Salice piangente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SALICE PIANGENTE

Morfologia
Chioma: Albero con fogliame deciduo, alto fino a 10 m.          I rametti sono bruni sottili e penduli, la chioma è emisferica e  ricadente fin quasi a terra.
Foglie: alterne, strette e lunghe fino a 15 cm, lanceolato-acuminate, glabre, finemente seghettate, verde vivo superiormente e più pallide inferiormente; hanno un corto picciolo.
Corteccia
: bruno-rossastra, solcata.
Fioritura: Pianta dioica con infiorescenze maschili e femminili e fioritura in aprile e maggio. I frutti sono capsule in spighe.  A rapida crescita, può essere riprodotta per propaggine, cioè interrando un lungo ramo -senza staccarlo dalla pianta- che rapidamente emetterà radici.                                    Ecologia
Specie alloctona. Originario della Cina. Ama suoli leggeri, freschi ed umidi.                                                                   

Nome scientifico: Salix babylonica L.
Famiglia: Salicaceae

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Curiosità: Alla morte di Alfred de Musset, gli amici, seguendo il desiderio che il poeta aveva espresso in una poesia, piantarono vicino alla sua tomba un salice piangente i cui rami cadenti quasi fino a terra e le foglie pendule evocano non soltanto le lacrime, ma anche il contegno che si tiene ai funerali, tant’è vero che a una persona addolorata si suole dire :“Sembri un salice piangente.”
Nell’immaginario popolare l’albero è diventato anche l’emblema del Ricordo nostalgico, della Malinconia e del Compianto.
“ I salici che perdono i frutti”: così scrive Omero, secondo un’osservazione ripetuta da Teofrasto, il quale notava a sua volta come i frutti dei salici cadessero prima di giungere a maturazione; la rapidità della loro maturazione e la conseguente caduta evocò nei Greci l’immagine di un albero vivente uccisore del proprio frutto, simbolo della Madre Terra che perpetuamente genera, per poi riprendere, nel suo grembo gli esseri generati.
Per questo motivo il salice fu sacro a tutte le dee madri.
In Grecia il salice era dedicato alle dee lunari, da Era a Persefone, da Circe a Ecate, tutte personificazioni notturne e infere della Luna, come triplice dea. Si narra che la culla di Zeus sull’Ida fosse appesa ai rami di un salice cresciuto fuori dalla caverna dov’era nato il futuro padre degli dèi.
L’albero era sacro alla Luna perché prediligeva l’acqua e sui suoi rami nidificava il torcicollo, uccello sacro alla dea. Era il torcicollo un migratore primaverile che sibilava come un serpente, alzava la cresta quando era adirato, aveva il collo mobilissimo, deponeva uova bianche e aveva sulle piume segni a V, simili alle scaglie dei serpenti oracolari, consacrati alla Luna nella Grecia antica.
Il salice era, inoltre, un albero molto importante per i Celti, tanto che i sacrifici umani dei Druidi venivano offerti al plenilunio in cesti e vimini e le loro selci funerarie avevano la forma di una foglia di salice.
Il suo stretto legame con la Luna lo ha tramutato nel Medioevo nell’albero degli incantesimi e in quello prediletto dalle streghe.
Nel 1700 era in uso un “vino” di corteccia di salice che veniva somministrato alle fanciulle di quel tempo che soffrivano di mal d’amore.

Impieghi: Come pianta ornamentale nei giardini o per decorare grandi vasche, stagni e le rive dei corsi d'acqua.
I vinchi vengono impiegati in agricoltura per legare le viti, mentre i vincastri sono utilizzati per realizzare cesti, stuoie, oggetti vari.
Il legno bianco, tenero, leggero, pieghevole, poco resistente, si presta per realizzare casse da imballaggio, attrezzi e sculture, per la produzione di truciolati e cellulosa, utilizzato come combustibile e per fornire un carbone per la preparazione della polvere pirica. La corteccia di quasi tutte le specie contiene: tannini che vengono utilizzati per la concia del pellame, salicina sostanza dalle proprietà febbrifughe, antinfiammatorie e analgesiche. Dalla salicina, attraverso vari studi, si arrivò, alla fine del XIX secolo, alla creazione dell'aspirina (acido acetilsalicilico). Le foglie come foraggio per gli ovini.

Il salice piangente, con le sue fronde che rasentano l'acqua dei laghi, dei fiumi, incurvate sembra racchiudere un'intima pena, più umana che vegetale. Una pianta all' apparenza debole, ma forte proprio grazie alla sua flessuosità che le permette di resistere al vento e alle tempeste. Rimarrei ore e ore a guardarlo cercando di captarne i segreti e la malinconia che trasmette.

 

 

Parco Sigurtà, provincia di Verona

Il salice piangente

La tua ombra conosce i segreti
della mia casa rimasta chiusa
per troppo tempo.
I tuoi capelli penduli
ondeggiano morbidi al vento.
Le tue foglie come lacrime
 s'allungano nelle radici della vita.
Rapita apro la finestra e
libero gli affanni e i dolori
che come uccelli volano via
nel roseo cielo del mattino.
E sorrido a te, che sembri
quasi slanciarti per accoglierli
nel loro riposo.
Assaporo la quiete che
ora regna in cuor mio.


Maria, 27 maggio 2004

 

Lago di Garda

 


 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maralb

Maralb

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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