Edvard Munch,  tra i primi grandi pittori a sottolineare con forte intensità la solitudine dell'uomo e il suo dramma esistenziale,  nasce a Loten-Oslo (Norvegia) nel 1863 e muore a Ekely-Oslo nel 1944. Edvard è il secondo di cinque figli: Sophie (1862-1877), a lui quasi coetanea e con la quale instaurerà un rapporto di grandissimo affetto, Andreas (1865-1895), Laura (1867-1926) e Inger (1868-1952). Il padre Christian (1817-1889) è un medico appartenente al corpo sanitario dell’esercito e discendente di una delle più distinte famiglie norvegesi; la madre Laura Cathrine (1838-1868) è una donna molto bella, ma dalla salute fragile.

 

 

 

 

 

 

 

Assistere a cinque anni alla morte per tubercolosi della madre, gli aspetti cruenti della scena, sono immagini intagliate nella memoria, e riattivate dal ripetersi della stessa situazione nove anni più tardi, alla morte della sorella prediletta Sophie. L'esperienza devastante di questi due lutti verranno successivamente ripresi pittoricamente in diverse opere tra cui La bambina malata e Morte nella stanza della malata.

Morte nella stanza della malata, 1893

La bambina malata, 1896

 

 

 

 

 

 

 

 

Il padre, medico dei poveri, talvolta lo conduce con sé durante la visita ai malati; questo precoce contatto con il dolore gli segnerà profondamente lo spirito

Inizia a studiare pittura a diciasette anni, nel 1880. Tra il 1888 e il 1889 si ammala di febbri reumatiche. Nella convalescenza dipinge Primavera.  Nel 1889 si reca a Parigi con una borsa di studio; qui ha modo di conoscere la pittura impressionista. Ma viene raggiunto dalla notizia della morte del padre. Dipinge Notte a St. Cloud. Il 1892 è un anno estremamente prolifico durante il quale nascono capolavori come Il bacio e Il mistero di una notte. Nello stesso anno espone a Berlino una cinquantina di dipinti. Ma la mostra è duramente stroncata dalla critica. Egli, tuttavia, diviene molto seguito ed apprezzato dai giovani pittori delle avanguardie. Espone nelle loro mostre, compresa la celebre Secessione di Vienna del 1899.  Nel 1895 muore il fratello Andreas, pochi mesi dopo essersi sposato.

 

 

 

Primavera (1889)

Noche en St. Cloud (1890)

 

 

 

 

 

Nel 1906, a Weimar frequenta la sorella del filosofo Nietzsche e nei suoi quadri esprime a colori violenti la solita lotta dei sessi: la donna, potenza demoniaca e carnefice e l’uomo vittima. L’amore, del resto, è visto dall’artista solo come lotta e sofferenza, passione e gelosia, tensione e violenza. E la donna è sempre una specie di "femme fatale", una sorta di vampiro seducente tesa ad annullare l’uomo, imprigionandolo nella sua rete tentatrice.

I suoi quadri abbandonano i temi individuali e autobiografici per esprimere le forze universali che regolano il destino degli uomini. A Oslo conosce Tulla Larsen, libera, bella, intelligente, assieme alla quale visita l’Italia, Firenze e Roma, ma il rapporto tra i due è difficile, poiché Edvard si ritiene un malato a vita, un alcoolizzato psicopatico impossibilitato ad avere una vita normale con lei. Sicuramente preoccupante è ciò che scrive in questo periodo: "Stanco, abbattuto, malato, disegnavo e cominciavo a bere sin dal mattino…"; e ancora: "...Ho ricevuto in eredità due dei più terribili nemici dell’umanità: la tubercolosi e la malattia mentale. La malattia, la follia e la morte erano gli angeli neri che si affacciavano sulla mia culla". Durante questo periodo ha dei contrasti con un amico pittore che sfociano in una scazzottata riportata dai giornali e il litigio con Tulla segna la fine della loro relazione lasciandogli come ricordo il segno della revolverata nella mano sinistra. Questo "incidente" sarà spunto per elaborazioni di tipo paranoide da parte di Munch. Si getta quindi nel lavoro e viaggia continuamente in Norvegia, Svizzera e in Germania.  Lo stato di continua tensione, le quotidiane ubriacature esplodono nel 1908 in una forte crisi nervosa: l’artista viene ricoverato in una clinica, dove rimane sei mesi.

Il sorgere dell’espressionismo rende sempre più comprensibile la sua opera. E al pari degli altri pittori espressionisti anche Munch è  perseguitato dal regime nazista che dichiara  la sua opera «arte degenerata». 82 sue opere presenti nei musei tedeschi vengono vendute.

 

 

 

 

 

 

       Il sole        1909-1911

L' urlo, 1893

 

 

 

Nell’opera di Munch sono rintracciabili molti elementi della cultura nordica di questi anni, soprattutto letteraria e filosofica: dai drammi di Ibsen e Strindberg, alla filosofia esistenzialista di Kierkegaard e alla psicanalisi di Sigmund Freud. Da tutto ciò egli ricava una visione della vita permeata dall’attesa angosciosa della morte. Nei suoi quadri vi è sempre un elemento di inquietudine che rimanda all’incubo. Si ritira dapprima a Kargero, e quindi nella sua proprietà di Ekely, vicino ad Oslo, circondato unicamente dai suoi dipinti, Nel suo quasi completo isolamento l’artista continua a dipingere: gli ultimi, bellissimi autoritratti gli servono per definire se stesso, mettere a fuoco finalmente la sua stessa persona, ultimo tentativo di una estenuante ricerca introspettica. Sono opere inquietanti, che ci mostrano un uomo solo, desolato, vinto, un uomo che vive come un fantasma rassegnato tra i fantasmi del passato e le ossessioni di una vita che mai è riuscito a cogliere nella sua pienezza, straniero a sé e agli altri, predestinato ad una eredità di dolore e di morte.

Il 19 dicembre del 1943 l’esplosione di una nave tedesca nel porto di Oslo provoca seri danni al suo atelier e questo avvenimento lo mette particolarmente in ansia: preoccupato per i suoi quadri trascura la polmonite di cui cade vittima e muore nella sua casa di Ekely nel pomeriggio del 23 gennaio 1944 lasciando, come da testamento, tutte le sue opere alla città di Oslo. Nel 1949 il Consiglio comunale di Oslo approva la costituzione di un museo per la conservazione di questo patrimonio, nel frattempo accresciuto dalla donazione della sorella Inger, e il 29 maggio 1963 viene inaugurato il Munchmuseet.

 

 


Autoritratto a Bergen, 1916

Autoritratto (Uomo che passeggia di notte), 1923-1924

 

Nel 1868 la madre, trentenne, muore di tubercolosi, poco tempo dopo aver dato alla luce l’ultimogenita Inger. Edvard porterà per sempre nel cuore la tragedia che vive in questo momento. La zia materna si occupa dei cinque bambini e della casa, rinunciando così ad una sua vita privata. Donna forte, dallo spiccato senso pratico e pittrice, stimola il talento artistico del piccolo Edvard e delle sue sorelle, che in questi anni realizzano i primi disegni e acquerelli.                                                                                           Il padre, medico, soffrirà per tutta la vita di disturbi ciclotimici, oscillando fra stati di colpa per non aver saputo curare e salvare la moglie, e stati di esaltazione mistica.

Edvard Munch, in piedi a destra, in compagnia della madre, dei fratelli e delle sorelle.

 

...Una sera passeggiavo per un sentiero,
da una parte stava la città e sotto di me il fiordo.
Ero stanco e malato.
Mi fermai e guardai al di là del fiordo
- il sole stava tramontando -
le nuvole erano tinte di un rosso sangue.
Sentii un urlo attraversare la natura:
mi sembrò quasi di udirlo.
Dipinsi questo quadro,
dipinsi le nuvole come sangue vero.
I colori stavano urlando....

Edvard Munch

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indietro