Pubblicazioni di Marquez

 1947-1955

 Gli occhi di cane azzurro 

 

Undici racconti brevi, GLI OCCHI DI CANE AZZURRO, sono i primi scritti del grande autore colombiano.
Tutti da interpretare, ma tutti indistintamente tristi, e non una tristezza crudele ma velata tipica della sua produzione successiva. Infatti sembra di leggere quasi racconti dell'orrore (alla Poe o Lovecraft) e al limite dalla follia (come Bukowski o Kafka).
Idealmente i primi quattro racconti sono legati al periodo in cui , diciannovenne , Garcia Marquez si trovava a Bogotà agli inizi della carriera di giornalista; i successivi, più facilmente interpretabili e più lineari sono stati scritti dopo il 1949.
Un breve racconto in bilico tra realtà e fantasia, racconta di una storia d'amore vissuta tra due individui che si incontrano solo nei rispettivi sogni, ma che nella vita reale non riescono a riconoscersi.

 

1954-1955

  Gente di Bogotá

 

Una consistente raccolta di scritti giornalistici di Gabríel García Márquez del periodo 1954-1955. Durezza e crudezza nella descrizione delle condizioni di vita di un popolo addestrato alla miseria, abituato alla pazienza, alla sopportazione di eventi naturali catastrofici e a malversazioni storiche, sensibilità nell'"entrare nel personaggio", nel parlare con la sua voce e con il suo cuore, nell'interpretare i sogni, le aspirazioni, le delusioni, le meschinità e le grandezze di un uomo qualsiasi che sa raggiungere quelle vittorie che gli permettono di uscire dalla povertà e dall'anonimato. Ampio spazio nella raccolta è dato alle critiche cinematografiche Anche se queste recensioni non paiono dimostrare una grande competenza tecnica, l'interesse nasce da alcuni elementi: la volontà "politica" di favorire la nascita di una cinematografia nazionale, l'interesse particolare dimostrato per i registi e la produzione italiana dell'epoca, il rifiuto della cultura hollywoodiana sia per quanto riguarda la tecnica narrativa che la poetica che la sottende.

 

1955

Foglie morte 

 

Pubblicato nel 1955, Foglie morte è il primo romanzo di Garcia Marquez e contiene già in sintesi gli elementi storici e mitici, nonché i personaggi emblematici, del microcosmo di Macondo, il paese immaginario reso poi celebre da Cent'anni di solitudine. Qui, tre narratori-testimoni (un ragazzo, sua madre, suo nonno) sono le voci monologanti attraverso le quali è possibile ricostruire, dai diversi punti di vista generazionali, la storia di un medico suicida.

 

1955-1960

 Dall'Europa e dall'America

 

 

Nel luglio del 1955 Marquez visita l'Europa come inviato speciale del quotidiano colombiano "El Espectador". Il suo lungo itinerario lo condurrà a Roma, Venezia, Parigi, Vienna, e oltre la cortina di ferro: Praga, Varsavia, Berlino Est, URSS e Ungheria. Se nelle pagine dedicate alle drammatiche difficoltà in cui si dibattono i paesi socialisti si intravede la speranza nella possibilità di una società nuova, gli articoli sull'Europa occidentale fotografano un mondo ormai avviato sul viale del tramonto, irrimediabilmente prossimo al collasso. Ed è una sensazione che si rafforza nei reportage successivi, al ritorno in America, da cui emerge con forza il contrasto epocale tra le immense potenzialità del Terzo Mondo e il lungo, inesorabile declino del Vecchio Continente. Questo volume raccoglie i frutti migliori del giornalismo di Marquez. Un giornalismo che unisce l'impegno politico e la passione culturale a uno stile immaginifico e denso, degno del futuro premio Nobel.

 

1961

 Nessuno scrive al colonnello

 

Màrquez narra la storia di un vecchio colonnello che attende da circa quindici anni, la pensione di una quasi dimenticata guerra civile; così, ogni settimana, puntualmente, da buon vecchio soldato, si reca al porto in attesa d’ una nave che dovrebbe portare a bordo quel che resta della sua retribuzione. Nel frattempo però, è costretto a portare avanti una vita fatti di stenti e dolori,  e con una moglie ammalata d’asma e una ferita ancora livida causata dalla morte del figlio…L’unica speranza del colonnello è solo un buon gallo da combattimento che egli alleva con la massima cura, sacrificandogli anche i pasti magri e i pochi quattrini nell’illusione di future scommesse e vittorie. Il tema di fondo di questo breve romanzo è la solitudine: l’individuo si scopre solo nella vita e nel mondo e il rapporto con gli altri non è altro che una dimensione illusoria della realtà.

 

1962

I funerali della Mamá Grande

 

La Mamà Grande è la padrona assoluta di una Macondo, letteralmente schiacciata sotto il peso della sua tirannica egemonia. Ella controlla quasi tutta la regione, ha potere politico e compra i voti della popolazione. Malgrado questo, la gente del villaggio la vede come una dea e la credono immortale. Rimangono dunque stupiti il giorno in cui il medico annuncia che l'ora della sua morte è molto vicina. Tutti i suoi numerosi eredi le si fanno intorno come avvoltoi, perché non vedono l'ora di potersi spartire la sua immensa fortuna.
Addirittura il presidente dichiara lutto nazionale per nove giorni in suo onore e il Sommo Pontefice in persona assiste ai funerali.
Questa assai poco aristocratica "signora" con il suo peso abnorme e le sue dita stracariche di gioielli, rappresenta una specie di monumento ironico e paradossale del matriarcato latino americano.

 

1962

La mala ora

 

 

In un villaggio tropicale senza nome, isolato da un fiume in piena e tormentato da una pioggia che sembra non avere mai fine, c'è qualcuno che tutte le notti appende ai muri delle case dei terribili fogli anonimi nei quali vengono messi alla berlina i vizi segreti di tutti gli abitanti. Non si tratta di rivelazioni straordinarie - sono pettegolezzi noti a tutti - ma il paese giunge sul punto di esplodere. L'Alcalde, disperato, decide di rivolgersi ad una veggente per scoprire il colpevole, ma la risposta dell'interpellata non farà che rendere più fitto il mistero. Una storia emblematica che sembra superare il confine tra realtà e immaginario. Un romanzo intenso e visionario nel quale Garcia Màrquez anticipa molti dei temi e dei simboli di Cent'anni di solitudine.

 

1967

 Cent'anni di solitudine

 

Cent'anni di solitudine è il libro più famoso della letteratura sudamericana con cui G. G. Márquez vinse, nel 1982, il premio Nobel. Nei modi delle narrazioni e delle mitologie familiari, mescolando realtà e leggenda, verità e fiaba il libro svolge la saga fantastica e paradossale dei Buendía, nell'arco di sei generazioni, oppresse dalla superstiziosa paura di generare un figlio con la coda di maiale, avendo Josè Arcadio sposato, contro le leggi di natura, la cugina Ursula. Sullo sfondo l'immaginario ma emblematico paese di Macondo che, sollevato da rari momenti di felicità e spensieratezza, troppo spesso è costretto a chinare il capo di fronte alla guerra civile e a una pioggia che sembra non finire mai. Il suo destino di decadenza, sembra infatti essere segnato, da quando, uscendo dal suo isolamento per entrare in contatto con la Storia, comincia a conoscere la violenza e lo sfruttamento, le guerre e il colonialismo, la miseria e il sottosviluppo.  Buendia e Macondo sono un'allegoria della condizione umana, condannata alla solitudine dal fatto di non poter conciliare le proprie tradizioni con una cultura scientifico-razionalistica.

 

1968 

Babilano il buono venditore di miracoli (dalla raccolta di racconti "L'incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata")

 

Un paese arido e spopolato, bagnato da un mare crudele che lo ricopre di "pattume", improvvisamente pervaso da un insopprimibile odore di rose. Il cadavere di un annegato, dalle dimensioni sovrumane e dalla bellezza travolgente, che, approdato sulla spiaggia di un minuscolo villaggio caraibico, ne sconvolge per un attimo la lenta vita. Le straordinarie creazioni di Babilano, ciarlatano e inventore, indovino e taumaturgo, mago e artista. Queste, con altre, le fantastiche immagini ispiratrici dei sette racconti-fiaba che testimoniano la stagione più consapevole e felice di Márquez.

 

1970

Racconto di un naufrago

 

 

Quando Gabriel Garcia Marquez aveva meno di 30 anni, lavorava come giornalista al quotidiano El Espectador, e pubblicò una lunga intervista a puntate, che poi diventò questo breve romanzo pubblicato nel 1970. Il libro narra, in prima persona, l’incredibile avventura di un naufrago, sopravvissuto per nove giorni e nove notti su una zattera, nel Mare delle Antille al largo della costa colombiana. Marquez affronta le insospettabili ed infinite risorse di un uomo che lotta per la propria sopravvivenza, i meccanismi di autodifesa della mente, che impediscono di abbandonarsi inermi ad un destino di morte. Quello del protagonista è il racconto di un fatto di cronaca attraverso il quale Garcia Marquez pone sotto accusa il governo dittatoriale della Colombia, trasformando il fatto di cronaca in informazione politica.

 

1972

 L'incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata

 

Un paese arido e spopolato, bagnato da un mare crudele che lo ricopre di "pattume", improvvisamente pervaso da un insopprimibile odore di rose. Il cadavere di un annegato, dalle dimensioni sovrumane e dalla bellezza travolgente, che, approdato sulla spiaggia di un minuscolo villaggio caraibico, ne sconvolge per un attimo la lenta vita. Le straordinarie creazioni di Babilano, ciarlatano e inventore, indovino e taumaturgo, mago e artista. Queste, con altre, le fantastiche immagini ispiratrici dei sette racconti-fiaba che testimoniano la stagione più consapevole e felice di Márquez.

 

1973

 Un giornalista felice e sconosciuto

 

Raccolta di reportage 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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