IL SOGNO DI UNA COSA - 1962

Il sogno di una cosa è la prima esperienza narrativa di Pasolini. Scritto tra il 1949 e il 1950, negli anni della giovinezza, fu in realtà pubblicato nel 1962. I protagonisti sono tre giovani friulani, figli di braccianti, che, incontratosi ad una sagra, diventano amici condividendo le stesse passioni. Data l'estrema povertà di quel periodo, i tre emigrano all'estero, uno in Svizzera e gli altri due in Iugoslavia. Ritornano quasi contemporaneamente in Friuli e partecipano alle lotte dei contadini per una equa distribuzione delle terre. I tre cercano di migliorare la loro situazione sociale, lavorativa e vivono la loro giovinezza e la voglia di amore e di amicizia, minacciate dalla cruda realtà di una vita di privazioni e di ingiustizia. La storia si conclude con la dolorosa morte di uno dei tre. La meglio gioventù è finita, l’indefinito sogno di una cosa resta deluso.

 

 

RAGAZZI DI VITA - 1955

Ragazzi di vita, pubblicato nel 1955, ha un carattere sperimentale. Il romanzo è formato di otto capitoli che raccontano le giornate di un gruppo di giovanissimi sottoproletari che, malgrado la loro voglia di vivere, sono destinati alla prigione, alla prostituzione o alla morte precoce tranne Riccetto. Questi è l' elemento che aggrega i numerosi personaggi, che trova un lavoro e riesce ad integrarsi nella società consumistica. Il tema di spicco è quello di una pura condizione dell'infanzia e dell'adolescenza contrapposta a quella corrotta del mondo degli adulti.
Il romanzo è valso a Pasolini un processo per pornografia e il ruolo di provocatore della società perbenista.

 

 

UNA VITA VIOLENTA - 1959

Roma, anni Cinquanta. Tommaso Puzzilli, nato fra le baracche dell’estrema periferia, violento e amorale, vive di sordidi espedienti e partecipa anche a spedizioni teppistiche. Per una rissa in cui ha accoltellato un altro giovane, Tommaso viene condannato a due anni di carcere e, uscendo di prigione, trova la famiglia insediata in un appartamentino dell’Ina case.
A Tommaso, affascinato dal "lusso" quasi "borghese" della sua nuova abitazione, sembra di poter ora intraprendere una vita nuova e rispettabile. Alla visita militare, Tommaso risulta ammalato di tubercolosi ed è perciò costretto a un lungo ricovero in un ospedale. Proprio all’interno del tubercolosario, però, a contatto con un gruppo di degenti politicizzati, comincia per Tommaso un processo di maturazione che lo porta a prendere coscienza della sua condizione individuale e sociale. Una volta dimesso dall’ospedale Tommaso dà la sua adesione al Partito comunista e, quando l’Aniene inonda un quartiere di baraccati, egli si getta fra l’acqua e il fango per aiutare i pompieri impegnati nei soccorsi. Questo gesto generoso è però fatale a Tommaso, in quanto gli procura un nuovo, violento attacco della sua malattia polmonare. Poche, dimesse parole, a conclusione del romanzo, annunciano la sua morte. L'opera è giudicata unanimamente dalla critica uno dei romanzi più importanti del dopoguerra.

 

 

AMADO MIO - Atti impuri, 1962 (postumo, 1982)

Amado mio e Atti impuri sono due romanzi brevi, scritti in gioventù nel 1962, che compaiono insieme in un volume intitolato Amado mio pubblicato postumo nel 1982. Narrano entrambi la scoperta, da parte di Pasolini, dell’omosessualità sullo sfondo di un paese di provincia come Casarsa.                                                                                                                                            - Amado mio è un racconto compiuto, in cui si racconta di una vacanza, di un amore consumato in pochi giorni tra balli e spiagge selvatiche. Un amore che si conclude con la promessa di rivedersi l’anno dopo, sulle medesime spiagge per amarsi ancora una volta.                                                                                                                                                   - Atti impuri, invece, è costituito da una serie di appunti dattiloscritti che Pasolini aveva lasciato nella forma di romanzi o racconti in fieri. Da questo romanzo emergono le paure di sentirsi diverso dagli altri, la gioia dei primi fugaci incontri con il proprio amore, molti dei quali si risolvevano esclusivamente in rapide occhiate e ancora più veloci carezze. Da alcuni incontri nascono delle storie più serie, di cu si esalta la gelosia, l’ansia di rivedersi, di amarsi di nascosto da tutti.

 

 

ALI' DAGLI OCCHI AZZURRI - 1965

Alì dagli occhi azzurri del 1965 comprende tutti i lavori di Pasolini, in oltre 500 pagine sono raccolti in venti brani racconti, poesie, sceneggiature, datati tra il 1950 e il 1965. In esso pertanto si possono individuare tutte le fasi precedenti, dal primo incontro con Roma al nascere del mito del sottoproletario e alla sua crisi, fino alla formazione del mito del Terzo Mondo e della Nuova Preistoria. Appartengono all'opera i testi letterari che corrispondono ai film omonimi di Accattone, Mamma Roma e La ricotta, oltre al progetto di un romanzo intitolato Il rio della grana, mai scritto, del quale rimangono poche pagine costituite da appunti e schemi stilati tra il 1955 e il 1959. Dalla lettura dei cinque brani datati '50, che sono più che altro degli studi di carattere sperimentale, si osserva inoltre come la scelta stilistica non sia avvenuta con facilità ma come dietro ad essa ci sia stato uno studio profondo.

 

 

TEOREMA - 1968

Tra i drammi teatrali che Pasolini scrisse nel 1965, durante una malattia che lo costrinse a ridurre i ritmi del suo lavoro cinematografico, vi era anche un primo abbozzo di Teorema. Divenne però un libro – parte in prosa, parte in versi – pubblicato nel 1968, quasi contemporaneamente alla sceneggiatura e alla produzione dell'omonimo film (vedi Pasolini cinema). Può essere considerato ( tralasciando Petrolio che, non concluso, verrà pubblicato postumo) l'ultimo lavoro narrativo di Pasolini. I personaggi appartengono per la prima volta alla borghesia e il testo ha una struttura particolare perché alterna capitoli in prosa a versi che gli conferiscono, rispetto al film omonimo, una pienezza e validità maggiore. Il testo, inframmezzato da interventi poetici, è l'impietosa descrizione dei comportamenti e dei conflitti in un interno borghese durante un momento di crisi, e insieme una parabola sull'irruzione del religioso nell'ordine familiare e sulle sue dirompenti conseguenze. Provocatorio e profetico, Teorema segna una svolta nell'opera di Pier Paolo Pasolini, con l'approdo a una visione sacrale, vivacemente simbolica della realtà.

 

 

PETROLIO, postumo, 1975

Petrolio è il romanzo incompiuto, pubblicato postumo nel 1992 da Einaudi. La prima ideazione del libro risale alla primavera del 1972 e su di esso Pasolini lavorerà fino alla morte. Di Petrolio sono rimaste 522 pagine scandite in "Appunti" con una numerazione progressiva che si configurano in un insieme di frammenti più o meno estesi e di soli titoli. Protagonista del romanzo è Carlo, ingegnere della borghesia torinese che lavora all'ENI ed è un brillante cattolico di sinistra. Il personaggio di Carlo è però sdoppiato, esiste infatti un Carlo angelico e sociale, e un Carlo diabolico e sensuale. Apparentemente le due metà del personaggio sembrano possedere vite diverse, ma in realtà essi si scambiano spesso i ruoli e risultano così come una stessa persona, simbolo della contraddittorietà. Petrolio ricorda un po’ la Commedia dantesca, con la sua satira e la dura denuncia della politica contemporanea. L'ideologia, fulcro dell'opera, è quella politico-sessuale e i temi principali sono il Potere e il Male.

STORIE DELLA CITTA' DI DIO, postumo, 1995

Dal 1950 al 1962 Pasolini collabora a diversi quotidiani e periodici  (Il mattino d'Italia, Il quotidiano, La Libertà d'Italia, l'Unità ecc.)  con racconti che disegnano il profilo della "sua" Roma, periferica, devastata e umana". Questi racconti delineano una passeggiata per Roma e il suo mondo interiore.

 

 

 

 

LA DIVINA MIMESIS, postumo, 1995

L'opera, pubblicata subito dopo la sua morte è, volutamente, incompiuta, frammentaria e piena di presagi. Di quest'inferno pasoliniano, infatti, solo i primi due canti sono completi, per il resto non ci sono che appunti e frammenti. Eppure, nella sua frammentarietà, quest’opera conserva un suo splendore e una sua ‘necessità’ forte. Pasolini iniziò a scrivere La Divina Mimesis nel 1963, ma questo progetto di riscrittura dell’opera dantesca lo accompagnò per il resto della sua vita. Solo nel '75, l'anno della sua morte, decise di dare alle stampe quelle pagine, che lui stesso definita documento.  Pasolini racconta il suo percorso, dal giovanile entusiasmo di un tempo allo spirito critico consapevole di un nuovo, amaro senso della realtà.  La Divina Mimesis è la confessione di un immenso vuoto d'amore e dialogo smarrito con se stesso. Essa rivela una grande solitudine in un mondo dominato dalla forza del male, del potere, della violenza e della degradazione.

 

 
 

UN PAESE DI TEMPORALI E DI PRIMULE,  postumo, 2001, a cura di Nico Naldini 

Un paese di temporali e di primule può essere considerato il libro della giovinezza pasoliniana. Un centinaio di pagine di introduzione narrano la vita dello scrittore friulano e il suo intricato rapporto con la scrittura. Poi c’è una raccolta di scritti eterogenei che vanno dal 1945 al 1951: racconti, poesie, spezzoni teatrali, brevi saggi, ma soprattutto pagine di memoria.
Protagonista è Casarsa, paese natale della madre di Pasolini, cioè il "mondo friulano intensamente vissuto e profondamente amato", che resterà sempre per lo scrittore punto di riferimento esistenziale e mitologico.

Pubblicazioni di Pasolini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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