L’impronta del mattino è
il silenzio.
La posa del domani accadrà
Nel palmo della mano risanato
Vi attende il selciato, non lontano.
I piedi scalzi ancora da pestare
E grappoli di strette
Sbiaditi allo svanire transitorio
Le spine inflitte accresceranno il petto e il grembo.
Saranno grani e pertiche
in fila da scalare rialzandovi già grandi
Con pesi da trainare fertili e orientati al clima mite
Sono infinite le ore che aspettano il ritorno.
Gli sforzi da fruttare insegnamento
Senza giochi né segreti da giurare;
Solo un lamento, oggi,
Uno strascico che cerca e trova mura
Strofinate dove il vento non ricorda
E soffia incerto
Dov’è che il tempo vi trasporta.
Dov’è che il grigio trascrive l’avvenire
Scrostando ogni ferita piaga incisa
Per il volto d’ogni madre accovacciata.
Svolterete i graffi prima del tramonto,
I viali e i portoni in mescolanza.
Sarete foglie di ritorno
Affidando all’inverno la gelata
Verrà lo scudo dei sogni a incitarvi.
L’orgoglio materno a svegliarvi lo sguardo.
Sarà come un polso trafitto - l’attesa.
Un artiglio impietoso da sfare
Per la festa dei giorni a venire
Le ore buie tutte,
Le labbra infreddolite fra le braci,
Gli sguardi d’oltre mare cementati,
I mitili scheggiati da ingoiare,
Gli odori rovesciati nati vacui
E il ceppo ancora intatto stretto ai nodi
Sveglio d’umana crudeltà:
Saranno le Falci del domani
E il coraggio da plasmare consolante
***
Dove dormono i bambini che colmano le mani
Prima d’ogni sogno risvegliato.
Dove spendono le labbra
Sorte vaso e ciminiera
Con le spalle curve altalenanti
Dove aspettano la sera
La scomparsa dei malvagi intrusi e ciechi.
Dove cercano le chiavi e i volti amati
Fermi all’alba di una fine data inizio
Riferirà la botola in giudizio - murando gli avvoltoi -
Rinchiusa al rimpatrio che sarà
Dall’indice di Dio senza pietà.