non viene mai meno in lui la carica dell'impegno politico, anche quando Giovanna è uccisa in una manifestazione operaia.
E' un romanzo di tematica neorealista e operaia, vicino alla narrativa di Pavese, che però non fu mai portato a termine. Fu pubblicato nel 1958 sulla rivista Officina, ma scritto alcuni anni prima, tra il 1950 e il 1951. In quegli anni, Calvino cercava una scrittura oggettiva e mirava a definire la condizione dell'uomo nel periodo di crisi culturale e di miracolo industriale.
Il visconte dimezzato

Trama - Narra le vicende del giovane Medardo di Terralba che, arruolatosi nell’esercito cristiano per sconfiggere gli Infedeli in Boemia, viene gravemente ferito dopo poco tempo per una potente cannonata che l’aveva colpito in pieno. Di lui sembra inizialmente salvarsi solamente una metà, quella che poi verrà riconosciuta come la ‘metà cattiva di Medardo’, che riesce a tornare miracolosamente a casa con l’ausilio di una gruccia. Rientrato nel suo castello, il visconte inizia a dimostrarsi scortese e a compiere malefatte nei confronti dei suoi sudditi, e in particolare nei confronti delle persone alle quali era particolarmente legato prima di rimanere invalido in guerra. Medardo si invaghisce di Pamela, una giovane e povera pastorella che non vuole assolutamente sposarsi con lui. Appare l'altro mezzo Medardo, che è estremamente buono, al punto che, dopo poco tempo, la gente si stanca di questo eccesso di prodigalità. Pamela, quando viene obbligata dai genitori a sposare uno dei due visconti, non sa davvero quale sia il peggiore. Tra i due Medardo c'è un duello, nel quale vengono entrambi feriti. Il dottore riesce a bendare strettamente le due metà insieme e Medardo ritorna così un uomo intero, un nuovo Medardo «né cattivo né buono, un miscuglio di cattiveria e di bontà», ma capace di comprendere la vita.
Il filone principale su cui ruota tutto il romanzo è sicuramente quello dell’uomo diviso in due, che viene analizzato dall’autore attraverso molteplici sfaccettature. In primo luogo, la storia si incentra sulla figura del visconte dimezzato anche dal punto di vista fisico, secondo quella che viene definita la ‘linea di frattura bene-male’. Calvino riesce a rendere, in un certo senso, entrambe le metà di Medardo ugualmente insopportabili. Alla tematica dell’uomo dilaniato dal contrasto bene-male, si unisce anche quella dell’uomo incompleto, dell’uomo che non è stato in grado di realizzarsi totalmente. Tutto è condito da una buona dose di ironia e di comicità che emerge dalle situazioni assurde nelle quali i personaggi vengono calati, e quindi il romanzo di Calvino può essere considerato ‘diverso’ (e più divertente) rispetto agli altri classici dai quali si è ispirato.
...Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane...
Saggi

L'entrata in guerra


Italo Calvino curò questa raccolta di fiabe, provenienti dalle diverse tradizioni regionali d’Italia, nella metà degli anni Cinquanta. Un paziente e rigoroso lavoro di collezione e classificazione, che tenne impegnato lo scrittore per ben due anni. Calvino, cultore dell’ordine e dell’esattezza anche in letteratura, dichiarò il proprio disagio nell’affrontare una materia così magmatica e, per così dire, istintiva, apparentemente priva di schemi e regole compositive.Fu preso da «una smania, una fame, un’insaziabilità di versioni e di varianti, una febbre comparatistica e classificatoria», per cui motivi, episodi e personaggi diventavano le componenti asettiche di un certo meccanismo narrativo che si ripeteva in luoghi e tempi diversi, dall’altro cresceva e si rafforzava in lui la convinzione che «le fiabe sono vere», perché costituiscono una «spiegazione generale della vita» e «sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna».
...Ora che il libro è finito, posso dire che questa non è stata un'allucinazione... è stata piuttosto una conferma...: le fiabe sono vere...
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Trama
- La prima
e, forse,
unica
raccolta di
un
importante
patrimonio
di cultura
popolare
estesa a
tutta
l'Italia.
Calvino le
ha
rimaneggiate,
come ammette
lui stesso,
aggiungendo
o togliendo
particolari,
o "fondendo"
fiabe simili
tra loro.
Molte fiabe
in versione
originale
sono troppo
scarne o
legate alla
realtà
locale per
essere
apprezzate
dal grande
pubblico,
specialmente
dai bambini.
Una lettura
piacevole
per i
bambini e
anche per i
grandi,
grazie al
linguaggio
sciolto e
gradevole,
corretto pur
senza
rinunciare a
coloriture
locali. Un
ventaglio di
tutti i
generi
possibili,
dove
chiunque può
trovare
qualcosa che
l'accontenti.
Un'
occasione, a
chi
interessa,
di
approfondire
l'argomento
con
introduzione,
note e
bibliografia
adeguate. La
sensazione
(che spesso
dà la fiaba)
di
somiglianza
e unitarietà
tra i
popoli.
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Trama - Elementi autobiografici sono presenti nei tre racconti del 1954, uno dei quali dà il titolo alla raccolta, L'entrata in guerra, in cui Calvino esamina a ritroso la sua storia, non tanto per rintracciarvi la vocazione letteraria, quanto per giustificare la scelta politica: il giovane protagonista, borghese, antifascista non proprio convinto, è l'autore stesso, che si ritrova uomo maturo solo nella pietà verso gli altri.
Il progetto che poteva portare alla realizzazione di un romanzo più lungo che, attraverso episodi minimi d'una adolescenza di provincia, avrebbe seguito la formazione d'un giovane negli anni della seconda guerra mondiale, si limitò a questi tre racconti: "Gli avanguardisti a Mentone", "L'entrata in guerra", "Le notti dell'UNPA". S'apriva in quell'epoca per la letteratura italiana una stagione che oggi chiamiamo "degli anni cinquanta", in cui, sbollito il più convulso neorealismo dell'immediato dopoguerra, la memoria s'addentrava ad esplorare soprattutto il recente passato, cioè gli anni del fascismo.
...Poi vidi che le donne, coi fazzoletti neri in capo, erano le solite da sempre viste a raccogliere olive, a pascolare capre, che gli uomini erano i soliti, chiusi tipi dei nostri agricoltori, e mi sentii in un giro più familiare, ma insieme fatto estraneo, tagliato via; perché loro, questa gente, per me erano già stati una pena, un rimprovero - per me diverso da mio padre - a vederli, che so? imbastare dei muli, aprire all'acqua i solchi in una vigna con la vanga, senza poter con loro avere mai un rapporto, mai pensare di potere venir loro in aiuto...
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Trama - Saggi, nel senso proprio del termine; prefazioni a contemporanei e classici; pagine critiche sparse; recensioni, letterarie e non; commenti e note di costume; corrispondenze di viaggio; articoli di militanza politica e culturale; testimonianze autobiografiche; riflessioni e interventi di diverso genere, tra cui svariate interviste. Un insieme di testi dai connotati quanto mai vari e disuguali. La Parte prima ri-produce i libri pubblicati dall'autore (Una pietra sopra. Collezione di sabbia e l'incompiuta serie delle Norton Lectures nota come "Lezioni americane"), le tre successive ospitano gli scritti sparsi, mai raccolti in volume.
Questo
volume è sipario di letteratura, lingua, arte,
cinema, scienza, storiografia e storia vissuta,
questioni politiche e sociali, geografia. Ma le
differenze principali riguardano lo statuto dei
singoli scritti, più che i temi di volta in
volta affrontati. Parecchi hanno carattere
fortemente "letterario", altri rientrano più
chiaramente nel dominio del giornalismo. Altri
ancora, benché sollecitati da una situazione
contingente, non sono vincolati necessariamente
ad essa; sono quasi tappe d'una riflessione che
viene sviluppandosi per gradi.
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Ultimo viene il corvo

“Ultimo viene il corvo” contiene trenta racconti brevi
scritti da Calvino tra l’estate del 1945 e la primavera del
1949, usciti in buona parte su giornali.
Essi
parlano della crudeltà della guerra mondiale che colpisce
indistintamente i ricchi e i poveri, gli adulti e i bambini
e che lascia segni indelebili nelle persone. Anche in questi
racconti protagonisti sono sempre dei ragazzi, forse perché
Calvino considera l'infanzia e l'adolescenza come il momento
migliore della vita umana che si integra meglio con la
natura.
Il linguaggio e le trame dei racconti sono molto semplici ed
accessibili a tutti, come se Calvino volesse narrarle a dei
bambini; i brani non sono "pesanti" proprio perchè l'autore
ci offre degli spunti di riflessione lasciando al lettore il
compito di ampliarli senza costringerlo a cogliere un
significato più profondo.
...Qualunque fosse il loro destino da allora in poi di sangue, di urli, di sfinimento, di burla pure avrebbero sentito il gusto sanguigno d’essere vivi e dividere il dolore come il pane...
Trama - Un primo nucleo riguarda avventure di ragazzi o storie agricole, avventure di caccia, tutte ambientate tra la collina e il mare, in quel paesaggio ligure tanto caro all’autore. Storie di ragazzi che s’immergono nel mondo che li circonda, vivono il senso dell’avventura sentendosi grandi, s’uniscono in gruppo e organizzano bande cercando un nemico da battere lanciandogli sfide.
La varietà del fronte antifascista durante la guerra di Liberazione risalta chiaramente dalla gamma dei personaggi dei racconti centrali della raccolta. Si narra di guerra, di morte, di tedeschi e fascisti, di partigiani che li combattevano, della giusta punizione da rifilare ai nemici della libertà ma senza retorica alcuna.
Gli ultimi racconti sono storie del Dopoguerra, borsa nera e bivacchi in stazione, storie di ordinaria povertà e di cattiva giustizia, di corruzione e di tradimento, con una vena di disillusione.
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Nella letteratura italiana la storia non era mai stata filtrata dallo sguardo spietato e indifeso di un bambino, ed è qui che troviamo il valore più profondo del romanzo. Pin osserva dal suo mondo fiabesco di «bambino vecchio» le esistenze misteriose e ingarbugliate dei grandi. Pin è un personaggio di confine, sospeso tra un’infanzia che non gli è mai appartenuta e un mondo adulto ancora lontano ed estraneo, ma che tuttavia lo attrae, perché sente che lì forse potrà avere un’occasione di riscatto, potrà trovare l’Amico, il compagno con cui condividere il castello di sogni e segreti su cui poggia la sua piccola vita senza affetti. In questa sua ricerca sconclusionata, senza guide e senza direzioni preordinate, Pin diventa a volte un inconsapevole moralista: guarda gli adulti con i suoi occhi vuoti di esperienza, e da questa osservazione sa trarre una saggezza tutta sua, che lo rende ancora più solo, ancora più in bilico tra desiderio, rabbia e paura. Troverà il suo Amico proprio nel mondo dei grandi. E solo in ragione di questo umile affetto umano Il sentiero dei nidi di ragno può chiudersi con un’immagine di speranza. «E continuarono a camminare, l’omone e il bambino, nella notte, in mezzo alle lucciole, tenendosi per mano.»
...Tutti abbiamo una ferita segreta per riscattare la quale combattiamo...
Trama - Pin ha circa dieci anni, ha perso i genitori, vive con la sorella che fa la prostituta. Lavora presso la bottega di un calzolaio mentre il padrone è in prigione e desidera piacere ai grandi, al punto da fare una scommessa che gli costerà cara: per vincere. Insultato per le relazioni che la sorella intrattiene con i militari tedeschi e sfidato a provare la sua fedeltà, Pin ruba la pistola all’amante della sorella, la favolosa P38 e la nasconde nel suo luogo segreto, il sentiero dei nidi di ragno che è per lui un rifugio e una “palestra” di crudeltà. Qui il bambino replica ciò che vede fare ai grandi, applica il diritto del più forte massacrando rane, ragni e grilli. La bravata della pistola conduce Pin in prigione, e poi, in seguito all’evasione con il partigiano Lupo Rosso, nel cuore della Resistenza, sulle montagne liguri. Qui Pin incontra un Amico, una persona di cui finalmente si può fidare, il partigiano Cugino, un omone grande e grosso, col suo mantello e le mani che sembrano fatte di pane, il primo a cui svelerà il segreto sentiero dei nidi di ragno. Ironia e crudeltà della sorte, sarà proprio Cugino ad essere incaricato di uccidere la sorella di Pin, spia per i tedeschi, secondo quelle logiche della Storia incomprensibili al bambino. Ma la certezza di aver trovato un Amico con cui condividere i propri pensieri, un uomo altrettanto ferito, tradito dalla Storia, basta a Pin per andare avanti.
Trama - Riferendosi alla situazione di stallo in cui versava la politica italiana di quel periodo, densa di conflittualità latente e di mancanza di sbocchi dialettici, Calvino racconta, attraverso i ricordi di un vecchio marinaio inglese, l'incontro-scontro di due galeoni, l'uno inglese e l'altro spagnolo, nei mari delle Antille all'epoca delle guerre di corsa e dell'Invincibile Armada. Malgrado i continui stimoli dei nipoti che vogliono strappare una conclusione, positiva per il galeone inglese, alla narrazione del vecchio e insonnolito zio marinaio, il racconto si chiude senza né vinti e né vincitori. I galeoni sembrano poter continuare a fronteggiarsi per l'eternità in un mare senza vento, di calma piatta.
L'apologo non sembra descrivere una situazione di immobilismo, ma le attività sterili degli attori: i marinai spagnoli e quelli inglesi, il PCI e la DC nella metafora politica, che invece di portare a un evento, sia esso una vittoria o una sconfitta, portano ad una stasi perenne.
La gran
bonaccia
delle Antille
pubblicato nel 1957 su "Città aperta".
Il
libro propone una stratificazione di temi e di significati.
Forse
il personaggio di Cosimo rappresenta il poeta, il narratore,
l'intellettuale, il riformatore sociale, che partecipa alla vita da una
certa, necessaria distanza. C'è l'invito di Calvino, rivolto a ciascuno
di noi, a cercare la propria strada, la propria voce più autentica,
fuori dalle aspettative familiari e sociali. Solo così saremo felici e
potremo dare il nostro valido contributo al progresso del mondo. E
forse, come con Cosimo, gli altri finiranno con l'accettarci. Purché,
naturalmente, sia una scelta fatta con coerenza, serietà e disciplina
C'è
un grande rispetto, illuminista, per la diversità. Inoltre, ci sono, nel
libro, considerazioni che sembrano anticipare lo scempio ambientale e la
migliore coscienza ecologista dei nostri giorni. Lo stile di Calvino è
quello solito, chiaro, aperto all'ironia, alla comicità, alla fantasia.
Arricchisce il linguaggio usato, la precisa terminologia della scienza,
della botanica e della zoologia in primo luogo, che lo scrittore
dimostra di dominare con incantevole competenza.
...Viviamo in un paese dove si verificano sempre le cause e non gli effetti...

Trama - Un
adolescente di 12 anni, Cosimo, figlio del barone di un paese della
Liguria, che, stanco della vita piena di regole e costrizioni,
decide, come segno di protesta, di andare a vivere sugli alberi e di
non scendere mai più. Dapprima Cosimo conosce una bambina,
Violante, di cui si innamora perdutamente; ma in seguito
questa parte, spezzandogli il cuore.
Negli
anni seguenti Cosimo si adatta alla vita sugli alberi
sopravvivendo grazie alla caccia e vivendo molte avventure e
molti avvenimenti: lotta contro i pirati, legge molti libri
diventando un filosofo conosciuto in tutta Europa, conosce un
pericoloso brigante, che riesce a redimere grazie alla cultura ma
che vede poi morire sulla forca, fonda una squadra di vigili del
fuoco, incontra un gruppo di persone spagnole che come lui vivono
sugli alberi e conosce Ottimo Massimo, il cane che gli tiene
compagnia per molti anni. Tutto ciò
contribuisce sensibilmente a renderlo strano ma anche affascinante
agli occhi della società.Un
giorno Violante ritorna a casa, e tra i due nasce un grande amore,
che però si conclude male e quindi la ragazza riparte.
Cosimo
passa tranquillamente gli ultimi anni della sua vita e alla fine
muore, a sessantacinque anni, dopo essersi ammalato gravemente,
attaccandosi all'ancora di una mongolfiera in volo e buttandosi
lontano dal suo paese, per non dare agli abitanti la soddisfazione
di vederlo alla fine toccare la terra.
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