
Il padre selvaggio
(1962) a metà strada tra racconto e
sceneggiatura, non diventerà mai un film.
Rimarrà un trattamento molto simile a un
testo teatrale (Gianluca Bottoni ha ideato e
diretto uno spettacolo
teatrale e laboratori ispirati ai rapporti
tra Pasolini e l’Africa).
La vicenda si svolge nel Congo durante la
guerra civile immediatamente successiva
all'indipendenza ottenuta nel 1960. In un
clima di lotte tribali, un ragazzo
intelligente e sensibile di nome Davidson, è
alle prese con un nuovo insegnante. Questi è
diverso dai suoi predecessori, che per
interessi coloniali inculcavano negli alunni
neri una cultura nozionistica e non critica.
Il giovane insegnante invece vuole renderli
liberi, facendogli conoscere la politica e
soprattutto i libri di narrativa e poesia,
occidentali e africani. Davidson si
appassiona un po' alla nuova cultura, ma
tornato al villaggio ripiomba nelle crudeltà
e irrazionalità in cui è stato educato dal
padre selvaggio e finisce per partecipare a
un massacro di soldati dell'ONU, suoi ex
amici. Nuovamente a scuola, si chiude in un
silenzio disperato e da psicosi, per un
conflitto interiore rimosso e da cui però
esce maturato grazie al professore che gli
mette dinanzi la dura realtà. Diventerà un
poeta, guarendo se stesso. E' evidente il
messaggio pasoliniano: solo attraverso la
cultura, con una conoscenza storica e
artistica, grazie alla ragione (non
borghese, che è una ragione malata e
classista, ma una ragione che scende a dar
luce a tutti i moti dell'animo) possiamo
sottrarci al regresso dell'irrazionale o del
caos o della follia, facendo di questi
ultimi contenuto di espressione: "Esprimersi
significa guarire. Non importa se
l'espressione è confusa, e se la speranza in
fondo all'espressione è solo il «sogno di
una cosa», come dice Marx."
La ricotta (1962-3) è un episodio del film RoGoPaG (dalle iniziali dei suoi registi: Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti). Durante la lavorazione di un film sulla Passione di Cristo, diretto da un regista (marxista privilegiato in quanto intellettuale) interpretato da Orson Welles, la comparsa Stracci soffre la fame, dopo aver regalato il suo cestino alla famiglia sottoproletaria, e perduto un secondo cestino da lui sottratto con l'inganno ma divorato dal cane di un'attrice; dopo aver venduto il cane a un giornalista venuto per intervistare il regista, con le mille lire appena intascate corre a comprarsi della ricotta, ma lo chiamano per inchiodarlo sulla croce dove interpreta il ladrone buono. La fame aumenta sempre più. Le riprese vengono sospese perché le nuvole hanno coperto il sole e quando riesce finalmente a mangiare, non divora solo la ricotta ma gran quantità di altre vivande offertegli da amici divertiti dalla sua ingordigia. Chiamato di nuovo sulla scena della crocifissione, soffre adesso di una pericolosa indigestione, che lo porterà a morire veramente sulla croce, deludendo regista e produttore che si aspettavano la sua unica battuta, con cui doveva pregare Cristo di ricordarsi di lui quando sarebbe andato nel regno dei cieli. L'episodio fu sequestrato e incriminato per vilipendio della religione di Stato: Pasolini, inizialmente condannato a quattro mesi di reclusione con la condizionale, fu assolto in appello, poi la Cassazione annullò la sentenza di appello, pur dichiarando il reato "estinto per amnistia". Un altro capitolo assurdo nella storia della giustizia italiana e in quella personale dell'autore. Interpreti principali: Orson Welles, Mario Cipiani, Laura Betti, Edmonda Aldini.
La rabbia (1962-3) è un film di montaggio di immagini tratte da cinegiornali e documentari, con commento in prosa e in versi, a rappresentare gli avvenimenti decisivi della storia dalla fine della seconda guerra mondiale sino alla morte di Marilyn Monroe, suicida a Hollywood il 4 agosto 1962. Alla parte pasoliniana segue quella di Giovanni Guareschi, che non piacque assolutamente a Pasolini per la sua mediocrità e il suo qualunquismo. Infatti il film fu un fiasco e determinò una controversia tra Guareschi, che accusava il nostro di essere un marxista conformista, e Pasolini che gli rinfacciava la sua facile demagogia. In effetti tutta la lotta politica e ideologica di Pasolini era rivolta contro il conformismo, sia di destra che di sinistra, con i suoi effetti di colonialismo, fame, razzismo e infine neocapitalismo con la cultura di massa e la televisione in particolare, a provocare la "morte dell'anima". Il mondo sembra votato alla distruzione e Marylin Monroe, forse, col suo suicidio ha indicato una strada possibile per controbattere all'alienazione massmediatica, che ha reso volgare la sua bellezza, prima umile e quindi autentica.
Comizi d'amore (1963) è un film-inchiesta sulla sessualità degli italiani, con interviste a persone di ogni età e cultura appartenenti a classi sociali diverse, intercalate da interviste a gente della cultura e dello spettacolo. L'immagine che se ne trae è quella di una Italia divisa in due, non ancora unificata dal consumismo: nei settentrionali c'è più apertura mentale anche se non manca una certa confusione rispetto al sesso; nei meridionali invece permane l'idea della donna che deve arrivare vergine al matrimonio e del cornuto che deve lavare col sangue l'offesa al suo onore. La gente dello spettacolo ha col sesso un rapporto improntato al godimento (più o meno nascosto) e al successo, mentre gli uomini di cultura (intellettuali e poeti) sono gli unici in fondo ad avere risolto la scissione tra carne e spirito, grazie alla loro consapevolezza. Infatti, è proprio in nome della conquista di una maggiore consapevolezza che Pasolini termina il film augurando a una giovane coppia che sta per sposarsi: "Al vostro amore si aggiunga la coscienza del vostro amore." Interventi di Alberto Moravia e Cesare Musatti; in ordine di apparizione Camilla Cederna, Oriana Fallaci, Adele Cambria, Peppino di Capri, squadra di calcio del Bologna, Giuseppe Ungaretti, Antonella Lualdi, Graziella Granata, Ignazio Buttitta; nel ruolo della sposa Graziella Chiarcossi.
Il Vangelo secondo Matteo (1963-4) riproduce fedelmente il testo sacro di duemila anni fa. L'occasione nasce dall'entusiasmo suscitato dal cattolicesimo progressista di papa Giovanni XXIII, che favorì il dialogo tra credenti e non credenti, tra cristiani e marxisti. Il regista andò personalmente in Palestina per conoscere i luoghi in cui visse e operò Cristo (da questa esperienza il documentario Sopraluoghi in Palestina). Il paesaggio gli sembrò totalmente mutato, modernizzato, inadeguato alle scene del Vangelo, che fu girato quindi nell'Italia meridionale (tra gli altri posti, nei mitici Sassi di Matera). Si servì della consulenza di sacerdoti cattolici della Pro Civitate Christiana di Assisi. Scrisse su "Il Giorno" del 6 marzo 1963, nell'articolo intitolato Una carica di vitalità: "la figura di Cristo dovrebbe avere, alla fine, la stessa violenza di una resistenza: qualcosa che contraddica radicalmente la vita come si sta configurando all'uomo moderno, la sua grigia orgia di cinismo, ironia, brutalità pratica, compromesso, conformismo, glorificazione della propria identità nei connotati della massa, odio per ogni diversità, rancore teologico senza religione." Interpreti principali: Enrique, Irazoqui, Margherita Caruso, Susanna Pasolini, Marcello Morante.
Uccellacci e uccellini (1965-6) è una favola ideo-comica che vede due protagonisti in Totò e Ninetto Davoli. Il primo episodio, tagliato poi nel film, rappresenta la crisi del razionalismo di fronte alla realtà più assoluta del Terzo Mondo ancorato al mito e alla religione (quindi all'irrazionale). Un domatore di circo tenta invano di civilizzare un'aquila (che rappresenta l'irrazionalismo terzomondista) ma finisce per convertirsi lui alla visione più ampia e libera che gli insegna tacitamente l'animale, sino a volare via come se fosse lui stesso aquila. Il film come è in realtà, narra metaforicamente di due eventi importanti in quegli anni: 1) il rapporto della religione nei confronti della lotta di classe (e qui vediamo Totò e Ninetto che impersonano due umili fraticelli mandati da San Francesco a portare la novella evangelica a falchi (i prepotenti) e a passeri (gli umili); dopo varie difficoltà la predicazione viene recepita, ma non messa in pratica, perché i due frati vedono la loro gioia iniziale per il successo avuto annullarsi di fronte all'episodio di un falco che uccide un passero: tornano dal santo, che dice loro di riprendere la predicazione e non cessarla mai); 2) l'altro evento rappresentato è la crisi del marxismo (il marxismo della Resistenza e degli anni Cinquanta), che non può far fronte alle novità del mondo, soprattutto all'omologazione del linguaggio. Tutti devono per forza parlare allo stesso modo per non essere esclusi dalla società, e quindi si comportano tutti come consumatori di prodotti (inutili) che gli tolgono l'anima. E' il corvo (che simboleggia Pasolini stesso) a voler portare alla coscienza di due popolani, Totò e Ninetto, padre e figlio, la crudeltà del nuovo mondo universalmente imborghesito; inoltre c'è il problema dell'esplosione demografica e della fame nelle aree sottosviluppate. Cosa deve fare un marxista? Rinnovarsi, fare della non-violenza (come volevano Gandhi e papa Giovanni XXIII) lo strumento migliore per rispondere all'altrui violenza; capire inoltre l'urgenza di una risacralizzazione del mondo (attraverso la cultura non superficiale e il mito), contro la volgarità desacralizzante del neocapitalismo. I due uomini, scocciati dalla "predica" di questo mite corvo, lo divorano dopo averlo arrostito: "Il corvo «doveva essere mangiato», alla fine: questa era l'intuizione e il piano inderogabile della mia favola. Doveva essere mangiato, perché, da parte sua, aveva finito il suo mandato, concluso il suo compito, era, cioè, come si dice, superato; e poi perché, da parte dei suoi due assassini, doveva esserci l'«assimilazione» di quanto di buono - di quel minimo di utile - che egli poteva, durante il suo mandato, aver dato all'umanità [...]."
Che cosa sono le nuvole? (1967) è il terzo episodio del film di più registi Capriccio all'italiana. Totò e Ninetto impersonano rispettivamente Jago e Otello. E' una rivisitazione in chiave tragicomica dell'Otello di Shakespeare, interpretato in una finzione da teatro di burattini. Alla fine il pubblico, indignato dalla cattiveria di Jago e dalla dissennatezza di Otello, impedisce a quest'ultimo di strozzare Desdemona (Laura Betti); poi uccide sia Jago che Otello, consola Desdemona e porta in trionfo l'altro personaggio, Cassio (Franco Franchi), bello e innocente. I due uccisi vengono portati via nel "mondo esterno", nel dolore generale di tutti gli altri burattini. L'immondezzaro (interpretato da Domenico Modugno) li trasporta a una discarica, cantando la famosa canzone scritta da Pasolini che ha lo stesso titolo dell'episodio. Qui i due si accorgeranno, vedendo le nuvole, della bellezza del creato.
Edipo re
(1967) è la
storia di
Edipo,
tratta dalle
tragedie di
Sofocle.
Laio e
Giocasta,
regnanti in
Tebe,
apprendono
da un
oracolo che
il loro
figliolo
Edipo
ucciderà il
padre e
sposerà la
madre.
Incaricano
pertanto un
servo di
uccidere il
neonato sul
monte
Citerone. Ma
questi,
mosso da
pietà,
abbandona il
piccolo che
viene
raccolto da
un pastore
di Corinto e
consegnato
al re che lo
educa come
un figlio.
Recatosi
tuttavia
dall'oracolo
di Apollo
Edipo
apprende
l'orrendo
vaticinio e,
per sfuggire
al tragico
destino, si
allontana da
Corinto.
Durante il
suo
peregrinare
incontra
Laio
accompagnato
da alcune
guardie. Tra
i due nasce
una lite ed
Edipo, senza
conoscerne
l'identità,
uccide il
vecchio re e
la sua
scorta.
Giunto a
Tebe, libera
la città
dalla
Sfinge, un
mostro
orrendo, ed
ottiene in
tal modo la
mano di
Giocasta.
Per porre
fine ad una
pestilenza
poi Edipo
interroga
l'indovino
Tiresia il
quale,
insieme ad
un servo
testimone
del
massacro,
dimostrerà
l'ineluttabile
e tragica
realtà.
Trovata
Giocasta
impiccata
nella
reggia,
Edipo si
trafiggerà
gli occhi.
Nel finale
lo
ritroviamo
nei nostri
anni
Sessanta a
Bologna e a
Milano, in
compagnia di
un ragazzo,
e infine nel
Friuli della
sua
infanzia.
L’intento
autobiografico
è evidente,
ma non è il
solo che il
poeta si
propone.
Egli,
infatti,
inizia con
Edipo re
a
percorrere,
con i suoi
lavori, la
via di una
denuncia
sempre più
aperta,
provocatoria
della
realtà, del’avvenuta
"mutazione
antropologica"
del suo
tempo, e che
sente, quale
suo primario
compito
morale,
civile e
politico, di
dovere
richiamare
l’attenzione
dei suoi
contemporanei
affinché non
diventino
"ciechi",
affinché non
accettino
come
ineluttabile
il divenire
dei fatti e
della
Storia.
Interpreti
principali:
Franco Citti,
Silvana
Mangano,
Alida Valli,
Julian Beck.
Premi
XXVIII
Mostra di
Venezia,
Premio
CIDALC (Confédération
Internationale
pour la
Diffusion
des Arts et
des Lettres
par le
Cinema);
Grolla
d'oro, Saint
Vincent, 6
luglio 1968;
Premio
Nastro
d'Argento
1968 a Bini
e
Scaccianoce.


La terra vista dalla luna (1966) è il terzo episodio del film di più registi Le streghe. Attori protagonisti sono Totò , Ninetto Davoli e Silvana Mangano. Subito dopo la tumulazione del cadavere della prima moglie, Ciancicato, d'accordo col figlio, comincia la ricerca affannosa di una sostituta, una Donna Ideale; dopo vari tentativi, la trova in Assurda, una bellissima sordomuta, che sposerà e si rivelerà perfetta donna di casa. Ma i due, diabolicamente, non si accontentano della situazione economica e, per reperire i soldi necessari per una nuova casa, convincono Assurda a fingere una minaccia di suicidio, a causa della miseria, da sopra il Colosseo, al fine di far accorrere gente; così Ciancicato, con l'aiuto del figlio e di alcuni compari, organizza una colletta tra la folla, impietosendola con il racconto delle sventure di povertà della moglie. Succede però l'imprevisto: Assurda, mentre rappresenta a gesti il simulato dolore, scivola su una buccia di banana e muore cadendo. Nuovamente al cimitero, per seppellire anche quest'altra moglie, i due sono disperati. Tuttavia, al loro ritorno a casa, troveranno il fantasma di Assurda. Superato il terrore iniziale, convinti dai gesti di quella che spiega che lei è in tutto e per tutto come era da viva, buona moglie madre e casalinga, ritornano felici. L'episodio termina con queste parole scritte su un cartello: "Morale: essere vivi o essere morti è la stessa cosa" come a dire che chi sceglie di dare preminenza alla vita materiale rispetto a quella spirituale, è come se fosse morto.







Mamma Roma (1962), interpretata da Anna Magnani, è la storia di una prostituta che riesce a liberarsi dal suo protettore Carmine e decide di cambiare vita. Porta a Roma con sé il figlio sedicenne Ettore, che ha sempre ignorato l'attività della madre. Tenta di fare una vita normale, tenendo un banco di frutta in un mercato. Dopo aver cercato invano di mandare Ettore a scuola, essendo negato agli studi, con un sotterfugio riesce a fargli avere un posto di lavoro come cameriere in un ristorante famoso. Carmine torna e minacciandola di rivelare tutto al figlio, la costringe nuovamente a prostituirsi. Ettore viene a sapere il mestiere segreto notturno della madre da Bruna, una ragazza madre sempliciotta di cui si approfittano molti ragazzi del quartiere e che lui ha amato; disperato, lascia il lavoro e si dà a piccoli furti, fino a quando non verrà arrestato e messo in prigione, dove febbricitante, legato a un tavolaccio a causa della sua inquietudine, muore chiamando la madre. Il regista costruisce la scena della morte di Ettore secondo la composizione pittorica del "Cristo morto" di Mantegna. Il fatto di questa morte assurda è reale: il diciottenne Marcello Elisei era morto proprio così a Regina Coeli, e quando Pasolini lo seppe si indignò nei confronti del direttore del carcere, dei secondini e dei governanti che permettevano simili atrocità. Fu presentato al Festival di Venezia ottenendo generale apprezzamento di critica. Interpreti: Anna Magnani, Ettore Garofolo, Franco Citti, Silvana Corsini, Luisa Orioli...


Accattone (1961) risente del clima politico di spostamento a destra. Il protagonista è Vittorio, detto Accattone, giovane sottoproletario che vive di espedienti nell’estrema periferia romana. Lascia moglie e prole per vivere con Maddalena, da lui sfruttata come prostituta. Maddalena però finisce in carcere e Accattone si ritrova senza soldi e affamato. Cerca allora aiuto dalla moglie, ma questa e la famiglia di lei lo cacciano via. Allora, dopo aver conosciuto una ragazza timida e innocente di nome Stella, tenta di prostituirla ma non ci riesce. Lui si innamora davvero di Stella, prova a lavorare ma non ce la fa fisicamente, non essendovi abituato. L'ultima risorsa è il furto. Ma la sua prima esperienza di ladro finisce tragicamente con la morte, mentre cerca di sfuggire agli agenti che lo inseguono. Il mondo sottoproletario romano è visto dall'autore in tutta la sua crudezza e crudeltà, determinate socialmente dalla ingiustizia distributiva (col tacito patto tra borghesi, polizia e Chiesa). Prima proiezione XXII mostra di Venezia, sezione "informativa", 31 agosto 1961; premi: Festival di Karlovy Vary, 1962, Primo premio per la regia. Interpreti: Franco Citti, Adriana Asti, Franca Pasut, Silvana Corsini, Paola Guidik, Romolo Orazi, Massimo Cacciafeste, Adriano Mazzelli, Francesco Orazi, Mario Guerani, Stefano D'Arrigo, Elsa Morante...
