Quando nasce il Capodanno?
Pare che il Capodanno abbia le sue origini in Mesopotamia, sin dai remoti
giorni del II millennio a.C. I mesopotamici credevano che l'universo fosse
nato dopo una violenta lotta fra il loro dio Marduk e la dea del caos Tiamat.
La vittoria andò a Marduk, il quale, con la forza, impose l'ordine sul caos.
Ogni anno la sua impresa era commemorata all'arrivo delle piogge portatrici
di vita. Dato che il re rappresentava l'ordine, per circa 11 giorni egli si
ritirava, e la popolazione ricreava letteralmente il caos bevendo,
permettendo agli schiavi di insultare i padroni e commettendo atti immorali.
Per quella particolare occasione, tutti gli dei babilonesi erano portati in
città e partecipavano ad una solenne processione, per aiutare Marduk a
vincere la battaglia contro Tiamat. La grande battaglia veniva rivissuta
attraverso la lettura pubblica dell'Enuma elish, l'epopea della creazione
che ne narrava la storia. In quelle occasioni era normale assistere a riti
di esorcismo e altre usanze esoteriche nel tentativo di scacciare gli
spiriti maligni che turbavano l'armonia.
Si trovano cenni alla celebrazione del Capodanno anche tra gli antichi
Egizi. Qui la protagonista diventava Hathor, la dea dell'amore e della
gioia, della musica e della danza. Divenuta in seguito la regina dei morti,
aiutava questi ultimi a raggiungere il cielo con una scala. Il giorno di
Capodanno era l'anniversario della sua nascita ed era celebrata con grandi
feste. Prima dell'alba le sacerdotesse portavano fuori sulla terrazza
l'immagine di Hathor per esporla ai raggi del sole nascente. Il tripudio che
seguiva era un pretesto per darsi ad una vera e propria orgia, e il giorno
si concludeva fra canti e vino.
Di qui le celebrazione portate in auge poi dal popolo romano.
Nell'antica Roma il primo dell'anno era dedicato a Giano il
sacro dio bifronte. Tale divinità si diceva avesse due facce e
due fronti: l'una rivolta indietro verso il passato e l'altra
rivolta avanti verso il futuro. Ecco perché Giano era
considerato il dio dei passaggi e delle porte, degli inizi e dei
termini e da qui il nome gennaio. Anche in questo caso, l'inizio
dell'anno nuovo assumeva un significato religioso mescolato però
ad una sregolatezza ed a festeggiamenti sfrenati in onore di
questa divinità romana.

La data del capodanno è cambiata nel corso del tempo, soprattutto nel
Medioevo, ed è stata diversa anche da un luogo all'altro.
I vari modi utilizzati per fissare l'inizio dell'anno si chiamano stili.
Ecco quali sono stati gli stili più importanti:
lo stile della circoncisione (capodanno il 1° gennaio). L'uso di iniziare
l'anno dal 1° gennaio cominciò con la riforma di Giulio Cesare, ma nel corso
del Medioevo fu sostituito da altre date, specialmente da ricorrenze di
importanti festività cristiane;
lo stile veneto (capodanno il 1° marzo). L'origine di questo capodanno
risale addirittura all'antico calendario romano, quando non esistevano i
mesi di gennaio e febbraio; fu usato, ma non solamente, nella Repubblica
veneta fino al 1797;
lo stile dell'incarnazione (capodanno il 25 marzo), detto anche fiorentino o
pisano, a seconda che l'anno fosse fatto iniziare il 25 marzo successivo o
precedente al capodanno del 1° gennaio secondo l'attuale computo;
lo stile della Pasqua, utilizzato soprattutto in Francia, il quale
comportava differenze fra un anno e l'altro di parecchi giorni, a motivo del
fatto che questa festa oscilla tra il 22 marzo e il 25 aprile;
lo stile bizantino (capodanno il 1° settembre), che faceva iniziare l'anno
quattro mesi prima; rimase a lungo in vigore a Bisanzio e, fino al XVI
secolo, nell'Italia meridionale;
lo stile della natività (capodanno il 25 dicembre), che anticipava l'inizio
dell'anno di sette giorni rispetto ad oggi. Era molto diffuso nel Medioevo,
soprattutto nell'Italia settentrionale, e fu il più utilizzato anche dalla
cancelleria pontificia e dai cronisti medievali.
I rituali del Capodanno
Non possono poi mancare sulla tavola le
melagrane, il cui trionfo di chicchi è
stato narrato da leggende in tutto il mondo e in
tutte le letterature: come nel mito di Proserpina,
che venne legata indissolubilmente a sé dal dio
dell’Ade Plutone dopo aver addentato una melagrana:
da allora simboleggia la fedeltà coniugale.
Un’altra pianta ritenuta beneaugurale è il
vischio che secondo la tradizione dona
prolificità sia materiale che spirituale. Sacro ai
popoli antichi, i Druidi lo usavano nei sacri
cerimoniali e nelle celebrazioni di purificazione,
mentre i Celti ritenevano che quest’arboscello
nascesse dove era scesa una folgore e che una
bevanda particolare composta di questa pianta fosse
un potente elisir contro la sterilità.




