Processioni a Procida
La Settimana Santa nell’isola di Procida è, dal XVI secolo, una delle
più suggestive tra tutte le tradizioni pasquali italiane. Un continuo di
emozioni che hanno il loro clou nelle celebrazioni religiose del Giovedì e
Venerdì Santo la cui preparazione aggrega, nei mesi precedenti, migliaia di
procidani.
Giovedì Santo al tramonto si svolge la processione dei Dodici Apostoli
incappucciati organizzata dalla più antica confraternita dell’isola, quella
dei Bianchi fondata nel 1583 dal Cardinale Innico d’Avalos d’Aragona. La
prima parte si svolge in una delle tredici chiese dell’isola dove i dodici
confratelli dapprima indossano il loro abito da confraternita e poi
celebrano il rituale della Lavanda dei Piedi. Terminata la funzione
religiosa gli apostoli si incappucciano e con una croce nella spalla e una
corona di spine sul capo procedono per le strade dell’isola scortati dalla
figura del “centurione”, dai cerimonieri e dai restanti partecipanti delle
confraternite che sfilano con in mano dei grossi ceri. Al termine della
processione nella sacrestia della chiesa che è stata scelta si svolge
l’Ultima Cena con gli apostoli disposti lungo un tavolo dove consumano un
pasto a base di legumi, pesce arrostito, agnello, pane azzimo e vino. Il
momento più suggestivo della Settimana Santa è sicuramente il Venerdì Santo.
Alle prime luci di venerdì inizia la famosissima processione dei misteri
organizzata dalla confraternita dei Turchini fondata nel 1629 dai Padri
Gesuiti.
Per tutti i procidani in realtà la processione ha inizio nei mesi
precedenti, subito dopo il Mercoledì delle Ceneri. Giovani e meno giovani si
organizzano in gruppo per progettare i Misteri strutture plastiche portate a
braccia rappresentanti scene della vita e della morte di Gesù. Tutto è
affidato alla fantasia e alla creatività. Il giorno della processione tutti
i partecipanti (circa 3000), indossano il saio bianco sormontato dalla
mozzetta o mantello di colore azzurro gelosamente custodito da ogni famiglia
procidana. La processione si apre con lo struggente suono di una tromba e la
risposta di tre colpi di tamburo in ricordo del suono che accompagnava i
condannati a morte nella Roma antica. Subito dopo seguono la bandiere con la
scritta S.P.Q.R, la catene, i Misteri. La celebre statua lignea del cristo
Morto opera dello scultore napoletano Carmine Lantucemi (1728) è custodita
presso la Chiesa di San Tommaso dove ha sede la Confraternita dei Turchini.
Al termine della processione dei Misteri viene celebrata la famosa funzione
religiosa dell’Agonia. In serata un momento suggestivo è quello della
fiaccolata per riaccompagnare la statua dell’addolorata e del Cristo morto
nella loro chiesa.
"Maronna vasa vasa" a Ragusa
Nella provincia di Ragusa, in Sicilia, è noto il rito della "Maronna vasa vasa". Durante la mattina di Pasqua due cortei percorrono le vie del paese portando le statue del Cristo e della Madonna. Dalla Chiesa di Santa Maria a Modica (Ragusa) viene portata fuori la statua di Gesù. Dopo mezz'ora viene fatta uscire quella di Maria che indossa una mantello nero in segno di lutto. La Madonna inizia subito la ricerca del figlio. A mezzogiorno finalmente si incontrano nella piazza principale. La Vergine avendo incontrato il Figlio allarga le braccia e lascia cadere il mantello da dove si alzano in volo delle bianche colombe con dei nastri azzurri alle zampine. Maria si avvicina e bacia il Figlio. Al punto del "vasa vasa" tutta la popolazione festeggia l'arrivo della Pasqua.
L' "abballu de li diavuli" a Prizzi
Orrende maschere di zinco, vestite di rosso, denti bianchi lunghi e
sporgenti, teste sormontate da enormi corna, questi sono i diavoli che danno
vita ad una caratteristica rappresentazione il giorno di Pasqua a Prizzi
(Palermo). Per tutta la giornata gruppi di giovani che impersonano i diavoli
girano per il paese cercando di catturare quante più anime possibile. Con
loro vi è anche la morte, che armata di balestra, indica fra i passanti le
cosiddette vittime. Chi è simbolicamente colpito dalla morte non ha via di
scampo: viene preso dalla turba di diavoli e trascinato di peso al più
vicino inferno che non è altro che un bar o un'osteria. Qui il malcapitato è
costretto ad offrire da bere a tutti. Nel pomeriggio entra in scena la
Madonna che esce dalla chiesa principale e va incontro al Cristo risorto.
Alla visione della madre e del figlio riuniti, i diavoli interrompono il
ballo e altri giovani in veste di angeli li catturano e li portano al
cospetto della Madonna. I diavoli domati si inginocchiano fra le due statue
e si tolgono le maschere chiudendo la rappresentazione.
Processioni e riti della tradizione siciliana

Rito della Passione (Barile - Basilicata)
Barile rivive ogni anno la giornata della Passione, grazie ad una tradizione
secolare che vede nella cittadina la rappresentazione religiosa del calvario
e della morte di Gesù Cristo.
Non c'è dubbio che si assiste ad un corteo altamente suggestivo, in cui
figurano tutti i personaggi e gli strumenti della passione di Cristo.
La Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo consiste di un corteo che si
snoda per cinque chilometri, capeggiato da tre centurioni a cavallo e da tre
bambine vestite di bianco che simboleggiano le tre Marie. Di seguito
troviamo una ragazza vestita di nero che reca lo stendardo con i segni della
passione di Cristo e trentatrè bambine vestite di nero.
Accanto alle drammatiche scene di dolore e di pianto, si notano personaggi
che conservano fedelmente le descrizioni bibliche, convivono elementi
assolutamente originali, dove la realtà storica si interseca con la fantasia
popolare.
Pare che il primo a creare la manifestazione sia stato tanti secoli fa un
sacrestano della Chiesa Madre. Per arricchire la Via Crucis, si ingegnò con
pochi mezzi e rudimentali costumi a rappresentare le scene del dramma.
Da allora Barile vive la sua grande giornata della Settimana Santa.
La partecipazione popolare è altissima sia nella fase preparatoria,che in
quella conclusiva. Durante i preparativi cittadini di ogni età offrono
gioielli e oggetti della passione come contributo alla processione.
Nella rappresentazione sono coinvolte circa 126 persone tra giovani, ragazze
e giovanette, quindi 25 gruppi di personaggi percorrono per quattro ore le
vie del paese.
Il corteo si chiude con la presenza delle statue del Cristo Morto e
dell'Addolorata, preceduti dal Sacerdote che invita i fedeli alla preghiera
ed alla meditazione.
Nella straordinaria rievocazione della passione di Cristo, motivo di grande
significato è l'oro che copre i simboli e riveste i personaggi della sacra
rappresentazione.
Sembra che si vogliano rappresentare statue piuttosto che figure in carne e
ossa, proprie dell'arte bizantina.
E' l'oro, infatti, il motivo ricorrente della manifestazione: l'oro che
copre le croci e gli abiti bianchi delle "tre Marie", bimbe che
simboleggiano purezza e innocenza, le braccia impastate della Veronica, oro
alle dita dei sacerdoti del Sinedrio; l'oro - infine- che intesse il vestito
dell'Addolorata, identico a quello della statua che troneggia in ogni chiesa
del Sud.
Ma, soprattutto, l'oro "veste" la zingara, personaggio singolare che,
secondo la tradizione popolare, ha acquistato i chiodi per la crocifissione.
Zingara e Moro ( simbolo rappresentativo del male) sono fra i pochi
personaggi che si muovono nel corso della processione, ostentando
indifferenza e persino allegria nel generale clima di tragedia.
Da Natale in poi la ragazza di Barile che interpreterà la zingara (di solito
una bella bruna prosperosa) riunisce gli ori delle famiglie del paese. Con i
dieci chili di splendidi ori antichi che così raccoglie, la zingara
"costruisce" un corpetto ricchissimo, e ancora se ne riempie le dita e le
braccia, i capelli e il collo e, ridendo sfacciata, ancheggiando sfrontata
davanti all' Ecce Homo insanguinato, regala alla gente ceci e confetti,
estraendoli da un cestino in cui si vedono i chiodi della crocifissione.
Accensione del fuoco sacro e lo "scoppio del carro" a Firenze
La storia racconta che durante la prima crociata, nel 1096 Pazzo dè Pazzi,
cavaliere fiorentino al seguito di Goffredo di Buglione piantò per primo il
vessillo della Croce sugli spalti di Gerusalemme. In ricompensa gli vennero
donati alcuni frammenti di pietra del Santo Sepolcro. Tornato a Firenze quei
frammenti vennero usati per accendere il fuoco sacro del Sabato Santo. La
famiglia Pazzi decise di rendere la cerimonia più suggestiva costruendo un
carro che, riccamente addobbato, portava il fuoco sacro per le vie della
città.
Oggi questa tradizione continua la domenica di Pasqua con un grande carro
che, trainato da buoi bianchi inghirlandati e scortato da armati, musici e
sbandieratori, procede per le vie della città fino ad arrivare sul sagrato
del Duomo.
Per chi volesse ammirare il carro durante il suo percorso può seguirlo da
Borgognissanti, via Della Vigna Nuova, via Strozzi, piazza della Repubblica,
via Roma, piazza San Giovanni, fino a piazza del Duomo.
Così Aldo Palazzeschi racconta: "Il rito rappresenta la benedizione del
fuoco. L'Arcivescovo si reca la mattina nella più antica chiesa della città,
quella dei SS. Apostoli dove si conserva il fuoco benedetto, ivi lo prende
per portarlo all'altar maggiore del Duomo, da dove la colombina in forma di
piccione, la colombina famosa, si parte lungo un filo per andare ad
accendere il carro sulla piazza davanti alla porta centrale; e sempre
schizzando fuoco dalla coda ritorna all'altar maggiore.
Il vecchio carro... tirato da tre paia di buoi infioccati e adornati di
specchi per la solennità, tra una gazzarra urlante di monelli, lentamente e
traballando se ne viene fin sulla piazza fra il Battistero e la Cattedrale.
Per il suo incedere lento e dinoccolato il popolo lo chiama "brindellone". A
mezzogiorno, quando la Messa è al "Gloria in excelsis Deo", un pompiere
salta su una scaletta simile a un gatto, e senza dare il tempo di
accorgersene appicca il fuoco alla colombina che per due volte striscia
infuocata lungo tutta la chiesa sopra la folla rumoreggiante. Dalla riuscita
più o meno perfetta del suo volo si traggono i pronostici di fortuna o di
disgrazia per l'anno corrente".
La "Sacra rappresentazione" del Venerdì Santo a Valmontone
La processione del Venerdì Santo assume da molti secoli a questa parte e in
numerose città d'Italia, soprattutto centro-meridionali, un ruolo
tipicamente teatrale. Questa teatralità trae le sue origini, in tempi
medioevali, dalla Processione rituale detta del "Quem quaeritis?"
processione che si conclude davanti alla Chiesa, col dialogo tra le Pie
Donne che vanno al Sepolcro di Cristo, un Angelo chiede loro "Chi cercate?",
le donne rispondono: "Gesù il Nazareno" e l' Angelo conclude con la risposta
finale: "Non è più qui, è risorto." Ma già in tempi tardo medioevali – e
soprattutto in tempi rinascimentali e barocchi - le processioni della
Settimana Santa si ampliano a dismisura con la presenza dei cosiddetti
"misteri", statue lignee o in cartapesta raffiguranti momenti della Passione
portate a spalla da Confraternite a ciò incaricate. Contemporaneamente,
mentre assume un suo ben individuato ruolo paraliturgico la Sacra
Rappresentazione, collocata in una piazza e recitata normalmente sopra un
palco, accanto alle processioni con i Misteri, vengono animandosi vere e
proprie sceneggiature dei fatti della Passione con la partecipazione di
attori vestiti in costumi storici romani ed ebraici. A questo stilema fa
riferimento la Sacra Rappresentazione di Valmontone, cittadina in Provincia
di Roma. La manifestazione, che, nella versione attuale, vanta quasi un
secolo di vita, è una vera e propria processione dove gli attori, sfilano
lentamente preceduti, accompagnati e commentati da una "guida" presente in
scena.
Moltissimi attori recitano su testi delle Sacre Scritture. Dall'Antico
Testamento (L'Annunciazione, i Profeti, la Visitazione) si arriva alla
ricostruzione della Natività. E' il primo quadro corale che termina con la
Fuga in Egitto della Sacra Famiglia. Segue la scena con Erode e la strage
degli innocenti, una scena di grande effetto spettacolare. La predicazione
del Battista diventa una grande scena di massa che vede come protagonista
"il popolo" di Valmontone. Viene ricostruito il Battesimo di Gesù, la corte
di Erode Antipa e Erodiade, la cattura del Battista e la sua decapitazione
dopo il balletto di Salomè.
Uno dei momenti appassionanti della Sacra rappresentazione è la tentazione
di Gesù nel deserto, da parte di Satana. Inizia la predicazione di Gesù, la
Sua vita pubblica. La Processione ne segue i momenti salienti per giungere
all'Ultima Cena sull'impianto scenografico classico reso famoso da Leonardo.
Con Gesù nell'orto, la cattura, Caifa e il Sinedrio, la flagellazione, il
giudizio di Pilato si arriva al momento più tragico ed emozionante: la VIA
CRUCIS. E' il quadro tra i più ricchi di emotività. Gesù che cade più volte
sotto la Croce. Gli "sgherri" che lo frustano e lo deridono. Le Pie donne
che piangono e sorreggono la Madonna. La disperazione di Giuda e la
Crocifissione.
Con la Deposizione dalla Croce si conclude la Processione.
La Sacra Rappresentazione di Valmontone nel 1989 è stata presentata in
Spagna anche a Benifayò nella provincia Valenciana, paese gemellato con
Valmontone.
"Punta e cul" a Urbania - Pesaro
Tra le celebrazioni religiose pasquali che hanno come protagonista l’uovo si
vogliono ricordare quelle di Urbania in provincia di Pesaro dove ogni anno
si svolge il tradizionale gioco chiamato Punta e cul, ispirato alle usanze
delle aie contadine, quando la mattina di Pasqua e nei due giorni seguenti
ci si incontra per sfidarsi al gioco dell’uovo. Un tempo si preparavano
centinaia di uova sode e si trasportavano nell’aia dentro un cestino. I
concorrenti, solitamente una ventina, si disponevano in cerchio mentre le
uova si disponevano al centro a formare una S. Il concorrente che aveva la
fortuna di cominciare poteva scegliere il suo uovo e valutarne la
consistenza mentre gli altri erano costretti a prendere quello successivo.
Il gioco inizia così, bisogna battere le uova l’uno contro l’altro dal lato
più appuntito. Il vincitore è quello il cui uovo rimane intatto e che
conquista tutte le altre uova che è riuscito a rompere. Ma la sfida non
termina qui perché la gara continua utilizzando la parte posteriore
dell’uovo.
Tradizioni, riti e feste religiose
Pasqua
in Italia
A Pasqua l'Italia "mette in scena" oltre tremila rappresentazioni viventi.
Da Nord a Sud è un susseguirsi di processioni, riti religiosi, feste
popolari, spettacoli sacri, tradizioni folcloristiche.
Durante tutta la Settimana Santa interi paesi scendono in piazza per
celebrare il dramma sacro delle Passione e della Resurrezione del Cristo.
Nella notte del Venerdì Santo le strade, illuminate da sole fiaccole,
vengono percorse da affollate processioni: talvolta i penitenti sono a piedi
scalzi o in catene per rendere più difficili e faticosi i percorsi della
Redenzione.
Il giorno di Pasqua tutto si trasforma in un tripudio di gioia, in un volare
di colombe, a ringraziare il Cristo risorto.