La scelta di Laura

 

 

 

 



Laura è seduta su una panchina lungo la passeggiata orientale del lago.
Osserva i riflessi e i giochi delle luci del paese che, vanitoso, si specchia nelle acque lacustri. Le case sono arroccate su terrazze che deformano la rotondità del colle. Sulla cima s’impone il castello, emblema di un passato molto lontano e di cui nasconde i segreti e i sogni. Nasconde anche i segreti e i sogni di Laura. Nello scorrere di pochi attimi, li vede affacciarsi uno ad uno, lì dietro i merli delle torri. Come fantasmi vagano in quelle enormi sale, spoglie e fredde. Le sembra di sentire perfino l’eco dei loro passi.
Quasi spaventata, scaccia via quelle sensazioni inquietanti e volge lo sguardo e il pensiero al lago e al suo ambiente, quasi ad imprimerli bene negli occhi e nel cuore.
Segue i movimenti delle piccole onde che lentamente si adagiano sulla spiaggetta per, poi, ritirarsi con la stessa lentezza e sparire nell’uniformità del lago; mentre altre onde sopraggiungono.
Regna un silenzio intorno che rende l’atmosfera di una suggestione struggente. Qualche fruscio di foglie causato forse da piccoli animali che si ritirano nella tana dopo una giornata di scorribanda e alla ricerca di cibo, o da insetti che si attardano in un ultimo giro nelle vigne appesantite dai dolci frutti.
Voci lontane scendono dal paese, portati dalla fresca brezza serale. Forse bambini che fanno capricci per non andare a dormire e mamme che cantano loro la ninna nanna. O vecchi seduti sulla soglia di casa a chiacchierare coi ricordi.
Tutti sussurrano, quasi a non voler disturbare l’amica luna, che con la sua luce fioca s’intrufola nel buio per rendere la notte meno spaventosa.
Laura avverte fortemente questa atmosfera magica e antica che tozza con i rumori che scuotono le sue viscere.
Domani compirà il grande passo e l’ansia la tormenta. Sull’altalena dei pensieri si susseguono i dubbi e le domande di chi sta per stravolgere completamente la propria vita.
Aveva riflettuto per mesi, valutando tutti gli aspetti prevedibili di quella scelta. E ora stava per varcare i confini del suo mondo geografico ed interiore.
I suoi genitori, dubbiosi e spaventati, avevano cercato più volte di scoraggiarla; anche poco prima, a cena, ne avevano parlato nuovamente. Ma mamma Anna, una donna dolce e stanca, e papà Ugo, brontolone e solo all’apparenza rude, avevano finito con l’accettare, pur se a malincuore, la decisione della figlia.
E lo stesso aveva fatto Paola, l’ amica del cuore, con la quale aveva condiviso i giochi, lo studio, i pensieri, i segreti e l’amore per lo stesso ragazzo. Già, Filippo.
Ora Filippo diventerà solo un nostalgico ricordo e chissà forse Paola, avendo il campo libero, sarebbe riuscita a conquistarlo. Filippo è un bravo giovane; nel rispetto dell’amicizia tra le due ragazze, aveva evitato di farsi avanti con una delle due, pur consapevole dei sentimenti di entrambe.
Chissà l’effetto nel vederli un giorno insieme, mano nella mano, ad attenderla in stazione, ogni qual volta le sarebbe stato possibile tornare a casa! Lei che è così gelosa e passionale. Come mai non aveva lottato per quell’amore? Perché aveva preferito l’amicizia di Paola all’amore di Filippo?
Ma quella situazione sentimentale non era stato l’unico motivo che l’aveva portata alla sua decisione.
Aveva osservato per anni la vita dei suoi compaesani, delle donne soprattutto. Una vita fatta di sacrifici, di orizzonti chiusi tra quattro case, di mentalità fossilizzate su regole morali e civili ancorate al medioevo, a volte di dignità impiccate all’albero della rassegnazione.
Ma a lei stava stretto quel tipo di vita, ci ingrassava dentro e guardandosi allo specchio non si piaceva. Non era nata per morire subito sotto un pezzettino di cielo troppo vicino alla terra, dove manca lo spazio per crescere.
Basta. Quei pensieri le avevano fatto compagnia tutte le sere, negli ultimi mesi. E’ tardi. Domani dovrà alzarsi presto. Ha il treno alle 8.53. Il treno che la porterà più vicina ai suoi sogni. Quei sogni stanchi di vagare come fantasmi di un castello immobile e che, invece, vogliono uscire fuori, laggiù dove la vita corre veloce sui binari della vita, prima che questi finiscano in una stazione, quella a cui nessuno vorrebbe mai scendere.
Il giorno successivo alle ore 10.00, Laura, ancora con le lacrime agli occhi, guarda, attraverso il finestrino, i paesaggi che si rincorrono e il cielo si solleva sempre più in alto sopra la terra, quasi a fare spazio al treno che corre e a Laura che sta cominciando a crescere.
 


                   Maria, 14 settembre 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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