Il Giardino di Ninfa


Non lontano da Latina e vicino alla Via Appia sorge il Giardino di Ninfa, un vero angolo di paradiso; un luogo non contaminato dagli affanni e dalle brutture del mondo e dove il tempo sembra essersi fermato.
Un tempo, in età romana, sorgeva in quell’angolo un piccolo tempio dedicato alle Ninfe. Le fresche acque del fiume Ninfa e l’ombrosa vegetazione circostante ne facevano un posto di ristoro per i viandanti. Spesso Plinio il Vecchio trovava lì l’ispirazione per i suoi poemi.
Nell’XI secolo Ninfa divenne una città, importante per il suo ruolo strategico ed economico ma anche per il clima favorito dalla presenza del fiume e dei vicini monti Lepini.

A Ninfa fu consacrato e incoronato Papa Alessandro III contro il volere di Federico Barbarossa, il quale per vendicarsi di quest’atto, mandò le sue truppe per distruggere Ninfa. Era il 1171.
Della città rimasero solo le mura di cinta e qualche rudere.
Dopo secoli di abbandono, furono i Caetani, nel 1920, a far risorgere questa cittadina con la creazione di un giardino intorno ai ruderi, lasciati tali per il carattere ancor più suggestivo che essi offrono al sito.
In particolare tre donne della famiglia Caetani, e di tre diverse generazioni, impressero al luogo l’aspetto che oggi presenta. Tre donne che hanno tramandato l’una all’altre l’amore per quel giardino. Un quadro iniziato da Ada Caetani, ripreso da Margherite Chapin e completato da Lelia Caetani.

 

 

 

 


Amore per il bello, gusto, sensibilità verso la natura, arte e poesia sono i pennelli che queste donne hanno utilizzato per rendere il sito uno dei giardini più belli del mondo.
Lelia Caetani, pittrice, diede il tocco finale al quadro. Fece importare piante da ogni angolo del mondo, badando all’armonia tra la vegetazione e i ruderi, tra i colori e le pietre, creando così uno scenario dagli scorci incantevoli. Un quadro magnificamente armonioso, romantico che forse solo una donna poteva dipingere.
Passeggiando nel giardino, per i suoi viali, costeggiando il fiume, si avverte qualcosa di magico, il “vedere” produce un “sentire” interiore che rimuove ogni dolore.
Il fiume Ninfa attraversa il giardino creando piccole cascate e laghetti. L’acqua, di una trasparenza assoluta, produce così suoni musicali che ci accompagnano per tutta la passeggiata, rendendo ancor più forti le sensazioni fiabesche che avvertiamo alla vista delle oltre 1.300 piante disseminate tutt’intorno in un ordine, solo apparentemente naturale.
Magnolie, ciliegi ornamentali, alberi dei tulipani, cipressi, betulle, faggi rossi, avocadi, palme, altissime canne, bonsai ed altre piante convivono e si alternano nei viali profumati di lavanda e di rose quando sono in fioritura.
Il melodioso canto di svariati uccelli e il volo di farfalle dai colori delicatamente vivaci rendono il tutto ancor più poetico.
Sì, è poesia. Poesia che si fa viva, che canta per il visitatore che vorrebbe non andar via ma restare lì ed impregnare ogni pezzettino di pelle e di cuore, di quell’amore, di quell’armonia che il Giardino di Ninfa emana.
Un bouquet di colori, suoni e profumi che la Natura, controllata e curata sì dall’uomo ma con sensibilità e intelligenza, dona a chi ha la fortuna di fermarsi in quel posto magico a ritemprarsi dal faticoso cammino a cui siamo destinati.

 

Allegri cinguettii
spogliano il mattino
del suo velo rosa
acchè il sole scaldi
i freddi umori della notte.
L’acqua limpida di Ninfa
disseta il giardino che ha accolto
le mille radici straniere
in un bouquet armonioso di colori.
La speranza m’allieta
chè la linfa d’amore è lì
e aspetta che l’uomo
apra il cuore per nutrirsene.

Maria, 13 luglio 2006

Maralb



 

Maralb

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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