Maria Luisa Spaziani
...la poesia è contemplazione. Anche se ci si riferisce ad oggetti concreti, si tende a creare un alone di solitudine intorno alle cose che si stanno guardando...

Maria Luisa Spaziani nasce a Torino nel 1924, ma è "cittadina del mondo" per il suo attaccamento a tutte o quasi tutte le città che l'hanno ospitata. E nella sua poesia sono presenti  soprattutto i paesaggi tra il Piemonte e la Liguria, e le campagne dell’astigiano, dove vive gli anni dello sfollamento. È lì che impara a conoscere <gli odori, i profumi, le scorze degli alberi, i ritmi della semina», e tutto questo la avvicinata al mondo dei contadini: «la raccolta delle patate — lei dice — è inebriante, perché viene fuori il sapore della terra viva>.

A dodici anni scopre la figura di Giovanna d’Arco e se ne innamora follemente <ella è semplicemente la poesia; è la donna come dovrebbe essere dopo ogni femminismo riuscito, e cioè una creatura che abbia le stesse potenzialità di un uomo ma che agisce autonomamente, secondo il suo personale destino, secondo i suoi gusti, le sue scelte, in stretta simbiosi con l’universo maschile>. La figura di Giovanna d’Arco, che sarà oggetto di poesia solo nel 1990 con le ottave di Giovanna d’Arco, è anche l’occasione per la poetessa di iniziare lo studio e la lettura del francese; attività il cui approfondimento la condurrà alla carriera accademica e a quella di traduttrice.


Approda alla poesia giovanissima con "Le acque del sabato", una raccolta poetica pubblicata ne "Lo specchio" di Mondadori, dopo avere diretto in maniera davvero coraggiosa, una rivista da lei fondata sui banchi del Liceo, "Il dado", tra le cui pagine ha pubblicato scritti inediti di Virginia Woolf, Sandro Penna, Leonardo Sinisgalli, Vasco Pratolini. Nel 1949 incontra Montale al teatro Carignano a Torino. Da quell’incontro si sviluppa un’amicizia profonda, testimoniata dalle 360 lettere di Montale poi donate al Centro Studi Maria Corti di Pavia, e favorita anche dal successivo trasferimento a Milano della poetessa.

L’amicizia dura per oltre quindici anni, più o meno fino al ’65-’66. I rapporti si allentano un poco a seguito del trasferimento di Maria Luisa a Roma.

A partire dal 1953 la Spaziani si sposta per lavoro tra Parigi, Bruxelles e Messina, città che hanno influenzato le scelte poetiche e arricchito la sua poesia di un respiro nordeuropeo.  All'Università di Messina le viene assegnata la Cattedra di Letteratura francese.

Pian piano dalle impostazioni contemplative ed ermetiche iniziali la poetessa  raggiunge esiti maturati nel segno di un lirismo capace di ridare spessore agli oggetti e alle occasioni attraverso una lingua cristallina e potente. Una poesia dei luoghi e dei viaggi, in grado di rendere conto del meraviglioso disegno della vita.

 

La Spaziani oggi vive a Roma dove dirige il Centro Studi Eugenio Montale e il premio collegato. Il centro ha oltre vent’anni di attività e rappresenta un gruppo di studio di cui fanno parte i più prestigiosi nomi di poeti, letterati, editori, studiosi e amici del grande poeta del Novecento; tra di essi: Giorgio Bassani, Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Mario Luzi, Giovanni Macchia, Dante Maffia, Geno Pampaloni, Goffredo Petrassi, Giovanni Raboni, Vanni Scheiwiller, Andrea Zanzotto, Sergio Zavoli, ecc.

 

Annoverata fra i maggiori critici letterari italiani, la Spaziani è pure raffinata traduttrice di opere di prosa e di poesia di vari autori tedeschi, inglesi e francesi: Ronsard, Racine, Goethe, Shakespeare, Marceline Desbordes-Valmore, Gide, Gombrich, Yourcenar, Tournier.
Poetessa di valore e di esperienza da quasi cinquant’anni, ha scritto 10 raccolte di versi, quasi tutte pubblicate a Milano da Mondadori: Le acque del sabato (1954), Luna lombarda (1959), Il gong (1962), Utilità della memoria (1966), L’occhio del ciclone (1970), Transito con catene (1977), Geometria del disordine (1981, Premio Viareggio), La stella del libero arbitrio (1986), I fasti dell’ortica (1996), La traversata dell’oasi. Poesie d’amore. (2002). È anche autrice del poema-romanzo Giovanna d’Arco (1990), del saggio Donne in poesia (1992) e della raccolta di racconti La freccia (2000). Per il teatro ha scritto La vedova Goldoni e La ninfa e il suo re.


Nei suoi versi, in specie nella sua più recente raccolta di liriche, Sandro Gros-Pietro ravvisa la bellezza classica del suo dire moderno, la perfezione del metro, la struttura calibrata, la postura classica d’alto stile e di eletta memoria letteraria in un’“epifania e rapsodia del dire d’amore”; tutte qualità che fanno di quest’opera poetica forse il più illustre e ricco canzoniere amoroso dei nostri tempi. Per la raffinata sapienza della sua scrittura, come pure per la sua straordinaria sensibilità e intelligenza interpretativa, Maria Luisa Spaziani figura senz’altro fra gli esponenti di maggior spicco della cultura contemporanea, e non a caso, è vincitrice di numerosi premi e candidata più volte per l'Italia al Premio Nobel

 

 

Se

                                                                                                                    Se mentre dormi un'ape ti sfiora le labbra

non sono io, nemmeno con il desiderio.

Non ti voglio incosciente, preso in altri sogni,

ti voglio mentre pronunci il mio nome.

 

L'amore è un corpo-a-corpo: così nel verso

si stringono e s'intrecciano musica e parola.

Non esiste un confine tra le due,

né fra di noi un impalpabile muro.

 

.....

 

Ricordo una stagione

 

Ricordo una stagione in mezzo ai colli

immensi, affaticata dal soffiare

della notturna tramontana. Un gelso

gemeva negli strappi, così alto

che talora il suo grido mi svegliava.

 

Ieri nel ritornarvi non sembrava

passato altro che un giorno.

La tramontana ci infuriava intorno.

Contro il cancello, intatta, era restata

una mia antica rosa morsicata.

 

.....

 

L’antica pazienza (a mia madre)

 

Tu che conosci l’antica pazienza

di sciogliere ogni nodo della corda

e allevi un pioppo zingaro venuto

a crescere nel coccio dei garofani,

lascia ch’io senta in te, come la sorda

nenia del mare dentro la conchiglia,

la voce della casa che il perduto

tempo ha ridotto in cenere.

Ma è cenere il pane scuro, sacro,

-quello che alimentavi col tuo soffio

nel forno buio della guerra- e reca

imperitura in sé la filigrana

dei tuoi ciliegi dilaniati.

L’allegria rialza la sua cresta

di galletto sui borghi desolati,

come il lillà che ti cresce alle spalle

passo a passo, baluardo sul massacro.

Raccogli ancora e sempre il pigolante

nido abbattuto dal vento di marzo

e ripara le falle della chiglia.

Nessuno è senza casa se l’attende

a sera la tua voce di conchiglia.

 

.....

 

Scorreva un vento caldo

 

Scorreva un vento caldo sugli abeti

tenebrosi da secoli, e portava

da fondali africani un grido lungo

come un corno da caccia. Solo il tonfo

delle pigne ritmava il suo ruggito

lontano, quasi musica, e rasente

il disco della luna, rari uccelli

notturni sciabolati sul confine

d'ombra e di luce qui da te giungevano

a portare messaggi che ora il tempo

mi esalta e mi confonde. Fu una notte

di aspettazione, e lento San Lorenzo

si annunciava con pianti di comete,

gigli che si sfogliavano nel buio

senza mani a raccoglierli. Passavano

lungo il tratturo i cani dei pastori,

neri dentro la tenebra dei pini,

i cani, occhi provvidi del giorno

e ora anime perse, inquieti lemuri

dell'estate che scavano entro zone

precluse il loro grido di rivolta,

e da millenni lo affidano al canto

delle sorgenti in corsa verso il mare.

 

.....

 

 A Montale il 12 settembre 1981

Tu ti cancelli e subito in altre forme ti annunci,
falsetto sapienzale di nebbia allegra,
antica palma adolescente, tremula
in un bemolle di acque strane.

La tua scomparsa è scandalo, è messaggio
che sconvolge interiori meridiani,
coinvolge il futuro e trascina
pitòsfori, bufere e termitai -

Potrà mai dileguarsi il tuo passo
per chi eredita quegli impervi segreti?
Il meglio della seppia è l’osso.
Il resto è per i cuochi.


.....

 

da La traversata nell'oasi

I.

Entro in questo amore come in una cattedrale,
come in un ventre oscuro di balena.
Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte
scende un corale antico che è fuso alla mia voce.

Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l’unico,
il padre, il figlio, l’angelo e il demonio.
Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,
e le tue labbra restano evanescenti sogni.

Prima di entrare nella grande navata,
vivevo lieta, ero contenta di poco.
Ma il tuo fascio di luce, come un’immensa spada,
relega nel nulla tutto quanto non sei.


II.


Non vorrò per scaldarmi, bruciare il tuo ricordo
in una stufetta zoppa, in un’isba lontana.
Romantica la cornice, certamente improbabile.
Ma se avrò tanto freddo tu mi aiuterai.

Faranno, le tue lettere, una fiamma altissima,
patetica immagine dei furori di allora.
Mi avvolgerà il calore come un manto regale,
come un abbraccio tenero quanto era stato il primo.


.....

 

Un grano antico


Ho sangue etrusco nelle vene, e forse
sangue di nomadi dagli occhi a mandorla.
una trisnonna di mia madre un giorno
lasciò , si dice ,la tribù sposando,
tre volte maledetta, un vignaiolo
di terre monferrine.

Dall’altra parte, aruspici esentati
dai casti voti. Aprivano il fumante
ventre delle pernici per estrarne
fasti e nefasti oroscopi. Volterra
rispondeva a Grosseto con segreti
triangoli nel cielo. Nel museo
di Chiusi dorme un’anfora, mi guardano
le iniziali confuse del mio nome.

Bel fiume lungo, fiume interminabile
che ci trasporta, noi, goccia su goccia.
Sento sopra le spalle quel tepore
di pianure d’Illiria e d’alto Lazio.
In me stormisce un grano antico, brillano
les neiges d’antan.
 


.....


La luna d'inverno


Luna d’inverno che dal melograno
per i vetri di casa filtri lenta
sui miei sonni veloci, di ladro,
sempre inseguito e sempre per partire.
Come un velo di lacrime t’appanna
e presto l’ora suonerà…
Lontano,
oltre le nostre sponde, oltre le magre
stagioni che con moto di marea
mortalmente stancandoci ci esaltano
E ci umiliano poi, splenderai lieta
tu, insegna d’oro all’ultima locanda,
lampada sopra il desco incorruttibile
al cui chiarore ad uno ad uno
i visi in cerchio rivedrò, che un turbine
vuoto e crudele mi cancella.


.....

 

Aspetta la tua impronta


L’indifferenza è inferno senza fiamme,
ricordalo scegliendo fra mille tinte
il tuo fatale grigio.
Se il mondo è senza senso
tua solo è la colpa:
aspetta la tua impronta
questa palla di cera.
 


.....


Una barchetta pazza

Il primo verso è una barchetta pazza
che potrebbe arenarsi fra gli scogli.
E' un ragazzino zingaro, ti prende
per mano verso un viaggio sconosciuto.
E solo al quinto verso tu cominci
a capire qualcosa, se lo segui.
confusamente dice: nel germoglio
È già scritta la gloria del fiore.

 

.....

 

Quartiere latino

Prima coppa di suoni a primavera,
di profumi e colori e promesse,
sotto Cluny ti fai gotico e quieto
tra pergolati gravidi di nubi.
Le sei di sera. E’ marzo. Giusto il tempo
Di un rantolo e di un incubo nel sogno,
e il cellulare ansando rauco come
un paziente nel sibilo dell’etere
mette in fuga le rondini…
Ma poi
Eccoti, intatto! Il brivido si perde
oltre i muri di pece, il boulevard
grida le sue lusinghe, il primo lume
si accende nelle ripide mansarde
alte sul miele della sera.
Come fermenti e bruci, vita. A questo
fragile eterno crocicchio del mondo
spumeggi come un mare, come un razzo
multicolore sprizzi le notturne
girandole sui ponti
e non ti scordi
ad ogni passo, con la meridiana
della Sorbona (sicut umbra dies)
di ricordarci l’ora, di avvertirci
del felice respiro.

.....


Cupola di sogni

Forse di questo amore ancor non detto
il meglio passò da qui, dove rombando
come un treno nel tunnel dell'estate
un rauco vento transitava a notte
sulla cima dei pini.
Ed era l'ora del mio saluto,
che ci avviene a volte
d'inchinarci alle cose ancor non nate
con la sete indicibile che ispirano
le passioni defunte.
Ardentemente ho ritagliato in cielo,
negli azzurri turbinosi del sud
la zona sacra che l'occhio degli aruspici
sceglieva a limite d'un tempio.
E sia che duri tra noi
questo silenzio immacolato,
o rapinosi dialoghi ci avvolgano
e liane c'imprigionino,
votati a ogni ambiguo trionfo,
quest'immensa invisibile cupola di sogni.

 

.....

da Le acque del Sabato

Alberi nudi dentro un tempo nudo

sul cielo del paese di mia madre.

Dove s’ingorga l’acqua nei canali

tra l’erba rinsecchita

e la vite s’attorce nella bruma

con mani disperate. […]

 

.....

 

da Giovanna d’Arco

 

Si stemperò quell’angelo sul muro,

i lillà ricoprirono la spada,

quel viso formidabile e stupendo,

la lucente armatura circonfusa

da un candore di penne. Sempre tacqui.

Portavo in me il germoglio del futuro,

la gloria della Francia e di Gesù.

Tutto ciò che lui disse, un giorno fu.

 

.....

 

Uno stridore

Immetti nei tuoi flauti uno stridore
perchè così è la vita. In paradiso
talvolta i cori angelici riposano
per regalarci un lampo d'uragano.

Sono pietosi gli angeli, non vogliono
che si cancelli quel passato umano,
quando il tempo glorioso svettava
dagli intervalli del dolore.
 

.....

 

da La traversata nell'oasi

 

Volo sopra le Alpi, il tuo ricordo copre
la pianura del Po fino alle nevi dell’Etna.
Sei il mio paesaggio, la mia patria,
il mio emblema, il respiro profondo.

Sei l’albero di cui sono la chioma,
fiorisco alta sui tuoi folti rami.
Le tue radici mandano la linfa
che sale e canta e nutre le mie cellule.

Chi le nutriva in quegli anni incredibili
quando di te ignoravo gli occhi e il nome?
Quella voce segreta che sussurra
nei giorni giovani le sillabe: “Aspetta!”.

 

.....


da
Viaggio Verona-Parigi

 

 Parigi dorme. Un enorme silenzio
è sceso ad occupare ogni interstizio
di tegole e di muri. Gatti e uccelli
tacciono. Sono io di sentinella.

Agosto senza clacson. Sopravvivo
unica, forse. Tengo fra le braccia
come Sainte Geneviève la mia città
che spunta dal mantello, in fondo al quadro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spaziani e Montale

 

 

 

 

 

 

 

                                                Indietro