
Fuochi sulle montagne d’Europa
Il
fascino della festa patronale dedicata a S. Giovanni risiede ancora oggi
nei fuochi che si accendevano (e da qualche parte tuttora si accendono),
facendo ardere mucchietti di resina, per andare poi a osservarli da
lontano, la sera.
A Firenze, sui tetti delle basiliche venivano posti dei pentoloni di
terracotta, pieni di grasso, che producevano dei magnifici fuochi che
era possibile vedere da lontano. Nei campi venivano accesi dei focolari
propiziatori, per allontanare il maligno e proteggere i campi.
Le fiamme erano tenute in vita fino all'alba, momento in cui si
spegnevano per lasciar spazio al più importante dei fuochi: il sole. E
si credeva che la ragazza che, guardando il sole all'alba, vi avesse
visto la testa decapitata di San Giovanni, si sarebbe sposata entro
l'anno. Addirittura in Sardegna si ritiene che il sole all'alba saltelli
tre volte prima di innalzarsi in cielo, come la testa di Giovanni
Battista decapitato.
Solstizio d’estate, 21 giugno: il sole trionfa nel cielo
- Inizia l'estate nell'emisfero boreale e l'inverno in quello australe.
- Al polo Nord il Sole rimane sopra l'orizzonte per sei mesi, mentre al
polo Sud ne rimane sotto per altrettanto.
- La durata del giorno è massima nell'emisfero boreale e minima in
quello australe.
- Le giornate iniziano a decrescere nell'emisfero boreale e a crescere
in quello australe.
- Il Sole sorge a Nord-Est e, passando al meridiano alla distanza
massima di +23,5° dall'equatore celeste, tramonta a Nord-Ovest.
Il solstizio estivo, insieme a quello invernale, resta uno dei periodi
più amati e profondamente intessuti nella cultura popolare. E ai vecchi
nomi ne subentrano di nuovi... per esempio, nell’antica Roma i due
solstizi erano consacrati a Giano bifronte, il dio guardiano delle
soglie e dei passaggi. Oggi (non è un caso) troviamo i due Giovanni, il
Battista presso il solstizio d’Estate e l’Evangelista presso quello
d’Inverno.
I popoli antichi chiamavano i due solstizi “porte”: Porta degli Dèi o
degli Immortali quello invernale, Porta degli Uomini quello estivo.
Scrive Alfredo Cattabiani (in “Lunario”): «Omero descriveva nell’Odissea
un misterioso antro dell’isola di Itaca nel quale si aprivano due porte.
Il poeta spiegava che la porta degli uomini è rivolta a Borea, cioé a
Nord (e infatti al solstizio estivo il sole si trova a nord
dell’equatore celeste), mentre quella degli dèi e degli immortali è
volta a Noto, ovvero a sud, perché l’astro al solstizio invernale si
trova a sud dell’equatore.»
San Giovanni e il solstizio d'estate
Le erbe magiche di San Giovanni
San Giovanni è un santo a cui venivano associati i festeggiamenti
più vari, per salutare e per prepararsi all'inizio di una nuova
piacevole stagione. Nel periodo in cui cade la sua festa, si credeva
anche che nascessero delle piante speciali, in grado di dare poteri
magici a chi le raccogliesse.
Tra le piante di San Giovanni vi erano quelle adatte a risolvere
questioni amorose, per attirare l'attenzione dell'innamorata, per
interrogare il suo cuore a distanza, e piante in grado di svelare
l'iniziale del proprio futuro marito. Vi era anche l'usanza, per le
ragazze, di gettare un garofano a terra, e chi all'alba lo avesse
calpestato avrebbe determinato la famiglia di appartenenza del futuro
sposo.
Ma c'erano anche le piante della saggezza. Piante speciali e rarissime
in grado di donare a chi le avesse colte proprio nella notte del santo,
chiaroveggenza e invisibilità. A tale proposito, si ricorda un Editto
pubblicato a Roma il 17 giugno 1755, dal Vicario Marco Antonio Colonna,
il quale avvertiva di vigilare e contenere gli «abusi che si commettono
nella notte della vigilia di San Giovanni Battista» ricordando che
«contro i trasgressori si procederà anche per inquisizione».
Le più ricercate erano però le piante della buona salute, erbe in grado
di donare forza e benessere a chi le avesse assunte. Con alcune di
queste veniva fatta un'acqua, che una volta benedetta da un prete,
sarebbe stata di buon augurio.
In Val Padana inoltre, con certe piante si fa ancora un liquore, tipico
di San Giovanni, detto nocino.
Anche la rugiada della mattina di San Giovanni era di buon auspicio e
veniva raccolta dalle giovani spose che volevano avere molti figli.

Le streghe di S. Giovanni
Il 24 giugno è anche il giorno in cui, secondo le tradizioni italiane,
le streghe si recano, in volo, verso il "Grande Noce di Benevento";
l'albero sul quale una dea lunare avrebbe sconfitto il diavolo,
rimandandolo negli inferi.
Nel rispetto di questa credenza, si sono sviluppati molti rimedi per
evitare che le streghe si soffermassero, durante il loro lungo viaggio,
in casa di qualche sventurato. L'uso del rosmarino e dell'ulivo
benedetto e di un barattolo di sale e una scopa di saggina sull'uscio,
erano ritenuti i più efficaci. Le streghe infatti, prima di entrare in
casa, erano costrette a contare i chicchi di sale e i ramoscelli della
scopa, cosa che richiedeva così tanto tempo da non permetter loro di
finire prima della mezzanotte, momento in cui iniziava il giorno di San
Giovanni, ed erano costrette a fuggire.
Chi, invece, in quella notte non poteva mettersi al riparo, si
proteggeva nascondendo sotto la camicia le erbe di San Giovanni: iperico,
aglio, artemisia e ruta. Il primo perché i suoi petali rossi erano
ritenuti pregni del sangue del santo, il secondo perché è una pianta che
protegge dalle creature malefiche (il nome sanscrito dell'aglio
significa infatti "uccisore di mostri"), la terza perché è la pianta
della dea Artemide e l'ultima, detta anche "erba allegra", perché è
un'efficace talismano contro il maligno.
La notte di San Giovanni, a Roma, fino al 1872 (anno in cui la festa fu
soppressa dal governo italiano), dopo l'Ave Maria veniva sparato un
colpo di cannone che dava inizio ai festeggiamenti. Chi voleva si
metteva in attesa del passaggio delle streghe, sedendosi, con il mento
appoggiato ad un bastone doppio, con lo sguardo rivolto alla Santa
Croce, scrutando il cielo. Anche nelle notti più nuvolose, il buon vino
dei Castelli romani faceva il più del lavoro, permettendo a tutti di
avvistare streghe e fantasmi delle grandi malvagie eroine capitoline,
come Lucrezia Borgia, la papessa Giovanna e la famigerata donna Olimpia,
patrona dei corrotti e dei corruttori.
Quella sera poi, ci si trovava nelle osterie per mangiare tutti insieme
le lumache, in modo da scongiurare futuri litigi ed appianare insieme
vecchie scaramucce. Le lumache inoltre, in quanto animaletti cornuti, se
mangiate in abbondanza, scongiuravano anche il pericolo di essere
traditi dai propri amati. Il tutto si risolveva poi nella generale
allegria e fraternità, all'insegna dei brindisi e della buona cucina.

Ruote di fuoco
Per alcuni la festa di S. Giovanni sarebbe la trasformazione di un
antico culto solare (un riferimento preciso è reperibile nella festa
romana del 24 giugno indicata come “solstitium” o “campas”), che rivela
quindi radici profonde nella tradizione rituale precristiana. Un esempio del
culto solare in ambito agricolo è rappresentato dal tradizionale gioco
delle “ruzzole” praticato nell’Appennino modenese (ma attestato con
piccole varianti anche in altre aree). Questa tradizione, che qualcuno
vuole celtica e qualcun altro pre-celtica, ha trovato la sua massima
espressione nel lancio di grandi ruote di legno accese e non di rado
inghirlandate.
Il lancio delle ruote infuocate è ancora vivo con le “cìdulis” delle
Alpi orientali del Friuli; normalmente, prima di lanciare la sua “cìdule”,
il lanciatore grida «vòdi cheste cìdule onor di...» (dedico questa ruota
di fuoco in onore a...) e accompagna l’esclamazione con il nome del
santo festeggiato (il rituale, rifiorito in tempi recenti, si può
ripetere anche in occasione dell‘Epifania e di vari santi patroni
locali). Queste ruote avvolte di paglia e incendiate, di cui si trova
esempio anche in altre aree europee e spesso collegate al falò rituale,
sono state interpretate come tentativi di ricostruzione simbolica del
ciclo solare.


