Prendimi per mano (A mio padre)

Siediti qui vicino a me,
poggia sulla panchina
la divisa cucita
masticando pane duro
tra gli echi dei cannoni.
Ascolta il lamento del cuore,
guarda tra le pieghe del pensiero
e con quel tono nascosto
tra le rughe di ruoli ingialliti
chiedimi per una volta
“Come ti va?”
Dipingi la mano
profumata di marsiglia
sui miei capelli orfani.
Sul fondo del sorriso
ombre di parole
attendono l’alba.
Il tempo non è amico
di chi va curvo
per i campi di papaveri*.
Prendimi per mano
sull’ultimo tratto di strada
e insieme leggiamo
il volo dei gabbiani
mentre i nostri passi
si muovono leggeri
su petali rossi.

Maria 20 maggio 2005

* Il papavero, nel linguaggio dei fiori, significa orgoglio.

A Chiara (Figlia di un amico)


I tuoi riccioli d’oro
ingabbiano polvere di vita;
i tuoi occhi grandi
fanno luce su sentieri sconosciuti;
il tuo cuore vivo
va empiendosi di sentimenti novelli.
Un giro in giostra,
un coniglio bianco,
un palloncino colorato,
un aquilone, l’arcobaleno,
le carezze di mamma
e il sorriso di papà.
La vita è tutta qui,
pensi.
Come nelle fiabe,
ridi.
Piccola mia, piango
per questa tua dolce illusione.
Quanti colori spariranno,
quante lacrime verserai,
quanto amaro ingoierai,
vittima della tua femminilità
alla ricerca di isole incantate.
Su quante colline vagherai,
quante tempeste incontrerai
con la tua fragile barca.
Vorrei donarti la forza
per sorridere ai dolori
e per piangere di gioia ai doni,
che la dea vita ti offrirà
con le sue mani
cieche e sorde.

Maria 20 giugno 2004

 

 

 

 

 

Radici mute (Ai miei nonni)

Sfoglio un album
di memorie vuote
e di parole mute.
Lo sguardo insegue
l’immagine d’un albero
su pagine ingiallite.
Cerco le radici
per nutrire la mia parte fragile.
Figure curve
davanti al camino acceso,
voci malinconiche
a raccontare storie d’altri tempi,
mani callose
scivolare morbide sulle mie trecce.
Conservo solo l’assenza
di chi è partito in autunno
lasciando nel nido
il seme verde dell’amore.

Maria 1 maggio 2005

A Valentina

Alla scoperta del meraviglioso “noi”


Vagheggiato tono del mio essere
rivivo la gioia e il dolore
al tuo nascere.
Sognavo di allevarti
in un giardino colorato
tra aquiloni e arcobaleni.
Sognavo di insegnarti
a scegliere l’amore
e non la sconfitta.
Ma incatenata da fantasmi
la mia mano sorda e cieca
ha innalzato un muro tra di noi
e tra noi e il mondo.
Ora, libera delle mie catene
ti scopro e diversa da me.
Cammini da sola.
Sorrido ai tuoi sogni,
alle tue vittorie
e piango al tuo egoismo.
Gelosa dei tuoi segreti
sulla soglia della stanza
tendo la mano
per riprendere il viaggio
alla scoperta del meraviglioso noi.

Maria 2005


Mia piccola stella (al bambino mai nato)

Mia piccola stella
che voltandomi le spalle
tremi nel buio immortale.
Solo per una volta
solleva le frange
dell'anima mia appassita.

Guarda, il dolore infuria
anche su quelle rare pratoline
che spuntano sui miei prati.
Passo senza bussola nella vita
mi transita la vergogna
per averti negato
il dono più prezioso.
La paura, l'egoismo, l'incoscienza.
No. Solo la miseria.
E l'inquietudine sarà mia compagna
fino al giorno del nostro incontro.

Chissà, mia piccola stella,
se quel giorno mi permetterai
di posare sui tuoi piedini freddi
una coperta di lana e di seta
per scaldarteli.
Di ricamare nel cosmo
una valle profumata d'agosto
e coi frutti nutrirti d'amore.
Di cogliere tutte le stelle
e tracciare un veliero
per scivolare sui mari
e intrecciare conchiglie
colme di parole azzurre.

Solo allora la mia anima
sarà aquila sul suo nido pieno.

Maria 11 gennaio 2007


 

 

 

Poesia famiglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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