


Sono trascorsi 130 anni dal
giorno in cui la Serenissima ufficializzò il Carnevale nella giornata festiva
del giorno precedente la Quaresima. Oggi, Venezia lo festeggia in gran stile,
tra mille colori e tanta allegria.
Un tempo le maschere carnevalesche si potevano indossare solo in alcuni periodi
dell’anno: un’occasione unica per prendere in giro i potenti, ma al riparo da
qualsiasi possibile ritorsione. Feste come il giovedì grasso, le Forze D’Ercole
ed il Volo del Turco (successivamente sostituito con il Volo della Colombina) si
alternavano ad eleganti cortei e agli immancabili tavoli da gioco del Ridotto di
S. Moisè, la casa da gioco statale in cui centinaia di illustri signori, non
ultimo Giacomo Casanova, sperperavano le loro ricchezze. Soltanto alla fine del
1970, dopo 470 anni di abolizione, il Comune e la Biennale fecero rinascere la
festività, che, grazie ad un programma di 11 giorni all’insegna dell’arte e
della creatività, consacrò il Carnevale come festa del popolo.
I “maschereri”,
nati come categoria professionale ben definita, ovvero artigiani iscritti
all’Arte dei Dipintori, che un tempo costruivano maschere in cartapesta o in
tela cerata, lavorano tuttora per diversi commitenti ed espongono le loro opere
nei negozietti della città. La varietà delle maschere era ed è ancora infinita,
ma protagonisti assoluti sono tre: la ‘bauta’, una mantellina nera abbinata ad
un cappello a tricorno nero e ad una maschera bianca detta larva; la ‘moretta’,
un ovale di velluto nero che resta sul volto della dama grazie ad un bottoncino
stretto tra i denti, ed il domino, un lunghissimo mantello con cappuccio che
copre il volto.
Rilanciato un paio di decenni fa, il Carnevale si è subito imposto
all’attenzione italiana ed europea come evento da non perdere. Ricco di storia,
di suggestioni e di tradizione, il Carnevale di Venezia ha risvegliato
l’interesse dei suoi abitanti e soprattutto dei moltissimi turisti grazie
all’apprezzato cocktail di trasgressione, arte, storia e cultura che è in grado
di offrire. In una città unica al mondo.
Durante i giorni di Carnevale, Venezia è un fiorire di iniziative e di
spettacoli, da quelli improvvisati sulla pubblica via da numerosi artisti di
strada, a quelli pianificati dagli organizzatori. Ogni anno viene individuato un
tema centrale che funge da filo conduttore e che viene sviluppato sotto i vari
punti di vista, da quello più culturale a quello più prettamente spettacolare.
Il cuore della festa resta Piazza San Marco, dove sorge un grandioso palco, ma
esistono molti eventi decentrati, anche per evitare eccessivi intasamenti in una
città in cui la circolazione è esclusivamente pedonale.

Il Carnevale
di Viareggio, quest'anno alla sua 134esima edizione, nacque nel
1873, quando ad alcuni "signori" del luogo venne in mente di
organizzare una domenica diversa, realizzando un corteo di carrozze
addobbate con fiori che andavano su e giù per la Via Regia, strada
principale della città. In quell'occasione fu organizzata anche una
mascherata di protesta dei cittadini, costretti a pagare troppe
tasse, e fu preso in giro proprio il capo degli esattori comunali.
La sfilata piacque molto sia ai promotori che ai cittadini e nacque
così l'idea di realizzare ogni anno dei carri che interpretassero
umori e malumori della gente. Viareggio da allora è diventata la
patria del Carnevale italiano, con i suoi corsi mascherati
caratterizzati da carri allegorici in cartapesta: delle vere opere
d'arte alla cui realizzazione i carristi viareggini dedicano un
intero anno.
Nel 1912 per
la prima volta su di un carro mascherato sfilò la banda musicale, la canzoncina
allora suonata è oggi divenuta l'inno ufficiale del Carnevale "Su, la coppa di
champagne".
Non c'è politico, uomo di cultura o di spettacolo di ogni parte del mondo che
non sia stato preso di mira, divenendo il protagonista di uno di quei carri che
sembrano prendere vita durante la sfilata, movendo le braccia, aprendo la bocca,
ruotando gli occhi. Su ognuno di essi trovano posto anche ragazzi e bambini che
lanciano coriandoli e stelle filanti agli spettatori divertiti. Durante tutto il
periodo vengono organizzate anche feste mascherate nei diversi rioni della città
e numerose manifestazioni di spettacolo, sport e cultura. Per lo sport basta
citare il Torneo Internazionale giovanile di calcio, che ogni anno porta in
Italia società di tutti i continenti.
Maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio è il Burlamacco, un pagliaccio che
veste indumenti presi da varie maschere italiane: una tuta a scacchi bianchi e
rossi, ripresa dal costume di Arlecchino, un ponpon bianco rubato dal camicione
di Pierrot, una gorghiera bianca alla Capitan Spaventa, un copricapo rosso, su
imitazione di quello di Rugantino, e un mantello nero, tipico di Balanzone. Il
nome Burlamacco deriva da Buffalmacco, pittore fiorentino e personaggio del
Decamerone, ma è anche legato al cognome lucchese Burlamacchi.
L'edizione del 2007 si
ispira alla pace e alla solidarietà, quindi non solo le grandi strutture
di cartapesta saranno in tema, ma anche tutte le feste rionali ed anche quelle
che si terranno in discoteca.

Acireale (CT) Sito ufficiale: http://www2.comune.acireale.ct.it/carnevale/
Il Carnevale di
Acireale vanta un'antica tradizione e già dalla fine del '500 se
ne parla. A quei tempi aveva ancora il carattere di una
manifestazione spontanea e la partecipazione di popolo era
pressoché totale. Già nel 1600 nel territorio di Aci vi era
l'usanza di duellare a suon di uova marce e agrumi per le
strade, divertimento preferito. Nel 1612 un bando della Corte
criminale di "Jaci" vieta categoricamente ai cittadini di
qualunque ceto, di "giocare" al tiro di arance e limoni durante
il periodo di "carnelivari" a causa di gravi fatti (feriti e
danni alle cose) accaduti negli anni precedenti. Tale usanza è
tutt'oggi in voga nella lontana Ivrea. Agli inizi del '700 il
carnevale acese andò raffinandosi e arricchendosi di una carica
di ilarità grazie anche agli "abbatazzi", poeti popolari abili
nell'improvvisare spassose rime per le strade e nelle piazze.
Nell'Ottocento
il carnevale compì un salto di qualità con l'introduzione della "cassariata",
sfilata di "lando", carrozze trainate da cavalli riservati ai nobili della città
che lanciavano raffiche di confetti agli spettatori. Negli angoli di ogni strada
bizzarri e spiritosi giochi popolari, come l'albero della cuccagna, il tiro alla
fune e la corsa con i sacchi, giochi tornati alla ribalta da diversi anni. Ma è
solo alla fine degli anni venti che per il carnevale di Acireale avviene la
grande svolta: un forte richiamo turistico di autentico valore folklorico.
All'inizio degli anni trenta invece entrano in scena le maschere in cartapesta,
che poi si trasformano in carri allegorici trainati dai buoi, contornati da
personaggi e gruppi satirici in movimento. Un tocco di eleganza e di vivacità al
carnevale di Acireale viene conferito dalle macchine infiorate: le prime
automobili addobbate richiamano il ruolo ricoperto dai "lando" durante
l'Ottocento. Nel 1948 entra nel novero delle più rinomate manifestazioni a
livello internazionale.
E' così da 70 anni che il carnevale di Acireale viene definito come il "più
bello della Sicilia": ogni anno i carri allegorico-grotteschi realizzati in
cartapesta e quelli infiorati vengono realizzati senza alcun risparmio di estro
creativo; lo stesso avviene per le maschere indossate dai gruppi che animano il
corso carnevalesco di Acireale. Ancora oggi al carnevale si affianca la parata
medievale dei Rioni di Motta Sant'Anastasia denominata "Tre re a corte di re
Carnevale", oltre ai gruppi folkloristici e quelli di majorettes.

Il
primo documento che riporta notizie relative ai
festeggiamenti avvenuti durante il Carnevale risale al 1347.
La nascita del Carnevale di Fano è
avvolta nella leggenda, infatti si narra che tutto iniziò in
seguito alla pace tra le famiglie Del Cassero e Da'
Carignano, tra le più influenti di Fano. Nel
1450 si trova notizia di un Palio disputato con cavalli ed
asini, al termine del quale il vincitore festeggiava
lanciando verso gli spettatori delle offelle (frittelle a
base di farina, zucchero, uova e burro) al miele. Un
gesto simbolico, quello del getto, che nel tempo si è
trasformato, sino a diventare una vera battaglia combattuta
con gli spettatori presenti alle sfilate dei carri, a colpi
di cioccolatini.
Col passare degli anni il Carnevale si è sempre più
arricchito e caratterizzato ed è stato necessario istituire,
nel 1887, un Comitato che si accollasse l'organizzazione
dell'evento.
Ogni anno le strade del centro di
Fano sono percorse dai carri allegorici, realizzati
prevalentemente in cartapesta, che compiono diversi giri, l'ultimo dei quali,
detto della luminaria, è il più ricco di fascino in quanto viene effettuato tra
mille luci e colori. Tutti i bambini, ma anche numerosi adulti attendo con
impazienza l'arrivo dei carri per assistere al tradizionale lancio delle
caramelle e dei cioccolatini. Elementi caratteristici del Carnevale di Fano sono
inoltre rappresentati dal "vulon", una maschera
caricaturale che ha le sembianze dei personaggi più conosciuti e importanti
della città e la banda musicale, la Musica Arabita, che
si serve di insoliti strumenti musicali come barattoli di latta, caffettiere e
brocche per dar vita ad una musica allegra e spiritosa. Il carnevale è
inoltre accompagnato da numerose iniziative quali mostre, concorsi e animazioni.
Le sfilate dei carri
allegorici, tradizionalmente realizzati in cartapesta dagli abili maestri fanesi,
si concludono con un giro assolutamente suggestivo: quello della luminaria, una
vera e propria festa di luci e colori.

Ivrea (TO) Sito ufficiale: http://news.carnevalediivrea.it/
Comincia il giorno dell’Epifania il famoso carnevale di Ivrea, quando lo squillo dei pifferi e dei tamburi della banda annuncia l’inizio della festa e il passaggio delle consegne al nuovo "generale", arbitro della città in quei giorni. Sfilate in costume, presentazione della “mugnaia, che deve essere una delle ragazze più belle della città. Oltre al corteo storico, qui si svolge anche una battaglia agguerritissima, quella delle "arance". La particolarità, infatti, è che durante i festeggiamenti scoppia una battaglia di tutti contro tutti con nient'altro in mano che ...delle arance. Lo scontro si svolge sulle piazze del centro urbano e vede impegnati gli equipaggi delle pariglie e delle quadriglie (carri a due o quattro cavalli) e le squadre degli aranceri a piedi costituite da centinaia di tiratori.
Sono oltre tremila i combattenti che tirano le arance: nove squadre, agghindate in variopinti costumi, con centinaia di componenti ciascuna e una quarantina di carri che ospitano i guerrieri del tiranno, infagottati in abiti spessamente imbottiti, le fattezze nascoste in caschi che conferiscono loro un aspetto terrificante. La vicenda da cui questa festa di popolo trae origine, risale al 1600, quando i vari rioni della città festeggiavano ognuno per conto proprio il Carnevale, con feste animate da un accesa rivalità, che sfociavano spesso in violenti scontri. Agli inizi dell’ ottocento il governo napoleonico, sotto il quale era venuta a trovarsi Ivrea, impose di unificare i vari Carnevali rionali in un’unica festa, per mitigare lo spirito acceso degli Eporediesi. Fu inoltre consentito a un cittadino Eporediese di vestire i panni di Generale dell' esercito napoleonico e circondarsi di aiutanti di campo e di ufficiali di stato maggiore, di ispirazione bonapartista. A quest’ epoca risale anche l’ obbligo per tutti di indossare il berretto frigio del caratteristico colore rosso, simbolo della rivoluzione francese. Ma lo spirito di libertà degli Eporediesi è in realtà ancora più antico: già nel 1194 essi insorsero contro il conte Ranieri di Biandrate, posto al governo della città da Federico Barbarossa. Si narra che, secondo l’usanza del tempo il tiranno pretendesse di esercitare lo “jus primae noctis”, ovvero di passare con le spose la prima notte di nozze. Questa sorte toccò anche a Violetta la bella figlia di un mugnaio, che riuscì però a ribellarsi alle pretese del signore mozzandogli la testa con un pugnale nascosto sotto la veste nuziale. Mostrando la testa del tiranno al popolo degli Eporediesi, raccolto sotto gli spalti dell’antico Castellazzo, la mugnaia scatenò una rivolta popolare che portò alla distruzione del castello.