Biografia
di Italo Calvino

Italo Calvino nasce a Santiago de las Vegas (Cuba) il 15 ottobre 1923, durante il breve trasferimento dei genitori per motivi professionali. Il padre Mario, ligure d'origine, è agronomo mentre la madre, (Eva) Evelina Mameli, nativa della Sardegna, è biologa. Nel 1925 la famiglia ritorna in Italia, stabilendosi a San Remo.Nel 1925 la famiglia Calvino fa ritorno a San Remo dove Mario Calvino è stato nominato direttore della Stazione sperimentale di Floricoltura, mentre la madre è assistente di botanica all'università di Pavia.
I
primi ricordi di Italo Calvino sono legati al parco della villa in cui abita, di fronte al mare, e alla proprietà della famiglia di San Giovanni, coltivata a terrazze, sulla collina dietro San Remo. Compie studi regolari, frequentando il liceo classico della cittadina, dove coltiva l'amicizia con Eugenio Scalfari, il futuro direttore di "Repubblica, e che più tardi diverrà un importante rapporto per la sua crescita letteraria e politica.
All’austerità degli anziani genitori, i quali considerano degni di essere intrapresi soltanto gli studi scientifici, il giovane Italo reagisce dirigendo i propri interessi culturali nella direzione opposta: già a partire dai dodici anni scopre il piacere della lettura, grazie al “Libro della Giungla” di Kipling; si converte in appassionato lettore di riviste umoristiche e si diletta nel disegnare vignette satiriche e surreali; quasi ogni sera, uscendo di nascosto da casa, si reca al cinema.
 

Agli anni del liceo risale la composizione di varie poesie, scritti teatrali ed alcune novelle, ispirandosi a Montale suo poeta prediletto per tutta la vita. e che tuttavia rimarranno inedite. Nel 1940 alcune sue vignette saranno pubblicate nel “Bertoldo” di Milano; immediatamente dopo aver superato gli esami di maturità, scrive articoli di critica cinematografica per un giornale locale. Le sue vignette portano generalmente la firma “Jago”, mentre le recensioni vengono pubblicate senza firma o con le iniziali “i.c.”.
Iscrittosi nel 1941 alla facoltà di Agraria, frequenta l’Università senza grande entusiasmo, a Torino e a Firenze.
 Si intromettono a interromperli la guerra e l'esperienza partigiana da un lato (nel 1943 raggiunge la brigata comunista Garibaldi per evitare l'arruolamento nell'esercito della Repubblica Sociale) e gli interessi politici, culturali e letterari dall'altro. Rientrato nel 1945 a Torino collabora a vari giornali (soprattutto a «l'Unità», dal 1946 al 1956), aderisce al PCI, si iscrive alla Facoltà di Lettere, collabora al «Politecnico» di Vittorini ed entra a far parte del gruppo redazionale della Einaudi. 

 

 

 

 

 

 

In questa prima fase della sua produzione, collocabile all'interno del movimento neorealista, Calvino, su esortazione di Pavese ( suo carissimo amico al quale propone in quegli anni la prima lettura di ogni suo scritto), scrive il suo primo  romanzo "Il sentiero dei nidi di ragno", una ricognizione del periodo bellico e del mondo partigiano,  e numerosi racconti raccolti nel volume "Ultimo viene il corvo". Con queste opere Calvino mostra una lucida capacità rappresentativa della realtà che coniuga impegno politico e letteratura in modo spontaneo e leggero. Lo stile è già’ quello di uno “scoiattolo della penna” (come lo definisce Pavese). Nel 1951 finisce di scrivere un romanzo d'impianto realistico-sociale, "I giovani del Po", che sarà pubblicato sulla rivista "Officina" solo negli anni 57/'58, e in estate invece scrive di getto "Il visconte dimezzato". Con una raccolta di lettere su un viaggio  in URSS ("Taccuino di viaggio di Italo Calvino"), pubblicata sull'Unità, ebbe il Premio Saint-Vincent.

Nel 1955 viene promosso dall'Einaudi come dirigente mantenendo questa qualifica fino al giugno 1961; dopo quella data diventerà consulente editoriale. L'anno seguente ('56) escono "Le fiabe italiane" che consolidano l'immagine di Calvino come favolista. Il '56, però, è importante anche per un altro passaggio significativo e cruciale nella vita di Calvino: i fatti di Ungheria, l'invasione della Russia Comunista nell'inquieta Praga, provocano il distacco dello scrittore dal PCI e lo conducono progressivamente a rinunciare ad un diretto impegno politico. All’immobilismo del PCI nella circostanza, Calvino dedica il feroce apologo de "La Grande Bonaccia delle Antille", pubblicato nel 1957 su "Città aperta".

 

Tra il 1956 e il 1959 Calvino compone non solo le novelle fantastico-illuministiche “Il barone rampante”,  “Il cavaliere inesistente”  e “Visconte dimezzato” riunite, più tardi, nella trilogia “I nostri antenati”,  ma anche alcune delle sue più complesse opere realistiche. Con “La speculazione edilizia” e “La nuvola di smog”, Calvino fa il bilancio di una generazione ideologicamente in crisi, denunciando allo stesso tempo il degrado ecologico e morale connesso allo sviluppo economico promosso dal neocapitalismo. Riunisce, nella nutrita antologia “I Racconti” (1958), buona parte dei suoi brevi scritti. La sua creatività è quindi in questo periodo feconda ed inarrestabile, tanto che non si contano le sue collaborazioni su riviste, i suoi scritti e racconti (vince in quegli anni anche il Premio Bagutta), nonchè la stesura di alcune canzoni o libretti per opere musicali d'avanguardia come "Allez-hop" dell'amico  Luciano Berio. Insomma, un'attività culturale e artistica a tutto campo. Tra il 1959 e il 1960 compie un viaggio negli Stati Uniti, dove si fermerà per sei mesi.

 

 

 

 

 

 

All’inizio degli anni ’60, Calvino nello scrivere romanzi non segue più il modello tradizionale. Nella novella-saggio “La giornata di uno scrutatore” mette in discussione i concetti di naturalezza, di storia e di individualità’. Poco dopo termina la redazione dei racconti del “Marcovaldo”, riunendoli in un volume che inaugura la fase del “libro modulare”: d’ora in poi costruirà’ tutte le sue opere con dei frammenti giustapposti, inseriti all’interno di strutture articolate in diversi gradi.

Nel 1964 avviene una svolta fondamentale nella vita privata dello scrittore: si sposa con un'argentina e si trasferisce a Parigi, pur continuando a collaborare con Einaudi. Il contatto diretto con la cultura francese è assai fertile. L'anno dopo nasce la sua prima figlia, che gli infonde un senso di personale rinascita ed energia. A Parigi coltiva l’amicizia con Raymond Queneau e partecipa agli incontri dell’Oulipo, un' associazione che coltiva un’idea di scrittura  rigorosa sì ma aliena a qualsiasi serietà: l’influenza di questi incontri si nota in opere quali “Il castello dei destini incrociati”, “Le città invisibili”, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. Questo gruppo influenza la tendenza di Calvino a seguire il dibattito politico contemporaneo da una posizione autonoma e indipendente. Ciò non significa che gli avvenimenti sociali del tempo non lo interessino: al contrario, sarà un osservatore attento degli eventi del 1968 (le manifestazioni popolari a Praga, la contestazione studentesca a Parigi e in Italia) a seguito dei quali svilupperà nuove riflessioni sul tema dell’Utopia. Il referendum sul divorzio in Italia, e più in là quello sull’aborto, lo spingono ad intervenire con maggiore tempestività nel dibattito politico.

 

 Pasolini e Calvino sono stati al centro di una polemica, dove uno accusava la posizione dell'altro rispetto ad alcuni fatti e alla vita in generale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Esce nel frattempo il volume "Le Cosmicomiche", a cui segue nel 1967 "Ti con zero", in cui si rivela la sua passione giovanile per le teorie astronomiche e cosmologiche.
Parallelamente, sviluppa un forte interesse per le tematiche legate alla semiologia e alla decostruzione del testo, tanto che arriva ad adottare procedimenti assai intellettualistici nell'elaborazione dei suoi romanzi, così come succede ad esempio in quel gioco di specchi che è "Se una notte d'inverno un viaggiatore". Calvino spesso fa accadere cose straordinarie e spesso impossibili all'interno di un contesto realistico, senza perdere colpi né sull'uno né sull'altro versante. Una delle sue caratteristiche, infatti, è quella di saper mantenere, nei confronti della materia trattata, un approccio leggero, trattenuto dall'umorismo, smussandone gli aspetti più sconcertanti con un atteggiamento quasi di serena saggezza.

Gli anni settanta sono anch'essi ricchissimi di collaborazioni giornalistiche, di scritti ma soprattutto di premi, che colleziona in quantità. Rifiuta il premio Viareggio per "Ti con zero", ma accetta due anni dopo il premio Asti, il premio Feltrinelli e quello dell'accademia dei Lincei, nonchè quello della città di Nizza, il Mondello ed altri ancora. Il suo successo è ora ancora maggiore: i suoi libri sono tradotti in moltissime lingue e la sua collaborazione è richiesta in tutto il mondo.

Intanto viene ultimata la villa di Roccamare, presso Castiglione della Pescaia, dove Calvino trascorrerà tutte le estati. Sul piano dell'impegno di scrittura inizia a scrivere nel 1974 sul "Corriere della sera" racconti, resoconti di viaggio ed articoli sulla realtà politica e sociale del paese; la collaborazione durerà fino al 1979. Scrive anche per la serie radiofonica "Le interviste impossibili" i "Dialoghi di Montezuma" e "L'uomo di Neanderthal".

 

 

Silvana Mangano e Calvino sul set di Riso amaro 1949

 

 

 

 

 

Nel 1976 tiene conferenze in molte università degli Stati Uniti, mentre i viaggi in Messico e Giappone gli danno spunti per alcuni articoli, che verranno poi ripresi in "Collezioni di sabbia". Riceve a Vienna lo "Staatpreis".
Calvino condanna l’assassinio del leader della Democrazia Cristiana Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse (1978), con una serie di articoli nei quali il riferimento alla sua esperienza personale di prigionia e di estorsioni, subita nel lontano 1944, non da’ luogo ad alcun dubbio circa la sua presa di posizione. All’emergere di un’ampia rete di corruzione politico-amministrativa in Italia (che sfocerà, dodici anni dopo, nei processi di Tangentopoli), pubblica su Repubblica nel 1980 un articolo memorabile, sotto forma di apologo, dal titolo “Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti”,
Si trasferisce a Roma nel 1980 in piazza Campo Marzio ad un passo dal Pantheon.  Inizia la sua collaborazione con "La Repubblica", diretto dal suo vecchio compagno di liceo Eugenio Scalfari, in cui scrive racconti e riflessioni su argomenti di cultura e di costume. Raccoglie nel volume "Una pietra sopra" gli scritti di "Discorsi di letteratura e società" la parte più significativa dei suoi interventi saggistici dal 1955 in poi.
Nel 1981 riceve la Legion d'onore. Cura l'ampia raccolta di scritti di Queneau "Segni, cifre e lettere".

Nel 1982 alla Scala di Milano viene rappresentata "La vera storia", opera scritta insieme al  compositore Luciano Berio. Nel 1985, avendo ricevuto l'incarico di tenere una serie di conferenze negli Stati Uniti (nella prestigiosa Harvard University), prepara le ormai celeberrime "Lezioni Americane", che tuttavia rimarranno incompiute, e saranno edite solo postume nel 1988.
Nel 1983 pubblica i racconti di Palomar, l'ultimo suo libro einaudiano.
Durante il 1984 in seguito alla crisi aziendale dell'Einaudi decide di passare alla Garzanti presso la quale appaiono "Collezione di sabbia" e "Cosmicomiche vecchie e nuove". Compie dei viaggi in Argentina e a Siviglia dove partecipa ad un convegno sulla letteratura fantastica. Nel 1985 traduce "La canzone del polistirene" di Queneau, mentre durante l'estate lavora ad un ciclo di sei conferenze. Il 6 settembre viene colto da ictus a Castiglione della Pescaia. Ricoverato all'ospedale Santa Maria della Scala di Siena, muore il 19 settembre colpito da un'emorragia celebrale.

 

Calvino visto da Levine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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