Una pianta affascinante, con le sue fioriture belle ed eleganti. I fiori, a coppa, bicolori, carnosi, sono molto durevoli.
E' originaria dell'America e dell'Asia orientale. Il nome è stato attribuito da Charles Plumier, in onore di Pierre Magnol 1638-1715 medico e botanico francese,  che introdusse la nozione di famiglia nella classificazione botanica

Viene considerato dai botanici un fiore primitivo, tra le  Angiosperme più antiche del mondo e giunte ai nostri giorni senza aver subito eccessive modificazioni.

    

Un gruppo di ricercatori americani ha  individuato all’interno dei semi di magnolia una sostanza che pare in grado di arrestare la crescita dei vasi sanguigni e, di conseguenza, contrastare la crescita di tumori. L'efficacia dell'honokiol (così è stato ribattezzato dai ricercati) è stata verificata per il momento soltanto sulle cavie.

I semi di magnolia vengono usati da ormai diversi secoli in Giappone. Qui in molti se ne servono per alcune miscele di thé note per il loro effetto rinfrescante e calmante.

Ma anche le civiltà antiche utilizzavano la magnolia per ricavarne profumi, aromi e veleni. Gli Aztechi la usavano nelle cerimonie sacrificali.

Maralb

 

                                                                                                              Magnolia

La Nymphaea nelumbo, descritta dallo storico Erodoto, è spesso rappresentata sui monumenti di stile ellenistico. Plinio ed Omero descrivevano il loto come capace di sopire le passioni e di donare oblio ai sensi.

Il loto rappresenta l'auto-creazione, la nascita della terra dal caos e, nello stesso tempo, la luce e l'ordine, l'aspetto evolutivo del mondo e degli uomini.
 

Mantova è nota  come "Città del Loto". Una grande aiuola floreale galleggia sul Lago Superiore  dal 1921, grazie ad una giovane laureata in Scienze Naturali, il cui intento era di impiegare i rizomi del Nelumbium nell'agroalimentare in forma di farina, come avveniva nell'Estremo Oriente.
 

Originaria della Cina, è  una pianta sacra agli antichi Egizi; il dio sole, Horus, è raffigurato come un bambino seduto su un fiore di loto. E' una specie acquatica perenne, caratterizzata da foglie peltate di cinquanta-sessanta centimetri di diametro.
 

 

                                                              Fior di Loto

E' detta anche  Syringa vulgaris e , in italiano, serenella.  I fiori, piccoli, profumati, di colore lilla, rosato o bianco,  sono raccolti in pannocchie. Sembra che i fiori per il loro profumo attirino moltissimo le farfalle.

In Italia è il fiore dell' "emozione d'amore". Esprime la timidezza nel parlare d'amore con chi si ama.

In Persia significava l’abbandono e gli amanti ne donavano un ramoscello alle loro donne per rompere il fidanzamento. In America e Inghilterra si dice che le ragazze che portano addosso un fiore di lillà non si sposeranno mai.



 

Pervenuta nei nostri giardini dalla Persia grazie agli Arabi. Pare che sia stata introdotta in Austria da un ambasciatore dell’imperatore Ferdinando I°, che la ricevette in dono dai giardini di Costantinopoli.

 

                                                                 Lillà

Il giglio, originario della penisola Balcanica e dell'Asia Minore,  fu importato nel resto dell'Europa al tempo delle Crociate.                 Si conoscono 40 specie. Il più famoso è il "Lilium Candidum" che,  nel

linguaggio comune è detto giglio o anche giglio di Sant'Antonio da Padova, fiore bianco rappresentato insieme a questo Santo in moltissimi dipinti.  San Giuseppe viene spesso rappresentato con un bastone dal quale germogliano gigli bianchi. Una leggenda narra che Maria abbia scelto Giuseppe tra tanti perché lo vide con un giglio in mano.    

Il giglio è  lo stemma della città di Firenze, anche se il vero fiore che si voleva rappresentare era l'iris,  le colline dell'hinterland erano piene di questi fiori.


Conosciuto sin dall'antichità, ritroviamo il giglio menzionato nell'Iliade, quando Ettore si propone di bucare la pelle di Aiace "delicata come il giglio" e nelle opere di Erodoto, il quale narra di strani bastoni con pomo a forma di giglio utilizzati dai Babilonesi per passeggiare. Presso la civiltà ebraica esso viene più volte nominato nel "Cantico dei Cantici" e la chiesa cattolica ha adottato questo fiore come simbolo della Vergine.
Infatti il giglio bianco è simbolo della purezza e lo si regala in occasione di una nascita, battesimi, comunioni, matrimoni.

 
 

 

                                                    Lilium (giglio)

specie di vipera che, secondo le credenze popolari, si nascondeva nei cespugli per tendere gli agguati. Il nome lavandula, da lavare, infine, prese il sopravvento nel periodo classico: la pianta era largamente utilizzata per profumare i bagni ed era molto apprezzata.


Molto conosciuta sin dall'antichità,   I fiorellini raccolti in spighe sono di colore azzurro-violetto che, se strofinati emanano un forte aroma, infatti  hanno la capacità di rinfrescare e profumare l'ambiente. Il loro profumo agisce come antitarmico naturale. Già nell'antichità venivano utilizzati per preparare sacchettini profumati da riporre tra la biancheria allo scopo di tenere lontane le tarme e per profumare. Gli stessi fiorellini venivano posti tra le lenzuola del corredo delle giovani spose.
Nelle ricorrenze festive si usava spargere ramoscelli di lavanda sui pavimenti delle chiese e anche delle case. Gli esoteristi ritengono l'essenza capace di attrarre le energie positive.

Ai fiori di lavanda è attribuito anche un potere antidepressivo, tranquillizzante ed equilibrante.

Gli antichi greci chiamavano la Lavanda "nardus", dalla Narda, città siriana vicina al fiume Eufrate, poiché pensavano che quella fosse la zona originaria. I romani la chiamarono in seguito "asarum", da asp, una

 

                                                           Lavanda

Le prime specie di questo fiore vennero importate dalla Siria in Egitto dal faraone Thutmosis.

L'iris è  continuamente confuso con il giglio. Il giglio francese sullo stemma dei re transalpini, è  un iris.  La storia narra che Luigi VII (re di Francia dal 1137), uscito vittorioso da una battaglia, abbia voluto fare di questo fiore il suo emblema perché il campo su cui si era svolto il conflitto ne era  invaso.  Lo stesso errore viene commesso anche in Italia: il nome botanico del giglio di Firenze, infatti, è Iris florentina. L'iris compare nello stemma della città perché cresce in abbondanza nei campi che la circondano.                                                           Uno spettacolo veramente unico è offerto dal giardino dell’iris di Firenze, situato al Piazzale Michelangelo. Il giardino, aperto al pubblico, è una straordinaria mostra vivente di oltre tremila varietà di iris.

L’iris, comunemente chiamato giaggiolo a causa della forma allungata del suo bocciolo che dava l’impressione di un ghiacciolo, prende il nome dalla dea Iride, la messaggera degli dei trasformata da Giunone nell’arcobaleno.

 

                                                               Iris

I suoi fiori sono delicati e  hanno una durata molto breve,   rimangono aperti per un solo giorno, ma la pianta è in grado di produrne una grande quantità e in una successione quasi senza fine; per questo con l’ibisco si vuole esaltare la bellezza elegante ed effimera.

Le ragazze e i ragazzi polinesiani se lo appoggiano tra i capelli e sull’orecchio, questa consuetudine, in realtà, ha un significato nascosto: comunica la disponibilità a conoscere altre persone, ad essere disponibili all’amplesso amoroso.


 

Originario delle regioni calde e temperate dell'emisfero boreale, il suo nome è di origine greca, deriva da Dioscoride, il più famoso medico dell’antichità, vissuto
nel primo secolo dopo Cristo e
grande conoscitore delle capacità curative delle piante.

 

                                                         Ibisco

è stato introdotta in Inghilterra nel lontano 1816. Le  specie orientali, invece, sono molto rare e difficili da riprodurre. Per i cinesi ed i giapponesi il glicine rappresenta l'amicizia.  Si narra, infatti, che gli Imperatori giapponesi, quando giungevano in luoghi stranieri si facevano precedere dagli uomini del seguito, che sostenevano alberelli di glicine fiorito, simbolo delle proprie intenzioni amichevoli.

Pier Paolo Pasolini ha dedicato una bella poesia al glicine.

Pianta rampicante dai fiori violetti riuniti in grappoli, profumati e dolci (glikis in greco significa proprio "dolce"). La specie più comune è quella cinese (Wisteria sineresis ) che

 

                                                            Glicine

Ha fiori, variamente colorati, che crescono quasi come spighe.

Anticamente i bulbi del gladiolo venivano utilizzati nella cucina romana.

I Greci per conservare a lungo il pane usavano espedienti vari, come il gladiolo tritato unito alla pasta poco prima della cottura.

 

Il nome generico deriva dal latino gladius: spada, in riferimento alla forma delle foglie che lunghe e appiattite somigliano appunto alla lama di una spada.

 

                                                          Gladiolo

Secondo una tradizione inca, i figli del dio Sole partirono alla volta della Terra per salvare gli umani dalla loro condizione selvaggia e brutale portando con sé un cuneo d'oro e l'immagine del padre raffigurata in un fiore, il girasole. I due fratelli decisero di stabilire la loro dimora là dove il cuneo si fosse piantato senza sforzo nella terra. Ciò accadde in Perù, nella valle chiamata Cuzco, ovvero "ombelico", dove i figli del dio Sole si fermarono, piantarono il girasole e regnarono per lungo tempo in modo magnanimo e tollerante.

Ed è proprio dal Perù che il girasole venne per la prima volta importato in Europa.   Usata prima a scopo ornamentale fino al XIX secolo, quando si scoprì che era una pianta oleaginosa di primaria importanza.  Il girasole fu apprezzato dal Re Luigi XIV. Eugenio Montale e Gabriele D’Annunzio hanno elogiato il girasole nei propri versi. Oscar Wilde utilizzò il girasole come simbolo del movimento estetico da lui fondato.   Lo ammiriamo spesso nei dipinti di Van Gogh.

 

E' detto anche Elianto poichè durante le ore della giornata il fiore gira seguendo il sole, per taluni simboleggia adulazione, per altri riconoscenza verso l'astro che gli permette di vivere.
Il giallo chiaro del fiore esprime la luce del sole, l'intelletto, l'intuito, la fede e la bontà.

Per i cinesi è uno dei simboli dell'immortalità, cibo dell'immortalità. Per gli antichi popoli americani era il simbolo del sole e ornava gli abiti e il capo di sacerdoti e sacerdotesse durante le cerimonie dedicate al dio.

 

                                                                                               Girasole

Della Ginestra odorosa in letteratura parlano Teofrasto e Plinio nell'età classica;   immortalata da Giacomo Leopardi in una sua poesia, come simbolo della condizione umana di fronte alla natura crudele e distruttiva.

Dal fusto si ricava una fibra tessile per la produzione di corde; dalla paglia residuata si può ottenere inoltre della cellulosa di buona qualità.

I fiori della ginestra sono assai ricercati dalle api, poiché contengono un ottimo nettare. E sembra che già i romani e i greci la coltivassero proprio per questa sua peculiarità.

La ginestra, secondo una credenza religiosa, non è gradita, perchè sembra che il rumore delle sue fronde al vento abbia disturbato Gesù in preghiera nel giardino dei Getsemani.
 

La Ginestra è un arbusto diffuso  su scarpate e terreni difficili,  sabbiosi o rocciosi,  ed esposti al sole.  Di notevole bellezza durante la fioritura, rappresenta una. macchia importante per l'assetto dei suoli in pendenza.

 

                                                         Ginestra

                       

                                 Curiosità, leggende...

(gia-ma)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Plinio, Virgilio e Teocrito spesso hanno citato il fiore nei propri versi. Dalla sua essenza si ricava un delicato profumo molto ricercato.

Una leggenda narra che Apollo s’innamorò del giovane  Giacinto, figlio di Amicla. Un giorno i due  si unsero d’olio d’oliva, ed iniziarono una gara di lancio col disco: Apollo lo fece volare in aria per primo, e Giacinto corse a riprenderlo, tuttavia, toccata terra, questo gli rimbalzò sul volto, ferendolo a morte. Apollo cercò invano di salvarlo; decise, allora, di trasformarlo in un fiore color rosso porpora, proprio come il suo sangue, e col suo stesso nome, giacinto, affinché si conservasse per sempre il ricordo del giovane e del profondo dolore del dio per la sua morte.

Il suo nome deriva dalla parola greca "giak" (rosso cupo), prova che in origine questo fiore era di colore rosso. In Italia il bulbo del giacinto è arrivato verso la fine del 1500 dall'Asia Occidentale.
 

 

                                                               Giacinto