Un po’ tra
Gibran e Hesse per la loro interpretazione del fiume. Detto e ridetto,
lo so, ma io amo questa metafora soprattutto nei momenti introspettivi
della mia vita. Senza esserne cosciente l’amavo già nella mia infanzia.
Tutto comincia da lì, sempre.
Stasera ho ormeggiato il pensiero sulla riva del fiume, in una curva
solitaria. Riesco a vedere il cammino dell’acqua solo fino ai suoi
gomiti.
Tutto intorno un’intensa macchia verde sembra voler nascondere quel
mistero agli occhi di chi, per convinzione o per caso, s’inoltra sui
sentieri umidi e sdrucciolevoli per salire e scendere l’erta montagna. O
semplicemente per ripararlo dai venti e da qualsiasi intemperie.
I fitti canneti, gli ombrosi aceri, i pioppi e i lecci, l’insieme
intricato di arbusti e piante fanno da cornice a tale fluire. Ne inalo
profondamente gli odori fino a sentirne piene le sacche dei polmoni.
L’acqua, intanto, con voce fluttuante sembra voler chiacchierare con me,
sua amica, lei lo sa, fin da bambina. Vorrebbe raccontarmi del suo
viaggio, dal seno di una madre dura ma buona e forse stanca,
attraversando vie tortuose, meandri troppo stretti o troppo larghi,
corse, rallentamenti e pause mai rispondenti ai tempi desiderati e ai
sogni, per arrivare infine in braccio a suo padre, intransigente e
dispotico, che l’accoglierà nella sua grande dimora, ma forse levandole
l’anima. Mi sforzo ma, attratta da echi di suoni e luci, non colgo tutte
le sue parole e mi perdo dei passaggi fondamentali per la comprensione
della sua storia.
I serpenti di luce si rincorrono sull’acqua appena increspata e volgo lo
sguardo in alto. La luna è lì, nel suo pieno splendore.
Così vicina e così distante dal nostro moto perpetuo.
Le sorrido. Sembra rispondermi con la sua solita cortesia.
Oltre noi due nessun altro.
La città dorme, nascosta dentro il folto della notte.
L’acqua continua a scorrere.
I miei sensi anche.
Torno indietro e mi inoltro, semplicemente per necessità, nel bosco, ma
so che ritornerò a sedere su quella sponda…e forse la prossima volta
raccoglierò un altro pezzo di quella storia misteriosa.
Maria, 19 maggio 2005

