Frammenti di follia

Durante la notte ho visto passeggiare, sulle pareti della camera, la mia inquietudine. Sembrava un giovane lupo rinchiuso in gabbia e impaziente di schizzarne fuori. Andava su e giù, senza via di scampo, nella mia mente murata, prendendo forme molto confuse e mostruose.
Solo allo sbocciare della prima luce quella strana figura è sparita lasciandomi in uno stato confusionale che mi ha accompagnata per tutta la mattinata. E' davvero deprimente farsi trascinare dalle lancette dell'orologio e con un invisibile nemico attaccato alle costole che, facendo leva sulla sua forza, tenta di trattenerti in un delirio intollerante a tutto cio che è vita.
Durante la pausa pranzo, mentre, al bar vicino l'ufficio, me ne sto seduta a scrutare i pensieri che galleggiano nel rosso rubino di un brachetto, prima di deglutirne la carcassa dolce-amara, vengo disturbata dalle voci dei miei vicini di tavolo. Due voci che s'introducono di prepotenza nel mio campo uditivo. Solitamente mi piace osservare la gente per carpirne qualche segreto e ancor più m'intriga tutto ciò che racconta. Non sopporto il pettegolezzo, semplicemente cerco di farmi un'idea di ciò che di simile o di diverso capita agli altri. I loro atteggiamenti, i sentimenti, le parole, i gesti. E' come stare seduta a teatro ed empatizzare con i personaggi che si muovono sul palco. Nel giro di pochi minuti, attraverso icastiche battute e gestualità, hai la sensazione di conoscere l'anima dei protagonisti e spesso avviene anche una sorta di transfert.
Ma questa volta non ho alcuna intenzione di stare ad ascoltare le storie altrui.

"No, Mirella non puoi affondare quattro anni della mia... della nostra vita in un tuo capriccio!"
"Non è un capriccio! Il disagio che provo sta inquinando l'amore che ho per te!"
"Ma di quale disagio parli? Tu sei scema! "
"No, sei tu che non vuoi capire. Non sopporto più la superficialità con cui affronti il nostro rapporto. Non puoi ignorare i problemi che esistono tra di noi e che non sono un'inezia!"
"Mirella, noi abbiamo tante cose in comune, condividiamo tante passioni! Tutte le coppie vivono le loro crisi, basta affrontarle insieme!"
"Appunto, affrontarle insieme. E poi la vita in due va costruita anche su altre cose ben più reali e importanti. Ecco, tu non sai affrontare con passione il sopravvivere quotidiano in questa realtà complessa. Anzi non l'affronti per niente! Hai sempre delegato gli altri. Ma io sono stanca di risolvere i problemi da sola!"
"Ma non sarà così dopo... Una volta sposati m' impegnerò, vedrai. Dammi l'opportunità di dimostrartelo!"
"Non si cambia Paolo. Quante volte in passato abbiamo discusso di questo problema. E' cambiato qualcosa? No! E perchè io dovrei rischiare? Non sopporto l'idea di arrivare, col tempo, a maledire il giorno in cui ti ho incontrato. Tu vuoi questo?"

Mi giro per guardare in faccia quell'uomo. Lui ha il capo chino, una smorfia di abnegazione gli deforma il viso.

"Mirella io ti amo. Non potrei immaginare la vita senza di te! Dimmi che non è vero? Che non vuoi lasciarmi?"

Ora poso lo sguardo su di lei; attendo anche io una risposta.

"Mi dispiace Paolo. Ho deciso di continuare la mia strada da sola. Noi siamo due deboli, abbiamo bisogno di qualcuno che ci prenda per mano. Lasciami andare. Vedrai sarà meglio così per entrambi!"

Un fulmine a ciel sereno trapassa l'amica inquietudine. Poso il bicchiere, ancora mezzo pieno, sul tavolino, prendo la borsa e mi alzo mentre col cellulare chiamo l'ufficio "Stefania, ho un malore improvviso. Mi prendo una mezza giornata, scusami. Vado a casa, ho bisogno di riposo. Ci vediamo domani!"
E mi avvio verso la casa di Luigi. Devo parlargli prima che il mio istinto materno si risvegli e torni a prevalere su quello di donna.
Volgo, per un attimo, lo sguardo indietro: l'amica inquietudine si è liquefatta a terra vicino a quel tavolino. Sorrido mentre un venticello mi svolazza intorno e prendendomi per mano mi fa lievitare... e io, nell'ansia del futuro, leggera riprendo a camminare su una strada fattasi all'improvviso di pietra e dove fili d'erba spuntano qua e là nelle fughe, quasi a indicarne timidamente il cammino.
Solo una sosta in via Pantaleo, pochi minuti per, poi, riprendere la marcia.


Il giorno dopo il Messaggero, in un articolo a fondo pagina, riporta la seguente notizia:

Una donna di 38 anni, L.P., trovata morta nella casa del fidanzato. La donna è stata uccisa con un oggetto contundente che le ha procurato una lesione mortale al capo. Il delitto è avvenuto in una casa di via Pantaleo. M.T., 39 anni, si è dato alla fuga, ma è stato rintracciato poco dopo dai carabinieri, interrogato in caserma e arrestato. L'omicidio sarebbe maturato dopo un violento litigio.

 

Frammenti di follia

che segnano i confini

oltre i quali l'alba

più non sorgerà.



 




Maria 30 gennaio 2008


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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