Rivedo, come in un sogno, il dolore e la gioia al tuo nascere.
Rappresentavi il vagheggiato tono del mio essere.
Sognavo di allevarti in un giardino colmo di fiori e di meraviglie.
Sognavo di prenderti per mano e portarti a spasso tra aquiloni e arcobaleni.
Sognavo di insegnarti a scegliere l’amore e non la sconfitta.
Ma non avevo fatto i conti con la realtà e con me stessa.
Mi sono ritrovata, ad un certo punto, incatenata alle mie pene,alla spossatezza delle giornate mortificate, stentate, a combattere fantasmi e ti ho insegnato i miei pregiudizi, le mie ansie. Ti ho imboccato e pulito, accarezzato e punito con una mano sorda e cieca, innalzando un muro tra noi e tra noi e il mondo.
Ora che il tormento mi ha abbandonato, libera delle mie catene, scopro che siamo diverse.
Ora che conosco le verità della vita e sono in grado di dirle a te, mi ritrovo sulla soglia della tua stanza e gelosa dei tuoi segreti.
Mi accorgo che, da tempo, hai ritirato la tua mano per camminare da sola e che ti arrampichi faticosamente su quel muro.
Ma, con orgoglio, vedo in te il coraggio e la forza di chi ha dovuto imparare da subito a lottare per sopravvivere. Ora ti osservo con dolcezza amorosa nel vederti ridere ai tuoi sogni e alle tue vittorie.
E già questo mi basta racchiudere nella mia mano, ancora tesa nel tentativo di varcare quella soglia e riprendere con te quel viaggio alla scoperta del meraviglioso “noi”.
.............ti voglio un bene dell’anima!

 

Mamma, 25/05/2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Lettera a mia figlia