Che sia l'amore tutto ciò che esiste
È ciò che noi sappiamo dell'amore;
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore.

Alcuni dicono che
quando è detta,
la parola muore.
Io dico invece che
proprio quel giorno
comincia a vivere.

E' poca cosa il pianto
Sono brevi i sospiri
Pure, per fatti di questa misura
Uomini e donne muoiono!

 

L'acqua è insegnata dalla sete.
La terra, dagli oceani traversati.
La gioia, dal dolore.
La pace, dai racconti di battaglia.
L'amore da un'impronta di memoria.
Gli uccelli, dalla neve.

Un sepalo, un petalo e una spina
In un comune mattino d'estate,
Un fiasco di rugiada, un'ape o due,
Una brezza,
Un frullo in mezzo agli alberi -
Ed io sono una rosa!

 

Il Paradiso non è più lontano
Della camera accanto -
Se in quella camera un amico attende
Felicità o rovina.
Che forza c'è nell'anima
Che riesce a sopportare
L'accento di un passo che si appressa -
una porta che si apre.

Quella vita che fu tenuta a freno
Troppo stretta e si libera,
Correrà poi per sempre, con un cauto
Sguardo indietro e paura delle briglie.
Il cavallo che fiuta l'erba viva
E a cui sorride il pascolo
Sarà ripreso solo a fucilate,
Se si potrà riprenderlo.

Ha una solitudine lo spazio
Solitudine il mare
Solitudine la morte
Ma queste saranno compagnie
In confronto a quel punto più profondo
Segretezza polare,
Un'anima davanti a se stessa:
Infinità finita.

La casa dove Emily nacque, visse e morì.

280 Main Street, Amherst, Massachusetts

 

Emily Dickinson nacque ad Amherst, Massachusetts, il10 dicembre 1830, da una famiglia molto in vista, conosciuta per il sostegno fornito alle istituzioni scolastiche locali. Suo nonno, Samuel Fowler Dickinson, era uno dei fondatori dell'Amherst College, mentre il padre ricopriva la funzione di legale e tesoriere dell'Istituto; inoltre, ricopriva importanti incarichi presso il Tribunale Generale del Massachusetts, il Senato dello Stato e alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti.  Emily ricevette dalla famiglia un'educazione piuttosto libera e completa per la sua epoca. Manifestava un carattere contraddittorio e complesso, venato da una fierezza irriducibile I suoi studi non furono regolari. Frequentò l'Accademia di Amherst e poi, nel 1847-1848, il seminario femminile di Mount Holyoke (South Hadley), che abbandonò dopo aver compiuto il suo primo gesto eretico: il rifiuto a professarsi pubblicamente "cristiana". Gli studi della grande poetessa si svolsero per lo più come autodidatta.

Per motivi tuttora non chiari a soli ventitrè anni decise di scegliere una vita solitaria e appartata. Visse la maggior parte della propria vita nella casa dove era nata, ebbe modo di fare solo rare visite ai parenti di Boston, di Cambridge e nel Connecticut.
Rare e intense le amicizie, quasi esclusivamente con persone nelle quali Dickinson cercava una specie di verifica al suo esercizio di
poesia, iniziato subito dopo l'allontanamento da Mount Holyhoke. Tra coloro che definì «tutori» o «maestri» sono Benjamin Newton, praticante allo studio legale di suo padre, e il reverendo Charles Wadsworth, con cui ebbe rari incontri e una intensa corrispondenza: la sua partenza dalla California segnò una frattura nel suo universo affettivo. Intorno al 1860 è la grande esplosione della poesia di Dickinson che, separata dal mondo, si immerse nella contemplazione della natura, nella meditazione dei grandi temi biblici, nello studio dei testi preferiti: Shakespeare
, i metafisici, Keats, Browning, Emerson, Elizabeth Barrett, Emily Brontë. Nel 1862 inviò quattro poesie a Thomas Higginson, critico dell'«Atlantic Monthly», che ne rimase sconcertato: non riusciva a comprendere la novità di quei versi, difformi dal gusto corrente, «sfrenati» e «spasmodici». Alla lunga corrispondenza che si stabilì tra i due seguì l'incontro nella casa di Amherst, da Higginson commentato con uguale stupore. Fino alla morte, nello svolgersi di giorni apparentemente statici, Dickinson ebbe una intensa e tutta interiore esistenza. Vide scomparire nel giro di pochi anni le persone a lei più care. Le oscillazioni quotidiane tra estasi e ansia sono registrate nelle Lettere (Letters) pubblicate nel 1958. Nel 1885 si ammalò; morì di nefrite il 15 maggio 1886 nella casa dove era nata e dove aveva sempre vissuto.


Scrisse 1775 poesie: solo 7 furono pubblicate durante la sua vita. Nel
1890, la sorella di Emily, Lavinia e Mabel Loomis Todd, amica del fratello Austin, riuscirono a ottenere la pubblicazione di un volume di poesie, primo di una lunga serie. Dal 1924 al 1935 vennero pubblicate altre 300 poesie di Emily Dickinson, trovate dalla nipote Martha dopo la morte della madre, cognata di Emily, a cui le aveva affidate in custodia quando era ancora in vita.

Nel 1955 Thomas H. Johnson curò la prima edizione critica in tre volumi di tutte le poesie di Emily Dickinson, in ordine cronologico e nella loro forma originale (1775 poesie). Del 1998 è una nuova edizione critica, a cura di Ralph W. Franklin e sempre in tre volumi, con una revisione della cronologia e una nuova numerazione delle poesie (1789 poesie più 8 in appendice).

 Oggi, Emily Dickinson, viene considerata non solo una dei poeti più sensibili di tutti i tempi, ma anche una dei più rappresentativi. Alcune caratteristiche delle sue opere, all'epoca ritenute 'stranezze', sono considerate adesso aspetti particolari e inconfondibili del suo stile. Le digressioni enfatiche, l'uso poco convenzionale delle maiuscole, le lineette telegrafiche, i ritmi salmodianti, le rime asimmetriche, le voci multiple e le elaborate metafore sono diventati dei marchi di riconoscimento per i lettori, durante gli anni e nelle varie traduzioni del suo lavoro. Primario è stato lo studio dei grandi temi: l'amore, la morte, la natura magica e disintegratice, l'incontro con il dio assente. E la serie di polarità: astratto/concreto, quotidiano/eterno, deperibile/immortale. Nei suoi versi si riflette, nonostante l'isolamento fisico dell'autrice, il dramma intellettuale e morale del nord America del suo tempo, una società dibattuta tra declinante puritanesimo e insorgente capitalismo.

 

... Non c'è nessun vascello che, come un libro
possa portarci in paesi lontani,
né corsiere che superi al galoppo
le pagine di una poesia.
E' questo un viaggio anche per il più povero,
che non paga nulla,
tanto semplice è la carrozza
che trasporta l'anima umana
. ...

Emily Dickinson

E' una curiosa creatura il passato
Ed a guardarlo in viso
Si può approdare all'estasi
O alla disperazione.

Se qualcuno l'incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!

Per un istante d'estasi
Noi paghiamo in angoscia
Una misura esatta e trepidante,
Proporzionata all'estasi.

Per un'ora diletta
Compensi amari d'anni,
Centesimi strappati con dolore,
Scrigni pieni di lacrime.

Autunno


Sono più miti le mattine
E più scure diventano le noci
E le bacche hanno un viso più rotondo,
La rosa non è più nella città.

L'acero indossa una sciarpa più gaia,
E la campagna una gonna scarlatta.
Ed anch'io, per non essere antiquata,
Mi metterò un gioiello.

 

 

Bussò il vento


Bussò il vento - come un uomo stanco
Ed io garbata 'Entra' gli risposi
Con ferma voce - e allora egli rapido
Entrò nella mia camera

Ospite senza piedi
Invitarlo a sedere era impossibile
Tanto sarebbe valso presentare
All'aria una poltrona

Ed ossa non aveva, per tenerlo
Il suo parlare era come il fiato
Di molti colibrì ronzanti insieme
Da un celeste cespuglio

Un'onda, la sua faccia e mentre andava
Dalle dita una musica gli usciva
Di suoni tremuli
Soffiati nel cristallo

Indugiò, sempre qua e là muovendo
Poi timidamente
Bussò di nuovo - fu come una raffica
Ed io rimasi sola

 

 

Ella giaceva come se per gioco
la sua vita se ne fosse andata
in un balzo, decisa a ritornare,
però non così presto.

Le sue braccia felici abbandonate,
come se nella pausa del trastullo avessero scordato
per un attimo di riprendere il gioco.

I suoi mobili occhi semiaperti,
come se in essi la loro padrona
ancora scintillasse, solamente
per burlarsi di voi.

Il suo mattino lì, dietro la porta,
a escogitare un modo - son sicura -
per forzare il suo sonno
così lieve e profondo.


 

Volevo ritrovarla una volta Arrivata -
La Morte - aveva lo stesso disegno -
Ma il Successo - fu Suo - sembra -
E la Sconfitta - Mia -

Volevo dirle quanto avevo bramato
Solo per questo singolo istante -
Ma la Morte glielo aveva detto per prima -
E così se n'era andata, con Lei -

Vagare - ora - è il mio Riposo -
Fermarsi - Fermarsi sarebbe
Un privilegio d'Uragano
Per la Memoria - e per Me -

 

 

Il Rimorso - è Memoria - vigile -
Le sue Parti tutte in movimento -
Una Presenza di Atti Trascorsi -
Alla finestra - e alla Porta -

È il Passato - deposto davanti all'Anima
E illuminato da un fiammifero -
Per facilitare - l'esame -
Dei suoi Condensati Dispacci -

Il Rimorso è incurabile - una Malattia
Che nemmeno Dio - può guarire -
Perché è di Sua istituzione - e
All'Altezza - dell'Inferno –

 

 

 

Fammi un ritratto del sole-

Così che io possa appenderlo in camera mia-

E possa fingere di scaldarmi

Mentre gli altri lo chiamano " Giorno"!

Disegnami un pettirosso- su un ramo-

Così che io possa ascoltarlo - mentre dormo-

E quando cesserà il campo nei campi-

Anch'io deporrò la mia illusione.

Dimmi se e' vero che fa caldo a mezzogiorno

Se sono i ranuncoli- quelli che volano-

O le farfalle- quelle che fioriscono.

Poi, manda via il gelo dai prati

E scaccia la ruggine dagli alberi

Dammi l'illusione che- ruggine e gelo-

Non debbano più tornare!

 

 

Se per sfuggire alla memoria

Fossimo provvisti di ali

Molti volerebbero

Abituati a cose ben più lente

Gli uccelli- impauriti-

Scruterebbero il gigantesco carro

Degli uomini che fuggono- disperati-

Dalla propria mente.

 

 

Forse sarei piu' sola

Senza la mia solitudine-

Sono cosi' abituata al mio destino-

Forse l'altra- la pace- 

Potrebbe interrompere il buio

E popolare la mia stanza-

Troppo stretta- temo-

Per contenere il suo sacramento- 

Non e' cosa solita per me lo sperare-

Come un'intrusa- la speranza-

Potrebbe profanare questo luogo di dolore-

Con la sua corte lusinghiera- 

Potrebbe essere piu' facile affondare-

In vista della terra-

Che raggiungere la mia penisola azzurra-

Per morire di piacere-

 

 

Per provarti che sempre ho amato

Ti porto una semplice prova:

che per quanto abbia amato

non ho vissuto abbastanza 

che sempre amero'

te lo assicuro-

l'amore e' vita -

e la vita e' immortale- 

dubiti ancora- amore?-

se e' cosi'

non ho altro da mostrarti

che il mio calvario-

 

Busto di Emily scolpito da Kenn Brinson

Taglia i pomeriggi d'inverno
una certa obliquità di luce
che grava con la stessa pesantezza
delle note in una cattedrale.

Celestialmente ci ferisce,
cicatrici non se ne trovano,
solo un interiore disappunto
dove risiedono i significati, c'è.

Nessuno può insegnarlo - quasi -
è un sigillo disperato,
una imperiale afflizione
che ci elargisce l'aria.

Quando viene il paesaggio sta in ascolto,
le ombre trattengono il respiro,
quando va via è come la lontananza
sul sembiante della morte.

 

 


C'è un vuoto nel dolore:
Non si può ricordare
Quando iniziò, se giorno
Ne fu mai libero.

Esso è il proprio futuro
E i suoi infiniti regni
Contengono il passato,
Illuminato a scorgere

Nuove età di dolore.

 

Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano-
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena-

o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.

 

Conosco vite della cui mancanza
non soffrirei affatto -
di altre invece ogni attimo di assenza
mi sembrerebbe eterno.

Sono scarse di numero - queste ultime -
appena due in tutto -
le prime molto di più di un orizzonte
di moscerini.

La speranza è un essere piumato
che si posa sull'anima,
canta melodie senza parole e non finisce mai.
La brezza ne diffonde l'armonia,
e solo una tempesta violentissima
potrebbe sconcertare l'uccellino
che ha consolato tanti.

L'ho ascoltato nella terra più fredda
e sui più strani mari.
Eppure neanche nella necessità
ha chiesto mai una briciola - a me.

O frenetiche notti!
Se fossi accanto a te,
Queste notti frenetiche sarebbero
La nostra estasi!

Futili i venti
A un cuore in porto:
Ha riposto la bussola,
Ha riposto la carta.

Vogare nell'Eden!
Ah, il mare!
Se potessi ancorarmi
Stanotte in te!


Fra le mie dita tenevo un gioiello
Quando mi addormentai.
La giornata era calda, era tedioso il vento
E dissi "Durerà".

Sgridai al risveglio le diata inconsapevoli
La gemma era sparita.
Ora solo un ricordo di ametista
A me rimane.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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