

Bergamo
Nato nella Bergamo bassa, rappresentò nel teatro del 1550 la
maschera del servo umile e apparentemente sciocco. E' una maschera
acrobatica, dalla gestualità complessa: la sua parlata bergamasca è
molto più complessa di quella di Brighella, in quanto arricchita da
espressioni in altri dialetti. Ghiotto, sempre pieno di debiti ed
opportunista, rappresenta il simbolo di colui che si adatta a
qualunque situazione ed è disposto a servire chiunque, pur di
ricavarne dei vantaggi. Alle sue prime apparizioni indossava un
abito bianco, che divenne poi di tutti i colori a forza di
rattopparlo. Alla cintura porta infilato il "batocio" (bastone) e la
"scarsela" (borsa), sempre vuota. Sul viso una mezza maschera nera e
sulla testa un grande cappello.

Bergamo
Questa maschera è nata nella Bergamo alta e si distingue dal servo sciocco e
cialtrone della Bergamo bassa. La sua parlata è in dialetto bergamasco ma con
singolari accentazioni che rendono spiritoso il suo modo di parlare. E' la
maschera di un servo eclettico, astuto, attaccabrighe, ingegnoso, che sa
aiutare ma anche ingannare il padrone.
Non ha scrupoli e si adatta a qualsiasi lavoro: può essere oste, soldato, primo
servitore o ladro patentato, è il servo furbo della commedia dell'arte. Ha un
paio di calzoni bianchi ed una giacca bianca con disegni verdi. Porta un
cappello simile a quello di un cuoco ed una maschera nera.

Bologna
Bolognese, il dottor Balanzone rappresenta il personaggio comico di
un "dottore" soltanto di nome, a volte medico, a volte notaio.
Presuntuoso, superbo, amante di sproloqui, espone le sue idee e i
suoi consigli, ricorrendo a un diluvio di parole, piene di sentenze
latine, di proverbi sgangherati nella grammatica e nella sintassi,
ma pomposi, imponenti. Procede imperterrito nei suoi discorsi senza
spaventarsi delle colossali baggianate che dice. Una delle
caratteristiche del dottore è la sua obesità. Veste pantaloni e
camicia nera, guarnita di un colletto bianco. In testa ha un feltro
a larghe tese, nero. Alla cintura un pugnale o un fazzoletto, e
sottobraccio un librone.

Venezia
E' l'unica maschera femminile ad imporsi in mezzo a tanti personaggi
maschili.
E' vivace, graziosa, bugiarda e parla veneziano. E' molto
affezionata alla sua signora, altrettanto giovane e graziosa,
Rosaura, e pur di renderla felice è disposta a combinare imbrogli.
Con i padroni vecchi e brontoloni va poco d'accordo e schiaffeggia
senza misericordia chi osa importunarla mancandole di rispetto.
Ha un vestito semplice con delle balze sul fondo e un grembiule con
qualche toppa. Ha un berretto bianco in testa.

Napoli
Pulcinella, tipica maschera napoletana, è un servitore sciocco e chiacchierone. Assume
personalità contraddittorie: può essere infatti tonto o astuto,
coraggioso o vigliacco.
Pulcinella è la personificazione del dolce far niente. Le sue più
grandi aspirazioni sono il mangiare e bere, il suo piatto preferito sono i maccheroni al
sugo. Ha una gestualità vivacissima, tipica dei napoletani. Figura
buffa e goffa; ha la gobba, un gran naso adunco, una mascherina
nera, cappello a punta, e veste con un camiciotto e pantaloni bianchi.
Pur essendo spesso fatto oggetto di pesanti bastonate, egli riesce
simpatico anche ai potenti che prende in giro e inganna con amabile
furbizia.

Torino
La più importante maschera piemontese è nata nel 1798. E' un
galantuomo allegro, con buon senso e coraggio che ama il buon vino e
la buona tavola; è il personaggio popolare simpaticamente presente
in tante manifestazioni torinesi con la faccia rubizza. Indossa una
giacca marrone, un panciotto giallo, calzoni verdi, calze rosse; ha
un cappello a forma di tricorno e porta la parrucca col codino,
secondo la moda del XVIII secolo.
Gianduia ha finezza di cervello e lingua arguta che adopera per
mettere in ridicolo i suoi avversari; é un tipo pacifico e non cerca
la rissa, né ama complicarsi la vita, ma non rinuncia al suo senso
di schiettezza che fanno parte del suo carattere piemontese, gentile
ma sincero.
La sua generosità d'animo e l'innato senso di giustizia lo hanno
sempre spinto dalla parte dei deboli e degli oppressi.

Venezia
Mercante veneziano, è vecchio e brontolone, burbero di
carattere e piuttosto avaro. L'unica cosa che davvero gli interessa
è il suo denaro e il commercio. Le uniche che in qualche modo
riescono a raggirarlo sono la moglie e la figlia. Nonostante
l'età è capace di fare le sue "avances" amorose che non si
concludono mai in modo positivo. Indossa un camicione e una
calzamaglia rossi, sopra i quali porta un mantello nero. Ha una
cintola in vita e una maschera nera gli copre il volto. Un berretto
di lana alla greca e ai piedi indossa un paio di pantofole gialle
alla turca con la punta all'insù.

Firenze
Nel 1793, anno della morte di Goldoni, a Firenze nasceva la maschera di Stenterello. Luigi Del Buono, orologiaio e attore comico fiorentino, creò questo personaggio per impersonare lo spirito del popolo fiorentino. Indossa una giacca blu con il risvolto delle maniche a scacchi rossi e neri, un panciotto verde chiaro con rari pallini di verde più scuro e dei pantaloncini scuri e corti (alla zuava). Ha una calza rossa e una a strisce bianco - azzurro e le scarpe nere. Porta sul capo un cappello bicorno nero, orlato di rosso e una parrucca con il codino. Il viso pesantemente truccato di bianco, con tre righe marcate verticali e parallele. La sua dote migliore è la generosità poiché è sempre pronto ad aiutare chi ne ha bisogno (ma spesso ha le mani bucate). Arguto, saggio, dotato di una buona dose di ottimismo riesce sempre ad affrontare con coraggio e determinazione le situazioni avverse. Un po' "mani bucate", è spesso ricercato dai suoi creditori. Asciutto nel fisico, al punto che “ sei uno stenterello”, divenne un modo di dire a indicare una persona magra allampanata.

Milano
Questa maschera è nata alla fine del Seicento, impersona un servitore rozzo ma
di buon senso che, desideroso di mantenere la sua libertà, non fugge quando deve
schierarsi al fianco del suo popolo. E' abile nel deridere i difetti degli
aristocratici. E' generoso, sbrigativo e non sa mai stare senza far nulla. Ama
la buona tavola
Indossa una casacca orlata verde, pantaloni marroni e calze a strisce bianche e
rosse. Porta il tricorno, un cappello con tre punte, la parrucca con un codino,
la giacca lunga rossiccia e marrone, i calzoni verdi che arrivano fin sotto il
ginocchio e le calze a righe rosse e bianche. Sotto la giacca indossa una
camicia gialla con ai bordi del pizzo e un fazzoletto intorno al collo. Le
scarpe sono marroni, della forma di una volta, con fibbia davanti. In mano porta
un ombrellino.

Il nome di Pierrot è
un francesismo che deriva dal personaggio italiano della
Commedia dell'Arte, uno dei primi Zanni, alla fine del '500:
Pedrolino. Il personaggio fu portato in Francia, dove entrò a
far parte dei repertori delle Compagnie francesi con il nome di
Pierrot.
Larghi pantaloni di lucida seta bianca, ampio colletto, lunga
casacca guarnita di grossi bottoni neri, papalina sul capo, il
volto pallido. la piccola bocca rossa e un'espressione triste:
così siamo abituati a vedere Pierrot, diventato il simbolo
dell'innamorato malinconico e dolce. Pigro, é sicuramente il più
intelligente dei servi, svelto nel linguaggio, critica gli
errori dei padroni e spesso finge di non capire i loro ordini,
anzi li esegue al contrario, non per stupidità. ma perché li
ritiene sbagliati. Quando le situazioni si ingarbugliano, "
lasciate fare a me!" afferma, non perché sia un presuntuoso, ma
perché é capace e pieno di buon senso. E' furbo, ma
sentimentale; l'unico personaggio che a un piatto di minestra,
preferisce una romantica serenata, eseguita sulla mandola, sotto
le finestre della sua bella. Forse anche per questa ragione é
pallido e languido e, spesso una lacrima gli scende sul viso.

Roma
Rugantino è fanfarone e contaballe e rischia spesso di pagare di persona. E'
disposto a prenderne fino a restare tramortito pur di avere l'ultima parola.
Rappresentò il tipo di popolano violento ma generoso, vero e proprio antenato
del moderno bullo di periferia sempre pronto a sbeffeggiare il potere costituito
e a difendere coloro che la miseria finisce col porre fuori legge. Il suo nome
deriva da " rugare" cioé brontolare, borbottare, come una pentola d'acqua che
ribolle.
La maschera tipica lo vede vestito da popolano con un abbigliamento povero:
brache al ginocchio un po' consunte, fascia intorno alla vita, camicia con
casacca e fazzoletto al collo.

Sicilia
Peppe Nappa presenta più di un'affinità con il Pierrot francese, sia per il
costume che indossa che per alcuni aspetti caratteriali.
Beppe Nappa rappresenta un siciliano fannullone, intorpidito da un sonno perenne
che lo costringe a sbadigliare continuamente.
E' il pigro servitore di un padrone che può essere un commerciante, un
innamorato, o un vecchio barone.
In realtà non svolge il suo lavoro in modo efficiente, anzi passa dal sonno alla
ricerca di cibo, aiutato da un fiuto infallibile, per tornare poi al suo mondo
di sogni.

Roma
Meo Patacca è la maschera romana,
che assieme a quella di Rugantino, rappresenta il coraggio e la spavalderia di
certi tipi di Trastevere, il quartiere più popolare di Roma. Nel teatro
romanesco rappresenta il tipico popolano, indolente e attaccabrighe; un tipico
bullo, si può dire, facile alla rissa ed allo scontro sicuramente non vile. Il
nome deriva dal termine patacca che indicava la misera paga del soldato, una
somma pari a cinque carlini.
Per costume ha i calzoni stretti al ginocchio da legacci, una giacca di velluto,
una sciarpa di colore sgargiante ed una retina che gli raccoglie i capelli
facendo fuoriuscire solamente un ciuffo.

Maschera napoletana del ’600. Indossa un abito verde, calze bianche, mantello verde variegato di giallo e un ampio cappello grigio. Rappresenta un vecchio notabile presuntuoso invadente, ridicolo nel vestire, con ventre grosso e grossi occhiali sul naso adunco, calvo, afflitto da un fastidioso e comico difetto di pronuncia :la balbuzie. Tutte le volte che Tartaglia inizia a parlare, balbetta, incespica nelle parole, ripetendone meccanicamente la sillaba iniziale un bel numero di volte. Il risultato é che non riesce a farsi capire ed il primo ad arrabbiarsi è proprio lui. Se la piglia con tutti e di più con se stesso. Inoltre storpia le parole e le frasi continuamente e ne deforma il significato in maniera ridicola, lasciando interdetto o rendendo furioso chi lo ascolta. Ha anche altri difetti; é molto miope e porta sul naso un enorme paio di occhiali che gli danno un'aria solenne da professore. E' anche un po' sordo e non c'é da meravigliarsi se, talvolta parlando con qualcuno risponda fischi per fiaschi.

Sardegna.
Maschera tipica sarda, in suo onore sagre e feste popolari; il suo nome deriva
da Mammuth , l'antenato dell'attuale elefante. Il mascheramento dei mamuthones
consiste in pelli nere di pecora indossate sopra il consueto abito di velluto
marrone. Sulle spalle di ogni uomo vengono legate serie di campanacci di diversa
grandezza dal peso totale di circa venticinque/trenta chili, disposti con un
ordine prestabilito in modo che i due più grandi si trovino all'altezza delle
spalle. Sul ventre vengono legati campanacci più piccoli. Il volto viene
nascosto da una maschera di legno nero, sa bisera e un fazzoletto marrone
annodato sotto il mento. La maschera è ricavata da legno di fico, di colore
nero, intagliata in un'espressione triste.

Napoli
La
maschera di Scaramuccia ottenne grande successo nel Seicento come
spalla del Capitano. E’ superbo, vanitoso,
litigioso, falso e vuoto. Scaramuccia è una maschera
napoletana, della Campania. Indossa un berretto nero alla basca,
sembra una cuffia da letto. Sul viso porta una maschera nera. La
giubba corta a righe nere e grigie scure ha una cinta e un
colletto bianco alla Stuarda, fatto di pizzo. Sopra indossa un
mantello nero. I calzoni sono a metà ginocchio, completati da lunghe
calze. Le scarpe sono nere e a punta e hanno un fiocchetto
all'altezza della caviglia.
E' un tipo spaccone, ma, in realtà sta quasi sempre in silenzio; in
un modo o nell'altro prende ogni giorno qualche botta! E' uno
scansafatiche eccezionale: come lui non c'è nessuno!

Liguria
Il suo nome per intero è Capitano Rodomonte Spaventa, anche chiamato Capitan Fracassa. E' una maschera tradizionale della Liguria del XI secolo. E' un soldato di ventura magro e allampanato con voce tonante e cavernosa, prepotente, codardo e vile, narratore di gigantesche frottole di gesta strepitose. E’ uno spadaccino temerario che combatte più con la lingua che con la spada (cioè parla e discute molto) ed è sempre il primo a scappare via. E' solito prendere in giro gli ufficiali. Ha un vestito a strisce colorate, gialle e arancioni, un cappello a larghe tese abbellito con piume colorate, ricchi stivali e una spada lunghissima che trascina facendo molto rumore. Ha dei lunghi baffi ed un pizzo castano.