In Umbria, sulla Via Flaminia tra Spoleto e Foligno, si trovano le Fonti di Clitunno, un angolo di straordinaria bellezza, celebrato nei secoli da Plinio il Giovane, Properzio, Virgilio (Georgiche, canto II, versi 136-176), Byron e Carducci.

Il fiume era un luogo religioso per i Romani, che eressero, nei pressi della sorgente, templi, terme e ville in onore del dio Clitumnus, che qui proferiva i suoi oracoli. I terremoti del 446 d.C., però, dispersero gran parte delle vene d'acqua e il luogo fu lentamente abbandonato. Di quei templi e delle ville è rimasta una sola costruzione, il Tempietto del Clitunno. L'acqua continua a sgorgare in molteplici polle dalle fratture della roccia, le sabbie ribollono sul fondo del laghetto, costellato di isolette e chiuso da verdi sponde ombreggiate da salici piangenti e pioppi. Ravviva il luogo anche la presenza di uccelli vari, come i cigni e i germani. Il suo essere così suggestivo lo rende ideale per trascorrere qualche ora in pace con se stessi e con la natura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le fonti del

Clitunno

Maralb
Maralb

Alla ricerca del disegno dell’artista

Come una bella donna nel suo abito più elegante, il verde si specchia nelle limpide acque del Clitunno, proprio là dove esse sgorgano noncuranti della durezza della roccia. E proprio quella durezza rende i loro piccoli salti ancor più gioiosi. Immagini simmetriche pur nella loro naturale forma irregolare, colori ora fissati sulla tela ora mossi dalle onde delle acque. Un’alternanza cromatica e ritmica che rende magnificamente l’idea dell’infinita bellezza della natura e della grandezza dell’artista che con le sue mani l’ha modellata secondo il disegno che aveva dipinto nella sua mente, certamente straordinaria. Una piccola oasi, quella delle fonti del Clitunno, dall’atmosfera così delicata e suggestiva che placa anche l’animo più inquieto. Pioppi bianchi e neri e salici penduli offrono ombra ai pensieri di chi, seduto sulla panchina, sbircia nei movimenti della natura alla ricerca di nessi logici tra l’uomo e la vita e i suoi misteri. Improvvise grida stridule dirottano i miei pensieri. Osservo un bambino che, divertito, incita un cigno in un gioco cattivo di sfida. Misura il suo coraggio, forse. O semplicemente si diverte, sicuramente nel modo sbagliato. Pestando i piedi si avvicina all’animale uscito dall’acqua per cercare cibo sul sentiero che costeggia il laghetto, e tira calci sempre più azzardati. Il cigno, gonfiandosi nel suo splendido piumaggio bianco, abbaglia la vista di chi è abituato a vedere sempre nero nella vita o solo le sue sfumature. Guardo l’uccello che allunga il collo e apre il becco per pizzicare il piede prepotente. Una creatura così elegante nel portamento, regale nella sua danza con la luce, viaggiatrice attenta nei suoi spostamenti da una parte all’altra del pianeta, una creatura così affascinante costretta alla mortificazione dagli istinti di un bambino maleducato. I suoi genitori, intenti a riprendere la scena con una piccola telecamera, ridono divertiti per la "bravura" del figliolo. Lontano, adagiata su un mucchietto di rametti secchi a covare le uova, la compagna dell’uccello sembra preoccupata e accenna un verso, quasi a esortare il padre dei suoi figli alla cautela. Il cigno, poi, cosciente dell’inutilità di quello strano combattimento, gira il collo e ritorna nelle fresche e rassicuranti acque portando con sé l’immagine di un uomo stupido dal quale è meglio stare lontani. Ed io ritorno sul sentiero del mio pensiero che vorrebbe migrare verso luoghi meno selvaggi e che forse non esistono più. Chissà nel disegno di quell’artista come era dipinto l’uomo!?

                    

                            Maria 23 giugno 2006
 

Maralb

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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