La grotta dei segni - Calcata – Ed è magia

Ogni volta che torno a Calcata scopro un angolo nuovo.
Ieri sono entrata nel“La grotta dei segni” di E. Abenavoli, un architetto, scultore, fotografo, pittore e, io aggiungo, un poeta.
La passeggiata nella sua “grotta” si realizza tra vari piccoli ambienti dove si scopre, attraverso una rassegna di tele e fotografie dedicate al cosmo, al mare e al deserto, la concezione che l’artista ha dell’uomo e della sua libertà interiore. Ma l’esperienza unica e irripetibile la si vive all’inizio del viaggio. Salendo pochi gradini ci siamo ritrovati fuori dal mondo, catapultati all’improvviso nel cosmo. Una stanza completamente vuota e semplicemente e magistralmente illuminata da milioni di "punti e segni" in perfetta policromia e sparsi uniformemente dappertutto, dal pavimento alle pareti al soffitto. Un gioco di luci fantastico. In sottofondo un rilassante motivo new age. Il risultato? Mi sono sentita, nei miei capogiri, un punto luce tra milioni di stelle, in armonia con me stessa e col mondo. Una sensazione mai provata. Un momento di pura magia.
Ringrazio l’artista e la sua dolcissima compagna.


Ed è magia

Il ritmo delle luci di stelle
s’intreccia con la voce dell’infinito
ed insieme invitano i versi del cuore
in giri di danza gentile e languida.
Nell’assenza dei rumori del mondo
sono punto di luce splendente
in armonia con le maree
dell’oceano sospeso.

Maria 17 ottobre 2005
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un'oasi nel deserto... Calcata

Nei nostri giri tra borghi medioevali alcuni luoghi mi entrano negli occhi e nel cuore con una forza tale da farmi riflettere sul mio futuro. Tra questi oltre Civita di Bagnoregio, “la città che muore”, da ieri esiste anche Calcata. Un borgo a circa 40 km da Roma, ma lontano mille miglia dal nostro modo di vivere.Anche Calcata un tempo era stata definita “una città che muore”. Poi il lavoro di ricostruzione e l’opera di artisti vari anche stranieri che qui si sono stabiliti, le hanno dato quell’immagine di città artistica e culturale immersa nella bellissima valle del Treja. Gli unici suoni che solleticano il nostro orecchio, e non solo, sono il canto degli uccelli e il gorgoglio delle acque del fiume Treja nel suo precipitare, durante il tortuoso percorso verso il Tevere, in numerose piccole e suggestive cascate.

Su precipizio senza fine
a stento s’innalza Calcata,
oasi rigogliosa in un deserto
di città aride.
Nelle sue vene rosse
scorre linfa per gli artisti,
intellettuali e personaggi alternativi.
M’affaccio nelle decine di botteghe
che si susseguono tra i vicoli.
Una donna ricama
la bellezza fuggente
su stoffe morbide.
La fanciulla prepara
un bouquet di fiori
e una catena di cerchi colorati
con ritagli di plastica di bottiglie
per scacciare il grigio dell’inquinamento.
Un uomo brizzolato
con coltellino e pezzetti di legno
costruisce una casa in miniatura
dove far respirare la libertà
a quel bambino annegato in compromessi
e riemerso ora
su quest’isola nel mare verde
dove brilla luce nuova,
mentre oltre quei monti
la vita striscia
su sentieri falsi.

Maria 17 luglio 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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