Ai piedi di un anfiteatro di dolci e verdi colline, sorge un piccolo
paesello, a cui era stato dato, non molto tempo fa, il nome di Ledes. Si
racconta che un cavaliere, Ledes, di ritorno dalla guerra con i Barbaros,
si fosse fermato lì perché ne aveva apprezzato la bellezza. Un luogo
decisamente tranquillo, protetto dai venti freddi del nord, ricco
d’acqua e, quindi, molto fertile. E molti dei pellegrini, che per caso
avevano attraversato quella valle, vi si erano stabiliti. Pian piano si
era formata così una bella comunità.
Vicinissimo al paese sorge un lago, raggiungibile anche a piedi
attraversando un lungo sentiero in mezzo ad un frutteto. Gli abitanti di
Ledes amavano passeggiare a bordo lago e chiacchierare di poeti e di
poesia, di scrittori e di narrativa.
In questo paese ognuno svolgeva un’attività utile alla comunità. C’era
il buon dottore che curava i malati ed i sani. C’era la maestra che
insegnava a leggere, a scrivere e a far di conti. La prof che parlava di
Dante e il prof del teorema di Pitagora. E se qualcuno aveva un problema
al motore della propria automobile si rivolgeva a Edo. La pensionata,
che non aveva mai imparato a guidare, per spostarsi da una parte
all’altra del paese, saliva sul pulmino di Carlino. Prima di andare a
lavoro si passava da Massimì a prendere il caffé e, nel rientrare a casa
la sera, da Nannarella a comprare pane e companatico.
Senza tirarla troppo per le lunghe, tutti lavoravano e ognuno svolgeva,
così, un ruolo importante all’interno della comunità. E chi non si
sentiva tanto tranquillo con la coscienza, andava a far visita a don
Mauro nella chiesetta al centro del paese. E fin qui tutto normale.
Eppure questo paesello aveva una sua peculiarità, molto strana. E un po’
l’ho accennata poc’anzi.
Allora dovete sapere che tutti gli abitanti avevano ingerito una polvere
magica attraverso l’acqua di un pozzo che, dopo il suo bel tempo
rigoglioso, ahimé, stava per prosciugarsi.
Questa polvere magica, gettata lì dal mago Lello, permetteva a tutti di
amare la lettura ed anche la scrittura. Chi scriveva versi e chi in
prosa, chi leggeva la Merini e chi Marx, chi da mane a sera verseggiava
Pascoli e chi Neruda. Tutti, anche i bambini, si dedicavano a questi
diletti dell’anima e dell’intelletto.
I lavori venivano pubblicati in bacheche sui muri del Municipio. Tutti
andavano a leggere, qualcuno commentava e metteva voti.
Il paese sembrava sereno. Direte “Perché sembrava? Lo era o non lo era…
sereno?”
Orbene c’è da dire che non a tutti era gradito il lavoro degli altri.
C’erano anche qui le invidie e le gelosie. “Uffa, lui è meno bravo di
me, e guarda quanti lo leggono e lo votano….! Ora voto quello, così lui
poi mi ricambia il favore…! Commento Vera che è mia amica e non Carla,
che mi è antipatica…!” Ecc. ecc.
C’era chi si limitava a leggere le opere e chi si divertiva a curiosare
tra i commenti. E spesso c’era qualcosa su cui sparlare. Si andava
avanti così. Ogni tanto un battibecco, che poi si metteva a tacere per
quieto vivere e per evitare figuracce. Ma latente la competizione
serpeggiava in quella piccola cittadina.
Mago Lello da lassù stufo di essere svegliato continuamente dai rumori
che venivano dalla Terra, scese, travestito da pellegrino, per capire
cosa stava succedendo laggiù.
Sentì i discorsi, osservò gli atteggiamenti, scrutò negli animi. Alla
fine capì che quel mucchietto di persone non era degno della sua polvere
magica.
Un soffio spazzò via la polvere che si respirava nell’aria di quella
vallata. E tutti all’improvviso, come si suol dire, per magia, smisero
di leggere e di scrivere. Ora quella piccola cittadina ha un museo dove
sono conservati gli scritti dei suoi abitanti. Qualcuno è andato via, in
cerca di un posto simile e chissà se è riuscito a trovarlo, qualcuno è
rimasto per semplice affezione al luogo e ai suoi abitanti. Così quella
che era stata la peculiarità di quella gente, ora non lo è più, perché
la piccola comunità non aveva saputo amare veramente la cultura e il suo
spirito.

Maria, 4 aprile 2005
