...L'arte è una tregua spirituale e immateriale dalle difficoltà della vita...

...Un quadro è un ritmo di volumi colorati dove l’immagine assume il ruolo di pretesto...

...Bisogna descrivere qualcosa di molto locale, di molto circoscritto, qualcosa che si conosce benissimo, per poter essere capiti da tutti. Io mi sono convinto che devo essere parrocchiale, legato alla mia realtà, profondamente religiosa, per poter essere universale...

Dopo aver visto delle foto sulle torture da parte dei soldati americani ai prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib, Botero,  indignato, dipinge circa 60 tele su questo tema in pochissimi anni. Tali opere verranno donate ad un museo, perchè l'artista è contrario allo speculare sul dolore umano.

Ventenne raggiunge la Spagna. Dapprima è a Barcellona, in seguito a Madrid  e poi si trasferisce a Parigi. L'arte moderna non lo attrae: è disilluso dall'avanguardia francese, che tanto lo aveva affascinato in Colombia, e passa la maggior parte del suo tempo al Louvre studiando i quadri dei maestri antichi.

Alla fine dell'estate del '53 raggiunge l'Italia e, arrivato a Firenze, entra all'Accademia San Marco. Lavora come un artista del Rinascimento, copiando Giotto e Andrea del Castagno; va ad Arezzo a vedere i dipinti di Piero della Francesca, poi a Siena, a Venezia, a Ravenna e in altri centri artistici del nord Italia. I saggi di Berenson e le lezioni di Roberto Longhi aumentano il suo entusiasmo per l'arte rinascimentale.

Nel 1955 Botero rientra a Bogotà, con venti nuovi lavori realizzati durante il suo soggiorno in Italia. Due mesi dopo organizza, nella Biblioteca Nazionale, un'esposizione delle opere fiorentine. Non ha  successo, però: i critici, sensibili soltanto alle tendenze artistiche predominanti nelle gallerie di Parigi, reagiscono con giudizi molto severi.

 

 

Mona Lisa (Colombia, 1977)
Uomo al balcone,  2003

 

 

 

 

Non compreso dall'ambiente colombiano, Botero si sposta con la moglie in Messico. A Città del Messico, influenzato dai murales messicani, Botero scopre le possibilità di espandere e dilatare il volume delle forme.

Ma è nel 1957 che Botero scopre l'espressionismo astratto, nel corso di una mostra personale a Washington, grazie ad un tour nei musei di New York. Sempre nel 1957 torna a Bogotá, dove vince il secondo premio al X salone degli artisti colombiani.

Nel 1958 Botero ottiene la cattedra di pittura all’Accademia d’arte di Bogotá. Vince finalmente il primo premio al XI salone con l'opera La camera degli sposi. Nello stesso anno, espone nuovamente a Washington, alla Gres Gallery. Le sue opere vengono vendute tutte il giorno stesso dell'inaugurazione. Dal 1959 inizia lo studio di Velázquez.

La sua nomina alla Bienneale colombiana gli muove aspre critiche e Botero è costretto ad abbandonare il suo Paese, quasi in povertà. La Gres Gallery di Washington, che fino ad allora l'aveva sostenuto, chiude e Botero, in forti difficoltà economiche, divorzia dalla moglie. Nel 1961 sembra cambiare qualcosa: il Museum of Modern Art di New York decide di acquistare il suo Monna Lisa all'età di dodici anni, ma la sua prima mostra newyorkese si dimostra un fallimento. Ritrovata la serenità dopo un nuovo matrimonio, Botero si dedica alla cura dello stile.Nel 1963 si trasferisce nell'East Side, ed affitta un nuovo studio a New York. È qui che emerge il suo stile plastico in molte opere di questo periodo, dai colori tenui e delicati. Si appassiona a Rubens. Nel 1966 viene organizzata la sua prima mostra personale in Europa, in Germania.

Inizia ad esporre regolarmente in Europa, a New York e anche a Bogotá. Inizia lo studio di Dürer, Manet e Bonnard. Finalmente nel 1969 espone anche a Parigi. A partire da questo momento, inizia un peregrinaggio in tutto il mondo: alla ricerca di ispirazione, Botero si muove continuamente da Bogotá, a New York, fino in Europa, acquistando case e studi per continuare la sua opera. Nel 1973 si stabilisce a Parigi. Inizia anche a dedicarsi alla scultura.

È un momento di grazia per il pittore, ormai artista affermato di fama mondiale. Si susseguono le decorazione, le mostre personali, antologiche. Il successo è però macchiato dalla tragica scomparsa del terzo figlio in un incidente stradale, cui dedicherà molte sue opere. Il suo matrimonio, però, non resiste alla tragedia, e divorzia per la seconda volta.

 

Dopo l'intenso impegno nella scultura, Botero ricomincia a dipingere. Nel periodo 1978-1981 mostre retrospettive si svolgono in Belgio, Norvegia, Svezia e Stati Uniti.
Nel 1983 il Metropolitan Museum acquista Danza in Colombia. Da quest'anno in poi, durante il periodo estivo l'artista si stabilisce a Pietrasanta, in Toscana, dove lavora le sue sculture nelle fonderie del luogo.
 

Adamo ed Eva

Venezia, mostra del 2003

 

Guerriero

 Piazza Matteotti a Pietrasanta (Lucca)

 

 

 



 

 

Negli anni Ottanta e Novanta i piú importanti Musei del mondo nonchè le città più importanti: Parigi, New York, Berlino, Madrid, Tokyo, ecc., gli dedicano vaste antologie, consacrandolo come uno degli esponenti più ammirati dell'arte del XX secolo. Nel 1999, Firenze gli offre le piazze degli Uffizi e della Signoria e la Sala d'Armi di Palazzo Vecchio per commemorare i suoi 50 anni di vita artistica con una esposizione di sculture e pitture.

Oggi siamo testimoni del valore del suo apporto estetico. Vediamo il maestro sviluppare continuamente le sue idee personali e ricercare proposte tecniche che offrono continuamente una possibilità nuova e diversa per affrontare il suo particolare mondo.

Secondo Botero, il dipingere dev'essere inteso come una necessità interiore, un bisogno che porta ad una esplorazione ininterrotta verso il quadro ideale. Tuttavia questo bisogno rimane sostanzialemnte inappagato.

Il colore rimane tenue, mai esaltato, mai febbrile. Da notare l'assenza totale delle ombreggiature nei suoi dipinti perché essi sporcherebbero l'idea del colore che egli vuole trasmettere.

Caratteristica della pittura di Botero è l'insolita dilatazione che subiscono i suoi soggetti, che acquistano forme insolite, quasi irreali. Ma è un passaggio necessario per ben far comprendere la necessità di colore delle sue opere.

L'artista si rivela sostanzialmente distante dai suoi soggetti. Ed è proprio questa freddezza che fa scomparire dai personaggi la dimensione morale e psicologica. Gli sguardi sono sempre persi nel vuoto, gli occhi non battono, sembra quasi che vedano senza vedere.


Curiosità:

 

- Botero ha realizzato il drappellone per il Palio di Siena del 16 agosto 2002, vinto dalla Contrada della Tartuca.

- Nel 2005 Botero espone a Palazzo Venezia, a Roma. Insieme alle prime opere, i dipinti di corride e nature morte, hanno colpito molto le opere ispirate alle torture di Abu Ghraib. Sono immagini molto forti e di estrema violenza, in cui colpisce l'assenza d'anima dei torturatori, che è propria dello stile di Botero. In quei corpi aggrovigliati, bendati, resi ancora più inermi dal tratto stilistico dell'artista colombiano - scrive nel catalogo pubblicato da De Luca il sindaco Walter Veltroni - c'e' un silenzio che urla, lo stesso di ogni essere umano umiliato, torturato, ridotto a burattino informe. Di fronte a queste opere non possiamo non sentire, forte, un senso di vergogna, di pena, di profonda amarezza per quanto l'uomo può fare all'uomo.
 

Giovanissimo, nel 1948 espone per la prima volta nella sua città natale. Risale al 1951, invece, la prima "personale": ha luogo a Bogotà, la capitale. Botero ricorda: "Fu molto apprezzata dagli intellettuali che mi pronosticarono un futuro brillante. Fu una grande iniezione di entusiasmo".
Nel 1952 si trasferisce appunto a Bogotà, dove viene in contatto con molti esponenti della cultura colombiana, e subisce le influenze della scuola muralista messicana. In agosto, con il quadro Sulla costa, vince il secondo premio al IX Salone degli Artisti Colombiani che si tiene alla Biblioteca Nazionale.

Con il denaro della vincita, Botero intraprende un viaggio in Europa.

Nato il 19 aprile 1932 a Medellin, in Colombia, Fernando Botero negli anni della fanciullezza frequenta la scuola elementare e prosegue gli studi alla scuola secondaria dei gesuiti a Medellin. A dodici anni lo zio lo iscrive a una scuola per toreri, dove rimarrà per due anni. Ma qui comprende che la sua vocazione è la pittura. È da datarsi in questo periodo la sua prima opera, l'acquerello di un torero
Inizia a pubblicare illustrazioni per "El Colombiano", giornale di Medellin, nel lontano 1948, a soli sedici anni.

La casa di Maria Duque, 1970
Botero alla mostra personale a Roma, 2005

La corrida, 2002

 

Fernando Botero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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