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Che sia l'amore tutto ciò che esiste |
Alcuni
dicono che |
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E' poca
cosa il pianto
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L'acqua è
insegnata dalla sete. |
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Un
sepalo, un petalo e una spina
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Il
Paradiso non è più lontano |
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Quella
vita che fu tenuta a freno |
Ha una
solitudine lo spazio |
La casa dove Emily nacque, visse e morì.
280 Main Street, Amherst, Massachusetts

Emily Dickinson nacque ad Amherst, Massachusetts, il10 dicembre 1830, da una famiglia molto in vista, conosciuta per il sostegno fornito alle istituzioni scolastiche locali. Suo nonno, Samuel Fowler Dickinson, era uno dei fondatori dell'Amherst College, mentre il padre ricopriva la funzione di legale e tesoriere dell'Istituto; inoltre, ricopriva importanti incarichi presso il Tribunale Generale del Massachusetts, il Senato dello Stato e alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Emily ricevette dalla famiglia un'educazione piuttosto libera e completa per la sua epoca. Manifestava un carattere contraddittorio e complesso, venato da una fierezza irriducibile I suoi studi non furono regolari. Frequentò l'Accademia di Amherst e poi, nel 1847-1848, il seminario femminile di Mount Holyoke (South Hadley), che abbandonò dopo aver compiuto il suo primo gesto eretico: il rifiuto a professarsi pubblicamente "cristiana". Gli studi della grande poetessa si svolsero per lo più come autodidatta.
Per motivi tuttora non chiari a
soli ventitrè anni decise di scegliere una vita solitaria e
appartata. Visse la maggior parte della propria vita nella casa
dove era nata, ebbe modo di fare solo rare visite ai parenti di
Boston,
di
Cambridge
e nel
Connecticut.
Rare e intense le amicizie, quasi esclusivamente con persone
nelle quali Dickinson cercava una specie di verifica al suo
esercizio di
poesia,
iniziato subito dopo l'allontanamento da Mount Holyhoke. Tra
coloro che definì «tutori» o «maestri» sono Benjamin Newton,
praticante allo studio legale di suo padre, e il reverendo
Charles Wadsworth, con cui ebbe rari incontri e una intensa
corrispondenza: la sua partenza dalla California segnò una
frattura nel suo universo affettivo. Intorno al 1860 è la grande
esplosione della
poesia
di Dickinson che, separata dal mondo, si immerse nella
contemplazione della natura, nella meditazione dei grandi temi
biblici, nello studio dei testi preferiti:
Shakespeare,
i metafisici, Keats, Browning, Emerson, Elizabeth Barrett, Emily
Brontë. Nel 1862 inviò quattro poesie a Thomas Higginson,
critico dell'«Atlantic Monthly», che ne rimase sconcertato: non
riusciva a comprendere la novità di quei versi, difformi dal
gusto corrente, «sfrenati» e «spasmodici». Alla lunga
corrispondenza che si stabilì tra i due seguì l'incontro nella
casa di Amherst, da Higginson commentato con uguale stupore.
Fino alla morte, nello svolgersi di giorni apparentemente
statici, Dickinson ebbe una intensa e tutta interiore esistenza.
Vide scomparire nel giro di pochi anni le persone a lei più
care. Le oscillazioni quotidiane tra estasi e ansia sono
registrate nelle Lettere (Letters) pubblicate nel 1958. Nel 1885
si ammalò; morì di nefrite il 15 maggio 1886 nella casa dove era
nata e dove aveva sempre vissuto.
Scrisse 1775 poesie: solo 7 furono pubblicate durante la sua
vita. Nel
1890,
la sorella di Emily, Lavinia e Mabel Loomis Todd, amica del
fratello Austin, riuscirono a ottenere la pubblicazione di un
volume di poesie, primo di una lunga serie. Dal
1924
al
1935
vennero pubblicate altre 300 poesie di Emily Dickinson, trovate
dalla nipote Martha dopo la morte della madre, cognata di Emily,
a cui le aveva affidate in custodia quando era ancora in vita.
Nel 1955 Thomas H. Johnson curò la prima edizione critica in tre volumi di tutte le poesie di Emily Dickinson, in ordine cronologico e nella loro forma originale (1775 poesie). Del 1998 è una nuova edizione critica, a cura di Ralph W. Franklin e sempre in tre volumi, con una revisione della cronologia e una nuova numerazione delle poesie (1789 poesie più 8 in appendice).
Oggi, Emily Dickinson, viene considerata non solo una dei poeti più sensibili di tutti i tempi, ma anche una dei più rappresentativi. Alcune caratteristiche delle sue opere, all'epoca ritenute 'stranezze', sono considerate adesso aspetti particolari e inconfondibili del suo stile. Le digressioni enfatiche, l'uso poco convenzionale delle maiuscole, le lineette telegrafiche, i ritmi salmodianti, le rime asimmetriche, le voci multiple e le elaborate metafore sono diventati dei marchi di riconoscimento per i lettori, durante gli anni e nelle varie traduzioni del suo lavoro. Primario è stato lo studio dei grandi temi: l'amore, la morte, la natura magica e disintegratice, l'incontro con il dio assente. E la serie di polarità: astratto/concreto, quotidiano/eterno, deperibile/immortale. Nei suoi versi si riflette, nonostante l'isolamento fisico dell'autrice, il dramma intellettuale e morale del nord America del suo tempo, una società dibattuta tra declinante puritanesimo e insorgente capitalismo.
...
Non c'è nessun vascello che,
come un libro
possa portarci in paesi lontani,
né corsiere che superi al galoppo
le pagine di una poesia.
E' questo un viaggio anche per il più povero,
che non paga nulla,
tanto semplice è la carrozza
che trasporta l'anima umana.
...

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E' una curiosa creatura il
passato |
Per un istante d'estasi
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Nuove età di dolore.
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Se io potrò impedire
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Conosco vite della cui mancanza |
La speranza è un essere piumato |
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O frenetiche notti! |
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