Ho
paura. In momenti come questi ho paura. Sento la fragilità mia e di chi
mi circonda e tremo.
Se mi soffermo un attimo e torno indietro nel tempo, mi rendo conto che
sono trascorsi pochi giorni dal mio affacciarmi su quel terrazzino tra
monti e valli, sotto il sole e la luna, tra il cattivo e il bel tempo.
Non capivo allora quella strana alternanza, né il mutare del mio umore,
del colore dei miei occhi e del sapore della mia pelle.
Mi giravo e rigiravo nei miei pensieri, cercando di capire il rebus, di
intravedere chi dirige il gioco e di comprenderne la logica. Ma non
riuscivo mai a incastrare le parole in modo tale da leggervi una
risposta sufficientemente valida.
Da quei giorni ad oggi non è cambiato molto. Sono ancora qui a riempire
le caselle vuote.
Che senso ha tutto questo?
Penso a quella farfalla vista stamani nel giardino della mia scuola,
forse appena uscita dal suo bozzolo. Bellissima. Delicata. Ma ora sarà
già adagiata sotto un filo d’erba per sempre noncurante delle
alternanze.
Forse sta proprio qui la risposta? Vivere un pugno di ore, mostrarsi
nella propria bellezza a chi ci passa accanto con passo attento e poi
andarsene? Andarsene dove? Tremo. Non ho fede, l’ho persa, nel buio di
certe ore, sul sentiero che dalla valle porta al monte o su quello che
dal monte scende a valle. Ora sono ferma e non mi va di incamminarmi.
Aspetto la luce del giorno.
Maria, 26 maggio 2006.

