Pasolini e il cinema

Teorema (1968) è la versione cinematografica del romanzo omonimo. Milano, primavera del ‘68. Una famiglia borghese riceve Angelo, ospite inatteso. Il suo arrivo condizionerà progressivamente la vita dei cinque componenti – marito, moglie, un figlio, una figlia e la serva – avvolti dal grigiore esistenziale del loro sopravvivere. Angelo avrà rapporti sessuali con ognuno di loro e un giorno se ne andrà, lasciando un vuoto non più colmabile che sfocerà in un progressivo auto-annientamento degli stessi. Il contatto sessuale ed intellettuale con il giovane fa prendere coscienza agli abitanti della casa della vanità della propria esistenza e della propria vera natura.
Il film, come molte delle altre opere di Pasolini, fece scandalo e il soggetto venne attaccato come osceno da una parte dell' autorità religiosa, mentre l'ala più progressista lo esaltò al punto da attribuirgli il premio dell'OCIC (Office catholique international du cinèma). Un sacerdote canadese, Marc Gervais, ne fece un'ampia ed elogiativa analisi.
Il 23 novembre del 1968 un tribunale di Milano emanava la seguente sentenza con la quale annullava il precedente ordine di sequestro del film:
«Lo sconvolgimento che "Teorema" provoca non è affatto di tipo sessuale, è essenzialmente ideologico e mistico. Trattandosi incontestabilmente di un'opera d'arte, Teorema non può essere sospettato di oscenità.»
Interpreti principali
: Silvana Mangano, Terence Stamp, Massimo Girotti, Laura Betti, Anne Wiazemsky, Andrès José Cruz Soublette, Susanna Pasolini, Ninetto Davoli, Cesare Garboli, Luigi Barbini.

La sequenza del fiore di carta (1967-9) è il breve episodio pasoliniano del film Amore e rabbia girato da più registi separatamente. Si ispira al racconto evangelico del fico maledetto e fatto di colpo seccare da Gesù perché non aveva frutti (v. Matteo 21,18-22). Il protagonista è un sottoproletario di nome Riccetto colto in una sua innocente passeggiata per le strade di Roma. Dio gli parla ma lui non vuole ascoltarlo. Dio parla lo stesso e gli dice che non può rimanere inconsapevole di fronte ai mali del mondo, alle guerre e alle ingiustizie. Allora, poiché Riccetto continua ad ignorarlo, lo fa morire proprio come Gesù ha fatto col fico. E' una metafora sull'impossibilità dell'innocenza. Interpreti e personaggi: Ninetto Davoli, Rochelle Barbieri; le voci di Dio: Bernardo Bertolucci, Graziella Chiarcossi, Pier Paolo Pasolini, Aldo Puglisi. 

Porcile (1968-9) è un film con due episodi ("Orgia" e "Porcile") che si intersecano, mentre nella sceneggiatura sono nettamente distinti. Il primo parla di un emarginato al tempo del Medioevo, che vaga per la campagna cibandosi di bisce, vermi, erbacce e radici, fino a quando non si imbatte in un soldato, lo uccide e dopo averne staccato la testa e averla buttata nella bocca di un vulcano, si ciba della sua carne; altri si aggregano a lui e formano una piccola tribù di cannibali, con relativa prole. Il Re della zona manda i soldati per catturare la banda servendosi di un'esca umana (un ragazzo e una ragazza completamente nudi). I colpevoli vengono quindi processati e condannati a morte: la società dei normali vuole presto dimenticare questa vicenda angosciante per l'ordine sociale, considerata la sua carica di contestazione globale sul piano esistenziale. Il secondo episodio è invece la trasposizione cinematografica della tragedia omonima. Interpreti principali: Pierre Clementi, Jean Pierre Leaud, Anne Wiazemsky, Alberto Lionello, Ugo Tognazzi.

Appunti per un'Orestiade africana (1968-9) è un filmato interpretato dall'autore per raccogliere idee (intervistando degli studenti africani) per un futuro film - che non girò - in cui avrebbe dovuto ambientare in un'Africa degli anni '60 le tragedie eschilee del ciclo di Oreste, che peraltro tradusse in italiano.
L'ingresso della democrazia formale nel Continente nero, al posto delle vecchie istituzioni tribali tiranniche e irrazionali, viene da lui visto come un dono della Ragione, che inoltre trasforma l'irrazionalità da distruttiva a fonte di "liberazione del simbolico" attraverso poesia, fantasia e sentimento. L'irrazionalità, che è retaggio del nostro passato animale e preistorico, non va rinnegata, ma deve convivere con la ragione. Le tradizioni culturali arcaiche, pur nate in un clima di ingiustizia e arbitrio, dovranno rimanere nella memoria degli africani, a difenderne la specifica identità contro ogni tentativo di omologazione da parte dell'Occidente.

Medea (1969), interpretata da Maria Callas, intima amica del nostro, riprende l'omonima tragedia di Euripide. Giasone deve conquistare il Vello d'oro, la mitica pelle di caprone simbolo dell'assolutezza e della perennità del regno umano. Organizza una spedizione, detta degli Argonauti, e giunge nella Colchide dove si trova il Vello. Aiutato da Medea, la figlia del re, che per amore di lui tradisce la sua essenza magico-religiosa arcaica, sottrae il Vello e torna con i compagni e con la donna in patria. Qui però ha altri guai e devono fuggire a Corinto, dove vivranno con i due figli che sono intanto nati. Ma l'ambizioso Giasone vuole sposare Glauce, la figlia di Creonte re di Corinto, e quindi ripudia Medea. Quest'ultima per vendetta, ucciderà Glauce fingendo di regalarle una veste di nozze in realtà intrisa di un veleno scorticante, e i due figli, pugnalati, con i cui cadaveri brucerà nella casa sotto gli occhi impotenti di un Giasone a cui non resta ormai più niente al mondo. Medea rappresenta la civiltà religiosa arcaica, mentre Giasone l'ateo successo mondano. Sono due mondi incompatibili, che possono stare insieme solo per atto di amore, di vero amore, a cui verrà meno Giasone a causa della sua ambizione, scatenando così la terribile regressione di Medea al suo passato arcaico e sanguinario. Interpreti principali: Maria Callas, Massimo Girotti, Giuseppe Gentile, Laurent Terzieff.

San Paolo (progetto, tra il 1968 e il 1974, per un film non girato) traspone la vicenda della predicazione dell'Apostolo dei gentili nel XX secolo, a cominciare dalla Parigi degli anni 1938-44, durante l'occupazione nazista: Paolo è un collaborazionista appartenente alla ricca borghesia reazionaria, fanatico e ingenuamente crudele, con una punta di disperazione nell'animo, che lo porterà a convertirsi sulla strada di Barcellona, chiamato da Gesù; si farà cristiano e apostolo, laddove i cristiani equivalgono ai partigiani della Resistenza. Le parole del santo sono le stesse delle sue Lettere. L'attualizzazione della vicenda vuole significare che Paolo è a noi contemporaneo.
E' stato Satana a imitare la voce di Dio e a mandare Paolo a fondare la Chiesa. Prova di ciò sono tutti i delitti che durante la storia ha commesso questa istituzione: papi criminali, compromessi col potere, soprusi, violenze, repressioni, ignoranza, dogmi, e da ultimo il delitto più grave, cioè l'accettazione passiva del potere consumistico irreligioso che non sa che farsene di religione e morale e riduce la Chiesa a folclore, rispettandola solo come alleato politico e potere finanziario. Il messaggio autenticamente religioso (di santità) di Paolo non viene accettato da nessuno, in fondo, e chi lo accetta o è un santo pure lui o è un ipocrita che lo accetta solo apparentemente; gli intellettuali, sia di destra che di sinistra, col loro razionalismo, non hanno capito niente di religione, ignorando che la vera sapienza viene da Dio, data in premio a chi vive concretamente d'amore. Il Paolo pasoliniano è destinato ad essere ucciso da un sicario nella New York neocapitalistica, che rappresenta la versione contemporanea dell'originario potere imperiale romano dell'epoca in cui visse il santo. Il potere non cambia mai essenza, è sempre spietato, qualunque nome esso si dia, e finisce sempre con l'uccidere in mille modi coloro che si oppongono ad esso.

Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) è la trasposizione al tempo della Repubblica di Salò della vicenda narrata da Sade nel suo famoso romanzo, in cui parla di quattro potenti (un duca, un banchiere, un presidente di tribunale e un monsignore) che sottopongono dei giovani prigionieri maschi e femmine, a sevizie. Il film è diviso in quattro parti, ideate secondo una struttura dantesca: un Antinferno e tre Gironi. La pellicola si chiude con un Epilogo, nel quale due giovani collaborazionisti, nel mezzo di una carneficina, cambiano canale della radio e improvvisano un' improbabile danza al ritmo di "Son tanto triste", motivo conduttore del film. Interpreti principali: Aldo Valletti, Giorgio Cataldi, Helene Surgere, Sonia Saviange

Porno-Teo-Kolossal, solo progettato  ma mai sceneggiato né girato, avrebbe dovuto essere l'ultimo film di Pasolini, che poi si sarebbe occupato solo della scrittura del romanzo Petrolio. Ma non fece in tempo a realizzarlo. Il protagonista, Epifanio (Eduardo De Filippo), è un moderno Re Magio, cioè uno che si intende di calcoli astronomici legati ad eventi della storia. Egli vive a Napoli con la sua famiglia, proprio quando si annuncia la venuta del Messia per portare felicità e pace nel mondo. Si mette in viaggio col servo romano disincantato Nunzio (Ninetto Davoli), seguendo la Stella Cometa che indica la direzione del nord. Dopo varie peripezie arrivano a Ur, il luogo dove finalmente dovrebbero trovare il Messia. Qui però vengono depredati (dal solito napoletano furbo) del dono per il Bambino (un presepio di valore) e alla fine scoprono che è passato troppo tempo: la spelonca in cui è nato Cristo è vuota e il Messia è già morto e dimenticato. Epifanio, stremato e deluso, muore. Un angelo si separa dal corpo di Nunzio e porta con sé l'anima del defunto in cielo, ma qui non trovano nemmeno il Paradiso. I due guardano la Terra sotto di loro ed Epifanio comprende che "è stata una illusione quella che l'ha guidato attraverso il mondo - ma è stata quell' illusione che, del mondo, gli ha fatto conoscere la realtà..." La realtà non è riducibile ad alcuna ideologia né politica né religiosa, ma è caotica, assurda e imprevedibile.

"Trilogia della vita": Il Decameron (1970-1)(interpreti principali: Franco Citti, Ninetto Davoli, Jovan Jovanovic, Angela Luce), I racconti di Canterbury (1971-2)( interpreti principali: Hugh Griffith, Laura Betti, Ninetto Davoli, Franco Citti) e Il Fiore delle Mille e una notte (1973-4)(interpreti principali: Franco Merli, Ines Pellegrini, Tessa Bouché, Franco Citti, Ninetto Davoli). Elogio della vitalità del sesso, gioioso e liberatorio, specie se visto con l'occhio rivolto al passato, quando la sessualità veniva repressa dal potere e quindi poteva essere realmente goduta come vitale scandalo, leggerezza e felicità. I popolani (ed anche alcuni borghesi) di Boccaccio o di Geoffrey Chaucer (autore dei Racconti di Canterbury) e alcuni principi e principesse arabi rappresentano un modello di comportamento che, più della cultura o della politica, ha del rivoluzionario, in quanto esso contraddice l'ipocrisia della classe dominante. Quando però Pasolini si accorge che i suoi tre film vengono strumentalizzati e imitati in versioni pornografiche, capisce che tutto è finito anche nel mondo del sesso, capisce che il sesso è divenuto un obbligo sociale voluto dal potere neocapitalistico che non sa più cosa farsene di Chiesa e moralità. Il regista così smette di fare film sul sesso liberatorio e girerà Salò, sul sesso come rapporto sadomasochistico tra vittime e carnefici, entrambi colpevoli.

Appunti per un film sull'India (1967-8) è un breve filmato in cui l'autore presenta la sua idea di un film sull'India e intervista vari personaggi per capire come farlo: vuole trattare dei temi della fame, della sovrappopolazione e della religione, destinata forse ad essere distrutta dall'industrializzazione o forse no se gli indiani sapranno mantenersi a livello della loro millenaria cultura. Il film, che doveva narrare le vicende della famiglia di un maharaja, non fu realizzato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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