"Non
ne posso più!” esclama Silvia spegnendo il televisore e chiudendo così
la bocca al giornalista che, con aria quasi soddisfatta, elenca una
dietro l’altra le disgrazie del giorno. Sembra a che questo mondo ci si
diverta a fare e a farsi del male: chi uccide per affermare le proprie
ragioni, chi, incapace di trovare il proprio ruolo nel caos, da un
davanzale si lancia nell’ordine affascinante del vuoto, e chi per
motivi, all’apparenza, di noia abusa di persone, all’apparenza, più
deboli. Chi fotte e chi viene fottuto. Un mondo di gente matta senza
equilibri. Ecco ormai cosa siamo, matti che vaghiamo in cerca del filo
di Arianna. Matti che non sopportiamo lo status quo in cui siamo
costretti. Tanti Io, accompagnati da Super Ego ed Es sempre in lotta, e
che, a seconda del vissuto personale, cerchiamo di andare avanti nel
labirinto o ci fermiamo in attesa forse di un cambiamento o acceleriamo
la fine di tutto offrendoci in sacrificio al Minotauro. “Siamo messi
proprio bene!” Così chiude Silvia il proprio pensiero.
Si doccia velocemente, indossa i suoi jeans e la prima maglietta che le
capita ed esce di casa.
“E ora?” Non sa dove andare. Se andare a piedi o prendere il motorino o
addirittura la macchina.
“E se andassi da Massimo? Si potrebbe arrabbiare, lo so, perché non
vuole che lo vada a trovare in ufficio. Ma io desidero vederlo ora!”
Deciso il dove, ora sa anche come. Prende il motorino e parte. Una
gincana tra le mille auto che lungo le vie della città giocano al gatto
e la volpe col tempo e coi semafori. Travolta dal traffico e dall’onda
rossa, Silvia arriva finalmente in Via Fermi, parcheggia il motorino ed
entra nell’edificio dove è ubicato l’ufficio di Massimo.
E come previsto, Massimo si mostra palesemente infastidito dalla visita
di Silvia. “Quante volte ti ho detto che qui non puoi venire. Il mio
capo è intransigente; non vuole distrazioni durante l’orario di lavoro e
poi che figura ci faccio coi clienti?”
Silvia replica “Ma un salutino di 5 minuti! No, eh? I clienti potrebbero
pensare che siete poco seri? Ma che razza di clienti avete? Una sorpresa
rovinata così!? Ma andate a cacare tu, il tuo capo e i tuoi fottuti
clienti!!”
Scende di corsa le scale per ritrovarsi nuovamente in strada.
Col passo ritmato dalla rabbia che le scorre nelle vene come lava
vulcanica che sale. Sale in cerca del cratere dal quale riversarsi sotto
lo sguardo esterrefatto del sole. Silvia percorre le strade del
quartiere. Vie ora strette, ora larghe. Poi una piazza, troppo piccola
per contenere chi cerca spazi infiniti.
“Lì abita Sara!” L’amica che ha sempre raccolto le sue confidenze fin
dai tempi del liceo, quando le raccontava le sue storie di ragazza
orfana di padre. Una madre impegnata a mandare avanti la baracca. Due
fratelli più grandi troppo presi dai loro problemi di maschi in
crescita. Flirt con ragazzi più grandi, alla ricerca di quell’affetto
che le è sempre mancato.
Sara le apre la porta. “Vieni, entra piccola. Hai una faccia che mi
ricorda quella di mia nonna quando il marito, a notte inoltrata,
ritornava ubriaco a casa, e magari dopo aver scopato qualche donnina del
paese!”
Silvia si butta sul divano, rivestito da un grande foulard indiano,
vivace nei suoi caldi colori d’oriente. Il rosso fa da padrone.
Passione, rabbia. Sole che scivola lentamente nel mare. Aceri rossi in
un bosco dal verde cupo. Sara in un abitino che fa trasparire le sue
forme perfette, le siede accanto e le attira la testa sulla sua spalla
nuda, dalla pelle morbida e viva. Silvia comincia a sfogarsi, parla, si
racconta, libera le parole , spine che graffiano dentro.
L’amica intanto le accarezza i lunghi capelli, le bacia una ad una le
lacrime che scorrono giù. Silvia si stringe di più in quell’abbraccio
che porta via il suo dolore. Quella mano morbida ora scivola sul seno.
Con movimenti leggeri, circolari. Le dita toccano il capezzolo. Silvia
si lascia trasportare nel sogno che ha il sapore del dolce miele ambrato
appena rubato dal favo.
Due bocche s’incontrano nella penombra di un mondo incomprensibile. Due
corpi si appartengono in un abbraccio che li completa. Due anime
s’intrecciano nel volo estasiante di una passione che le unisce. Gocce
sparse nell’aria inquinata che assemblandosi vanno a fondersi in una
goccia più grande e sana. A dispetto di un mondo che spesso non riesce
nella sua immensità irregolare a riscaldare il letto troppo grande per
chi ha voglia di sentirsi amato e troppo piccolo per chi ha voglia di
amare.
L’amore non ha età, non ha spazio, non ha sesso. L’amore è trovare un
posto sicuro, al momento giusto per il proprio cuore, mentre la pelle
che lo riveste s’allarga per far posto alle sensazioni nuove e tanto
attese e si restringe per svuotarsene e donarle all’altro.
L’amore, forse egoisticamente, è donare all’altro quello di cui abbiamo
bisogno di liberarci:l’amore di cui siamo pieni.
Maria 3 - 4 luglio 2006


