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"I
Re Magi"
di Gabriele D'Annunzio
Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
- O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s'ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.
"Fuga
in Egitto"
di Renzo Pezzani
Sono in tre per la campagna
inseguiti da re Erode.
Ma c'è un angelo custode
che li guida e li accompagna.
Sono in tre come smarriti,
ma c'è un angelo che regge
con la man la briglia e legge
dentro i cieli alti e infiniti,
la parola d'ogni stella
che soccorre, umile e amica,
e tremando pare dica
che la strada è proprio quella.
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"Natale"
di Zietta Liù
Che neve, che sera!
Ma a un tratto comparve una stella
ed ecco: sembrò primavera.
La siepe che dianzi era brulla
fiorì d'improvviso. S'udiva
leggero un pio ritmo di culla,
e un palpito d'ali d'argento,
un dolce tinnir di campane
portato giù a valle dal vento.
E vivo splendeva laggiù
nell'umile grotta, a Betlemme,
un fiore divino, Gesù.
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"Natale"
di Guido Gozzano
E' nato! Alleluja!Alleluja!
E' nato il Sovrano Bambino.
La notte che già fu sì buia
risplende d'un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaie
sonate, squillate, campane!
Venite, pastori e massaie
o genti vicine e lontane!
Per quattro mill'anni s'attese
quest'ora su tutte le ore.
E' nato! E' nato il Signore!
E' nato nel nostro paese!
La notte che già fu s' buia
risplende d'un astro divino.
E' nato il sovrano Bambino.
E' nato! Alleluja! Alleluja!
"Ritorno per un dolce Natale"
di Ada Negri
Disse la madre: Lasciate socchiusa la porta, ch'egli
verrà.
Fu lasciata socchiusa la porta: egli entra, disceso
dall'eternità.
Per strade di neve e di fango gli fu guida la stella in
cammino
nei cieli sol quando rinasce, dentro una stalla, Gesù
Bambino.
Riaccosta l'uscio in silenzio, appende in silenzio il
gancio al mantello
(fiori e bruciacchi di schrapnell nella divisa ridotta
un brandello:
ma ben calca sugli occhi l'elmetto, che la fronte non
sia veduta,
e siede, al suo posto, nel cerchio della famiglia
pallida e muta.
-Mamma, perché non ti vedo la veste di raso dal gaio
colore?
- E' in fondo all'armadio, è in fondo all'armadio:
domani la metto, mio dolce amore.
- Babbo, perché così curvo, perché tante rughe intorno
ai tuoi occhi?
- Son vecchio, ormai: vecchio e stanco; ma tutto passa,
se tu mi tocchi:
- Sorellina dal piede leggero, perché un nastro nero fra
i riccioli biondi?
- T'inganni, ha il colore del cielo, ha il colore dei
mari profondi.
Intanto, dalle campane della Messa di Mezzanotte
gigli e gigli di pace e d'amore fioriranno nella santa
notte.
Ed ecco al "Gloria" drizzarsi nell'alta e sottile
persona il soldato,
togliendo dal capo l'elmetto, piamente, con gesto
pacato.
Scoperta arderà in mezzo alla fronte l'ampia stimmate
sanguinosa:
corona di re consacrato, fiamma eterna, divina rosa.
Ma sotto il diadema del sangue egli il capo reclinerà
come chi nulla ha dato, come chi nulla avrà.
"Natale"
di Giuseppe Ungaretti
Non ho voglia di tuffarmi
in un gomitolo di strade
Ho tanta stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una cosa posata
in un angolo
e dimenticata
Qui non si sente altro
che il caldo buono
Sto con le quattro capriole
di fumo del focolare
"Verso la Messa di Mezzanotte"
di Maria
Luisa Spaziani
Natale 1977
Natale è un flauto d'alba, un fervore di radici
che in nome tuo sprigionano acuti di ultrasuono.
Anche le stelle ascoltano, gli azzurrognoli soli
in eterno ubriachi di pura solitudine.
Perché questo Tu sei, piccolo Dio che nasci
e muori e poi rinasci sul cielo delle foglie:
una voce che smuove e turba anche il cristallo,
il mare, il sasso, il nulla inconsapevole.
Invisibile aria: Tu impregni ciò che vive
e solo vive se di te si impregna.
Tu sei d'ogni radice l'alto mistero in musica
che innerva il tralcio- lazzaro e lo spinge a fiorire.
"Natale de guerra" di Trilussa
Ammalappena che s'è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s'è guardato intorno.
- Che freddo, mamma mia! Chi m'aripara?
Che freddo, mamma mia! Chi m'ariscalla?
- Fijo, la legna è diventata rara
e costa troppo cara pè compralla...
- E l'asinello mio dov'è finito?
- Trasporta la mitraja
sur campo de battaja: è requisito.
- Er bove? - Pure quello…
fu mannato ar macello.
- Ma li Re Maggi arriveno? - E' impossibbile
perchè nun c'è la stella che li guida;
la stella nun vò uscì: poco se fida
pè paura de quarche diriggibbile...-
Er Bambinello ha chiesto:- Indove stanno
tutti li campagnoli che l'antr'anno
portaveno la robba ne la grotta?
Nun c'è neppuro un sacco de polenta,
nemmanco una frocella de ricotta...
- Fijo, li campagnoli stanno in guerra,
tutti ar campo e combatteno. La mano
che seminava er grano
e che serviva pè vangà la terra
adesso viè addoprata unicamente per ammazzà la gente...
Guarda, laggiù, li lampi
de li bombardamenti!
Li senti, Dio ce scampi,
li quattrocentoventi
che spaccheno li campi?-
Ner dì così la Madre der Signore
s'è stretta er Fijo ar core
e s'è asciugata l'occhi cò le fasce.
Una lagrima amara pè chi nasce,
una lagrima dòrce pè chi more...
"Il
presepe"
di Salvatore Quasimodo
Natale. Guardo il presepe scolpito
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure in legno ed ecco i vecchi
del villaggio e la stalla che risplende
e l'asinello di colore azzurro.
"Le
ciaramelle"
di
Giovanni Pascoli
Udii tra il sonno le ciaramelle,
ho udito un suono di ninne nanne.
Ci sono in cielo tutte le stelle,
ci sono i lumi nelle capanne.
Sono venute dai monti oscuri
le ciaramelle senza dir niente;
hanno destata ne' suoi tuguri
tutta la buona povera gente.
Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
accende il lume sotto la trave;
sanno quei lumi d'ombra e sbadiglio,
di cauti passi, di voce grave.
Le pie lucerne brillano intorno,
là nella casa, qua su la siepe:
sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe.
Nel cielo azzurro tutte le stelle
paion restare come in attesa;
ed ecco alzare le ciaramelle
il loro dolce suono di chiesa;
suono di chiesa, suono di chiostro,
suono di casa, suono di culla,
suono di mamma, suono del nostro
dolce e passato pianger di nulla.
O ciaramelle degli anni primi,
d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero;
che non ancora si pensa al pane,
che non ancora s'accende il fuoco;
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.
Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
quel pianto grande che poi riposa,
quel gran dolore che poi non duole;
sopra le nuove pene sue vere
vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone!
"A Gesù Bambino"
di Umberto Saba
La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te,
Santo Bambino!
Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa’ ch’io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa’ che il tuo dono
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.
Ecco vi
annunzio una grande gioia,
che sarà di tutto il popolo:
oggi vi è nato nella città di Davide
un salvatore, che è il Cristo Signore.
(dal Vangelo secondo Luca)