

La ghirlanda dell'Avvento

In Ungheria l'albero di Natale viene addobbato solo alla Vigilia di Natale. Durante l'Avvento, come preparazione a Natale, si usano le ghirlande. L'usanza proviene dai tedeschi protestanti, (prima volta fu usato nel 1860 a Berlino in un orfanotrofio), poi si è diffusa anche tra i cattolici. Le ghirlande sono preparate in genere con ramoscelli di pino montate su una corona di filo di ferro. Ponendola in orizzontale sulla tavola, si applicano quattro candele (rappresentanti delle 4 domeniche che precedono Natale) in modo simmetrico. Ogni domenica si accende una nuova candela. Le candele possono essere colorate: tre candele sono di color viola (richiamando così al pentimento dei peccati e alla conversione), mentre l'ultimo è rossa, in segno della gioia, che il Salvatore è ormai vicino. Secondo un'altra tradizione ogni candela rappresenta un angelo, che scende sulla Terra nelle quattro domeniche: il primo, vestito in blu, si avvicina alla gente ancora troppo impegnata nella vita quotidiana; il secondo, vestito in rosso, porta una coppa da riempire con l'amore che trova nei cuori umani; il terzo, vestito in bianco, con un raggio di sole tocca gli uomini diffondendo l'amore; l'ultimo, vestito in viola ha in mano una lira e canta della pace, risvegliando anche i semi nascosti nella terra.
Anche in Inghilterra il Natale è una festa molto sentita. Le strade vengono decorate con luminarie e festoni di piante sempreverdi, mentre le vetrine dei negozi e le finestre delle case sono ornate di neve artificiale e merletti che riproducono le geometrie perfette dei cristalli di neve. Su ogni porta viene appesa una ghirlanda come segno di buon augurio mentre i fidanzati si baciano sotto rami di vischio promettendosi eterno amore.

Il vischio
La leggenda del vischio risale
da antichi riti pagani, ed in
particolare da una storia; si
narra che in Scandinavia vivesse
la divinità Baldur, figlio di
Odino e della dea Frigg e
fratello di Loki. Baldur era
giovane e forte e buono, per
questo era amato da tutti. Suo
fratello Loki era molto geloso
ed invidioso dell'amore che il
popolo gli dava e minacciò di
ucciderlo. Odino decise allora
di allertare tutto il popolo e
gli ordinò di proteggere il buon
Baldur dalle ire del fratello
impazzito. Loki costruì una
freccia ricavandola dal vischio
e con essa uccise il fratello.
Quando le divinità si accorsero
di quanto accaduto si
disperarono e la dea Frigg
iniziò a piangere sul corpo del
povero Baldur. Le lacrime della
dea a contatto con il vischio si
trasformarono in perle. Ancora
oggi si usa appendere il vischio
sulle porte delle case o sopra
le arcate come auspicio di tanta
fortuna!
Il vischio è un simbolo
solstiziale molto diffuso in
tutto il mondo. È una pianta
parassita che vive sulla
corteccia di alcuni alberi e non
tocca terra; presso i popoli
nordici veniva detta la “ scopa
del fulmine ”, immaginando che
il vischio nasca da un fulmine
che colpisce un albero, quindi
emanazione divina. Virgilio
nell'Eneide paragona il Ramo
d'oro al vischio che sarebbe
servito a Enea, sceso nell'Averno,
per affrontare gli spettri
infernali. Ed è proprio quale
rappresentazione della scintilla
divina che il vischio viene
utilizzato anche ai giorni
nostri. Rappresenta l'augurio di
rigenerazione e immortalità.
Prima di Cristo, il vischio era
considerato sotto il dominio
della dea Treia o Venere, dea
dell'amore, ed è rimasto questo
ricordo nel fatto che ci si baci
sotto il vischio. Rappresenta
l'amore dell'umanità e il
desiderio di stare vicini,
sentimenti che vengono resi più
intensi a Natale.

La stella di Natale
Era la vigilia di Natale, in fondo alla
cappella, Lola, una piccola messicana,
in lacrime pregava:
" Per favore Dio mio, aiutami! Come
potrò dimostrare al bambino Gesù che lo
amo? Non ho niente, neanche un fiore da
mettere a piedi del suo presepe! "
D'un colpo apparve una bellissima luce e
Lola vide apparire accanto a lei il suo
angelo custode.
" Gesù sa che lo ami, Lola, lui sa
quello che fai per gli altri. Raccogli
solo qualche fiore sul bordo della
strada e portalo qui." Disse l'angelo.
"Ma sono delle cattive erbe, quelle che
si trovano sul bordo della strada"
rispose la bambina.

Una leggenda racconta che i pastori si affollarono a Betlemme mentre
viaggiavano per incontrare il neonato re.
Un piccolo bimbo cieco sedeva sul lato della
strada maestra e, sentendo l'annuncio degli
angeli, pregò i passanti di condurlo da Gesù
Bambino. Nessuno aveva tempo per lui.
Quando la folla fu passata e le strade
tornarono silenziose, il bimbo udì in
lontananza il lieve rintocco di una campana
da bestiame.
Pensò: "Forse quella mucca si trova proprio
nella stalla dove è nato Gesù Bambino!" E
seguì la campana fino alla stalla ove la
mucca portò il bimbo cieco fino alla
mangiatoia dove giaceva il neonato Gesù.
Le
campane
Le campane divennero parte fondamentale del
culto natalizio intorno al 400 e il loro
suono che chiamava a raccolta i fedeli per
la massa fu il primo legame con il Natale,
un'associazione che continua ancora oggi. Da
ciò deriva l'usanza della scampanellata di
Natale, rumore fatto con le campane in
alcune zone dell'Inghilterra dove ad esempio
il 21 dicembre si festeggia l'arrivo del
Natale con le campane. In Scandinavia le
campane annunciano la fine del lavoro e
l'inizio dei festeggiamenti.
Sappiamo che San Nicola porta una campanella durante la
sua visita; in Italia la befana suona un
campanello mentre scende per il camino; in
Ungheria le campane degli angeli suonano per
annunciare che i regali dei bambini sono
stati consegnati. Molti canti natalizi usano
le campane come metafore della gioia e della
speranza natalizia

La cometa
"Nato Gesù in Betlemme di Giuda, al tempo del
re Erode, ecco, dei Magi arrivarono dall'Oriente
a Gerusalemme e domandarono: "Dov'è il nato re
di Giudei? Poiché abbiamo visto la sua stella in
Oriente e siamo venuti per adorarlo," (Mt.2,1-2)
La storia della Stella cometa ancora oggi suscita qualche dubbio, ma da alcuni testi profetici antichi risulta la predizione di una stella molto luminosa che avrebbe predetto la nascita del Re dei Re.

‘A mazzarella ‘e San Giuseppe
Il padre di Gesù è spesso rappresentato col bastone
dal manico ricurvo. Quest'accessorio è al centro di
una storia napoletana sospesa tra cronaca e
leggenda. Si racconta che nel 1713 il cavaliere
Nicolino Grimaldi, apprezzato tenore, tornò sotto il
Vesuvio dopo acclamate esibizioni in Inghilterra e a
Venezia. In valigia portò un ricordo speciale: un
bastone che gli avevano assicurato essere quello
originale di San Giuseppe. Lo espose nella cappella
di casa. La gente dei vicoli seppe e andò a vedere
in pellegrinaggio. Attribuendo poteri miracolosi
alla reliquia, cominciò a staccarne con l'unghia
piccoli frammenti da portare a casa. Il maggiordomo
veneto di Grimaldi se ne accorse e gridò: "Bada de non sfregolar la massarea de San Giuseppe".
E' diventato un detto popolare: Nun sfruculià 'a
mazzarella 'e San Giuseppe. Vuol dire: non te ne
approfittare, non scocciare.
Il bastoncino
Il famoso bastoncino della leggenda è fatto di
zucchero, ha il sapore di menta ed è bianco a
strisce rosse.
La leggenda narra che un dolciaio lo creò per
ricordare Gesù alle persone. Tale bastoncino racchiude in sé molti significati:
Il caramello (di cui è fatto il bastoncino)
rappresenta Gesù come la roccia solida su cui sono
costruite le nostre vite. La forma a "J" sta per Jesus (Gesù) oppure
rappresenta la forma di un bastone da pastore (Gesù
è il nostro pastore). Il colore bianco rappresenta la purezza e l'assenza
del peccato. Le strisce rosse grandi rappresentano il sangue di
Cristo versato per i nostri peccati. Le strisce sottili invece rappresenterebbero i segni
lasciati dalle frustate che Gesù ricevette dai
soldati romani per ordine di Ponzio Pilato. Il sapore di menta piperita ricorda il sapore
dell'issopo che è una pianta aromatica usata nel
Vecchio Testamento per purificare.

Come decorazione troviamo oggi anche le candele sui rami degli alberi di Natale. Il primo abete addobbato con candele di cui si ha traccia risale al 1611, nel castello della duchessa di Slesia. Ma siccome fino all'invenzione della stearina nel 1820 come rimpiazzo della cera, le candele erano molto care, le famiglie le adottarono solo in un secondo tempo. E, anche se in origine erano dodici, una per ciascun mese dell'anno, oggi sembra che non ve ne siano mai abbastanza. Sul più grande albero di Natale al mondo, allestito sulla Hansaplatz a Dortmund, brillano niente meno che 13 000 candeline elettriche.
Le candele
L'immagine di Gesù come luce del mondo e il desiderio di ritorno del sole in pieno inverno hanno contribuito all' associazione della candela con il Natale. In paesi come l'Irlanda, durante la stagione natalizia è usanza mettere una candela alla finestra; nell'Europa dell'Est si mette una candela al centro della tavola, talvolta infilata in una pagnotta di pane; in Germania l'albero di Natale è addobbato con delle candele , mentre nella parte sud degli Stati Uniti e in Messico la notte è rischiarata dalle luminaria e dalle farolitas; in Francia, alla vigilia di Natale il membro più anziano della famiglia accende una candela e con essa traccia un segno della croce. Poi la spegne e la passa al figlio maggiore, il quale seguendo il rituale la passa alla moglie, e così via. Quando la candela giunge infine al più giovane , viene accesa e messa al centro della tavola come simbolo della festa che deve cominciare.

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L'agrifoglio è
un'efficace arma contro la stregoneria, e le ragazze inglesi
erano solite legare la pianta ai loro letti per tenere lontani e
demoni.
Gettare un ramoscello di agrifoglio sul fuoco di Natale
garantiva la risoluzione di un problema, e la pianta veniva
usata anche come coadiuvante nella cura dei reumatismi. Nel
folklore, a seconda della maggiore o minore acuminatezza delle
foglie si poteva distinguere un agrifoglio " maschio " da un
agrifoglio " femmina ". Allo stesso modo il tipo di agrifoglio
che per primo veniva portato in casa a Natale determinava chi
dei due coniugi avrebbe avuto più potere nell'anno nuovo.
Inoltre, mentre l'edera era considerata una pianta femminile che
portava fortuna alle donne, l'agrifoglio si diceva che portasse
buona fortuna agli uomini.
L'agrifoglio
Un piccolo orfanello viveva presso alcuni pastori quando gli angeli
araldi apparvero annunciando la lieta novella della nascita di
Cristo. Sulla via di Betlemme, il bimbo intrecciò una corona di rami
d'alloro per il neonato re. Ma quando la pose davanti a Gesù, la
corona gli sembrò così indegna che il pastorello si vergognò del suo
dono e cominciò a piangere. Allora Gesù Bambino toccò la corona,
fece in modo che le sue foglie brillassero di un verde intenso e
cambiò le lacrime dell'orfanello in bacche rosse.
Un'altra leggenda narra che l'agrifoglio deve la sua nobiltà ai
servizi resi alla santa famiglia.
Per sfuggire alla collera di Erode, pronto a massacrare tutti i
maschietti di meno di due anni, Giuseppe, Maria e Gesù furono
costretti a fuggire in Egitto.
