dei libri di Italo Calvino

Recensioni

Trama - Il libro è composto da venti novelle, in cui il ciclo delle stagioni si ripete per cinque volte. Il protagonista è Marcovaldo, un manovale, personaggio buffo, di animo semplice, padre di famiglia, che si ostina nella ricerca della Natura in una grande città di asfalto e cemento.Quella che egli trova è una Natura cittadina, contraffatta, dispettosa, profondamente modificata dalla vita artificiale. Il firmamento scompare, soffocato dalla violenza delle insegne luminose ("Luna e Gnac"), gli animali, estrapolati dall'ambiente agricolo, sono vittime di esperimenti medici ("Il coniglio velenoso"), i bambini non conoscono i prodotti della natura ("Funghi in città"), ma vivono travolti dalla smania del consumo, che obbliga a comprare, comprare, comprare ("Marcovaldo al supermarket"). La città non ha nome; la ditta è indeterminata, simbolo di tutte le fabbriche, le aziende, che regnano sulla vita delle persone, alienandole.

...Chi ha l'occhio, trova quel che cerca anche a occhi chiusi...

Calvino nella raccolta di novelle affronta e analizza numerosi temi caratterizzanti gli anni del boom economico italiano attraverso gli occhi del protagonista, Marcovaldo.
Marcovaldo, impiegato presso la ditta Sbav, rappresenta un po' la parte sognante e ingenua di noi che deve scontrarsi con le piccolezze e le difficoltà della vita quotidiana.
Un fondo di malinconia colora interamente il libro, come se la comicità delle diverse novelle fosse solo il punto di partenza per una lettura più profonda, che scava a fondo i problemi e le contraddizioni della nuova realtà industriale. La condanna della civiltà e della mentalità industriale si contrappone ad un sognato mondo idillico a cui è impossibile ritornare.

Sono stata pubblicate due serie di racconti di Marcovaldo (1958 e 1963).

Marcovaldo

Trama - Amerigo Ormea si ritrova nelle elezioni del 1953 (quelle della cosiddetta "legge truffa"), a fare lo scrutatore per conto di un partito della sinistra. Il suo seggio si trova a Torino, in quel famoso istituto, il "Cottolengo", che raccoglie tutta un'umanità derelitta. Gli ospiti dell'istituto sono stati istruiti a votare per il partito di governo, la Democrazia Cristiana, l'unico che gli è fatto credere tuteli i loro interessi. Il racconto lungo di Calvino descrive appunto la giornata di Amerigo, dal mattino piovoso in cui si reca al seggio alla conclusione delle operazioni di voto. E il suo incontro con quell'umanità desolata e con i religiosi che  li assistono. il protagonista prende spunto da fatti minimali, in apparenza insignificanti, per dare il via a una serie di interessanti e originali meditazioni sui più svariati argomenti: la democrazia, le istituzioni, la sofferenza, l'emancipazione femminile, la politica, l'amore, la metafisica, la religione, la bellezza, l'evoluzione della specie, la beatitudine, il potere, la donna, la lettura, la responsabilità della procreazione, la giustizia. Quando rientra a casa, telefona alla sua ragazza, Lia, con la quale gli riesce più facile intrattenere rapporti quando se la raffigura nella sua fantasia che quando interagisce direttamente con lei.
Lia gli comunica, telefonicamente di essere incinta, disorientandolo e facendogli perdere la sua assorta concentrazione.

La giornata di uno scrutatore venne pubblicato nel 1963, dopo dieci anni di "travaglio creativo" ed è parzialmente autobiografico (Calvino fece davvero lo scrutatore al Cottolengo).
Il racconto è un piccolo gioiello di equilibrio classico.
Il protagonista, dalla vita in apparenza insignificante, ci guida, col suo razionalismo arricchito dalla giusta dose di emotività, a meditazioni profonde sul destino umano.
Ci colpisce e ci seduce la sua abitudine a guardare le cose dal punto di vista dell'avversario e la sua riluttanza a esprimere concetti ovvi.

...Non sapeva come avrebbe voluto: capiva soltanto quant'era distante, lui come tutti, dal vivere come va vissuto quello che cercava di vivere...

La giornata di uno scrutatore

...Lentamente la via Lattea si voltava su di sé, con le sue frange di costellazioni e di pianeti e di nubi, e il sole insieme al resto, verso il bordo...
Le narrazioni contenute in questo libro sono nate dalla libera immaginazione di Italo Calvino; ma sono anche storie basate su ipotesi teoriche, avanzate dalla scienza per dare una spiegazione sull'origine del nostro mondo, compreso nel sistema solare e dentro una galassia. I racconti sono così divisi: quattro storie sulla luna, quattro sul sole, sulle stelle e le galassie, quattro sull'evoluzione e quattro sul tempo e lo spazio. Furono pubblicati per la prima volta fra il 1965 e il 1967, quindi prima dello sbarco dell'uomo sulla luna. Ogni cosmicomica inizia con un passo, tratto da un libro scientifico, che serve da introduzione al discorso di un personaggio fantastico che non si può definire umano: egli oggi vive in un mondo post-moderno, ma c'era già quando l'uomo non esisteva, quando la luna era così vicina alla terra che si poteva raggiungerla con un salto. Questo strano essere risponde al nome, impronunciabile, di Qfwfq e attacca discorso con è vero che..., o con io c'ero...
QFWQF di bizzarro non ha solo il nome; esisteva già prima del "BIG BANG", e dai suoi racconti si deduce che ha già vissuto anche il futuro. Affermare che è un uomo risulta impossibile; si può dire che è stato tutto perchè è stato un organismo monocellulare evolutosi poi a pluricellulare, è diventato una conchiglia, un pesce, un anfibio, un uccello, è stato l' unico dinosauro sopravvissuto, è stato un uomo e altre forma di vita indeterminate.

Dodici racconti (“Lo zio acquatico” e “I dinosauri” tra gli episodi più interessanti) nati nell’arco di qualche anno;  gioco letterario ma nessun gioco di Calvino è scevro d’un’ombra almeno di esistenzialismo. Splende, sempre, di intelligenza. Pura.  Il gioco dell’origine del mondo, poesia della nascita dell’esistenza e dell’evoluzione degli esseri viventi; dell’apparizione della luce, e del ritorno letterario agli albori della vita, narrato in dodici racconti dall’impronunciabile “vecchio Qfwfq”. Libro dunque d’argomento fantastico, di stile piano e di rara vivacità intellettuale; incantato gioco d’un narratore votato alla meraviglia e alle illusioni, divertente e divertito.

Le cosmicomiche

La formica argentina

Un altro esempio del  graduale distacco di Calvino dal neorealismo, adottando un linguaggio surreale, pur sempre carico allegoricamente di riferimenti critici alla realtà contemporanea. L'autore ha affiancato La formica argentina   a 'La nuvola di smog' proprio per l'affinità strutturale e morale.
Trama - Nel breve racconto Calvino esprime il male di vivere, che in questo caso viene dalla natura. Il nemico è la formica argentina, una specie di formica particolarmente aggressiva e prolifica che negli anni Venti e Trenta infestò la Riviera di Ponente. La forza della formica argentina è il suo numero e la sua ostinazione. Il protagonista non  riesce a comprendere il "dramma" finché non ne è lui stesso protagonista.  I personaggi del racconto hanno diversi modus operandi di fronte al problema. I Reginaudo combattono le formiche con una quantità sproporzionata di insetticidi e veleni che si dimostrano comunque inefficaci. Il capitano Brauni le tortura e le uccide con le sue ingegnose trappole. Infine vi è il signor Baudino  che le nutre con una melassa leggermente avvelenata. Il protagonista si rende conto quasi da subito che non è possibile eliminare la formica argentina e che l'unica soluzione è la convivenza. Alla fine del racconto, dopo tutti i trambusti , il protagonista, la moglie ed il loro bambino si recano in spiaggia vicino al molo dove notano che non vi sono formiche; quì riescono finalmente a rilassarsi e a godersi la serata.

...Io pensavo alle distanze d'acqua così, agli infiniti granelli di sabbia sottile giù nel fondo, dove la corrente posa gusci bianchi di conchiglie puliti dalle onde...

 

La nuvola di smog

Trama - L’eroe di questa novella è un giornalista che, schiacciato da un’esistenza qualsiasi, parte alla volta di una grande metropoli alla ricerca di un destino che lo faccia sentire vivo. Il giornalista viene assunto come redattore in un'importante testata dal nome simbolico: «La Purificazione». Questo giornale, di proprietà dell’ingegnere-imprenditore Cordà, è l’organo di un'intera società, ma di una società ammalata. Il direttore infatti è anche presidente dell’impresa che, più di tutte, inquina la città. L’atmosfera è  letteralmente e figurativamente inquinata: ovunque la nuvola di smog fa sentire la sua presenza pesante. Il giornalista fa la conoscenza di un giovane operaio, Omar Basaluzzi, il quale, resosi conto dell'impalpabile pericolo incombente sulla città, organizza dei meeting di protesta contro questa quotidiana condanna a morte. Un giorno egli viene licenziato ed entra a far parte di un sindacato — cioè del circolo vizioso dal quale si sforzava di uscire. Propone allora la costituzione di una nuova società: "saremo uomini prima dentro e poi fuori".
A questo punto — siccome il male ha vita lunga — si manifesta un pericolo ben più grande e più importante: la radioattività. La nuvola di smog, che uccide le belle mattine di primavera, diventa così uno scherzo di fronte all'atmosfera da fine del mondo che pervade la città. La natura non ha mai prodotto catastrofi così grandi come quelle create dall’indifferenza dell'uomo, la quale gli si ritorce contro nel modo più grave possibile. Il finale della novella è un misto tra la speranza — il giornalista va in campagna ad assistere a un’attività che lo rende sereno: il bucato — e l’incubo — il pensiero di un mondo senza possibilità di salvezza, simbolicamente rappresentato dalla ricerca di immagini belle che rimangano indelebili nel ricordo
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Il libro si delinea come una dura critica alla società moderna in quanto la nuvola pervade ogni aspetto della realtà della città. Essa è sempre presente e insieme alla polvere “soffoca” il protagonista e aliena gli abitanti della città. Così anche l’inquinamento soffoca l’uomo moderno staccandolo dalla natura.
Nel personaggio di Cordà, si nota la controversa condizione dell’uomo moderno che è consapevole dell’emergenza ambientale ma allo stesso tempo antepone a questo gli interessi economici-industriali.

...Non era molto, ma a me che non cercavo altro che immagini da tenere negli occhi, forse bastava...

 

 

 

Trama - L'intellettuale comunista Quinto Anfossi, avendo intenzione di vendere un appezzamento di terreno adiacente alla sua villa, si reca in città (Sanremo) per combinare l'affare. Ma si imbarca in una speculazione con un imprenditore dai precedenti poco affidabili. Una serie di esperienze lo porteranno a comprendere le ambiguità, lo squallore che regolano i rapporti di quel mondo. Da qui l'immagine di una società malata.

Calvino affronta un problema scottante della nuova società del benessere economico. Il racconto è ambientato negli anni del cosiddetto miracolo economico italiano. L’Italia si avviava ormai a diventare un paese industrializzato, con conseguente abbandono della campagna da parte dei contadini. Ma quella grande esplosione industriale avveniva alle spalle dei contadini inurbati, che accettavano salari irrisori pur di uscire dalla miseria della campagna. A quel clima di speculazione edilizia partecipano anche gli intellettuali in cerca di guadagni. In Anfossi, il protagonista, Calvino ha voluto certamente rappresentare il fallimento dell'intellettuale italiano contemporaneo, che si è lasciato irretire nelle maglie del neocapitalismo, ritardando l'ascesa della classe operaia.

La speculazione edilizia

 

 

 

Nella favola allegorica, Il visconte dimezzato, il dimezzato visconte Medardo di Terralba capisce e conosce cose che «da intero uno non osa credere», per poi ritornare «in questo nostro mondo pieno di responsabilità e di fuochi fatui» nuovamente intero, con una superiore consapevolezza basata sulla somma della duplice esperienza.
Il barone rampante è una bellissima, ironica e per nulla moralistica «parabola» della ragione utopica, ossia di un modello di ragione che, pur non riuscendo a modificare la realtà, rimane strumento rigoroso per conoscere il mondo.
La vicenda del barone Cosimo Piovasco di Rondò che trascorre tutta la sua esistenza sugli alberi, vivendo un rapporto distante e separato dalla realtà storica e sociale, si fa metafora ed immagine dell’illuminista e dell’intellettuale in genere che partecipa, sì, alla storia e alla vita associata, ma conservando fino in fondo nei loro confronti un ironico distacco.
Infine, nel racconto epico-cavalleresco, Il cavaliere inesistente, la vicenda di Agilulfo, cavaliere privo di corpo che nella sua vuota armatura con la sola forza di volontà combatte nell’esercito di Carlo Magno, è la chiara immagine della razionalità pura e astratta che fallisce non riuscendo a commisurarsi e ad adeguarsi alla realtà. La voce narrante, Suor Teodora, svelando progressivamente la sua identità, dedica via via sempre più spazio alla riflessione sui rapporti tra scrittura e vita. E il finale del racconto (la fuga a cavallo di Suor Teodora-Bradamante con Rambaldo) sembra voler esprimere un’ironica fiducia sulle possibilità e potenzialità della letteratura di dar vita a passioni e desideri, di ricostruire il senso dell’esperienza umana.

Scritti  e pubblicati separatamente, i tre romanzi brevi, Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959), sono stati riuniti nel 1960 nel volume I nostri antenati. Rappresentano un allegorico ritratto dell’uomo, dell’intellettuale, contemporaneo: un’ironica fiabesca divertente  metafora dei limiti, dei condizionamenti e delle possibilità della ragione umana di conoscere e commisurarsi alla realtà storica e sociale. In tutti e tre i romanzi la narrazione è affidata ad un narratore interno, diretto testimone o protagonista secondario della vicenda: il nipote del visconte ne Il visconte dimezzato, il fratello del barone ne Il barone rampante e la monaca Teodora, che alla fine s’identifica con il personaggio di Bradamante, ne Il cavaliere inesistente. Calvino proietta in un lontano e fantastico passato (rispettivamente la fine del Seicento, il Settecento e l’epoca di Carlo Magno) i modelli di comportamento umano e intellettuale che agiscono nella società contemporanea. Per l’appunto, nelle figure dei tre protagonisti - nel visconte Medardo di Terralba, diviso letteralmente a metà in seguito ad uno scontro con i Turchi, nel barone ligure Cosimo Piovasco di Rondò, vissuto tutta la vita sugli alberi, ed infine nel cavaliere Agilulfo di cui esiste solo l’armatura - si possono riconoscere "i nostri antenati".

I nostri antenati

 

Il cavaliere inesistente

...Se infelice è l'innamorato che invoca baci di cui non sa il sapore, mille volte più infelice è chi questo sapore gustò appena e poi gli fu negato...
La vita dell'uomo odierno, nel suo pragmatismo e nella sua totale assenza di un qualsiasi sfogo mistico, appare come la più vuota ed insoddisfacente, nonostante sia fondata sulle basi concrete del materialismo, ed è ampiamente diffusa la domanda su cosa rimanga di un individuo sotto la scorza di convenzioni sociali ed apparenze con cui si tenta di esorcizzare il generale senso di vanità. Il libro, come emerge dalla lettura e dalla caratterizzazione dei due personaggi principali, si presenta come la parodia di quei valori cavallereschi riflesso, di quelli della civiltà contemporanea, che privilegiano l'uomo in quanto marionetta di una società non adatta a lui e che pur accetta. Inoltre si fa anche riferimento al tema dell'apparenza come fondamento dei rapporti sociali quando si narra dell'amore della virtuosa Bradamante per Agilulfo, amore che finirà per essere rivolto ad un altro personaggio del libro nel momento in cui si impossesserà della lucente armatura del paladino d'aria. 
Trama - Narra la storia di Agilulfo, un cavaliere al servizio di Carlo Magno. Questo cavaliere è inesistente; infatti lo si riconosce semplicemente dalla corazza candida che indossa. Una guerriera di nome Bradamante si è innamorata di Agilulfo, al seguito del quale vi è Gurdulù, lo scudiero personale del Cavaliere Inesistente; un uomo che prima di fare lo scudiero era un vagabondo ed è stato raccolto dai paladini di Carlo Magno sul cammino per la guerra. Durante un banchetto sorge una discussione tra Agilulfo e Torrismondo, un altro cavaliere. Il primo inizialmente critica le opinioni dei commensali e il secondo, invece, critica il fatto che Agilulfo sia diventato cavaliere senza meritarselo. Torrismondo, infatti, sostiene che la vergine, di nome Sofronia, che ha salvato Agilulfo da due Briganti, in realtà non era una vergine, bensì sua madre. Secondo Torrismondo, infatti, lui è figlio di un cavaliere del Santo Graal poiché sua madre era stata messa incinta da un cavaliere del celebre ordine. D'ora in poi i due cavalieri sono impegnati a dimostrare ognuno la verità delle proprie origini. Dall'esercito di Carlo Magno si staccano i due cavalieri per la loro missione seguiti da altre due partenze; Bradamente che insegue il suo amato e Rambaldo, un soldato amico di Agilulfo e innamorato di Bradamante. Agilulfo, tra mille peripezie, riesce a trarre in salvo Sofronia da un sultano che l'aveva fatta prigioniera e la porta in Gran Bretagna al sicuro. Mentre il cavaliere sta conducendo Carlo Magno da Sofronia, giunge Torrismondo, il quale si innamora della donna senza riconoscerla. Arrivato sul posto con il re, Agilulfo fugge credendo che Torrismondo fosse realmente il figlio di Sofronia; quest'ultimo, però, fugge anche lui dopo aver scoperto la vera identità della donna. In seguito la donna chiarisce ogni equivoco e rende noto che è la sorellastra di Torrismondo. Risolto ogni problema vengono cercati i due fuggitivi; Torrismondo ritorna e sposa Sofronia, mentre Agilulfo, credendo di non essere degno della sua carica si era tolto la corazza, ed era diventato "inesistente". Il romanzo si conclude con il fidanzamento di Rambaldo e Bradamante, inoltre il lettore si rende conto che quest'ultima è la vera narratrice delle vicende.
 

 

Nel 1958 Calvino pubblicava I racconti, in cui riuniva tutti quelli scritti fra il 1945 e il 1958. Il volume è ordinato in quattro sezioni: Gli idilli difficili, Le memorie difficili, Gli amori difficili, La vita difficile.
Questo è uno dei libri più significativi della poetica e dell'arte di Calvino, perché ci offre il senso amaro della realtà della vita attraverso una immaginazione festosa e umoristica che tende alla fiaba..

I Racconti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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