Nel buco nero

di una lunga notte

Chiara è rimasta sveglia ai bordi della notte, in attesa dell’alba.
L’alba, la rosea diva, protagonista eccelsa nell’evoluzione ciclica del tempo, incastro tra la notte e il giorno, tra il buio e la luce. Tra la morte e la vita… o viceversa.
È ora di andare. Si alza dal suo letto di sempre, quello che ha raccolto i suoi sogni, i disincanti, i dolori. Quello che, fin da bambina, l’ha tenuta in braccio come madre, amica… amante.
Attraversa il lungo corridoio e si ferma davanti la porta della camera di sua madre. Nel silenzio fa schioccare lo scatto della serratura ed entra nella stanza. Con gli occhi rovista nella semiluce in cerca della valigia-trolley, l’afferra e scende in strada.
La città è ancora addormentata. Oltre ai cinguettii festosi si sente solo il rumore stridente di quel vecchio trolley. Adagiatolo a fatica nella bauliera della Y10, Chiara si mette al volante e parte con i fari puntati a ovest. Squarcia l’aria in due, occupando per una frazione di secondo quel nulla, assenza di tempi. Tanti nulla, uno dietro l’altro. Spazi da riempire. Vuoti che premono energicamente intorno al nostro profilo… vuoti che tagliano fino a far sanguinare.
Alle spalle, il sole la insegue prepotente. Il piede pigiato sull’acceleratore fa andare a forte velocità anche i pensieri che rallentano solo quando incrociano gli anabbaglianti di altre automobili. Uccelli impazziti. Uno stormo che ha smarrito il senso dell’orientamento e il proprio istinto.
Chiara, per non perdersi in quei voli ciechi, intona una canzone. Piano. Poi in un crescendo che sembra farle esplodere le corde vocali. E le immagina già in tanti pezzetti schizzarle tutt’intorno. E ride. Piano. Poi forte.
Il vento, quel vento che spettina i capelli, fa fatica a insinuarsi tra le onde emesse dal fragore di quella voce che altro non è che il ritorno di chissà cosa.
Chiara non si accorge subito del posto di blocco. Uno dei due poliziotti alza la paletta. Lei accosta al ciglio della strada. Attende.
L’uomo si avvicina “Buongiorno! Favorisca libretto di circolazione e patente!”
Chiara prende la borsa e, con gesti nervosi, vi rovista dentro fin quando non li trova e li porge all’uomo in divisa.
Il poliziotto, mentre controlla i documenti, chiede “Dove è diretta così di buon ora? E, soprattutto, così di corsa?”
“Al mare”
“Ha scelto la giornata sbagliata!”
“Mia madre dice che non si deve mai scendere a patti col tempo, quando decidiamo di muoverci verso un obiettivo!”
Nel frattempo anche l’altro poliziotto si avvicina.
“Carlo, la signora sta andando al mare. Beata lei!”
E l‘altro “Con un temporale in arrivo? Guardi laggiù proprio nella direzione del mare. Quei nuvoloni neri minacciano di voler buttare giù tanta acqua quanta ne contiene tutto il Tirreno!”
“L’ho promesso a mia madre!”
“Sua madre vive vicino al mare? In quale località?”
“No. Noi abitiamo in città. Mamma ama il mare. Dice sempre che è la dimora di ciò che abbiamo smarrito. Ed io l’accompagno a riprendersi ciò che ha perduto… La sua principessa!”
I due uomini, dopo aver sbirciato nell’abitacolo, si guardano perplessi.
“E dov’è sua madre?”
“In macchina!”
Il più anziano fa un cenno all’altro e, rivolto alla donna, con voce risoluta ma calma dice “Scenda dalla macchina, per favore!”
Mentre Chiara obbedisce, l’altro poliziotto sfila le chiavi dal cruscotto e apre la bauliera. “Ma c’è solo una valigia!”
“La principessa va al mare, per non sentir bruciare le lingue sull’altare…ah ah ah!...”
I due uomini sconcertati, intuendo la situazione, le infilano prontamente le manette.
Chiara, con voce bambina e rivolta verso la bauliera, urla “Ora non puoi più andare in giro a raccontare che la tua principessa si è persa nel bosco… che la tua principessa è un’incapace!”
Canta e ride diretta da chissà quale direttore d’orchestra! “La principessa va al mare a riprendersi le ore smarrite nel buco nero di una lunga notte di luna piena. Ah ah ah ah ah! La principessa va al mare….”!
 


Maria 4 luglio 2007



N.d.A. Un tempo certe storie si ascoltavano intorno ad un focolare, quando si raccontava di orchi e di streghe. Oggi capitano sotto i nostri occhi, nell’appartamento del nostro vicino o nell’altra stanza. L’uomo sta perdendo la sua battaglia più importante: quella del rispetto della vita e della dignità di essere uomo. Stiamo andando verso il punto del non ritorno. Perché?!


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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