
Laura uscì da quella stanza fredda, da quell’edificio grigio
e corse fuori cercando di lasciare indietro quel dolore che all’improvviso
l’aveva invasa tutta. Ma esso era forte e le stava al fianco. Proseguirono
insieme, sempre di corsa, fino ai giardini oltre la piazza. Lì Laura si
poggiò sul robusto tronco della quercia e si lasciò scivolare lentamente
fino a sedersi sulle gambe. Il suo pianto si fece più forte mentre teneva le
braccia incrociate sulla testa poggiata sulle ginocchia. Singhiozzi forti si
alternavano ai perchè. “Perché proprio a me?!”
Era entrata in un vortice di rabbia, dolore, paura. Una lama le stava
penetrando le carni lacerandola tutta. E il dolore s’irradiava; lingue di
fuoco che bruciavano ogni piccola parte del suo corpo. Ne sentiva perfino
l’odore nauseante.
Come era strano il destino a volte, si divertiva a prendere in giro, a
giocare brutti tiri. In un attimo Laura era passata dalla felicità alla
follia disperata. La vita si fa pagare a caro prezzo quello che ti dona.
Laura appena venti giorni prima aveva coronato il suo sogno. Si era sposata
col suo Luigi. Una cerimonia semplice. Pochi invitati. E tanta felicità. E
le risate durante il viaggio di nozze. Felici per le vie di Amsterdam.
Ricorda quella sera a cena in un locale sul fiume. Le candele, la luce fioca
dei lampioni, i giochi della luna sull’acqua del fiume. La voce di lui
sussurrava “Laura, non sono mai stato così felice in tutta la mia vita. Mi
hai donato la vita. Conosci il mio passato, le sofferenze, gli errori e la
tristezza di vivere nell’ombra, pur quando il sole fuori illuminava il
mondo. Dopo quelle brutte storie avevo smesso di lottare. Poi sei apparsa
tu. Mi hai preso per mano e portato fuori al sole. Ora amo il sole. Sei tu
che me lo fai amare.” E mentre parlava il mondo per pochi lunghi secondi si
era fermato ad ascoltare le emozioni dei suoi figli.
Laura riprese a singhiozzare, pensando alla tenerezza di quei momenti. “E
ora? L’ho portato al sole per fargli provare solo per un attimo il suo
calore e per riportarlo subito nel buio. E dargli una sofferenza ancora più
atroce in cui lo avevo trovato. Ora? Mi odierà!! Dio ti odio!!! Sei
ingiusto! Sei malvagio!”
Piangendo, Laura batteva i pugni sulla terra umida, fredda. Un gesto con il
quale voleva disperatamente colpire quella terra che presto avrebbe accolto
il suo corpo mangiato dalla malattia che, silenziosamente come una serpe
velenosa, l’aveva avvinghiata nell’addome.
Esausta, Laura riprese la strada verso casa. “Ora, come farò a dire questa
cosa orrenda a Luigi?” Poteva non dirglielo. Ma lui avrebbe sicuramente
notato il suo stato d’animo. Luigi era bravissimo a leggere nei suoi occhi,
e questo era uno dei motivi che l’aveva fatta innamorare di lui. Nessuno mai
prima era riuscito a infonderle quel senso di completezza e di amore, quella
voglia di vivere e di sorridere ad ogni alba anche se un ciclone agiva
violentemente intorno alla loro città. Era questo che aveva sempre cercato
da un uomo, dall’amore.
Man mano che si avvicinava verso casa Laura avvertiva ancora fortemente
quella sensazione di terrore che un ciclone trasmette quanto ci si sente al
suo centro. Girando l’angolo della strada, Laura vide Luigi e avvertì il
ciclone girare vorticosamente intorno a loro. Lui era ad aspettarla sotto
casa e come la vide, le corse incontro. L’abbracciò dicendo “Amore, so
tutto. Hanno telefonato dall’ospedale per chiedere un’informazione e mi
hanno detto”. Luigi la stringeva forte, le baciava dolcemente gli occhi
bagnati, le carezzava i capelli mentre la sua voce sussurrava “Non
preoccuparti, vinceremo noi”. La baciava sulle labbra mentre lei cercava di
dirgli del suo dolore e gli chiedeva scusa.
E Laura, avvolta da quell’abbraccio, sentiva scemare la forza del ciclone e
sorridendo esclamò “Sì, Luigi, vinceremo noi!”.
Maria 6 settembre 2005

