



Le vicende riguardanti San Valentino sono abbastanza confuse, ma intorno alla sua figura ruotano molte leggende, che riguardano tutte episodi d'amore.
In Inghilterra si racconta che le creature del bosco, sentendo arrivare la primavera intorno alla metà del mese di febbraio, diedero inizio alla stagione degli amori con corteggiamenti e dolci attenzioni; le coppie di fidanzati vedendo questi riti scelsero quel periodo per scambiarsi doni ed effusioni eleggendo loro patrono San Valentino che ricorre appunto il 14 febbraio.
La rosa della riconciliazione
San Valentino, sentendo un giorno bisticciare due giovani fidanzati, i quali
stavano passando al di là della siepe del suo giardino, uscì loro incontro
tenendo in mano una bella rosa. Il capo canuto, il volto sereno e sorridente
del buon vecchio e quella rosa, tenuta in alto col gesto di donarla, ebbero
il magico potere di calmare i due innamorati in lite.
Quando poi egli, donando realmente quel purpureo fiore, volle che tutti e
due insieme stringessero il gambo con cautela per non pungersi e spiegò il
"cor unum" di due persone sposate, l'amore era tornato come prima.
I due tornarono poi da lui finché, come desiderava, non fu proprio il Santo
Vescovo a benedire il loro matrimonio felicissimo.
La cosa si riseppe e allora fu una processione ad invocare il patrocinio di
lui sulle famiglie da fondare.
Il Vescovo, però, aveva anche altre occupazioni pastorali alle quali
accudire, perciò stabilì per quella benedizione il quattordici del mese. Ed
il quattordici del mese è restato, ma ristretto a quello di febbraio, perché
in quel giorno egli andò a celebrare le sue nozze in Paradiso.
I bambini
San Valentino coltivava un variatissimo giardino affiancato ad un prato. In
questo permetteva che giocassero liberamente tutti i bambini che volevano.
Egli si affacciava ogni tanto dalla sua cappella per sorvegliarli e bearsi
della loro vivacità chiassosa. Aveva i medesimi gusti di Gesù, il quale
diceva: "Sinite parvulos venire ad me". Quando si avvicinava la sera egli
scendeva in giardino e tutti quegli uccellini di Dio gli cinguettavano
attorno saltellando. Allora egli li benediceva tutti. Poi dava a ciascuno un
fiore con raccomandazione di portarlo alla mamma, ottenendo così che
tornassero a casa presto e alimentassero l'amore e il rispetto per i
genitori.
In questa leggenda è indicata abbastanza bene l'origine dei piccoli
regali che oggi si seguitano a mandare alle persone a cui si vuole bene.
I colombini
C'era a Terni un Grande Sacerdote buono buono e tanto bravo. Egli possedeva
un grande giardino che nelle ore libere dall'apostolato coltivava con le
proprie mani ed innaffiava con l'acqua delle "forme" fatte da poco.
Siccome questo Sacerdote, che tutti chiamavano il Buon Pastore, era
veramente tanto buono, permetteva ai bambini di andare a giocare nel suo
giardino, raccomandando che non avessero fatto danni, perché poi la sera
avrebbe egli regalato a ciascuno un fiore da portare a casa.
Un brutto giorno, però, vennero dei soldati e imprigionarono il Grande
Sacerdote e lo portarono dal re di allora, che era cattivo, e questo lo
condannò al carcere a vita. I bambini piansero tanto. Ed il Sacerdote
Grande, che si chiamava Valentino, stando in carcere pensava ai bambini, ai
quali voleva tanto bene e che ora non avrebbero più avuto un luogo sicuro
dove giocare. Che fare? Ci pensò il Signore. Fece fuggire dalla gabbia del
distratto custode due dei piccioni viaggiatori, che Valentino manteneva nel
giardino stesso. Questi piccioni, guidati da un misterioso istinto,
ritrovarono il carcere dove stava chiuso il loro santo padrone. Si posarono
sulle sbarre della sua finestra e presero a tubare fortemente. Valentino li
riconobbe, li prese sulle mani e li accarezzò. E poi legò al collo di uno un
sacchetto fatto a cuoricino con dentro un biglietto; ed al collo dell'altro
assicurò una chiavetta.
Naturalmente la loro assenza era stata notata con dispiacere, come poi con
somma gioia fu avvertito il loro ritorno.
Si notò quello che portavano, e si riconobbe subito nella chiavetta quella
del giardino. Quale fu poi la gioia dei familiari e dei bambini, che
aspettavano fuori, quando intesero leggere le parole del biglietto, è facile
immaginarlo. Che c'era scritto? "A tutti i bambini che amo… dal vostro
Valentino".
L'amore sublime
C'era una bella ragazza di nome Serapia, la quale abitava in una piazza di
Terni, l'attuale Piazza Clai. Passando spesso di lì un giovane centurione
romano, di nome Sabino, la osservò più volte, se ne innamorò e la chiese in
sposa. I parenti di lei, però, non volevano, perché Sabino era pagano mentre
loro erano tutti cristiani. Allora lei gli suggerì di andare dal loro
Vescovo e farsi istruire ben bene e farsi battezzare. Cosa che egli per
amore di lei fece.
Ma quando questo ostacolo era stato sormontato, ne sorse uno grandissimo. Si
scoprì che Serapia era affetta da una forma di tisi avanzatissima.
Disperazione dei genitori e del giovane legionario romano.
Fatto venire il santo Vescovo presso il letto della moribonda, Sabino
supplicò il Santo che non permettesse che egli si separasse dalla sua amata.
La vita gli sarebbe riuscita un lungo martirio insopportabile.
Valentino alzò le mani e la voce al Padre di tutti. Ed un sonno beatificante
unì per l'eternità quei due cuori dal palpito sincrono, mentre si
stringevano per l'eternità.
