Poeta francese, nasce nel 1844 in una famiglia benestante della piccola borghesia provinciale di Metz. Trascorre un’infanzia serena, con i genitori e la cugina Elisa, maggiore di otto anni, che vive con la sua famiglia. Nel 1851 il padre si dimette dall’esercito e la famiglia si trasferisce a Parigi. Segue studi regolari, con profitto ma senza brillare. Intanto cominciano le prime intense letture (come Baudelaire) e i primi esperimenti poetici.
Si rivelano in questi anni, anche sotto l'effetto dell'alcool, alcuni tratti della sua complessa personalità, manifestando una sorta di dualismo che lo spinge ora verso delicate effusioni del sentimento, ora verso improvvise brutalità.
Preoccupato il padre cerca di sistemarlo in un lavoro sicuro. Dopo essersi iscritto senza convinzione alla facoltà di legge, Paul entra come impiegato nell’amministrazione centrale del municipio, un posto che gli lascia il tempo di andare al caffè, leggere, scrivere, vedere i primi amici letterati. Nel 1865 muore il padre e due anni più tardi la cugina Elisa. Due lutti che toccano profondamente l’animo di Verlaine, sempre più dedito al bere e incline ormai apertamente alle amicizie omosessuali.
Esordisce come critico e come poeta. Esce la sua prima raccolta “Poemi saturnini”, che passano pressoché inosservati. Nel ’67 Verlaine conosce Mathilde Mautè, appena quattordicenne, con la quale si sposerà tre anni più tardi;
matrimonio combinato forse dalla madre nel tentativo di sottrarlo alla "bohème". Nei versi de "La bonne chanson" (1870)  Verlaine canta, illuso, l'equilibrio e la pace raggiunti con l'amore e il matrimonio. Ma il matrimonio, proprio perchè desiderato come un riparo contro le sregolatezze, fallisce miseramente. Verlaine riprende ben presto a bere e comincia a maltrattare la moglie. Gli eventi bellici (sono gli anni della guerra contro la Prussia) lo coinvolgono direttamente: si arruola volontario e parteggia per l’insurrezione popolare.

L'anno successivo, il diciassettenne Arthur Rimbaud appare nella sua vita, e va a turbare gli agi borghesi nei quali il poeta s'era adagiato. Chiamato da Verlaine a cui ha inviato qualche lirica, Rimbaud comincia con lui una relazione omosessuale e una vita di vagabondaggio. Verlaine lascia la moglie e il figlio, Georges (nato il 28 ottobre 1871), per seguire il giovane poeta in Inghilterra e in Belgio. Durante questi viaggi Verlaine scrive i Romances sans paroles.  Nel 1873, i due amanti sono a Londra. Verlaine abbandona tutto d'un tratto Rimbaud, affermando di voler tornare dalla moglie, deciso, se ella non lo riaccettasse, a spararsi. Trasloca in un albergo a Bruxelles. Rimbaud lo raggiunge, persuaso che Verlaine non avrebbe avuto il coraggio di mettere fine ai suoi giorni. Nel momento in cui Arthur lo vuole lasciare, Verlaine, ubriaco, gli spara due colpi di pistola, ferendolo leggermente. Verlaine viene così incarcerato a Mons, Rimbaud invece raggiunge la fattoria di famiglia a Roche, nelle Ardenne dove scrive Una stagione all'inferno. Verlaine è condannato a due anni di prigione, che sconta a Bruxelles e a Mons. È qui, quando viene a conoscenza del fatto che sua moglie ha chiesto e ottenuto la separazione, che si converte al cattolicesimo. Ne uscirà il suo libro di Sagesse. Scontata la pena, se ne torna in Inghilterra, poi a Rethel dove esercita l'incarico di professore. Nel 1883 muore di tifo, durante il servizio militare, Lucien Létinois, un giovane contadino con cui aveva iniziato una relazione appassionata, spinta al punto di adottarlo come figlio. Inconsolabile, di nuovo privo di qualunque affetto, Verlaine piange la morte dell'amante/figlio nella raccolta Amour (edita nel 1888).

Nel 1880 esce “Saggezza”, che consacrerà la fama di Verlaine poeta “cristiano”, e nel 1883 “I poeti maledetti”, tre studi dedicati a Corbière, Rimbaud e Mallarmè. Muore la madre ed ormai solo, privo di sostegni affettivi e materiali, negli ultimi dieci anni della sua vita Verlaine conoscerà la miseria più nera, la decadenza fisica, le malattie, le continue degenze in ospedale, che non gli impediranno peraltro di dedicarsi ancora all’alcool e alla lussuria. Da questa decandenza Verlaine assiste e collabora alla nascita della sua tarda gloria: i giovani poeti lo additano come un maestro della letteratura nuova; viene invitato all’estero per numerose conferenze. Nel 1894, viene incoronato "principe dei poeti" e gli viene elargita una pensione. Prematuramente consumatosi, muore a Parigi nel 1896 (a 52 anni). All'indomani del suo funerale, numerosi quotidiani notano un curioso avvenimento: nella notte seguente le esequie, la statua della Poesia, in cima all'Opéra, ha perso un braccio che si è schiantato, con la lira che sosteneva, nel luogo dove il carro funebre di Verlaine era da poco passato....
Nel caso di Verlaine vita e opera sono indissolubilmente legate. I due poli della sua opera poetica sono: la sensazione resa e la tendenza alla “reverie”, cioè al sogno, alla fantasticheria. Egli insiste sulla qualità musicale della sua arte.
Verlaine chiede alla poesia di essere un canto discreto e dolce, che traduce delle impressioni incerte. A ogni tentativo dell’autore di salvarsi nella vita, corrisponde stranamente un indebolimento della sua arte.

Filmografia

Un film che rappresenta la tempestosa relazione tra Verlaine e Arthur Rimbaud è Poeti dall'inferno (Total Eclipse) della regista Agnieszka Holland dove Verlaine era recitato da David Thewlis e Rimbaud da Leonardo di Caprio.

Verlaine è inserito come personaggio in "Arthur Rimbaud - Une biographie" (1991), un film documentario che rappresenta la biografia di Rimbaud, svolta in tre parti, del regista Richard Dindo in una co-produzione franco-svizzera. Verlaine è interpretato dall'attore Jean Dautremay.

 

... il compito del poeta è quello di suggerire, di accostarsi alle cose per coglierne l'essenza. La poesia è strumento per raggiungere il nocciolo, l'intimo senso delle cose e della realtà penetrando oltre il muro dell'apparenza sensibile. Così, in Romanze senza parole, Ariette dimenticate (Romances sans paroles, Ariettes oubliées), egli si abbandona al rumore della pioggia, simbolo di pianto per il poeta che sente il suo cuore annoiato in armonia con la tristezza di cui la pioggia è espressione...

Paul Verlaine

 

Lussurie

Carne, o solo frutto addentato dei giardini di quaggiù
frutto dolceamaro che impasta i denti di chi è solo
degli affamati di solo amore, bocche o gole,
e buon dessert dei forti, loro allegro desinare.

Amore! Sola emozione di coloro cui l’orrore
di vivere non commuove, Amore, che stritoli
sotto le tue mole gli indugi di libertini e ritrose
per il cibo dei dannati che scelgono i sabba,

Amore, tu m’apparisti a volte come un buon pastore
di cui sogna la filatrice seduta presso il focolare
le sere d’inverno, al calore di un chiaro sarmento,

ed è la Carne quella filatrice, e l’ora è giunta
che il sogno avvolgerà la sognatrice – ora santa
o no! che importa al vostro delirio, Amore e Carne?

 

Il cielo è, al di sopra del tetto

Il cielo è, al di sopra del tetto,
così azzurro, così calmo!
Un albero, al di sopra del tetto,
dondola la sua palma.

La campana, nel cielo che si vede,
dolcemente rintocca.
Un uccello, sull'albero che si vede,
canta il suo lamento.

Dio mio, Dio mio, la vita è là,
semplice e tranquilla.
Quel placido brusio
viene dalla città.

Che hai fatto, tu che sei qui
e piangi senza fine,
dì, che ne hai fatto, tu che sei qui,
della tua giovinezza?

 

Piange il mio cuore

Piange il mio cuore
come piove sulla città.
Che è questo languore
che penetra il mio cuore?

O bruir dolce della pioggia
in terra e sopra i tetti!
Per un cuore che s'annoia,
oh il canto della pioggia!

Piange senza ragione
in questo cuore che s'accora.
Che! Nessun tradimento?
Questo duolo è senza ragione.

E' ben la maggior pena
non sapete perché,
senza amore e senza odio,
il mio cuore ha tanta pena.

 

Soli morenti

Un'alba illanguidita
versa per i campi
la malinconia
dei soli morenti.
La malinconia
culla con dolci canti
il cuore che s'oblia
nei soli morenti.
E strane fantasie
come soli morenti
rossi ardenti sui greti
fantasmi incandescenti,
sfilano senza tregua,
rossi ardenti sui greti
grandi soli morenti.

 

 

Stanchezza

Un poco di dolcezza, dolcezza, sì, dolcezza!
Calma un momento, cara, questi slanci febbrili.
Talvolta, sai, l'amante, nel pieno del piacere,
deve aver l'abbandono quieto di una sorella.

Sii languida, accarezzami fino a farmi assopire,
sono uguali i sospiri e gli sguardi cullanti.
Eh sì, la gelosia e l'ossessivo spasimo
non valgono un bel bacio, anche se menzognero.

Ma tu mi dici, amore, che nel tuo cuore d'oro
la passione selvaggia suona il corno da caccia...
E lasciala suonare, la povera accattona!

Appoggia la tua fronte sulla mia fronte e dammi
la mano, e giura cose che presto scorderai.
Piangiamo fino all'alba, mia piccola focosa!

 

Poichè l'alba si accende...

Poiché l'alba si accende, ed ecco l'aurora,
poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente
a ritornare a me che la chiamo e l'imploro,
poiché questa felicità consente ad esser mia,

facciamola finita coi pensieri funesti,
basta con i cattivi sogni, ah! Soprattutto
basta con l'ironia e le labbra strette
e parole in cui uno spirito senz'anima trionfava.

E basta con quei pugni serrati e la collera
per i malvagi e gli sciocchi che s'incontrano;
basta con l'abominevole rancore! Basta
con l'oblìo ricercato in esecrate bevande!

Perché io voglio, ora che un Essere di luce
nella mia notte fonda ha portato il chiarore
di un amore immortale che è anche il primo
per la grazia, il sorriso e la bontà,

io voglio, da voi guidato, begli occhi dalle dolci fiamme,
da voi condotto, o mano nella quale tremerà la mia,
camminare diritto, sia per sentieri di muschio
sia che ciottoli e pietre ingombrino il cammino;

sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita
verso la meta a cui mi spingerà il destino,
senza violenza, né rimorsi, né invidia:
sarà questo il felice dovere in gaie lotte.

E poiché, per cullare le lentezze della via,
canterò arie ingenue, io mi dico
che lei certo mi ascolterà senza fastidio;
e non chiedo, davvero, altro Paradiso.



Il clown

Saltimbanco, addio! Buona sera, Pagliaccio! Indietro, Babbeo:
Fate posto, buffoni antiquati, dalla burla impeccabile,
Fate largo! Solenne, altero e discreto,
ecco venire il migliore di tutti, l’agile clown.
Più snello d’Arlecchino e più impavido di Achille
è lui di certo, nella sua bianca armatura di raso:
etereo e chiaro come uno specchio senza argento.
I suoi occhi non vivono nella sua maschera d’argilla.
Brillano azzurri fra il belletto e gli unguenti
mentre, eleganti il busto e il capo si bilanciano
sull’arco paradossale delle gambe.
Poi sorride. Intorno il volgo stupido e sporco
la canaglia puzzolente e santa dei Giambi
applaude al sinistro istrione che l’odia
.


Colloquio sentimentale

Nel vecchio parco gelido e deserto
sono appena passate due forme.

Hanno occhi morti, e labbra molli,
e le loro parole si odono a stento.

Nel vecchio parco gelido e deserto
due spettri hanno evocato il passato.

- Ricordi la nostra estasi d'allora?
- E perché vuoi che la ricordi?

- Batte ancora il tuo cuore solo a udire il mio nome?
Ancora vedi in sogno la mia anima? - No.

- Ah, i bei giorni d'indicibile felicità
quando univamo le nostre bocche! - Può darsi.

- Com'era azzurro il cielo, e grande la speranza!
- Vinta, fuggì la speranza, nel cielo nero.

Andavano così tra l'avena selvatica,
e le loro parole le udì solo la notte.

Và, canzone, rapida

Và, canzone, rapida
davanti a Lei e dille
che, nel mio cuor fedele,
gioioso ha fatto luce
un raggio, dissipando,
santo lume, le tenebre
dell'amore: paura,
diffidenza e incertezza.
Ed ecco il grande giorno!
Rimasta a lungo muta
e pavida - la senti? -
l'allegria ha cantato
come una viva allodola
nel cielo rischiarato.
Vola, canzone ingenua,
e sia la benvenuta
senza rimpianti vani
colei che infine torna.

 

L'usignolo

Come volo strepitante di uccelli eccitati,
tutti i miei ricordi s'abbattono su di me,
s'abbattono nel giallo fogliame del mio cuore
che contempla il suo ricurvo tronco d'ontano
nello stagno viola dell'acqua dei Rimpianti
che lì vicino scorre malinconica,
s'abbattono, e poi il frastuono malvagio
che un'umida brezza salendo placa,
a poco a poco nell'albero si spegne
e in un istante non si sente più nulla,
più nulla tranne la voce che celebra l'Assente,
più nulla tranne la voce - languida! -
dell'uccello che fu il mio Primo Amore,
che ancora canta come il primo giorno;
e nel triste splendore di una luna
che s'innalza pallida e solenne,
una notte d'estate malinconica e greve,
piena di silenzio e di oscurità,
culla sull'azzurro che un dolce vento sfiora
l'albero che freme e l'uccello che piange
.

 

 

La morte

a Victor Hugo.

Come un mietitore la cui falce cieca
abbatte il fiordaliso e insieme il duro cardo,
come piombo crudele che nella corsa brilla,
sibila e inesorabile fende l'aria a colpirvi;

così l'orrenda morte si mostra sopra un drago,
passando tra gli umani come un tuono,
rovesciando, folgorando ogni cosa che incontri
impugnando una falce tra le livide mani.

Ricco, vecchio, giovane, povero, al suo lugubre impero
tutti obbediscono; nel cuore dei mortali
il mostro affonda, ahimè!, unghie di vampiro!
e sui bambini infierisce come sui criminali:

aquila fiera e serena, quando dall'alto dei tuoi cieli
vedi planare sull'universo quell'avvoltoio nero
non insorge il disprezzo (più che collera, vero?),
o magnanimo genio, nel tuo cuore?

Ma, pur sdegnando la morte e i suoi allarmi,
Hugo, tu sai appenarti per i poveri vinti;
tu sai, quando bisogna, qualche lacrima spargere,
qualche lacrima d'amore per chi non vive più.

 

A Arthur Rimbaud
                                                                                 Mortale, angelo E démone, vale a dire Rimbaud,
tu meriti il primo posto in questo mio libro,
benché uno sciocco imbrattacarte t'abbia trattato da debosciato
imberbe e mostro in erba e studente ubriaco.

Le spirali d'incenso e gli accordi di liuto
segnalano il tuo ingresso nel tempio della memoria
e il tuo nome radioso canterà nella gloria,
perché mi hai amato come bisognava.

Le donne ti vedranno gran giovanotto forte,
bellissimo d'una bellezza contadina ed astuta,
molto desiderabile, di un'indolenza audace!

La storia ti ha scolpito trionfante sulla morte
e fino ai puri eccessi amante della vita,
poggiati i bianchi piedi sulla testa dell'Invidia!
 

Noi saremo
                                                                                 Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi
che certo guarderanno male la nostra gioia,

talvolta, fieri e sempre indulgenti, è vero?
Andremo allegri e lenti sulla strada modesta

che la speranza addita, senza badare affatto
che qualcuno ci ignori o ci veda, è vero?

Nell'amore isolati come in un bosco nero,
i nostri cuori insieme, con quieta tenerezza,

saranno due usignoli che cantan nella sera.
Quanto al mondo, che sia con noi dolce o irascibile,

non ha molta importanza. Se vuole, esso può bene
accarezzarci o prenderci di mira a suo bersaglio.

Uniti dal più forte, dal più caro legame,
e inoltre ricoperti di una dura corazza,
sorrideremo a tutti senza paura alcuna.

Noi ci preoccuperemo di quello che il destino
per noi ha stabilito, cammineremo insieme
la mano nella mano, con l'anima infantile
di quelli che si amano in modo puro, vero?
 

 

Versi aurei

L'arte non vuole lacrime e non transige,
ecco in due parole la mia poetica: è fatta
di grande disprezzo per l'uomo e di lotte
contro l'amore stridulo e la stupida noia.

So che bisogna penare per ascender la vetta
e la salita è ripida a guardarla dal basso.
Lo so, e so anche che molti poeti
hanno spalle troppo strette o polmoni fiacchi.

Così sono grandi coloro che, a dispetto dell'invidia,
avendo vinto la vita nell'aspra battaglia
ed ormai liberi dal giogo delle passioni,

mentre come un albero vegeta il sognatore
e si agitano - lamentoso ammasso - le nazioni,
si raccolgono in un egoismo di marmo.

 

 

L'angoscia

Niente di te, Natura, mi commuove, né i campi
generosi né la vermiglia eco delle pastorali
siciliane, né gli sfarzi aurorali,
né la dolente solennità dei tramonti.

Rido dell'Arte, rido anche dell'Uomo, dei canti,
dei versi, dei templi greci, delle torri a spirale
che innalzano in un cielo vuoto le cattedrali,
e osservo con identico sguardo i buoni e i cattivi.

Non credo in Dio, e abiuro e rinnego
ogni pensiero, e quanto alla vecchia ironia,
l'Amore, vorrei proprio non sentirne più parlare.

Stanca di vivere, paurosa della morte, simile
al vascello perduto, prigioniero del flusso e del riflusso,
salpa l'anima mia per orrendi naufragi.

 

 

Marina

L'oceano sonoro
palpita sotto l'occhio
della luna in lutto
e palpita ancora,

mentre un lampo
brutale e sinistro
fende il cielo di bistro
con un lungo zig-zag chiaro,

e ogni onda,
con balzi convulsi,
lungo i frangenti
va, viene, brilla e grida

e nel firmamento,
dove corre l'uragano,
ruggisce il tuono
formidabilmente.

 

Tramonti

Un'alba estenuata
sparge per i campi
la malinconia
dei soli morenti.
La malinconia
culla con dolci canti
il mio cuore in oblìo
nei soli morenti.
E strani sogni,
simili a soli
che muoiono sui greti,
fantasmi vermigli,
sfilano senza tregua,
sfilano, simili
a grandi soli
che muoiono sui greti.
 

 

Le conchiglie
                                                                             Ogni incrostata conchiglia che sta
In quella grotta in cui ci siamo amati
Ha la sua propria particolarità.
Una dell'anima nostra ha la porpora
Che ha succhiato nel sangue ai nostri cuori
Quando io brucio e tu a quel fuoco ardi;
Un'altra imita te nei tuoi languori
E nei pallori tuoi di quando, stanca,
Ce l'hai con me perché ho gli occhi beffardi.
Questa fa specchio a come in te s'avvolge
La grazia del tuo orecchio, un'altra invece
Alla tenera e corta nuca rosa;
Ma una sola, fra tutte, mi sconvolge.

 

Camminavo su sentieri infidi

Camminavo su sentieri infidi
dolorosamente incerto.

E le tue care mani mi guidarono.
pallido un debole presagio d'alba

riluceva all'orizzonte lontano:
il tuo sguardo fu il mattino.

Nessun altro rumore che il suo passo
sonoro incoraggiava il viaggiatore.

La tua voce mi disse: Vai avanti!.
Il mio cuore timoroso, oscuro,

piangeva solo sulla triste via:
l'amore, delizioso vincitore,
ci ha riuniti nella gioia.

 

Canzone d'autunno

I singhiozzi lunghi
dei violini d'autunno
mi feriscono il cuore
con languore
monotono.
Ansimante
e smorto, quando
l'ora rintocca,
io mi ricordo
dei giorni antichi
e piango;
e me ne vado
nel vento ostile
che mi trascina
di qua e di là
come la foglia
morta.

 

Ho quasi paura

Ho quasi paura, in verità,
tanto sento la mia vita allacciata

al pensiero radioso
che l'anima mi ha preso l'altra estate,

tanto la tua sempre cara immagine
abita in questo cuore tutto tuo,

questo mio cuore soltanto bramoso
di amarti e di piacerti!
Io tremo - e tu perdona
la mia estrema franchezza -

se penso che un sorriso, una parola
da parte tua son legge ormai per me,

e che ti basterebbe un solo gesto,
una parola, un battito di palpebre,

per chiudere il mio essere nel lutto
della sua celeste illusione.

 

Parlavamo del più e del meno


Parlavamo del più e del meno, ieri
ieri i miei occhi cercavano i tuoi,

tu pure andavi andavi in cerca del mio sguardo
intanto che il discorso continuava.

Sotto il senso banale delle frasi
il mio amore seguiva i tuoi pensieri,

e quando tu parlavi mi fingevo
distratto ed ascoltavo il tuo segreto:

poiché la voce e gli occhi di Colei
che ti fa triste e gioioso rivelano,

malgrado ogni sforzo mesto e allegro,
l'essere interiore illuminandolo.

Ieri dunque son partito inebriato:
il mio cuore spera vanamente,

ha una speranza vana, falsa e dolce?
No, è vero? Non è vero che no?

 

 

Arte Poetica

La musica prima di tutto
e dunque scegli il metro dispari
più vago e più lieve,
niente in lui di maestoso e greve.

Occorre inoltre che tu scelga
le parole con qualche imprecisione:
nulla di più amato del canto ambiguo
dove all’esatto si unisce l’incerto.

Son gli occhi belli dietro alle velette,
l’immenso dì che vibra a mezzogiorno,
e per un cielo d’autunno intepidito
l’azzurro opaco delle chiare stelle!

Perché ancora bramiamo sfumature,
sfumatura soltanto, non colore!
Oh! lo sfumato soltanto accompagna
il sogno al sogno e il corno al flauto!

Fuggi più che puoi il Frizzo assassino,
il crudele Motteggio e il Riso impuro
che fanno lacrimare l’occhio dell’Azzurro,
e tutto quest’aglio di bassa cucina!

Prendi l’eloquenza e torcigli il collo!
Bene farai, se con ogni energia
farai la Rima un poco più assennata.

A non controllarla, fin dove potrà andare?
O chi dirà i difetti della Rima?
che bambino stonato, o negro folle
ci ha fuso questo gioiello da un soldo
che suona vuoto e falso sotto la lima?

E musica, ancora, e per sempre!
Sia il tuo verso qualcosa che vola,
si senta che fugge da un’anima in viaggio
verso altri cieli e verso altri amori.

Sia il tuo verso la buona avventura
spanta al vento frizzante del mattino
che fa fiorire la menta ed il timo...
Il resto è soltanto letteratura.

 

Viviamo in tempi infami...

Viviamo in tempi infami
dove il matrimonio delle anime
deve suggellare l'unione dei cuori;
in quest'ora di orribili tempeste
non è troppo aver coraggio in due
per vivere sotto tali vincitori.

Di fronte a quanto si osa
dovremo innalzarci,
sopra ogni cosa, coppia rapita
nell'estasi austera del giusto,
e proclamare con un gesto augusto
il nostro amore fiero, come una sfida.

Ma che bisogno c'è di dirtelo.
Tu la bontà, tu il sorriso,
non sei tu anche il consiglio,
il buon consiglio leale e fiero,
bambina ridente dal pensiero grave
a cui tutto il mio cuore dice: Grazie!

 


Orribile notte d'insonnia...

Orribile notte d'insonnia!
- senza la presenza benedetta
del tuo caro corpo accanto a me,
senza la tua bocca tanto baciata
anche se troppo scaltra
e sempre in malafede,

senza la tua bocca tutta menzogne,
ma così franca quando ci penso
e che sa consolarmi
sotto l'aspetto e la specie
di una fragola - e, buona commedia! -
di un plausibilissimo parlare,

e soprattutto il pentacolo
dei tuoi sensi e il miracolo
multiplo e uno, fiore e frutto,
dei tuoi duri occhi di strega,
duri e dolci a modo tuo...
Buon Dio! che terribile notte!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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