Poesia Introspettiva
2006
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Pensieri randagi

Pareti ingabbiano pensieri che
privi d’ali sostano negli angoli di un ring
in attesa del colpo di grazia.
La mia mano insicura apre la porta
all’ultimo raggio prima del tramonto
e, come bimbi spaventati,
i prigionieri randagi
fuggono accecati dalla luce.
Sciolti in gocce hanno bagnato la terra
fin nelle radici che tu ed io abbiamo dissotterrato
per dargli nuovo nutrimento.
Ora una pianta nuova crescerà
e la sua forza emanerà quel profumo di vita
che si diffonderà nelle stanze
a riempire gli angoli vuoti.

Maria 2006

Uomo, granello di sabbia

Uomo, fermati un attimo
su questa spiaggia
abbandona per un po'
il gioco del tempo.
Siediti
affonda le tue mani
nella calda sabbia
raccoglila in un pugno
e lasciala scivolare nella brezza
ché la porti altrove.
Tu guardala e...
dimmi
cosa sai del suo viaggio?
Immagina di staccarti
dalla dura madre tenera
e di lasciarti trascinare
travolgere, sbattere
tra le sponde limpide
fino a tuffarti nella apparente
quiete melmosa
che lascia la gola arida.
Un granello catapultato
su una linea di cui
non toccherai mai l'inizio e la fine.
Perché tu sei un granello
un uomo che ha paura di sé
e del suo andare.

Maria Aprile 2006

Finita l’estate..

Un tempo il mio passo forte andava
su salite erte rincorrendo
il volo dell’albratos
e ad ogni caduta
sofferente mi rialzavo
e sotto il pesco in fiore
incipriavo le ferite.
Oggi, finita l’estate,
mi fermo sotto quell’albero
a mirare lo spazio infinito
tra la terra e il cielo
e intingere le ciglia
nel colore dorato dei raggi
che sorridono al tempo.

Maria 2006

Andromeda

Avvolta nella coperta di stelle
punto gli occhi all’infinito
alla ricerca della profondità
là dove Andromeda danza in tondo
abbracciando il suo cuore sognatore.

Maria 2006

La vita

La vita è come una foglia
cominciata col distacco dal suo albero
per seguire un percorso tra brezze
                         e cadere lentamente                           sulla terra che l’accoglierà
fino a diventarne polvere.

Maria 2006

Per un attimo….

Il pianista suona una melodia.
Le sue dita disegnano i miei pensieri
che come bollicine lievitano portandomi
in un mondo parallelo.
Non esiste più il confine
tra il corpo e la mente
e come foglia sorvolo
campi di grano e papaveri
dove una bambina rincorre
il volo della farfalla.
E per un attimo, solo per quell’attimo,
mi sento felice.

Maria 2006

Che ne sai o mare?

Che ne sa il mare degli abissi
In cui i miei pensieri rotolano,
preda di venti burrascosi
venuti da lontano,
palchi di guerre senza trofei,
passi di quei silenzi,
ponti rumorosi
che creano distanze o uniscono.
Che ne sa il mare
Delle urla schiumose,
tarli dell’urna dei dolori
al rompersi degl’incantesimi.
Che ne sai o mare?
Ma se è vera la parola del pescatore
di una cosa io t’invidio:
la libertà di scegliere le spiagge
dove infrangere i tuoi affanni.
A noi uomini non è concesso.

Maria 2006

La nascita del Sole

Origami rosei ricamati
sul mondo addormentato
invitano le ombre ad arrendersi
alla luce nascente.
Dai riccioli della notte
trucioli di sogni scivolano
nel fondo degli occhi,
mentre s’inarcano nel cielo
i riflessi di lame taglienti
all’ingresso del sole.

Maria 2006

Il coniglio in fondo alle scale

Scendo scale trasparenti
per far visita al coniglio
chiuso in una gabbia grigia.
Mi siedo sul ciglio dell’antro
con le mani reggo il mento
e col cuore impietosito
lo guardo negli occhi.
In un attimo ci vedo tutto.
Mari lontani solcati
con gambette traballanti
a cercar il mondo intorno.
Sento persino le risa gioiose.
Navigo in quegli occhi
e il cuore si stringe in una morsa
nel vedere le isole
dove ho lasciato le orme
e il percorso dei sampietrini che
hanno irrigidito quelle gambette.
Il dolore aumenta
più vado avanti.
E allora ritorno,
gli occhi del coniglio si chiudono
sull’acqua che trabocca
quasi a inondare quella gabbia.
Scappo, risalgo di corsa le scale
e con affanno richiudo la porta.
Vado incontro alla voce
che mi ha accolto nelle sue note
su cui mi fa dondolare
come altalena.
E guardo avanti sapendo
che una parte di me
rimarrà là col coniglio
ad aiutarlo a limare pian piano
le grate che lo intrappolano.

Maria 2006

Sogni…

Lentamente come piuma
Buco l’aria grave
E scivolo nel mio sogno.
Mondo parallelo
Che mi tiene in vita.

Maria 2006

La mia tristezza

Vieni stasera
ti porto con me
nei vicoli dei dubbi
dove il buio ha solo la luce falsa
dei lampioni .
Dimmi perché un velo
sposa la mia inquietudine
alla tua malinconia?
La vita mi trema tra le mani
come panna cotta in bilico
sul piatto inclinato.
Tagliami quel cordone
che mi lega
al buio del ventre
che in me produce
la tristezza a 1000 watt.

Maria 2006

Solitudini urbane

Come gatta vago sui tetti
scruto i silenzi della notte.
Storie di uomini
parlano attraverso le luci
distese alla finestra.
Orme tracciate
su ampie vie alberate
e su vicoli stretti e senza uscita
Vite che suonano
le note dei semafori,
che s’incrociano e vanno parallele.
Vite che girano in tondo
nella città chiusa
in egoismi grondanti
stille di solitudine
che rompono dolorosamente
i silenzi notturni.

Maria 2006




 

 

La pioggia

Vorrei condurre i miei passi
sotto la pioggia
sentirla goccia a goccia
insinuarsi nella mia malinconia.

Maria 2006

Libertà

Rincorro i versi del cuore
nella speranza di arrivare
dove non osano i gabbiani
senza perdere di vista lo scoglio,
là dove tu mi accoglierai
con un bacio sulle labbra.

Maria 2006

All’alba i sogni…

All’alba i sogni
s’alzan in volo
per diventare puntini sfocati lassù.
Là dove le nuvole ramazzano
i miei richiami.
E il sopravvivere doloroso
avanza rumoroso
fino a rompere i timpani del cuore
che in frantumi cade sullo steccato
a mirar l’ultima volta
il sole che colora quei puntini
Sembrano così vicini e vivi.
Ma è solo l‘illusione ignara
del tocco di vita.

Maria 2006

Ricerche…

Stasera le stelle affondano nel mio mare,
le sento tremare soffocate dall’inquietudine
che brucia come fiamma al vento.
Che pena che provo.
Disperato il pensiero accorre
a chiamare l’alba per portarsele via.
Ma è solo una tregua.
E anche se gli occhi contemplano l’oggi,
il cuore sembra risalire il fiume
alla ricerca dei sogni
lasciati su lontane sponde.

Maria 2006

Domani…

Domani è un libro ancora da leggere
infilato nello scaffale del tempo
lì in alto dove nessuno lo vede.

Maria 2006

Donna

Donna
Figlia
Madre
Amica
Amante
Individuo
Una, tante.
Equilibri spezzati.
Acrobata senza rete
tra richieste esterne
e interiorità complesse
E come aquila
volo con semi in bocca
da spargere sulla terra.

Maria, forse 2006

Pensieri prigionieri

Tra le lenzuola
deponi ora i tuoi pensieri
cresciuti in una camera fredda
nel castello del mostro.
Le tue mani sono ancora aggrappate
alle sbarre di una grata
che non c’è più.
Domande che scivolano sul cuscino
a cercare i volti di una vita spezzata.
Giorni graffiati dai macabri sospiri
di un falso sogno.

Maria, forse 2006

E la pioggia s’infiltra

Alba dopo alba
A mani nude costruisci
Una casa nel tuo bosco
Sentendone il peso sotto la pelle.
Dall’uscio debole
Entrano ed escono suppellettili
Che incidono sulle fondamenta.
Senti a volte picchiettare la rondine
Sulla finestra che vorresti aprire
Ma stanca la guardi dimenarsi sul vetro
Piangi a quel richiamo
E sai che rispondendo farai crollare quei muri.
Ma non aprendo li terrai saldi
Intorno a quell’aria viziata che
Come le tarme buca le pareti.
Vorresti con un pugno buttar giù tutto
E cambiare aria in casa
Ma c’è chi sa respirare solo quell’aria
E non vorresti fargli del male.
Intanto la tua casa si riempie di buchi
E la pioggia s’infiltra.

Maria 2006

Una serata con un Bayles e i sogni

Suona lontano una fisarmonica
che piano mi penetra sotto la pelle
nelle carni.
Seduta su uno scoglio
guardo il mare.
Mi frantumo in pezzi
che seguendo le note
prendono il largo
superando lo steccato
che divide la realtà dai sogni.
Divento uccello rapace
che divora il dolore
strappandolo dal petto.
Sono ora una sirena
e col canto ammalio
i sogni, li abbraccio
e come amici
li conduco a bere un bayles
a casa mia.
All’alba stordita
guardo oltre la finestra.
Il cielo è più azzurro
e mi sembra di sentire lontano
ancora quella fisarmonica.

Maria 2006


Nel mezzo del cammin

Con l’affanno mi fermo
a bere il succo della mia vita.
Sorseggio gli attimi
racchiusi in quel bicchiere mezzo pieno.
Con la mano scosto la foschia
che appanna la vista.
E tutti in fila appaiono i ricordi
quelli vinti alla roulette russa
e quelli raccolti dopo la semina
in stagioni burrascose.
Segmenti che disegnano un semicerchio
a cui manca ancora un pezzo.
Verrà il tempo in cui potrò sedere
al centro e mirando l’opera completa
e con le mani sul grembo
urlerò “ho vissuto!”

Maria 27 luglio 2006

La ruga del pensiero

Scivola nell’incavo
una lunga ruga
scavata da pelle corrugata
da pensieri fluttuanti.
Linea porosa
che respira polvere
disseminata da voli umani
in cerchi di relazioni
ove dare, prendere, ridare
e riempire così il cesto di frutti
da mordere nei giorni di quaresima.

Maria 2006

Ricordi di bambina

Bambina salivo felice sull’albero
sul punto più alto.
Guardavo il mondo da lassù
Sognavo di entrarvi
aprendo la porta
con la chiave del cuore.
Avrei regnato
coma una principessa.
Invece oggi
da questo cuore di cemento
guardo l’albero laggiù
e sogno di salirci ancora.
Ma ho paura di cadere
e ritrovarmi così
lontano nuovamente
dalla realtà e dai sogni.

Maria 2006

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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