
Re Giovanni (1596-97)

Re Giovanni, che riprende una vicenda degli inizi del Duecento, è il dramma
dell’ambiguità irrisolta, dalla struttura sorprendentemente compatta e
asciutta, in cui si contrappongono le figure opposte del re, perennemente in
contraddizione con se stesso, incerto e insicuro, e di Enrico V,
incarnazione dell’ideale eroico inglese. Causa della rovina del re, come di
tanti altri potenti, sarà il suo asservimento all’interesse, «molla
dell’universo», che trascinerà nella drammatica corrente del destino
collettivo le diverse tragedie individuali, come quella del principe Arturo,
la vittima innocente, l’immagine della giovinezza pura, estranea agli
intrighi e alle miserie che la circondano e che, nonostante ciò, verrà
coinvolta nella rovina finale. Qui, forse più che nelle altre Storie
inglesi, si avverte l’intento di far emergere dalla Storia i drammi
personali dei protagonisti e di coloro che li accompagnano, con la lucidità
e la durezza di chi è arrivato ad essere scettico sulla giustezza e
provvidenzialità dell’alternarsi delle fortune e sfortune dei suoi
personaggi.
Riccardo II (1595)

Riccardo II è
un debole e fragile sovrano, che desidera essere all'altezza del suo ruolo di
uomo politico che deve saper essere duro e deciso quando occorre, ma che non vi
riesce. Il suo scontro con Enrico di Bolingbroke, figlio di Giovanni di Gand,
finisce con la sconfitta e la deposizione. Riccardo II è rinchiuso nel castello
di Pomfret e lì, nelle segrete, assassinato. Enrico di Bolingbroke si fa
proclamare re col nome di Enrico IV e viene accolto trionfalmente dal popolo di
Londra.
Enrico VI, in tre parti (1590-92)
Nell'Enrico VI viene messo in scena un giovane re inadeguato al ruolo, bigotto, pieno di scrupoli e del tutto incapace di confrontarsi con la corruzione e le molte trame della sua corte, dove fazioni di nobili congiurano, con sistemi perfettamente identici a quelli della commissione Mitrokhin, per assicurarsi la successione.

È la prima delle tragedie storiche scritte da Shakespeare. L'opera è composta di tre diverse tragedie, denominate Parte I (5 atti ambientati in parte in Inghilterra e in parte in Francia), Parte II (5 atti ambientati in diversi luoghi dell'Inghilterra) e Parte III (5 atti ambientati in parte in Inghilterra e in parte in Francia). Il periodo storico abbracciato complessivamente va dal 1422 al 1471, cioè dall'inizio del regno di Enrico VI alla sua morte. Simbolicamente, l'opera inizia con la cerimonia funebre di Enrico V, abbraccia un periodo tra i più agitati della storia inglese, che vede lo scoppio della guerra civile detta guerra delle due rose (dalle insegne araldiche delle due casate: rosa rossa dei Lancaster, rosa bianca degli York) e si conclude con la morte di Enrico VI, ma con già definito il progetto di pacificazione nazionale, che sarà attuato dal successore Enrico VII Tudor, il quale, sposando una York unirà la rosa bianca alla rosa rossa.
Enrico VIII (1612-1613)
Accanto alla vicenda principale, sono rappresentati i drammi del duca di Buckingham (condannato a morte per gli intrighi del cardinale Wolsey) e del cardinale Wolsey (privato di tutti gli incarichi e di tutti i beni, e sostituito da Tommaso Moro nella carica di ministro, per aver scritto al papa di bloccare l'istanza di divorzio di Enrico VIII). L'autore mostra una particolare attenzione al dramma degli sconfitti della storia (duca di Buckingham, Caterina, Wolsey) ed è magnanimo nel far risaltare i loro meriti. Del resto, Shakespeare conosce gli alti e bassi della storia: quando scriveva, Tommaso Moro era stato giustiziato (1535) per avere rifiutato la ratifica del divorzio del re e la ribellione all'autorità del papa. Anche Wolsey si riscatta nella caduta, riconoscendo umilmente la "vana pompa e gloria di questo mondo", avendo ritrovato "una pace interiore che supera tutte le dignità della terra".

È l'ultimo
lavoro teatrale di Shakespeare. L'azione è ambientata a Londra, Westminster e
Kimbolton. Narra le vicende storiche del ripudio della regina Caterina d'Aragona
da parte di Enrico VIII; l'allontanamento di Caterina dalla corte (in parte per
gli intrighi del cardinale-ministro Thomas Wolsey, che si vendica di lei per non
aver ottenuto l'arcivescovado di Toledo, non essendo Caterina intervenuta in suo
favore presso l'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V, già Carlo I di
Spagna); l'incoronazione di Anna Bolena a regina d'Inghilterra. Dopo numerosi
avvenimenti tragici, la nascita della figlia Elisabetta e il suo battesimo
concludono l'opera con un'atmosfera di serenità e di speranza.
Enrico IV, in due parti (1597-98)

Anche
nella seconda parte Shakespeare s’ispira, nella narrazione dei fatti,
alle “Cronache” dell’Holinshead, ai “Quattro libri delle guerre civili”
di Samuel Daniel ed altre fonti, ma vi aggiunge di suo una cospicua
parte di materiale non-storico; com’è già in apertura del dramma il
falso annuncio della vittoria dei ribelli contro il re a Shrewsbury;
dove invece hanno prevalso le forze regie e dove il principe Enrico s’è
tanto distinto per valore (ha ucciso, tra l’altro, in duello, Harry
Percy “Sperone ardente” da far dire al re, suo padre, che ha
riscattato così tutti i suoi colpevoli trascorsi.
Il giovane principe, tuttavia, in apertura del dramma, sembra tornato
alla sua vita scapigliata e alla solita mala compagnia; e sarà questo
nuovo motivo di amarezza per suo padre, già premuto e angustiato da una
nuova rivolta di nobili, capeggiata dal padre del caduto “Sperone
ardente”, il vecchio conte di Northumberland, l’Arcivescovo di York, e i
Lords Hastings e Mowbray.
Il rapporto padre-figlio, su cui ruota la vicenda “personale” del
dramma, ha la sua scena-madre nel momento in cui il giovane Enrico al
capezzale del re, uomo ormai malato, esacerbato dal rimorso, lo crede
morto, gli sottrae la corona e se la porta via per provarsela sul capo;
ma il re si sveglia e dopo aver a lungo rimproverato il figlio, ne
accetta le sincere dichiarazioni di amore e di lealtà filiale, e, come
parlando al suo successore, gli dà una serie di consigli; gli ricorda le
vie traverse per le quali egli stesso ha ottenuto la corona e gli
suggerisce la politica da seguire per regnare: e cioè portare la guerra
all’esterno, per proteggersi dall’insorgere di guerre civili
all’interno. È l’annuncio delle vittoriose campagne di Francia del
futuro Enrico V.
Enrico IV è un dramma storico diviso in due parti, ciascuna in cinque
atti. Le due parti raccontano, in forma teatrale, della storia d’Inghilterra
tra il 1399 e il 1413, le date che aprono e chiudono il regno di Enrico
Bolingbroke, successo al cugino Riccardo II Plantageneto. Protagonista,
accanto al padre re, è il figlio primogenito Enrico, principe di Galles, il
futuro Enrico V, la cui ascensione al trono del padre è preceduta da una
giovinezza scapestrata trascorsa in compagnia di strani personaggi, autori
d’ogni specie di malefatte ai danni dei sudditi di sua maestà; da questi
trascorsi il principe si ravvedrà e riscatterà, dimostrandosi idoneo ad
assumere, alla morte del padre, quel ruolo di sovrano saggio e valoroso nel
quale è entrato nella storia d’Inghilterra.
Enrico IV è un usurpatore. Figlio di Giovanni di Gaunt, quartogenito di re
Edoardo III, s’è impadronito del trono dopo aver deposto suo cugino Riccardo
II Plantageneto. Le vicende di questa usurpazione Shakespeare aveva già
cantate nel Riccardo II, di cui le due parti dell’Enrico IV sono pertanto la
prosecuzione. Il tormentato regno di questo re usurpatore aprirà la dinastia
dei Lancaster sul trono d’Inghilterra e sarà contrassegnato, sul piano
nazionale, dalle rivolte dei nobili del Galles e di Scozia, e sul piano
familiare dall’amarezza del re per la giovinezza scapigliata e dissoluta del
primogenito ed erede, Enrico, denominato nel dramma coi vezzeggiativi
“Harry” e “Hal”.
Terzo protagonista dei due Enrico IV è il corpulento compagno d’imprese
birbonesche del giovane Harry, Sir John Falstaff, la cui vicenda fa da
sottotrama, a mo’ di contrappunto, a quella principale: un personaggio la
cui comicità - la meglio riuscita di tutto il teatro shakespeariano -
piacerà tanto alla regina Elisabetta, da indurla a chiedere a Shakespeare di
farlo ancora rivivere sulle scene mostrandolo, per giunta, innamorato
cavalier galante: e sarà il Sir John Falstaff delle Allegre comari di
Windsor.
Il dramma si apre nel 1402, terzo anno di regno di Enrico IV. L’Inghilterra
è impegnata militarmente su due fronti: coi ribelli gallesi ad ovest, con
gli scozzesi a nord. Contro questi ultimi sta combattendo, alla testa delle
forze regie, Enrico Percy, il giovane figlio del duca di Northumberland,
soprannominato “Sperone ardente” (“Hotspur”) per la sua irruenza negli
assalti a cavallo. Un messaggero annuncia la sua vittoria sugli scozzesi
(ottobre 1402) con la cattura di molti importanti prigionieri. Per contro,
sul fronte gallese le truppe regie hanno subito una severa disfatta;
(l’episodio è avvenuto qualche mese prima, ma Shakespeare lo fa apparire
come contemporaneo al primo perché ciò gli serve per introdurre nel dramma -
e giustificarlo - il rinvio di una spedizione in Terrasanta che Enrico
avrebbe voluto fare in espiazione delle colpe di cui si sente responsabile
per aver usurpato il regno a Riccardo II dopo averne provocato la morte in
prigione.
Con la vittoria sui ribelli gallesi, “Sperone ardente” ha catturato
prigioneri diversi nobili. Il re li reclama per sé, ma “Sperone ardente”
rifiuta di darglieli. Questo sarà motivo di rottura tra re Enrico e i Percy,
padre e figlio, i quali, per ripicca, alleati ad altri nobili, passeranno a
combattere il re a fianco degli scozzesi. I due eserciti si scontreranno a
Shrewsbury, dove “Sperone ardente” sarà ucciso in duello dal giovane
principe di Galles; e con questo episodio, che annuncia il ravvedimento del
giovane Enrico e il riscatto dei suoi dubbi trascorsi si chiude questa prima
parte dell’Enrico IV.
Teatro Globe




Enrico V (1598-99)
Kenneth Branagh in Enrico V

Essendo state respinte dal Delfino le sue richieste, Enrico V d'Inghilterra scende in Francia con un forte esercito e batte ripetutamente i francesi; ma la lotta ha decimato e prostrato le truppe inglesi, che sono ormai alla mercè del nemico, ancora forte. Shakespeare mette in scena, accanto alla guerra "epica" delle sonanti disfide e delle bandiere al vento, quella degli uomini costretti a farla: fango e pioggia, fame e fatica, attese snervanti, spreco insensato, miseria e squallore. Dopo una notte insonne, passata a interrogare i suoi soldati e a ragionare con loro, Enrico decide d'attaccare le truppe francesi numericamente preponderanti e riporta ancora la vittoria. Divenuto Reggente di Francia in base al trattato di Troyes, Enrico sposa Caterina, la bellissima figlia di Carlo VI, della quale s'è invaghito.
Riccardo III (1592-1593)
Laurence Olivier in Riccardo III

Riccardo,
erede deforme della dinastia dei Lancaster, aspira al trono d’Inghilterra.
Per ottenerlo non esita a mettere in atto ogni abominio che la sua mente
avida di potere gli suggerisce, in un bailamme di orridi delitti familiari
che esaltano la crudeltà dell’essere umano ai danni della Coscienza.
Nei cinque atti della tragedia, infatti, si assiste all’ascesa di quest'
uomo che, passando sopra i cadaveri di tutti coloro che lo separano dalla
corona, diventa re d’Inghilterra. Riccardo usurpa la corona uccidendo i due
figli di suo fratello Edoardo. Il corpo deforme di Riccardo corrisponde alla
perversione della sua anima, ma la sua franchezza disarmante e la sua
diabolica abilità non hanno mai mancato di attirare il pubblico.Quasi immediatamente dopo l'incoronazione,
comunque, la sua personalità e le sue azioni prendono una piega oscura.
Per la prima metà della commedia, lo vediamo come una sorta di anti eroe,
che provoca violenza e si compiace per questo. Dopo, invece, egli tradisce
il fedele Buckingham, e cade vittima dell'insicurezza; ora egli vede ombre
dove non ve ne sono e il suo destino che verrà. Infatti muore poco tempo
dopo nella battaglia di Bosworth da Enrico, duca di Richmond, che
diventa Enrico VII, primo re Tudor e nonno di Elisabetta I. La sanguinosissima missione di Riccardo è una piccola
parte dell’ingranaggio gigantesco della Storia che si esplica attraverso un
geniale prodotto della bestialità umana: il Potere. Ogni personaggio diventa
metafora di popoli e nazioni, un uomo si trasforma in un esercito, mentre in
ogni tradimento di Riccardo, in ogni sua temporanea conquista, si riscoprono
le guerre, le persecuzioni, gli abomini del passato e del presente.
