
Paolo Giordano,
nato nel 1982,
vive a San Mauro Torinese. Il padre Bruno è un
ginecologo, la madre Iside è un'insegnante d'inglese; ha una sorella
maggiore, Cecilia, di tre anni più grande.
Si è diplomato al liceo scientifico statale "Gino Segré" di Torino; nell'anno accademico 2006-2007
ha conseguito con lode la laurea
specialistica in fisica delle interazioni fondamentali presso l'Università
degli studi di Torino. La sua tesi è stata premiata fra le migliori; ha vinto
anche una
borsa di studio per frequentare il corso di dottorato di ricerca in fisica
delle particelle, presso la Scuola di dottorato in Scienza e alta tecnologia
del medesimo ateneo. In un progetto co-finanziato dall'Istituto Nazionale di
Fisica Nucleare, sta studiando le proprietà del quark bottom, in particolare
il decadimento inclusivo del mesone B nel canale semileptonico e radiativo.
È autore del romanzo La solitudine dei numeri primi, edito da Mondadori nel
gennaio del 2008, e ha vinto nello stesso anno il Premio Campiello Opera
Prima, il Premio Fiesole Narrativa Under 40 e il Premio Strega; a 26 anni è
il più giovane scrittore ad aver vinto quest'ultimo riconoscimento
letterario. Secondo Tuttolibri, La solitudine dei numeri primi è il libro
più venduto in Italia nel 2008, più di un milione di copie.
Giordano ha ricevuto il 9 luglio 2008 il premio Scienza e letteratura Merck-Serono nella sezione narrativa, promosso dall'Accademia delle Biotecnologie, e il 23 agosto 2008 il Premio letterario Frignano opera prima. È anche il vincitore della XIV edizione del Premio letterario Alassio Cento libri - Un Autore per l'Europa, che ha ricevuto il 13 settembre 2008, ed è stato tra i finalisti della XVIII edizione del Premio PEN Club Italiano.

Il titolo del romanzo fu scelto da Antonio Franchini, editor Mondadori, nell'ottobre del 2007; Giordano lo aveva intitolato in origine Dentro e fuori dall'acqua, che rimane come titolo del quinto capitolo. Per la copertina è stato usato l'autoscatto di una ventenne olandese di nome Mirjan, pubblicato su deviantART il 14 ottobre 2007; molte persone hanno dichiarato di "essere state indotte ad acquistare il libro proprio da quello sguardo ambiguo in copertina". La dedica del libro ("A Eleonora, perché in silenzio te l'avevo promesso") è per un'amica dei tempi del liceo. Nel 2009 sarà prodotto un film tratto dal romanzo, i cui diritti sono stati acquistati dalla casa di produzione Offside di Mario Gianani; il film sarà diretto da Saverio Costanzo, curatore della sceneggiatura assieme a Giordano.
Nel 2006-2007, Giordano ha frequentato due corsi esterni
della Scuola Holden; qui ha incontrato Raffaella Lops,
divenuta successivamente suo editor e agente. Ha una rubrica
su Gioia, dove scrive racconti prendendo spunto da una
notizia e un numero. Ha pubblicato il racconto La pinna
caudale sul numero 41 (gennaio-marzo 2008) della rivista
Nuovi Argomenti, in uno speciale dedicato ai «Non ancora
trentenni», agli autori nati negli anni '80. Il 12 giugno
2008, al VII Festival delle Letterature di Roma, ha
presentato il racconto inedito Vitto in the box.
Dopo aver visitato nel 2006 un progetto di Medici Senza
Frontiere a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del
Congo, nel quale l'organizzazione assiste i malati di AIDS e
le prostitute del quartiere Masina, ha scritto il racconto
Mundele (il bianco), presentato il 16 maggio 2008 a Milano
al festival Officina Italia e pubblicato nel novembre del
2008 nell'antologia Mondi al limite, 9 scrittori per Medici
Senza Frontiere, curata da MSF per Feltrinelli.

Il libro sembra quasi voler comunicare che tutti siamo tristi per qualcosa, che c’è sempre qualcosa che a volte preferiremmo non fare, che spesso vorremmo scappare dal mondo in cui viviamo e che non c’è speranza di trovare aiuto negli altri perché troppo distanti dalla profonda buca che ci siamo scavati attorno.
Mi piace il suo stile, in alcuni tratti mi ha dato l'impressione di uno stile quasi femminile. Le parole scorrono a fiumi ed è facile immedesimarsi nei personaggi perché ognuno di noi è solo, è diverso e ha il macigno del passato sulle spalle e le ferite dell'anima.

Nel libro c’è troppo pessimismo. I due protagonisti, espressione di un'infanzia triste, crescono senza saper reagire a situazioni familiari che vanno “a rotoli”, non sapendo esprimere i propri sentimenti, lasciandosi andare al destino senza fare niente per modificare se stessi o i rapporti con gli altri; la loro vita è una solitudine vera.
Leggendo il libro si incontrano le situazioni e le persone più variegate, dall’amico omosessuale, all’amica diabolica e bella, dal padre inesistente, alla madre senza più interessi per il figlio, ecc.. tutti i personaggi presentati sono caratterizzati da una profonda tristezza. Anche il finale lascia l'amaro in bocca.

...
"I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per
se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri
naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto
agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li
trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci
fossero finiti per sbaglio, che vi fossero intrappolati come perline
infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a
loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma
che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo pensiero lo
sfiorava soprattutto di sera, nell’intrecciarsi caotico di immagini che
precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle
bugie.
In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi
ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi
gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi,
quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli
impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17
e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare,
si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri
primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e
cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante
che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il
vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta
per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si
imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i
matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti,
ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finché
non li si scopre.
Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e
perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non
l’aveva mai detto."
PAOLO
GIORDANO - LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI - CHE TEMPO CHE FA - PARTE 2
PAOLO GIORDANO - LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI - CHE TEMPO CHE FA - PARTE 1
È un libro "stimolante e inquietante che fa riflettere sul disagio di settori del mondo giovanile, simbolicamente rappresentato dai numeri primi, cioè come i protagonisti, strettamente uniti eppure invincibilmente divisi". Secondo l'autore, Mattia e Alice, i protagonisti del romanzo, "estremamente rappresentativi di un certo mondo giovanile della borghesia, della borghesia opulenta, che garantisce agiatezza ai propri figli lasciandoli nella più assoluta solitudine spesso abbandonati a sé stessi", sono due numeri primi gemelli, cioè separati da un unico numero pari che non permette loro di scontrarsi, nonostante siano così vicini.

