Giulia, alzatasi dal letto, si avvicina quasi barcollando alla finestra per dare, dopo tanto tempo, il suo primo sguardo alla campagna. Arrivata la sera prima nella vecchia casa dei nonni, non era riuscita a vedere i luoghi della sua infanzia; erano già immersi nella notte. Ma ne aveva sentito i profumi, quelli forti che, allo sparire del sole, come tanti folletti escono all’aperto e si spandono dappertutto con un’intensità travolgente, forse perché solo di notte riescono a liberarsi dalle catene con cui l’uomo distratto li tiene legati.

Giulia poggia le mani sulle maniglie delle vecchie ante. Quelle tavole di legno a cui il nonno, con le sue mani callose, aveva dato forma. Tutta la casa era nata dalle mani e dall’amore dei suoi nonni, così come si era abituati a fare una volta, quando l’uomo aveva la sana abitudine di costruire da sé il proprio nido e con oggetti semplici e sentimenti genuini. E la vita ruotava intorno al caminetto sempre acceso.

Come una bambina che sbircia di nascosto, apre lentamente la finestra, quasi a non voler essere colpita dall’apparizione improvvisa di una scena che Giulia già sa si rivelerà fantastica.

Scosta finalmente il velo in cui aveva avvolto anni prima quel pezzettino di paradiso; un fagottino che aveva portato con sé e che aveva aperto nei momenti di malinconia. Ora il dipinto si sta per materializzare davanti ai suoi occhi. E le appare. Abbagliandola e coinvolgendo tutti i sensi in una danza ritmica e allo stesso tempo mistica.

Un’immensa vallata ai piedi del grande gigante. Una distesa dolcissima dove il verde e il marrone fanno da padroni, pavoneggiandosi nel loro vestito a festa. Macchie vivaci di colori rubati chissà a quale pittore impressionista. Giulia li raccoglie nuovamente tutti quei colori per rinfrescare la sua scatola dei ricordi.

Decide di non perdere tempo, infila velocemente un abito e scende al piano di sotto. Nella grande cucina la nonna è avvolta in una nuvola di farina. Sta preparando la sfoglia per le fettuccine. Le dà un bacio e le dice: “Non è mica domenica, oggi?” La donna, piccola e curva, ma non ancora vinta dagli affanni della vita, con un sorriso luminoso le risponde :”Bambina mia, oggi si festeggia il ritorno di una rondinella!” Giulia l’abbraccia e la bacia ancora. Prende un biscotto dalla ciotola poggiata sulla vecchia credenza e salutando la nonna scappa fuori accompagnata dallo sguardo sereno della donna che sembra volerle dire “Vai bambina, vai a giocare!”

S’incammina sul viottolo dietro casa e sui due lati una schiera di peschi in fiore l’accolgono mentre avanza con passo discreto. Braccia all’apparenza rigide s’incrociano su di lei sciorinando un delicato rosa. Un brusio sembra urlare: “Dai, forza Giulia, vai avanti!”

E lei prosegue. Ovunque passa, i fiori incuriositi tirano fuori il capo. Il cuore di Giulia applaude a  quello spettacolo. Una festa gioiosa dove a suonare sono i colori.

Un ruscello, laggiù dove gli alberi e i cespugli si sono radunati per affacciarsi come folla curiosa su terrazza panoramica, scorre ora lento ora lesto, raccogliendo battiti d’ali e gridolini vivaci.

Ubriaca di tutto ciò e dei sorrisi versati  dai calici rossi, bianchi e celesti, Giulia comincia a danzare, alzando le braccia al cielo. In quel lenzuolo azzurro vede passare ad uno ad uno i suoi sogni. Sono così splendenti lassù. E’ quasi peccato volerli tutti per sé. Sulla terra perderebbero la loro luce.

Vivere nutrendosi di pane bianco, vino e miele d’acacia e dipingendo il proprio cielo di sogni. Aprire la finestra e sorridere ogni volta al nuovo giorno come se fosse sempre primavera, anche se tutto intorno è freddo. E’ questa la musica che sgorga dalla natura.

Volando, Giulia rientra in casa.

“Nonna, è pronto? Ho una fame!”

E sbaciucchia la nonna. Solleticandola sui fianchi larghi, come faceva da piccola. E la donna ridendo e fingendo di sottrarsi a quel simpatico formicolio: “Sei rossa in viso e hai il sole negli occhi e tra i capelli. Anche da piccola una passeggiata fuori nei campi ti faceva così bella!”

Eh, sì. Giulia si sente proprio così. Bella. Dal bocciolo stretto nelle lamine fredde dei treni su cui ha viaggiato durante l’inverno appena trascorso, fa ora capolino una rosa. Desiderosa di bere la vita. La primavera è là fuori e va respirata fino in fondo. Speranza da inalare. Vita da vivere. La vita è una sola e lunga stagione o diverse stagioni che si alternano. Un ciclo che va completato con coraggio e con la voglia di chiudere il cerchio costruendo il destino con le proprie mani, fino a renderle callose.

Il destino va dipinto con passione, con pazienza, colore su colore. Sul nero va stemperato il rosso. Sul rosso il verde. E sul verde il giallo. E fermarsi ad ammirare, ad ogni pennellata, il quadro che si sta realizzando sotto i nostri occhi. E sentire il sole sul viso. E tra i capelli.

 

         Maria 23 marzo 2007

E' Primavera...
 

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