Come
gabbiano sull’acqua
Come gabbiano che, volando basso,
costeggia le rive del fiume risalendolo controvento alla ricerca di
spazi dove imparare a sopravvivere… così io partendo dal Tevere,
attraversando l’Arno, il Po, l’Adige, il Mincio, il Sarca mi sono
ritrovata lì dove ho aggiunto un altro strato alla mia pelle rendendola
più spessa: sul lago di Garda.
Se lo osservi su uno dei punti panoramici sopra Torbole, sulla strada
che porta a Rovereto, ti appare tutto, immenso, circondato dai monti
tranne che nella sua parte meridionale. Dà l’impressione di essere un
fiore. Prima stretto per poi allargarsi fino a sembrare un calice che
accoglie i colori del cielo. E in questi giorni l’ho visto in alcuni
momenti riempirsi di ambrati riflessi che sciogliendosi danno vita a
milioni di gocce d’amore per chi sorseggia con gli occhi quell’acqua. In
altri momenti, accogliendo i lamenti delle mille nuvole raminghe che lo
svuotano di calore, sembrava volermi ridare ricordi che avevo lasciato
da qualche parte durante i miei precedenti viaggi. E la malinconia,
dolce affanno verso i vuoti meandri dell’anima o struggente ricerca di
momenti lasciati sulla meridiana del Vittoriale, mi accompagna tra
limonaie, vigneti, querceti, salici, ulivi e bouganville che
imbellettano le acque lacustri.
Sul monte del Varone, ho inalato, attraverso i pori del mio corpo,
l’acqua che violentemente salta da uno spuntone di roccia penetrandola e
scivolando sulle nude pareti interne fino a scavarne nicchie dove la
luce deve aggrapparsi e sudare per infiltrarsi. E’ stato come vedere la
natura far l’amore con se stessa, assistere, quasi tremando, allo
scorrere dei suoi umori e ascoltarne i gemiti dolci e passionali.
Sulle rive, come lucciole accolte su foglie umide, tanti paesini
lampeggiano quando il sole scivola dietro le montagne occidentali per
andare a giocare su altre rive.
In punta di piedi ho attraversato il guado dell’isolotto della Val di
Sogno per raccogliere tutte queste immagini del lago, annodandole
strette con nastri di emozioni e riporle nella valigia che mi
accompagnerà a casa.
Momenti intensi dove la passione per la natura, la spontaneità di
rapporti d’amore e d’amicizia sono esplosi come quei fuochi d’artificio
che a Lazise hanno squarciato il cielo di mille colori. Un quadro
d’autore… di quelli che a copiarli non saranno mai perfetti come
l’originale.
Maria, 22 agosto 2006

