
Un martedì di torrido agosto, Sandra e Roberto decidono di trascorrere la
giornata al lago di Martignano. Un piccolo lago vulcanico, posto nel cono di
un’altura in un parco protetto, fuori Roma; alimenta, con le sue acque, il
vicino e più conosciuto lago di Bracciano.
L’impervia via e un sentiero, poi, da percorrere a piedi, ne fa un sito
raggiunto da pochi, i veri amanti della natura e della tranquillità.
Sandra e Roberto sono sempre alla ricerca di posti simili, luoghi dove
ritemprarsi dal caos della città e da quello dell’anima.
Attraverso il sentiero in discesa ecco apparire tra gli alberi il lago in
tutto il suo incanto; tanto verde tutt’intorno a quell’azzurro ora intenso
ora delicato, e una cascata di colori forti, accecanti, spruzzati qua e là.
Cromaticità in contrasto col colore arido della polvere che ricopre il
sentiero, che, se sollevata dalle ruote di quei pochi autoveicoli
autorizzati al transito, ti penetra in gola, negli occhi, nella pelle. Pare
che sia lì ad evocare come tutto ciò che è materia, sia destinata a finire,
a dissolversi. Anche i nostri corpi diventeranno polvere. Sandra ha paura di
questa realtà, non è, ancora, riuscita a razionalizzare la fase finale della
vita, quella che ci permetterà il passaggio chissà a quale mondo; ma
sicuramente il nostro corpo diventerà polvere; quale sarà, invece, il
destino dell’anima? A saperlo!!!!!
S’intravede qualche piccolo chalet sulle spiaggette, piccoli lidi
attrezzati, con sedie a sdraio e ombrelloni, per chi non sa rinunciare alle
comodità. In ogni modo, gente ce n’è poca, per fortuna.
Sandra e Roberto scelgono un ulivo, sotto la cui ombra, potersi riparare dal
cocente sole. Si adagiano sui teli stesi sull’erbetta verde: tanti teneri
trifogli a nascondere la terra e ciò che vive in essa e su di essa.
Sandra, curiosa osservatrice, si guarda intorno, prima con uno sguardo
all’insieme, poi, soffermandosi sui particolari. :- Guarda, Roberto, quelle
barche a vela, sembrano uccelli adagiati sull’acqua!
Bianche vele, spinte da un fresco venticello, ondeggiano sull’acqua
lacustre, che sembra, nei suoi lievi movimenti, accarezzata da vivaci dita.
Il suo sguardo, ora, si posa sui lecci, ricchi di rami e sottili foglioline
verde scuro e lucide sopra e biancastre di sotto. Gli alberi, leggeri, pur
nella chioma compatta e globosa, sembrano protendersi verso le acque, quasi
a cercare riparo dal capriccioso soffio del vento. Pochi, sulle spiaggette
intorno al lago, vanno ad aumentare fino in cima ai prati, partecipando,
insieme agli altri alberi, alla macchia verde che corona lo specchio
d’acqua.
Sandra, con gli occhi sazi di verde, si stende, avvertendo una sensazione di
rilassamento e cerca la mano di Roberto, quasi a voler trasmettere anche a
lui quella piacevole sensazione.
Chiude gli occhi e si sofferma, ora, sul tam tam delle cicale, che sembrano
trasmettersi un messaggio. Chissà, forse, comunicano sul segnato destino che
le aspetta o forse intonano un cantico di pace. Riapre gli occhi e osserva
quell’albero d’ulivo, simbolo di pace come si narra nei testi sacri. Rivolta
al suo compagno, dice: - Hai visto, Sandro, alle olimpiadi di quest’anno,
gli organizzatori hanno utilizzato proprio rametti d’ulivo nelle coroncine e
nei bouquet di fiori destinati agli atleti che si piazzano per le medaglie!
E’ un chiaro messaggio, visto gli eventi degli ultimi mesi e la paura
d’attentati che invade un po’ tutti i paesi del mondo!
Roberto, tirandosi su, e sorridendo alla sua donna, afferma: - No, Sandra;
l’ulivo era il simbolo classico dell’antica Grecia. La corona d’ulivo era
donata agli atleti, come premio. In ogni modo, un riferimento alla pace c’è;
sai, in quel periodo, le olimpiadi rappresentavano un momento d’interruzione
dei conflitti; infatti, tutte le guerre erano sospese, per, poi, esser
riprese alla fine della manifestazione.
Sandra, nella sua predisposizione ai particolari: - Sì, mi piace, è una cosa
carina, davvero carinissima!!
In quel momento una farfalla bianca si posa sulla gamba, quasi ambrata,
della donna. Ne aveva viste tante, nello scendere giù per il sentiero,
svolazzare e adagiarsi sugli oleandri in fiore e sugli svariati e riarsi
fiorellini che tingevano i prati. I colori della malva, dell’acetosella e
d’altri fiori e piante, di cui Sandra non conosce il nome. I rovi, ora,
secchi, promettono frutti futuri, a segnare le fasi cicliche della vita, che
trascorre e in cui l’alternarsi degli stati d’animo costringe a riflettere
su ciò che è stato, ciò che è e la speranza per ciò che sarà, seguendo un
destino, forse, già tracciato.
Sandra si tira su lentamente, ma la farfalla, a quella vibrazione, vola via.
Peccato!!
La donna, nel seguirne il volo, alza gli occhi al cielo limpido e mira il
planare dei gabbiani. Sono uccelli che ha sempre ammirato per la libertà che
ispirano, per il loro stare sospesi tra mare e cielo, per il verso quasi
bambino; e, ora, sono lì con le ali aperte, mentre scendono dolcemente sulle
bianche vele, muovendosi in lieti ghirigori.
A quel riempirsi gli occhi e l’anima di colori, di movimenti leggeri, i suoi
sensi languono storditi anche dai profumi. E’ come inabissarsi nel proprio
animo, chiudendo, in anfratti, tempeste e uragani, e dissonanze che, al di
fuori di quel cono, nel cruento mondo, nutre l’albero di Giuda.
Ecco, Sandra ha vissuto, anche oggi, un momento di pacata lettura interiore,
d’amore per la natura, per la vita, stimolata da un ambiente che è lì da
secoli, creato dalla vita della Terra, che, nelle sue viscere, alterna, come
l’uomo, momenti di riposo a momenti d’affanni e tormenti. E’ il destino
della vita.
Maria 28 agosto 2004
